TOM FONTANA.
In collaborazione con GIOVANNI RIPOLI.
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I BORGIA.
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Titolo originale: Les Borgia. 
Traduzione di: Anna Pardo e Silvia Naticchioni.
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2012. Sperling & Kupfer Editori, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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La storia come non era mai STATA RACCONTATA. La famiglia pi potente, IL PAPA PI CORROTTO. Una rilettura moderna del clan dei Borgia.
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Roma, 1492. Papa Innocenzo ottavo  morto. Un cardinale catalano assetato di potere  pronto a tutto pur di diventarne il successore: un uomo di una crudelt assoluta, il cui nome verr associato nei secoli a uno dei momenti pi bui della Chiesa cattolica.  Rodrigo Borgia, che dopo cinque giorni di conclave sale al soglio pontificio con il nome di papa Alessandro sesto. Eletto grazie alla corruzione, deve fronteggiare i complotti delle grandi famiglie romane, scandalizzate dai suoi comportamenti. Amanti, figli illegittimi che fa sposare per rafforzare le alleanze, omicidi necessari per eliminare
i rivali, spese sfarzose: Rodrigo gioca secondo le proprie regole. Quando Carlo ottavo, re di Francia, invade l'Italia e arriva alle porte di Roma, Rodrigo  deciso a conservare il potere a qualsiasi costo, ma per farlo sa di aver bisogno dell'appoggio dei figli. A chi affidarsi? A Juan, arrogante e viziato, oppure a Cesare, tormentato da indicibili pulsioni? Dalla sua decisione non dipender soltanto l'avvenire dei Borgia, ma quello dello Stato Pontificio e dell'Italia intera. Ricostruendo perfettamente il lusso e lo sfarzo della corte romana.
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I Borgia dipinge la grandezza e il declino di una famiglia che da sempre porta il marchio dell'odio: da Cesare, il modello
de Il Principe di Machiavelli, a Lucrezia, dilaniata fra misticismo e sensualit, fino alla sulfurea Giulia Farnese e all'inafferrabile Rodrigo.
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Dal creatore della epica serie televisiva che ha conquistato il pubblico europeo, un romanzo dal respiro ampio, che ci restituisce la tensione e la passione di una delle pagine pi torbide del nostro passato.
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L'AUTORE.
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Tom Fontana, nato a Buffalo nel 1951,  uno degli sceneggiatori pi famosi di Hollywood. Ha collaborato con noti registi
ed  l'ideatore di serie come OZ e Homicide: Life on the Street. Con I Borgia ha creato la produzione televisiva europea pi
importante mai realizzata, trasmessa in Italia da Sky con ascolti record. Questo  il suo primo romanzo.
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I BORGIA.
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1.
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Serrato, potente, il pugno era piombato fulmineo come una palla
di cannone. L'uomo non aveva visto arrivare la mano dalla pelle
bianca e venata d'azzurro. Il naso fracassato sanguinava a fiotti.
Era rimasto l in piedi, istupidito e in tutta la sua grandezza, i lineamenti
tagliati con l'accetta. Di fronte a lui un giovanotto alto
e magro, in un farsetto di velluto nero con il colletto aperto sulla
camicia bianca. Aveva i tratti spigolosi e i capelli bruni e ricci; gli
occhi scuri, sbarrati per la rabbia, erano fissi sulla vittima.
Questo ti insegner a trattare mio zio da giudeo!
Il bruto indietreggi. L'altro part nuovamente alla carica assestandogli
un colpo ancora pi violento sul cranio.
Questo per averlo trattato da Moro!
E con una testata lo stese a terra.
E questo perch ne ho voglia!
Nella penombra della taverna, la folla sguaiata di allievi, giovani
soldati e prostitute era rimasta per un po' in silenzio curiosa
di vedere come sarebbe andata a finire. Poi, visto che l'uomo a
terra non si muoveva pi, un'acclamazione nei fiumi dell'alcol si
lev a festeggiare il vincitore. Questi, di nuovo pronto all'attacco,
fu afferrato alle spalle da un altro. Stessa et, stessa statura,
un corpo squadrato, atletico e muscoloso, il viso paffuto come
quello di un bambino, i pomelli rossi per la vita all'aria aperta e
il vino bevuto per tutta la sera. Si aggrapp a lui.
No! Cesare, fermati, cos lo ammazzi!
Cesare, chino su quello che stava a terra, lo prese per la camicia
ignorando l'avvertimento di Alessandro, suo amico di infanzia,
suo alter ego. Sollev l'avversario di peso rimettendolo in
piedi e riprendendo a colpirlo. La folla urlava, le bottiglie rotolavano,
si sgomitava per vedere la zuffa. L'uomo ondeggi avanti e
indietro con lo sguardo annebbiato, sul punto di cadere di nuovo.
Cesare fece un passo indietro e stava per colpirlo ancora quando
un'esile manina lo trattenne.
Cesare?
Il gesto, la voce, lo paralizzarono. Si volt. Di fronte a lui una
ragazza bruna stupenda. Sotto le varie sottogonne, sotto la blusa
stretta dentro un corsetto rosso, si indovinava un corpo eccezionale,
i seni tondi come arance. Gli occhi neri erano ridotti a due
fessure, le labbra carnose inarcate. Stava per rivolgergli un rimprovero
per quella violenza, per il gusto della rissa, ma lui non
gliene lasci il tempo. Aveva gi dimenticato quella canaglia e i
suoi insulti, non vedeva altri che lei. Fiammetta, la fiamma della
sua vita! La prese tra le braccia, lei protest, poi sorrise. Carezzevole, le pass le dita tra i capelli neri e la baci avidamente
sulla bocca.
Alessandro sospir, pensieroso. Cesare, il litigioso, l'impulsivo,
metteva nella lotta e nell'amore la stessa energia. Ma quando
uno si chiamava Cesare Borgia, ed era nipote di Rodrigo Borgia,
il cui nome brillava in cima alla gerarchia ecclesiastica, quando
uno contava gi un sommo pontefice tra i suoi antenati, rischiava
forse di compromettersi se picchiava uno zotico, se amava una
donna raccolta dalla strada? Alessandro Farnese, da parte sua,
apparteneva all'aristocrazia romana, la sua famiglia aveva alle
spalle una storia di oltre mille anni. Gli piaceva ubriacarsi fino a
scivolare sotto il tavolo e finire la notte in un letto sconosciuto,
ma un istinto segreto lo tratteneva dallo scendere cos in basso.
Provava un affetto profondo per Cesare. Sapeva che di giorno era
agitato da foschi pensieri, che di notte gli incubi lo torturavano.
Ma nulla o quasi conosceva dell'intima infelicit che tormentava
l'amico. Dunque, lo difendeva contro tutto e tutti e, se necessario,
lo proteggeva anche da se stesso. Questa sera, pens, non si
trattava che di una baruffa e nessuno era al corrente della sua relazione
con Fiammetta. I clienti della taverna erano cos ubriachi
che l'indomani non si sarebbero ricordati di nulla. Nel peggiore
dei casi poteva circolare qualche pettegolezzo a Pisa, all'universit
in cui entrambi studiavano diritto canonico e teologia, ma a
Roma nulla sarebbe trapelato. Ci avrebbe pensato lui, compatibilmente
con i mezzi di cui disponeva.
Tutto preso dalle sue riflessioni, Alessandro non vide Cesare e
Fiammetta che, allacciati, uscivano e si allontanavano nella notte,
i passi che risuonavano sul selciato. Quando Cesare lo abbandonava
in una taverna per cedere al suo destino di amante, sapeva
come reagire. Come d'abitudine, alz il braccio e una serva accorse.
Ehi, voi, qui una mezza bottiglia di Frascati! ordin.
Una giovane prostituta, con un corsetto dall'ampia scollatura,
una sottogonna cos tirata su che lasciava intravedere un paio di
natiche rotonde, gli sfior la guancia con la mano. Con sguardo
esperto lui valut il piacere che poteva ricavarne. Poi la invit a
sederglisi accanto. Le donne, specie quelle che pagava, erano il
suo debole. Dopotutto, essere un Farnese non voleva dire essere
meno uomo.
Un po' prima, quello stesso giorno, a Roma, i venti cardinali
che rappresentavano la cristianit erano riuniti nella sala del Trono
nel palazzo del Vaticano per un concistoro. Il papa Innocenzo
ottavo, eletto otto anni prima, fece faticosamente il suo ingresso,
sostenuto dal maestro di cerimonia Giovanni Burcardo, un tedesco
grande esperto di protocollo e di diritto canonico. Innocenzo
amava i piaceri della vita, e questi in cambio lo avevano trattato
molto male. Invecchiato precocemente, tormentato da un gran
numero di malanni, il pi leggero dei quali era la gotta, il pontefice
era costretto a dedicare un tempo che gli sembrava eccessivo
a mantenere la pace tra i cardinali - in particolare quelli che provenivano
da famiglie romane - e a far regnare una parvenza di
ordine nei territori pontifici, soprattutto nella Citt Eterna. Sentiva
che queste attivit non gli permettevano di godersi i giorni che
gli rimanevano da vivere.
Mentre avanzava lentamente verso il trono trattenendo a ogni
passo una smorfia di dolore, sapeva che ancora una volta gli sarebbe
toccato di assistere alla sorda lotta di potere tra i suoi subordinati.
Si sistem con un gemito di sofferenza sul duro seggio,
cercando la posizione pi comoda possibile. Senza saperne bene
il motivo, non si fidava di quel tedesco che sorreggeva i suoi passi
e lo seguiva come un'ombra. Per questo aveva incaricato Borgia
di tenerlo d'occhio. In compiti di tale natura, Borgia era il migliore.
Consider i venti cardinali schierati ai due lati del trono e li
osserv uno dopo l'altro. Tra loro si trovava il prossimo papa.
Borgia? Senz'ombra di dubbio. Aveva la sua stessa et, cinquantanove
anni, ma una salute migliore. Era un uomo alto e bello,
dalla fronte alta, il naso arcuato, lo sguardo cupo. A volte gli
incuteva timore: quella statura, quelle mani enormi, quel carisma
ammaliante, da dove gli venivano? Che Dio me ne scampi, pensava.
Innocenzo lo temeva perch era certo che Rodrigo Borgia
aveva del sangue sulla coscienza, o almeno su ci che aveva al
posto della coscienza. Ah, probabilmente non aveva mai ucciso
un uomo con le sue mani, anche se... Correvano certe voci... E
Rodrigo aveva sempre avuto degli scagnozzi al proprio servizio.
Il papa sussult. Perso nei suoi pensieri, non s'era reso conto
che Burcardo aspettava un segnale da lui per dichiarare aperto
il concistoro. Alz la mano in segno di assenso. L'altro prese la
parola con voce stentorea, in un italiano appesantito dall'accento
tedesco.
Verbum incarnatum. Sua santit papa Innocenzo, ottavo del
suo nome, ha ordinato l'assemblea del sacro collegio dei cardinali
in questo terzo giorno di marzo dell'anno di grazia
millequattrocentonovantadue.
I cardinali si sedettero tutti, tranne Rodrigo Borgia e Giuliano
Della Rovere. I due nemici, pens Innocenzo, irritato. Chiedevano
la parola, Innocenzo la concesse a Borgia. Era affascinato dal
cardinale tanto quanto lo temeva.
Il sommo pontefice ascolter il vicecancelliere Rodrigo, cardinale
Borgia.
Della Rovere sistem sulla poltrona il massiccio corpo di militare
imponenza. Sul viso affilato da aristocratico romano si leggevano
stizza e impazienza. Rodrigo Borgia avanz tra gli scanni
fino ai piedi del trono e dispieg un foglio.
Santo Padre, ci giunge una lietissima notizia da parte del re
Ferdinando d'Aragona e della regina Isabella di Castiglia. I loro
eserciti hanno respinto i musulmani oltre Granata ricacciando
quei pagani fuori della penisola Iberica, e riunificando cos la
Spagna.
Come un attore sicuro del suo effetto, Borgia fece una pausa
ruotando lievemente il busto verso i colleghi. Questi applaudirono
vigorosamente. Per contrasto il silenzio e l'immobilit di Della
Rovere e di alcuni altri - suoi alleati - apparvero pi solenni.
In onore di questa vittoria fondamentale per la fede cristiana,
imploro sua santit di concedere a Ferdinando e Isabella il titolo
di re cattolici'.
Vi fu qualche mormorio, qualche esclamazione. La proposta
non raccoglieva l'approvazione generale. Della Rovere si alz e
il santo Padre fece cenno a Burcardo di dargli la parola. Bisognava
rispettare il protocollo, che rendeva ogni discussione lenta e
solenne.
Il sommo pontefice ascolter il decano del sacro collegio,
Giuliano Della Rovere.
Borgia torn al suo seggio, Della Rovere avanz.
Santo Padre! Accordare agli spagnoli un titolo cos straordinario
irriter gli altri sovrani d'Europa. Il re di Francia non ha
mostrato meno ardore nel difendere l'unica vera fede scacciandone
gli eretici hussiti.
Fu lo stesso pensiero del papa e del suo maestro di cerimonie:
i due avversari lottavano ciascuno per il suo re e, al di l di
quello, per i propri interessi. Borgia rimaneva legato alla Spagna,
sua terra d'origine, e al suo re, e al vescovato di Valenza. Della
Rovere, arcivescovo e legato del papa ad Avignone, godeva della
fiducia di Carlo ottavo, il quale aveva delle mire sul regno di Napoli,
appartenente alla Spagna.
Rodrigo Borgia si alz, Burcardo gli ridiede la parola. Parl in
tono ancora pi suadente.
Concedere il titolo a Ferdinando e Isabella non sminuir in
nulla Carlo! Anzi lo inciter ancor pi ad agire in nome della
nostra santa Chiesa. Sua santit aveva chiesto al re di Francia di
indire una nuova crociata per difendere le coste italiane dai musulmani,
e ora sua maest tergiversa. Nel momento in cui l'esercito
francese  la prima forza militare del mondo, temporeggia.
Rodrigo Borgia esit un attimo prima di scoccare una frecciata
provocatoria in direzione di Della Rovere. Non ignorava che
ogni sua parola sarebbe stata riferita al re di Francia.
Forse la sua fede non  alleata alla sua passione? concluse.
Della Rovere sobbalz. Con lo sguardo, Burcardo interrog
il pontefice. Questi, dopo aver lasciato partire un peto, scosse la
testa. La discussione era chiusa. Si doveva passare al voto.
Il tedesco pose le domande di rito. Qual  il parere del concistoro?
Chi  a favore?
Sedici cardinali alzarono la mano in segno di approvazione.
Sedici favorevoli. Chi  contro?
Della Rovere e altri tre sollevarono la mano.
Quattro! annunci Burcardo.
Con la presente, enunci Innocenzo ottavo, accordiamo a
Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia, come a tutti i loro
discendenti e a tutti coloro che d'ora in poi governeranno il regno
di Spagna il titolo di re cattolici...
Rodrigo non pot trattenere un ghigno di piacere nei confronti
di Della Rovere che gli rispose con una smorfia imbronciata. La
partita era solo rimandata. L'odio tra loro era irriducibile.
Vannozza Cattanei mise da parte per un momento i libri dei
conti. Attraverso la finestra osserv il cielo azzurro intenso e le
cime dei pini che ondeggiavano dolcemente nel giardino cinto da
alte mura. Con un movimento elegante si appoggi al tavolo da
lavoro, il mento sulla mano, e si mise a riflettere. C'erano faccende
di ogni sorta, grandi e piccole, da sistemare. A trent'anni,
amministrava diverse locande e alcune terre. Sapeva far fruttare
i suoi beni, ma come era difficile! Bisognava star dietro alla spedizione
dei viveri, del pane, della carne, dei dolci. E soprattutto
del vino. Scorreva a fiumi, la sera, nelle taverne Cattanei, quel
liquido rosso, pesante, denso, che andava cos facilmente alla testa.
Nelle taverne i clienti reclamavano vino e ragazze. Del primo
poteva approvvigionarsi in quantit facendolo arrivare dai vigneti
di sua propriet. Le ragazze le tollerava e basta. Quello che
preoccupava Vannozza non era tanto la prostituzione, quanto la
violenza. Non passava settimana senza che le toccasse sostituire
mobilio e stoviglie. E fin qui non si trattava che di oggetti. Molto
spesso c'erano feriti, morti. La vita in quella citt non valeva
gran che. Si trovavano continuamente cadaveri di gente sgozzata,
strangolata, annegata nel Tevere.
Roma era una citt ininterrottamente scossa da lotte intestine.
Ogni signore aveva i suoi scagnozzi, i suoi bravi. Propriamente
bravi, per, non lo erano quasi mai. Reclutati nelle galere o
nei bassifondi, accettavano di ammazzare a comando, e nel caso
anche di farsi uccidere. Nella Citt Eterna le grandi famiglie patrizie,
alcune delle quali risalivano all'epoca di Giulio Cesare,
intrattenevano tra loro rapporti bellicosi. Per cui ci si batteva
contro i Colonna perch si apparteneva agli Orsini, e viceversa;
ci si proclamava a favore dei Della Rovere con la prepotenza e
pugnali alla mano. Poi si stipulava una pace effimera, ci si divideva
a seconda degli interessi e delle alleanze, e dei rapporti di
forza. I Colonna detestavano gli Orsini e gli Orsini i Colonna da
generazioni, ma questo non impediva che in caso di bisogno si
alleassero. Allo stesso modo Della Rovere odiava Borgia. I motivi
non erano chiari. Erano rivali in Vaticano e ciascuno sosteneva
un Paese straniero diverso. Della Rovere la Francia, in cui aveva
interessi finanziari e politici, Borgia la Spagna per le identiche
ragioni.
Ci si ammazzava facilmente anche tra romani e stranieri, che
secondo gli abitanti della citt pontificia erano troppi. Ogni cardinale,
ogni ambasciatore portava con s la sua truppa, la sua corte.
C'erano francesi, tedeschi, greci, spagnoli! Questi ultimi venivano
chiamati catalani, come il pi celebre di loro, Rodrigo Borgia.
Il nome fece nascere un sorriso sul volto di Vannozza. Rodrigo!
Lo aveva conosciuto quando era diciottenne. Lui di anni
ne aveva ventotto, un avvenire magnifico e un portamento da
gran signore. Il fatto che lei appartenesse a una famiglia di commercianti - peraltro facoltosa - e non all'aristocrazia non aveva
rappresentato un ostacolo. Si era innamorato di lei con una foga
trascinante. Era nipote del papa appena deceduto, Callisto terzo,
e quattro anni dopo era cardinale. Lei era bella: occhi marroni,
folta capigliatura riccioluta e rossiccia, una bocca piccola come
un fiore e un seno prosperoso, un corpo morbido che quattro gravidanze
avrebbero appesantito un poco.
Se aveva sedotto Rodrigo con il suo fascino, aveva poi saputo
tenerlo legato a s con l'intelligenza. Aveva capito presto che
cosa cercava in lei: una complice discreta in cui riporre piena
fiducia, con cui condividere idee, progetti, ambizioni. Lei gli offr
tutto questo senza nulla chiedere in cambio. Da allora lui si
preoccup del suo benessere materiale e della sua sicurezza. La
sistem in quella casa in piazza Pizzo di Merlo, a pochi passi dal
suo palazzo. Le offr gioielli, mobili e oggetti di lusso, domestici
e tutto il denaro necessario per condurre una vita adeguata al suo
rango, quello di amante di uno dei pi potenti principi della Chiesa.
Rodrigo sapeva come renderla felice. Lei sapeva per che se
voleva rimanere l'amante ufficiale doveva tollerare tutte le altre
che passavano nella vita del suo uomo senza mai rimproverargli
nulla. Osserv rigorosamente questa tacita regola del gioco. E
risult vincente: prima Cesare, dopo sette anni Giovanni, poi Lucrezia
e Goffredo furono figli amati e desiderati. C'era per una
nota falsa: diversamente da Innocenzo ottavo, Rodrigo non li aveva
riconosciuti. Con tutti, con i bambini come per il resto della famiglia,
si faceva passare per il loro zio. Un segreto di Pulcinella!
A parte i bambini, tutti erano al corrente della vera situazione.
Un colpo leggero alla porta interruppe le sue riflessioni. Entr
una deliziosa adolescente.
Lucrezia!
Da lei la figlia aveva ereditato la capigliatura e l'ovale del
viso, ma la figura snella e slanciata e gli occhi scuri le venivano
dal padre. A tredici anni, si intuivano le curve femminili sotto il
vestito di lino illuminato da fili d'oro. Nei capelli aveva intrecciato
dei nastri. Lucrezia era seguita dai due fratellini, Goffredo
e Ottaviano. Li allontan con impazienza.
Mamma, potete chiederglielo voi di andare a giocare da
qualche altra parte?
Vannozza lo fece e i due piccoli si allontanarono scambiandosi
qualche spintone. Lucrezia and a sedersi sulla panchetta
imbottita davanti alla finestra. Il suo profilo si stagliava delicato
sul paesaggio romano. Una Madonna prima della Nativit, pens
Vannozza, o forse una Venere! Una donna, in ogni caso, non pi
una bambina!
Mamma, la chiam Lucrezia.
S, cara?
Lucrezia emise un lungo sospiro. La madre pazient un momento.
Lucrezia era decisamente una Borgia. Mai sollecitare le
loro confidenze: a tempo e a luogo sarebbero arrivate. Lei non
doveva fare altro che aspettare.
S, cara, ripet Vannozza.
Silenzio.
Qualcosa ti preoccupa?
Non mi sposer mai!
Oh. Da dove ti viene tanta sicurezza? chiese la madre sorridendo.
Mio padre  morto, i miei fratelli si trovano l'uno in Spagna
per far la guerra ai musulmani, l'altro a Pisa a studiare per farsi
prete. Gli ultimi sono ancora troppo piccoli! Dunque  semplice:
chi negozier un matrimonio per me?
Tuo zio,  chiaro. Il cardinale Borgia.
Ma quando? gemette la fanciulla. Che cosa lo trattiene?
Sono troppo brutta? Troppo banale? Troppo...
No, la interruppe la madre con decisione. Vuole per te un
uomo che ti si addica. Tu fantastichi troppo sull'amore, Lucrezia.
Mi rincresce doverti dire che presto imparerai quanto rare siano
le storie d'amore nella vita reale.
Prese la figlia tra le braccia e la strinse teneramente.
Disturbo? domand una voce grave.
Carlo Canale, il terzo marito di Vannozza, il padre di Ottaviano,
amava e trattava come suoi tutti e cinque i figli.
Rodrigo, va detto, non aveva voluto che la sua amante offrisse
l'immagine di una donna sola, di una mantenuta. Quindi l'aveva
fatta sposare. I primi due mariti avevano avuto la buona grazia di
morire presto, lasciandole terre, una villa in campagna e dei vigneti.
Il terzo, il mantovano Carlo Canale, altrettanto premuroso
ma pi in salute, era entrato nella vita di Vannozza mentre Rodrigo
se ne allontanava. Aveva saputo mostrarsi discreto. Giunto il
tempo in cui la passione tra la moglie e il cardinale andava finendo,
Carlo, scrittore e apprezzato studioso, aveva saputo a poco a
poco farsi stimare da Vannozza, e poi farsi amare. I suoi rapporti
con il cardinale erano eccellenti.
Qualche problema? s'inform Carlo.
Niente che non possa risolversi, rispose Vannozza, con lo
stesso sorriso della figlia.


2.

Il professor Filippo Decio, robusto cinquantenne brizzolato, titolare
da lunghi anni della cattedra di teologia dell'universit di
Pisa, vedeva sfilare nei suoi corsi gli eredi delle grandi famiglie,
non soltanto italiane ma di tutta Europa. Tra i suoi studenti una
buona met avrebbe abbandonato la teologia a favore della politica,
della strategia militare o della finanza. Proprio per questo il
suo insegnamento non si limitava alle lezioni in aula. Per esempio,
organizzava dibattiti tra gli allievi, ed era in queste occasioni
che ognuno di essi metteva in luce il temperamento, le tendenze, i
talenti. E il maestro individuava quelli che andavano incoraggiati
a proseguire sulla via della religione e quelli che senza rimpianti
poteva lasciare andare per altre strade. Tra essi, aveva individuato
Cesare Borgia. Apprezzava questo seminarista: aveva la stoffa
del capo, certamente, ma era uno scettico. L'anziano maestro avvertiva
i dubbi che assillavano il giovane e si chiedeva che cosa li
avesse fatti nascere. Come al solito, Cesare Borgia e Alessandro
Farnese, gli inseparabili erano impegnati in una tenzone verbale.
Dio, affermava Alessandro, ci ordina di pensare, osservare,
creare...
No, Alessandro, lo interruppe Cesare, Dio ci ordina di
spogliarci del nostro egoismo per metterci al servizio del bene
dell'umanit.  questo, insisteva, il solo modo di salvare la
nostra anima...
Tacque. Una guardia pontificia era appena entrata e porgeva
al professore una busta chiusa con la ceralacca e il sigillo del Vaticano.
Decio vide l'indirizzo e la porse a Giovanni de' Medici.
 per voi Giovanni. Da parte di sua santit!
Ultimo nato dell'illustre famiglia fiorentina, il sedicenne Giovanni
non si faceva mai riprendere. Troppo timido, pensava Decio.
Con gli occhi di tutti puntati su di lui, apr la busta con mano
tremante, lesse e alz lo sguardo sbalordito.
Io... Mi hanno fatto cardinale!
Uno scroscio di applausi. Gli studenti gli si fecero intorno
congratulandosi con grandi pacche sulle spalle. Alessandro si
volt a guardare Cesare, che se ne stava in disparte, muto, divorato
dalla gelosia. Alz le spalle con un gesto di indifferenza
mista a impotenza. Poi si avvicin a Giovanni e gli schiocc un
bacio sonoro sulla guancia.
Rodrigo Borgia non aveva amico pi fedele di Francese Gacet.
Il loro legame risaliva all'epoca in cui, da ragazzi, si ritrovavano
complici nelle stradine di Jtiva, nel Sud della Spagna.
Correvano per la campagna, piazzavano lacci per intrappolare i
conigli, si sfidavano nel tiro con l'arco, nella corsa, facevano il
bagno nei torrenti. Poi, nelle ore pi calde del giorno, si lasciavano
cadere a riposare all'ombra. Parlavano di ragazze da conquistare,
di birbonate da architettare. Rodrigo decideva, Francese
lo seguiva. Quando il caldo diminuiva andavano a guardare i tori
che coprivano le vacche, a spiare le serve e le signore al bagno.
Stessa origine, stessa razza, stesso modo di vedere la vita:
Francese fu sempre la parte segreta dell'infanzia e della spensieratezza
del cardinale. Giunto con lui a Roma, era i suoi occhi e
le sue orecchie l dove il prelato non poteva recarsi, non poteva
udire, non poteva vedere. Gacet sapeva tutto del suo amico, non
si stupiva di nulla, non giudicava mai. Adorava in maniera incrollabile
Rodrigo Borgia. E quest'ultimo accordava affetto, protezione
e ricchezza al suo consigliere e confidente.
Quella mattina i due passeggiavano per i viali che circondano
Palazzo Vecchio, la residenza del vicecancelliere. La situazione
politica del Vaticano era sempre pi precaria. Rodrigo e Francese
ne discutevano a voce bassa.
Davanti a loro si par d'un tratto un giovane, ansante, senza
neppure scusarsi. La sua somiglianza con Cesare Borgia era
impressionante: snello e di bell'aspetto, forse con un fisico pi
atletico del suo. Era Giovanni, il figlio cadetto di Rodrigo.
Zio, esclam Giovanni incurante di aver interrotto la conversazione.
Giovanni! Perch sei tornato dalla Spagna? lo apostrof
duramente Rodrigo. Non ti ho fatto chiamare!
Zio, Pedro Luis  morto.
Sotto il peso della notizia, Rodrigo barcoll. Pedro Luis, il suo
primo figlio, di cui nessuno conosceva la madre. Rodrigo amava i
figli con passione. Carne della sua carne non era un modo di dire.
Giovanni lo prese tra le braccia in un gesto affettuoso. Rodrigo si
sciolse dall'abbraccio.
Era... mormor, la grande speranza della nostra famiglia.
Poi, rivolto a Giovanni disse: Corri subito a Pisa, porta qui Cesare.
Giovanni fece un inchino e si allontan. Francese tent di
nuovo un gesto verso l'amico, invano.
Eminenza...
Perso nel suo dolore, Rodrigo si stava gi allontanando lungo
il viale, sopraffatto dal crepacuore, rifiutando ogni presenza umana.
Cammin a lungo nel giardino, maledicendo il destino che gli
consentiva solo di piangere un nipote, mentre quello che aveva
perso era il suo figlio maschio primogenito.
Per affrontare una tale sofferenza, Rodrigo non aveva che un
unico rifugio: la prima donna che aveva amato davvero, la madre
di quattro dei suoi figli. Mentre Giovanni galoppava con tutta la
velocit che gli consentiva la sua cavalcatura, l'arrivo delle tenebre
trov Rodrigo nel salotto di Vannozza. Regnava la calma,
i rumori della citt salivano smorzati fino a loro. Sedeva in una
poltrona dall'alto schienale, il capo appoggiato, lo sguardo fisso,
incapace della minima reazione. Carlo Canale, un poco a disagio,
azzard qualche parola di cordoglio mentre Vannozza serviva da
bere.
Eminenza, partecipiamo al vostro dolore... Pedro Luis era
un ragazzo straordinario, un valente guerriero, un vero Borgia...
Con un pallido sorriso, Rodrigo mise fine a quel tentativo.
Grazie Carlo.
Bevve un sorso di vino, poi aggiunse: Sareste tanto buono da
lasciarmi solo con vostra moglie?
Certamente, eminenza, fece Carlo, e senza indugio lasci
la stanza. Di certo la sua situazione era tutt'altro che facile, ma il
dolore del Borgia era soverchiante, e Canale un uomo accomodante.
Rodrigo attese che la porta si fosse richiusa e poi, voltandosi
verso Vannozza, fece un sorriso disperato.
Dio mi punisce per i miei peccati. L'anno scorso mi ha preso
Girolama, la primogenita, e ora Pedro Luis...
Non erano miei, osserv Vannozza, ma li amavo come se
lo fossero.
A nessun uomo dovrebbe toccare in sorte di dover seppellire
una figlia, o un figlio...Vannozza, ascoltami! Ora ho paura di
perderne altri...
Tra loro cadde il silenzio. Rodrigo volse il viso dall'altra parte,
quel che doveva chiedere non era facile.
Voglio che Lucrezia venga a vivere con me.
La richiesta colse Vannozza di sorpresa. Ferita, sussult. Rodrigo
cerc di giustificarsi.
La morte del mio primogenito risuona dentro di me come
una campana a martello!  un avvertimento. Ho bisogno della
famiglia intorno a me.
Vannozza poteva capirlo, ma non avrebbe mai accettato una
simile decisione senza una contropartita.
Allora finalmente li riconoscerete come figli vostri, esclam,
come se la cosa fosse ovvia.
No. La risposta risuon forte.
Il papa stesso ha legittimato i suoi bastardi ! Perch voi non
potete fare altrettanto? insist lei.
Lui  il papa ed  al di sopra di ogni critica. Io, umile mortale
non posso correre il rischio di essere diffamato, trascinato nel
fango, deriso...
E che cosa decidete per Goffredo?
Rester qui!
Avete detto tutti i vostri figli, rimarc lei con amarezza.
Precisamente.
Rodrigo si alz. Come sempre, prendeva ci che voleva, senza
esitare a ferire anche quelli che lo amavano. Vannozza tremava
di frustrazione e di collera, distrutta dall'idea di perdere la figlia,
offesa dall'ultimo appunto del cardinale, che cos nettamente sottolineava
il dubbio sulla paternit di Goffredo. Ma la decisione di
Borgia era senza appello, lei non poteva far altro che inchinarsi.
Giovanni arriv a Pisa nella mattinata. Trov il fratello che
stava giocando alla pelota basca. Stava vincendo e faceva lo spavaldo.
Sette punti per me! Siete finito, Alessandro!
L'altro non amava particolarmente quel passatempo e giocava
senza troppo impegno.
Penso che dovrei bere di pi... Il vino dar vigore al mio
gioco.
All'apparire di Giovanni, Cesare si accigli. Il suo arrivo non
annunciava mai niente di buono, tanto pi che lo credeva in Spagna.
Giovanni li inform della morte di Pedro Luis. Alle sue parole
Alessandro si segn, ma la reazione di Cesare fu quella di
un Borgia.
Chi  stato?
Giovanni eluse la domanda.
Ho giustiziato gli assassini.
Ti sembra che sia stata una idea astuta? chiese Cesare.
Astuta?
In questo modo non sapremo mai chi  il mandante!
Ma Giovanni aveva una risposta anche per questo.
Erano i Mori,  chiaro! Una vendetta per la vittoria di nostro
fratello a Rando! Su, dobbiamo tornare immediatamente a Roma.
Cesare si dispose a seguirlo, ma lanci ad Alessandro un cenno
d'intesa con il capo. Lui avrebbe capito. Cesare non credeva
mai a Giovanni.
Nonostante la stanchezza, Innocenzo ottavo, tenne a celebrare
una messa solenne di requiem in onore del giovane scomparso.
Burcardo si teneva discretamente in disparte, ma non gli sfuggiva
nulla: n il dolore ormai controllato di Rodrigo Borgia, n
il viso di Cesare, immobile e pallido come una maschera, n la
bellezza nascente di Lucrezia. Not la presenza della cugina di
Rodrigo, Adriana De Mila, una donna sulla cinquantina; sapeva
che era la governante del palazzo del vicecancelliere, dove faceva
regnare l'ordine con mano di ferro. Non pot ignorare gli sguardi
maliziosi tra Nannia, la sposa di Fabrizio Colonna (aveva sedici
anni, suo marito cinquantotto), e Giovanni Borgia. La giovane
sarebbe diventata presto la sua amante, se non lo era gi...
Il papa pronunci qualche parola per ricordare quest'uomo
giusto che rimarr per sempre nella nostra memoria. Che cos'
un uomo giusto? si domand Cesare.
Giovanni, rapito da Nannia, non ascoltava. Non vedeva neppure
Marcantonio Colonna, nipote di Fabrizio, che lo fulminava
con lo sguardo. In compenso, l'abbagliante bellezza di Giulia
Farnese, di soli due anni maggiore di Nannia, non era sfuggita a
Rodrigo. In lui forte era il dolore, ma l'istinto del predatore era
sempre all'erta. Adriana era la suocera di Giulia. Anzich lasciare
che il figlio, Orsino Orsini Migliorati, vivesse con la moglie
a Bassanello, lontano da Roma, li aveva sistemati nel palazzo
del cugino Rodrigo. In modo quasi inconsapevole nella mente di
quest'ultimo si era formata l'idea che quella creatura dovesse dividere
il suo letto. Tramava qualche stratagemma per allontanare
Migliorati: per esempio rimandandolo nelle sue terre!
Quando il cardinale Borgia prendeva una decisione, questa
doveva essere realizzata nel minor tempo possibile, se non immediatamente.
Passarono appena ventiquattro ore tra la sua visita
alla casa di piazza Pizzo di Merlo e l'arrivo di Lucrezia al suo
palazzo. La ragazza era tutt' altro che entusiasta.
Adriana De Mila non aveva lesinato nulla perch Lucrezia venisse
sistemata con tutto il lusso e le comodit che si addicono a
una fanciulla di alto lignaggio. Nell'ampia camera un baldacchino,
da cui pendevano finissime tende di seta e broccato, sormontava
un grande letto ricoperto di damasco. Di fronte a un camino
c'erano due confortevoli poltrone ornate da ricami a piccolo punto.
Un secrtaire intarsiato in avorio e argento, con una statua in
alabastro della Vergine, era addossato a un muro accanto a una
grande specchiera veneziana. Dovunque erano stati disposti fiori
in vasi d'argento. Tappeti cinesi scaldavano la camera con i loro
disegni fantasia vivamente colorati. Lucrezia doveva riconoscere
che al confronto la sua cameretta da bambina, in cui era stata
cos felice, sembrava la cella di una monaca. Decise di ignorare il
ruolo che probabilmente aveva avuto Adriana in quella sistemazione
e di chiarire fin da subito che l'unica autorit che avrebbe
riconosciuto in casa era quella dello zio.
Tutto ci  molto bello, cugina Adriana, disse con garbo.
Volete ringraziare sua eminenza da parte mia?
Adriana sorrise e, indicando i tanti bagagli ammucchiati in
mezzo alla stanza, le propose di chiamare i domestici per disfarli.
Ma Lucrezia desiderava un'unica cosa al mondo: non vedere
nessuno.
No, grazie. Vorrei raccogliermi un attimo in preghiera.
Un argomento che non ammetteva repliche. Adriana si ritir.
E a questo punto Lucrezia si sent disperatamente sola; le braccia
strette intorno al corpo, fu presa da una sensazione di freddo e
scoppi a piangere. Si gett sul letto e, singhiozzando come una
bambina, chiam la madre a bassa voce.
Sapere che tre dei suoi figli erano sotto il suo tetto aveva rasserenato
il cardinale Borgia. I progetti che aveva per Giovanni e
Cesare si basavano su una idea generale: sistemare e consolidare
al pi alto livello la dinastia dei Borgia. Quando i due giovanotti
entrarono nella biblioteca con Francese Gacet, non era pi l'uomo
prostrato dei giorni precedenti. Il capo della famiglia, con la
schiena dritta e un desiderio di azione nello sguardo, era seduto
al suo scrittoio. Giovanni e Cesare si accomodarono di fronte a
lui mentre Gacet, attento a tutto, occupava il posto che gli era
abituale, un po' in disparte, accanto alla porta.
Ormai siete uomini, esord Rodrigo con una certa enfasi, e
come tali vi tratter, discorrendo con voi di questioni importanti
che ci riguardano in quanto famiglia.
I due giovani annuirono con fervore.
Roma  in pericolo, prosegu Rodrigo. Papa Innocenzo
ottavo non vivr ancora a lungo, e subito dopo la sua dipartita la
nostra citt diventer oggetto del conflitto: la famiglia Colonna e
la famiglia Orsini cercheranno di mettere sul trono uno di loro.
Per costringere quanti pi possibile a schierarsi dalla loro parte,
si impadroniranno con la forza delle strade, dei ponti, delle fortezze
che ci circondano. I nostri averi, le nostre vite stesse sono
minacciate. A meno che...
A meno che, sugger Cesare, non riusciamo a lanciare le
due famiglie contro un nemico comune! Non  cos, zio?
Giusto!
E questo nemico, intervenne Giovanni,  il cardinale Della
Rovere.
Esattamente, ribatt il prelato.
Li guard entrambi con un sorriso soddisfatto. Ai miei occhi
voi siete di pari valore, prosegu, ma solo uno di voi due riuscir
a succedere a Pedro Luis come duca di Gandia...
I due ragazzi si squadrarono. La competizione era cominciata.
Giovanni, tu andrai a far visita a Virginio Orsini, riprese
Rodrigo. Ascolterai con simpatia le sue lamentele riguardo ai
Colonna, assicurandogli che i Borgia sono con lui... E tu, Cesare
andrai da Fabrizio Colonna e lo convincerai della stessa cosa. Il
seme avvelenato gettato nel suo animo crescer contro i Della
Rovere...
Si alz, gli altri due fecero lo stesso. Poi and verso di loro e
li abbracci.
Siete gli eredi della casa Borgia. La mia fiducia nelle vostre
capacit e nella vostra discrezione  totale.
Poi con una lieve pacca sulle spalle li conged. Due fratelli
complici, il maggiore, Cesare, con un braccio sulla spalla del pi
piccolo.
Gacet chiuse la porta dietro di loro, e voltandosi verso Rodrigo
disse: Sono troppo giovani per una missione di questo
genere!
Avevo sperato di avere pi tempo per formarli, ma la situazione
sta precipitando... Non siamo in una situazione ideale!...
Mentre parlava aveva tirato fuori una carta della Spagna, la
srotol sul tavolo e cominci a studiarla.
Ho bisogno di sapere chi dei due pu essere un capo. Mise
il dito su un punto della carta. Non si pu lasciare il ducato di
Gandia senza una guida. Questa provincia  troppo ricca per non
finire divorata da un altro pretendente. Giovanni o Cesare? Uno
di loro deve raccogliere il titolo e sposare la principessa Maria
Enriquez...
In realt, al di l del ducato di Gandia e del matrimonio, Rodrigo
mirava pi in alto, e da molto tempo, nell'intimo del suo
cuore: un Borgia sul trono di Spagna! No, si disse, non ci ho
rinunciato. Ma di questo progetto non parlava con nessuno, nemmeno
con Francese che gli avrebbe posto la domanda a cui Rodrigo
non voleva rispondere: E cosa ne sar dell'altro? Quello
che non sar n duca di Gandia n re di Spagna? Come sopravviver
a questa delusione?
Con Cesare, i Colonna aprirono il colloquio discutendo del
pericolo rappresentato dalla Turchia. Marcantonio Colonna aveva
immediatamente assicurato che se laggi la guerra civile fosse
andata avanti, Roma era al sicuro. Cesare non aveva pazienza, e
i pareri di quel bellimbusto di sedici anni non gli interessavano
affatto. Allora si rivolse a Fabrizio, che grazie all'et e al titolo di
capo della famiglia aveva un peso maggiore.
A dire il vero, Fabrizio, la mia opinione  che il papa non
arriver all'anno...
L'ospite cap all'istante.
Ah, ecco perch siete venuto! Osereste tentare di comprarci
perch vostro zio possa mettere le mani sul trono di San
Pietro?
Vi ingannate Fabrizio! Mio zio si accontenta di...
Lo spagnolo no! strill all'improvviso Marcantonio. Mai
pi sar papa uno di questi bastardi dei Borgia.
Sotto l'impeto di questo attacco violento Cesare balz in piedi,
sput in faccia a Marcantonio e lasci la stanza su tutte le
furie.
Di ritorno al palazzo dovette subire l'ira di Rodrigo. Mentre
Giovanni aveva saputo convincere gli Orsini e giocare sulla rivalit
tra le famiglie, Cesare aveva risvegliato vecchi antagonismi.
Come se avesse voluto schiaffeggiare il giovane, Rodrigo assest
una manata al tavolo.
Hai fallito miseramente! lo accus con voce tagliente. Per
la tua incapacit di controllarti, hai messo in pericolo un equilibrio
gi fragile! Vattene! Sparisci dalla mia vista!
* * *
L'indomani Innocenzo ottavo poneva al collo di Giovanni il
massiccio collare d'oro da cui pendeva il sigillo del ducato di
Gandia. E mentre Rodrigo contemplava il figlio con fierezza, Lucrezia
osservava Cesare, le cui labbra serrate ne dicevano tutta la
rabbia e la gelosia.


3.

Sebbene antica, la famiglia Farnese era povera al confronto di
altre casate romane. Alessandro la prendeva con filosofia. Da
quando le gabelle imposte ai cortigiani erano aumentate, diceva,
avrebbe dovuto trovare il modo di accontentarsi. Quanto a
Giulia, la sorella, si rammaricava per la mancanza di soldi tanto
pi considerando che il suo matrimonio con un Orsini era stato
una delusione. Il Migliorati possedeva un po' di terre, ma niente
oro. Vivevano del denaro degli Orsini ed erano parassiti dei
Borgia. Fu quindi facile per Rodrigo sbarazzarsi di Migliorati.
Lo pag perch andasse a prendere delle truppe dalle sue terre
da destinare alla guardia papale. Il Guercio, come era stato soprannominato
per l'ammiccamento continuo che gli tormentava
un occhio, non riusc a convincere la moglie a seguirlo: Adriana
aveva bisogno di lei a Roma, gli impegni del palazzo sarebbero
stati eccessivi senza il suo aiuto... Insomma Giulia era libera di
raggiungere il letto di Rodrigo Borgia.
Una sola persona non vedeva di buon occhio questa situazione:
Lucrezia. Lo manifestava con una costante indisciplina. Un
giorno, si trovavano in compagnia di Adriana con l'intenzione
di ricamare. Lucrezia brontolava. Giulia non esit a piantarle un
ago nel braccio. L'adolescente cacci un urlo e scoppi in lacrime.
Giulia afferr Lucrezia per la folta capigliatura e tirandola
gi la costrinse a sedersi. Le piazz il telaio sulle ginocchia.
Tu pretenderesti che tuo zio ti combinasse un matrimonio.
Ma sei impossibile da accasare. Adesso imparerai a ricamare.
Lucrezia singhiozzava ma continuava a ribellarsi.
Voi non siete mia madre, non avete ordini da darmi! Andatevene!
Zitta! grid Giulia, nient'affatto impressionata, e fai ci
che ti si dice!
Vi odio, rispose Lucrezia con lo stesso tono.
Quella dichiarazione non turb affatto Giulia. La lasci alle
cure di Adriana che cerc invano di consolarla e di farla ragionare.
Lucrezia odiava tutte le donne di palazzo Borgia. Loro per
l'avevano domata.
Cesare aveva sputato in faccia a Marcantonio Colonna. Per
i Colonna la minima offesa esigeva un castigo e Marcantonio,
che aveva un carattere violento e rancoroso, covava la vendetta.
Le strade di Roma, ritenute poco sicure gi di giorno, di notte
diventavano dei veri e propri scannatoi. Gli scagnozzi dei Colonna
pattugliavano le strade alla ricerca di Cesare. Ben noto per la
sua propensione per le risse, erano pi che pronti a offrirgliene
l'occasione. Ma Alessandro e Giovanni vigilavano. A ogni incontro
con gli sgherri che portavano la livrea bianca dei Colonna,
Alessandro, o lo stesso Giovanni, obbligavano Cesare a evitare
lo scontro. I tre sapevano che prima o poi la zuffa sarebbe stata
inevitabile, ma volevano che la scelta del luogo e del momento
toccasse a loro.
Dei tre, quello pi consapevole della situazione era Giovanni.
All'affronto fatto a Marcantonio lui aveva aggiunto altro peso
intrattenendosi con la moglie di Fabrizio: quel giorno in cui scalando
il muro di palazzo Colonna si era arrampicato fino al balcone
della camera di Nannia, trovandovi un'accoglienza delle
pi calorose. Il cadetto dei Borgia sapeva che la relazione non
sarebbe rimasta segreta a lungo. Nelle vecchie dimore romane i
muri avevano occhi e orecchie...
Lucrezia aveva ereditato il sangue e lo spirito dei Borgia. Se
le conveniva, sapeva cedere su questioni di scarsa importanza.
Cos aveva finito per applicarsi al ricamo, ma dentro di s non
si sarebbe placata. Si dedicava per con destrezza a una passione
atavica: lo spionaggio. Quando la notte avvolgeva il palazzo
e Rodrigo raggiungeva Giulia, la coppia non immaginava che
dallo spiraglio di una porticina segreta due grandi occhi scuri
non perdevano nulla dello spettacolo, e che Lucrezia udiva ogni
cosa. Nuda sul letto, Giulia, bisognava ammetterlo, meritava il
soprannome di La Bella. La sua bellezza affascinava Lucrezia.
E vedere Rodrigo spogliarsi e rivelare tutto il desiderio che aveva
dell'amante, la turbava infinitamente.
Mia madre  molto preoccupata, confess Giulia, mentre
Rodrigo giaceva accanto a lei.
A che proposito? domand lui non troppo allarmato.
Perch sono rimasta qui mentre mio marito  partito per Bassanello.
Rodrigo smise di baciarle i seni.
Non le avete spiegato che Adriana, vostra suocera, aveva bisogno
del vostro aiuto?
 troppo vecchia per farsi imbrogliare!
Le far portare dell'oro, sussurr allungandosi su Giulia.
Di solito questo attenua i suoi scrupoli morali.
E poi non la smette di strapazzare Alessandro, ha troppi
vizi!
Rodrigo, irritato, fin per capire che prima di fare l'amore la
sua donna aveva voglia di parlare. Si sistem sui cuscini.
Beve troppo e spende troppo con le puttane! Un vero maschio
romano in piena forma! esclam la giovane donna.
Una volta ordinato sacerdote moderer i suoi eccessi...
Come voi? replic lei sarcastica.
Ho avuto molte donne nella mia vita. Ma ne ho amate davvero
solo due.
Furiosa, Giulia si scost, facendo la scena di alzarsi e di infilarsi
la vestaglia.
Siete un mostro!
Bella, una delle due siete voi!
Siete un mostro, ripet, sottolineando ogni sillaba. A nessuna
donna piacciono le liste di questo genere, quando c' pi
di un nome! Specialmente quando l'altro  quello di Vannozza
Cattanei.
Rodrigo allung un braccio per trattenerla.
Fa troppo caldo per litigare.
Allora me ne vado in camera mia, e domani, a Bassanello!
Rodrigo la ferm con un gesto.
A meno che?
Giulia torn a sedersi con un mezzo sorriso sulle labbra: aveva
raggiunto il suo obiettivo.
Che Lucrezia mi tratti con tutto il rispetto che mi  dovuto.
Rodrigo la guard, le baci il palmo della mano e l'attir a s.
Lei lasci fare. Abbracciati, cominciarono a baciarsi. Giulia adorava
fare l'amore con Rodrigo, e glielo mostrava senza riserve.
Due occhi scuri li osservavano sempre. L'eccitazione di Lucrezia
aumentava allo stesso ritmo di quella dei due amanti.
Alla stessa ora della notte, a palazzo Colonna, Giovanni era a
letto con Nannia e l'accarezzava con passione. Fu questo il momento
scelto da Fabrizio per fare irruzione violentemente nella
camera, urlando, con un randello in mano.
Questa canaglia osa fornicare con mia moglie e proprio sotto
il mio tetto!
Con un unico movimento, Giovanni si scost e rotol fuori
dal letto, ma non tanto in fretta da evitare un colpo su una tempia.
Fabrizio lo insegu per tutta la camera. Il giovane, nudo e senza
nulla per difendersi, volteggiava e schivava i colpi. A terra per
un attimo, si rialz, afferr un tappeto e lo gett su Fabrizio. Nel
tempo che quello si liberava, aveva agguantato i vestiti ed era
saltato dalla finestra. Allora il Colonna si volt verso la moglie e
cominci a colpirla, ubriaco di violenza. Lei strill fino a quando
coperte e pareti furono tutte schizzate del suo sangue; le sue grida
si fecero sempre pi fioche, poi tacque del tutto.
Il mattino colse Rodrigo davanti a una colazione frugale servita
nella sua camera. Intanto leggeva dei rapporti che gli erano
stati consegnati. Giulia sonnecchiava ancora quando Cesare entr,
senza bussare. Non la not, o finse di non notarla. Quella
donna non contava nulla. Era pallido come sempre, e aveva gli
occhi segnati da due occhiaie bluastre. Il vicecancelliere si asciug
le labbra e indic una sedia a Cesare, che per rimase in piedi.
Zio, avete nominato Giovanni duca di Gandia e so che avete
grandi progetti per lui, cominci subito. Giovanni de' Medici,
pi giovane di me di due anni,  gi cardinale...
Rodrigo appoggi il tovagliolo sulla tavola, con un gesto irritato.
Si alz e si diresse alla porta. Cesare lo segu.
Tornerai a Pisa per continuare i tuoi studi per il sacerdozio,
disse il cardinale senza rivolgergli lo sguardo.
Ma io non voglio fare il prete! La mia anima non ha la vocazione.
I loro passi risuonavano nella galleria. Le guardie si drizzarono
al loro passaggio. Rodrigo acceler il passo.
Nipote, di questo argomento abbiamo gi discusso!
Permettetemi almeno di studiare in un seminario qui, a
Roma!
Che cos'hai contro Pisa? Il seminario l'ha fondato Lorenzo
de' Medici, le migliori famiglie ci mandano...
Vi supplico, zio! Non posso tornarci...
Avevano raggiunto lo scalone. La tensione tra i due e il nervosismo
di Cesare erano palpabili. Rodrigo, con un viso che sembrava
di marmo, cominci a scendere. Poi, si gir bruscamente.
Ascoltami, Cesare! Sarai prete, vivrai una vita esemplare,
nella devozione e nel celibato!  il tuo destino ed  la mia volont.
Lanci queste ultime parole come una minaccia fin troppo
chiara per Cesare, che rimase paralizzato l dov'era. Rodrigo
entr nella biblioteca, raggiunto da Gacet, e quando la porta si
richiuse, Cesare lasci libero sfogo alla sua disperazione.
 Pedro Luis quello che volevate al vostro fianco, lui, non
me! Poi si sedette sui gradini, con la testa tra le mani. Un dolore
troppo grande si abbatt su di lui.
Eminenza, Fabrizio Colonna ha ucciso sua moglie! comunic
Gacet.
Che sventura! Era cos bella! Un'ammenda di ottocento ducati!
L'ha uccisa perch l'ha trovata a letto con Giovanni!
In un secondo, Rodrigo vide le conseguenze di quel dramma:
Ormai i Colonna sono tra i nostri nemici. Della Rovere sfrutter
questo episodio contro di noi per farseli alleati! Abbiamo bisogno...
Lucrezia irruppe d'impeto nella biblioteca, senza farsi il minimo
scrupolo di interrompere lo zio. Di tanto in tanto a Rodrigo
toccava trascurare la strategia politica per sistemare faccende di
famiglia.
La odio, grid, sapendo bene che lo zio avrebbe capito a
chi alludeva.
Ancora screzi con la signora Giulia?
Non  una signora. Mi ha aggredito, sbott, mostrando il
segno dell'ago sul braccio.
Sono sicuro che sopravviverai.
Se resta a palazzo, torno dalla mamma.
Questo non succeder, Lucrezia!
Allora me ne andr a proseguire i miei studi al convento di
San Sisto...
Non succeder neanche questo, ribatt con calma suo padre.
Imparerai invece a comportarti come si deve.
Lucrezia, a braccia conserte, lo sfidava. Lui tolse dalla tasca
un braccialetto ornato da pietre preziose e lo tenne sospeso. Con
gli occhi che le brillavano, lei allung la mano, lui alz la sua.
Tratterai Giulia con rispetto! Promesso?
Sottomessa, Lucrezia annu mostrando il suo assenso. Le diede
il braccialetto e lei si affrett a infilarlo al polso. Padre e figlia,
o meglio zio e nipote, si scambiarono un sorriso.
Nel giardino dei Borgia, Cesare si esercitava a spegnere con
una lunga frusta alcune candele che un domestico provvedeva via
via a riaccendere. Alessandro, un bicchiere in mano, si dava da
fare con una servetta. La differenza tra i due amici era lampante:
Cesare non riusciva a star fermo in un posto, Alessandro era
tutto indolenza. Quando, con met del viso livido e tumefatto,
Giovanni li raggiunse, non dovette farsi pregare per raccontare il
dramma della notte.
Vorrei che nostro zio lo spogliasse di tutti i suoi averi, dichiar
pieno di rancore.
No, ribatt Cesare. Quello che serve non sono le rappresaglie.
Il nemico lo si distrugge tagliandogli il braccio.
Di che cosa stai parlando?
Di chi sto parlando, vuoi dire? Marcantonio!  lui il braccio
armato di Fabrizio.
E il terzetto non esit un attimo: fatti sellare i cavalli, partirono
a spron battuto sulle tracce della loro vittima.
In Vaticano, nella sala del Trono, era riunito il sacro collegio.
Erano presenti tutti i cardinali, compreso il pi giovane Giovanni
de' Medici. Rodrigo aveva preso la parola.
Chiedo, santissimo Padre, di proporre una questione personale.
Ho avuto il privilegio in questi ultimi ventisei anni di servire
come vicecancelliere sotto cinque pontefici. Per tutto questo
tempo sono stato onorato con numerose cariche e benefici. Sono
vescovo di Maiorca, Cartagine, Erlau, Valenza, Agria...
Dove vorr andare a parare? si domandava Della Rovere, che
in genere era il pi pronto a fiutare le manovre di Borgia. La voce
di Rodrigo risuonava monotona, come se cercasse di addormentare
l'attenzione del suo uditorio.
Sono arcivescovo di Porto, abate di Subiaco e Bellefontaine,
cardinale decano di Santa Maria in Via Lata, legato pontificio di
Perugia e di Bologna. E oggi, vostra santit, vi chiedo la grazia
di alleggerirmi di uno di questi onori!
Fece una pausa, raccogliendo i mormorii di sorpresa. Quindi
riprese: La mia prima carica, quella di vescovo di Valenza! Vi
supplico di porre al mio posto mio nipote, Cesare Borgia.
Un brusio corse tra i presenti.
La promozione di Cesare era cosa tutt'altro che acquisita.
Prevedibile era la contrariet di Della Rovere, che bas la sua
opposizione sull'inesperienza e la giovane et di Cesare di fronte
a una carica degna di un grande vescovo. Ma Rodrigo aveva gi
pronto un argomento.
Il rango del vescovo  inferiore a quello cardinalizio, eppure
vostro cugino Raffaele Riario Sansoni aveva sedici anni quando
 stato elevato alla porpora!
Tra gli scranni, il giovane de' Medici, nuovo cardinale di Firenze,
deglut, esit, quindi si alz chiedendo la parola.
Vostra santit, io... balbettava un poco, emozionato e intimidito,
anch'io non ho che sedici anni. Sono stato nella stessa
classe di Cesare per tutto l'anno passato...  una bella anima...
Io... In verit, io penso che l'et di un uomo non debba essere la
misura della sua forza di carattere.
Rodrigo lo ringrazi con un cenno del capo. Ma Della Rovere
non si diede per vinto. Torn alla carica.
C' anche la questione della dubbia nascita di Cesare! Il diritto
canonico vieta espressamente che un figlio illegittimo salga
nella gerarchia della Chiesa.
Rodrigo reag all'affronto. Si fece avanti a sua volta e Burcardo
gli concesse la parola.
Cesare non  illegittimo!
Nella sala corse un fremito di eccitazione nell'attesa di vedere
come avrebbero regolato i conti i due antichi avversari. Tra la
sorpresa generale Rodrigo esib un documento che fino ad allora
aveva tenuto celato.
Ho qui con me un certificato che attesta che Cesare  figlio di
Vannozza Cattanei e del mio defunto cugino Domenico Giannozzo
d'Arignano, firmato, e si rivolse a Della Rovere, da vostro
zio, papa Sisto...
Il vocio mont senza rispetto per il sommo pontefice. Sovrastando
il trambusto, Della Rovere tent un ultimo assalto.
Santissimo Padre, poich l'episcopato di Valenza si trova in
Spagna, questo trasferimento di titolo deve ricevere l'approvazione
del re.
Io credo che la sua cattolicissima maest vi consentir. Ma
non ho avuto l'audacia di avanzare la domanda prima di conoscere
la volont di vostra santit, che  la volont di Dio onnipotente.
Della Rovere sent che la faccenda gli stava sfuggendo di
mano. Innocenzo ottavo gli lanci uno sguardo stanco, poi si rivolse
a Burcardo. Non abbiamo gi udito abbastanza?
Si procedette alla votazione. Per dodici voti contro otto, la
proposta fu adottata. Rodrigo constat che il numero dei suoi
sostenitori era diminuito.
In quello stesso momento il nuovo vescovo di Valenza e suo
fratello erano occupati a riempire di pugni e di calci Marcantonio
Colonna. L'avevano scovato in un convento dove era intento
a divertirsi con una monaca. Data la circostanza, non era stato
in grado di difendersi dall'aggressione. In breve era stramazzato
privo di sensi mentre la sua amante correva a nascondersi terrorizzata
all'interno del convento. Due minuti dopo, i tre compari
galoppavano verso Roma.
La notizia del castigo giunse al palazzo contemporaneamente
ai due nipoti di Rodrigo. Il cardinale li ricevette con parole dure,
come potevano aspettarsi. Se ne stavano abbacchiati nella biblioteca
di fronte allo zio scuro in volto.
Vivo a Roma da trentasette anni. Trentasette! E ancora oggi,
per le famiglie pi antiche, i Colonna e gli Orsini, rimango un
estraneo. Finch mio zio sedeva sul trono pontificio siamo stati
trattati con correttezza. Ma appena  mancato, la nobilt romana
ha spedito tutta la nostra famiglia, a bastonate e sulla punta delle
spade, alle porte della citt. Mio fratello  morto in esilio mentre
io restavo a Roma. Come ho fatto a sbrigarmela per sopravvivere
e portare avanti la carriera fino alla carica di vicecancelliere,
sotto quattro papi diversi tra loro quanto diverse sono le quattro
stagioni? Come? Rimanendo un estraneo! Non diventando mai
uno di loro. Non abbassandomi mai al loro livello, a quella loro
primitiva brutalit romana.
Zio! cerc di intervenire Cesare.
Nemmeno una parola, Cesare! tuon il cardinale. E voi,
nipoti, separatamente e poi insieme, proprio quando pi abbiamo
bisogno di alleati, ci create dei nemici!
Si rivolse a Giovanni con un disprezzo schiacciante. Non si
seduce la donna di un altro perch  eccitata, ma solo se suo marito
d prova di debolezza...
Poi fu la volta di Cesare. Prima di bastonare un uomo fino
a lasciarlo mezzo morto, ci si informa sulla storia della sua famiglia.
Sono stati i Colonna a inventare il concetto di vendetta!
Fece qualche passo, si avvicin alla finestra. In lui, da ogni
difficolt nasceva una riflessione e la necessit di prendere una
decisione.
I nostri atti hanno sempre delle conseguenze a lungo termine,
riprese. Per placare i Colonna mi vedo costretto a promuoverli.
Mi toccher convincere sua santit a nominare Fabrizio
prefetto di Roma, una carica per la quale  assolutamente incompetente
e che utilizzer contro di noi!
Siamo a un passo dall'esilio, ribad, tornando verso i nipoti.
A un passo dalla nostra fine!
Fece segno ai nipoti di lasciare la stanza. I due uscirono in
silenzio.
Soli, Rodrigo e Francese restarono a lungo in silenzio. Rimaneva
da ottenere l'approvazione del re di Spagna per ratificare la
nomina di Cesare. Gacet rilesse ammirato il famoso certificato
che autenticava la filiazione di Cesare. Il loro falsario aveva compiuto
un lavoro con i fiocchi !
Amico mio, partirete per la Spagna! disse infine il prelato.
Gacet sorrise. Per la trattativa disponeva di un argomento di
gran peso: era stato Rodrigo a ottenere la dispensa pontificia che
autorizzava la regina Isabella la Cattolica a sposare suo cugino
Ferdinando d'Aragona. La sovrana era in debito con il cardinale
vicecancelliere.
Davanti allo specchio, Giulia contemplava la sua nuova collana.
Una meraviglia: una doppia fila di diamanti purissimi, un'offerta
propiziatoria di Rodrigo. L'aveva sorpreso mentre sventolava
il bracciale che avrebbe regalato a Lucrezia.
Intendete comprarla, lo aveva rimproverato, perch si mostri
pi rispettosa con me?
Con un gesto, il suo amante l'aveva corretta.
Comprarla! La parola va al di l di quel che pensate davvero,
Bella...
Ascoltate! Lucrezia ha un desiderio disperato di tornare da
sua madre. Lasciate che...
Non se ne parla. Questa ragazza dev'essere tenuta d'occhio
come la pesca prima del raccolto.
E allora fatela sposare! E in fretta, prima che la pesca sia
matura e caschi dalla pianta.
Rodrigo voleva che in casa sua regnasse la pace. La pace non
aveva prezzo: tirata fuori la collana di diamanti, l'aveva posta al
collo di Giulia.
Siate una madre per questa bambina. Amatela come amate
me!
Placata e felice, Giulia aveva promesso di fare quanto lui voleva
e gli si era gettata tra le braccia. Lui l'aveva baciata a lungo.
La vita a palazzo era di molto migliorata da quando Giulia e
Lucrezia sfoggiavano i loro monili. Le due avevano in comune
il gusto per i gioielli e il desiderio di piacere al cardinale. Giulia,
troppo giovane per essere la madre dell'adolescente, poteva
almeno interpretare il ruolo di una sorella maggiore attenta e anche
complice, se questo andava in direzione del suo interesse.
Lucrezia, che sognava di sposarsi, era arrivata alla conclusione
che aveva pi da guadagnare da un'alleanza con l'amante di Rodrigo
che da sterili scontri con lei. Divenne una docile allieva.
Con il passare delle settimane impar a vestirsi e a pettinarsi con
l'eleganza di una donna, a non comportarsi pi come un'adolescente
ribelle ma come una fanciulla aristocratica. In breve, mise
a freno il proprio temperamento vulcanico. E, a poco a poco,
apparve come una splendida giovane che, pur non possedendo
la folgorante avvenenza di Giulia Farnese, seduceva quelli che la
circondavano, fratelli compresi.
Gacet torn dalla Spagna e fu la volta di Cesare di trovarsi
nella cappella Sistina, inginocchiato davanti al papa perch questi
gli ponesse sul capo la mitra e intorno al collo la catena e la
croce d'oro di vescovo di Valenza, in presenza di tutta la famiglia
riunita e dell'assemblea dei cardinali.
Quella sera, con la croce pettorale che luccicava sulla tonaca
nera, Cesare, seduto a gambe incrociate ai piedi della madre, aveva
dimenticato il suo nuovo titolo. Vannozza avvertiva il malumore
del figlio maggiore e cercava di prospettargli tutti i vantaggi
della sua nuova posizione.
Sii soddisfatto! Il tuo vescovato ti porta una rendita annuale
di sedicimila ducati.
Come duca di Gandia, Giovanni ne ha venticinquemila!
Questa suscettibilit non  ammissibile, figlio mio. E, nonostante
il tuo umore, sono fiera di te. Soltanto, avrei tanto voluto
che mi autorizzassero ad assistere alla cerimonia...
Fiera di me, madre? Perch fiera? Sono vescovo senza essere
neppure sacerdote. Sono un impostore come tutti gli altri, mugugn
Cesare in tono amareggiato. Come posso presentarmi ai
miei fedeli, benedirli in latino con parole che, per me, sono prive
di senso?
Vannozza strinse a s il figlio, accarezzandogli la testa.
E dunque, passa dall'ombra alla luce.
Se solo potessi! Oh, madre, quello che sogno  condurre
Roma, anzi l'Italia intera, a una nuova et d'oro. Riportare la Citt
Eterna alla testa dell'universo. Migliorare la vita della nostra
nazione, come riusc al Cesare di cui porto il nome!
Saprai farlo. Lo so. Lo sento nel profondo del cuore.
Un cuore di madre! Un giudizio assai falsato! Quanto a mio
padre...
Questo era un argomento di cui Vannozza non intendeva discutere.
 morto, tagli corto in tono brusco.
No.  Rodrigo Borgia, vicecancelliere della Chiesa cattolica
e apostolica...
Pettegolezzi maligni!
Cesare afferr la madre per le spalle e la fiss intensamente
negli occhi.
Basta mentire, madre! Da anni conosco la verit. Giovanni,
Lucrezia, Goffredo e io, siamo tutti progenie del cardinale Borgia!
Nella voce vibrava l'emozione, il desiderio travolgente di sapere,
di scuotersi di dosso il dubbio. Per un attimo Vannozza ne
fu sopraffatta, poi si riprese. Innanzitutto doveva obbedienza a
Rodrigo.
Se quello che dici  vero, e io non confermo nulla, allora
devi obbedirgli. Rispetta tuo padre e fa' ritorno a Pisa.
Se lo faccio, verr distrutto.
Dai tuoi nemici?
Dalle mie passioni... Io... C' una certa ragazza. Sono pazzo
di lei. La mia passione per lei  incontrollabile.
Mio piccolo caro! Ognuno di noi deve imparare nel corso
della vita a padroneggiare le sue passioni. Paradossalmente, 
allora che troviamo la nostra forza.
E se non arrivo a controllare le mie passioni?
Ci arriverai, e governerai il mondo!
Ma, stringendo a s il figlio con calore, si domand se anche
tutto questo sarebbe riuscito a dargli la felicit.
Adriana si sentiva soffocare. La temperatura canicolare le
faceva temere il contagio. Due giardinieri erano a letto con la
febbre, il che spiegava lo stato di abbandono del sontuoso parco
della dimora signorile di Rodrigo Borgia. Il suo desiderio era
quello di partire con tutta la famiglia per la montagna, come ogni
estate. Per questo aveva una scusa eccellente: mi e poi mai Lucrezia
doveva ammalarsi. Si rec a parlarne con Rodrigo, immerso
nella lettura del breviario nei viali del giardino. Insensibile
al calore dell'aria, il prelato era stizzito per lo stato delle aiole
e dei prati. In un tale stato d'animo, rifiut nettamente di prendere
in considerazione l'idea che la famiglia partisse. Lucrezia
avrebbe imparato a vivere a Roma quale che fosse il clima, caldo
o freddo, buono o cattivo. Poi scopr le carte: se le donne della
casa fossero partite, anche Giulia sarebbe andata via. E allora
non avrebbe avuto alcuna giustificazione per non raggiungere il
marito a Bassanello. Dichiar ci che pensava con una sorridente
tristezza che disarm la cugina.
Non posso vivere senza la Bella. L'ultimo amore di un vecchio
 il pi dolce e il pi amaro.
Li raggiunse Lucrezia. Vedendola, gli venne da pensare che
decisamente la figlia di Vannozza stava diventando bella quanto
la madre, e si felicit con se stesso del progetto di cui stava per
metterla a parte.
Mia cara figliola, mi preparo a realizzare il tuo desiderio pi
caro: un marito!
Lucrezia fece un sorriso radioso, ancora da bambina.
Oh, zio! Posso domandarvi chi  il prescelto?
Cherubino de Centelles, signore di Val d'Ayora, figlio del
conte di Oliva, un grande di Spagna.
La Spagna! si spavent Lucrezia. Volete dire che dovr
lasciare Roma?
Forse, un giorno... ma non c' fretta: c' tutta la distanza di
una navata assai lunga, tra un fidanzamento e l'altare!
Posso andare ad annunciarlo a mia madre?
No. Devi prepararti per il primo incontro in casa mia. Voglio
che tu sia bellissima per essere fiero di te!
Giulia aveva colto la fine della conversazione e il suo sorriso
la diceva lunga sulla soddisfazione che le dava l'idea di sbarazzarsi
della ragazza. Avanz, con un'espressione tutta miele.
Vieni, cara Lucrezia. Ti aiuter a scegliere un abito che far
sensazione.
Il popolo ama le feste e i giochi. Un capo come Rodrigo Borgia
lo sapeva. In un torrido pomeriggio, la popolazione si raccolse
in un'arena fatta erigere di sana pianta nelle adiacenze del
palazzo Borgia. Su una tribuna, all'ombra di un baldacchino di
tela bianca, da cui pendeva lo stendardo con lo stemma dei Borgia,
sedevano alcuni cardinali invitati - tra i quali Giovanni de'
Medici - le donne di casa Borgia e Cesare.
Al centro dell'arena, Giovanni Borgia, a torso nudo, montava
su un cavallo di Cappadocia, armato di una lunga lancia. La folla
manifestava con fervore l'impazienza e la curiosit. Il cardinale
si alz e impose il silenzio.
In onore della vittoria delle loro maest cattoliche il re e la
regina di Spagna sugli infedeli, annunci, vi offro, popolo di
Roma, la vostra prima corrida!
Alz la mano e venne aperta una gabbia: un enorme toro nero
dal pelo lucido e le corna aguzze, si avvent nell'arena. Giovanni
piant gli speroni nei fianchi della cavalcatura. Il cavallo si impenn,
e quando la bestia fu vicina Giovanni le piant la lancia
nel collo possente. Schizz del sangue. La folla lanci un grido.
Il toro emise un muggito tremendo, poi croll sulle ginocchia.
Nella tribuna, Rodrigo e Lucrezia applaudivano calorosamente,
imitati dai romani ammassati sulle gradinate. Solo Cesare manteneva
il riserbo. Portarono via il toro, ne fu liberato un secondo,
e fu consegnata un'altra lancia a Giovanni che non attese e lanci
il cavallo davanti all'animale, che sfugg alla lancia. Questa
cadde a terra. Un picador accorse per riarmare Giovanni, ma il
toro torn alla carica e sventr il cavallo prima che all'uomo fosse
possibile servire il cavaliere. La cavalcatura croll. Giovanni,
proiettato con violenza al suolo, rimase a giacere inerte.
Un silenzio mortale cadde sul pubblico. Tutti trattennero il
fiato. Il toro raspava il terreno con lo zoccolo, le narici fumanti.
Il picador tent di distrarlo... Ma la bestia voleva vendetta e si
avvent su Giovanni. Lucrezia e Rodrigo erano in piedi, paralizzati
dal terrore. Da tutta l'arena si lev un solo lungo urlo.
Cesare aveva gi valutato la situazione e, raccolta la tunica, salt
nell'arena. Afferrata la lancia abbandonata, raggiunse il toro in
corsa e, nell'attimo in cui questo stava per incornare Giovanni,
Cesare gli piant la punta d'acciaio nel collo. L'animale, sorpreso
e infuriato, si gir verso il suo assalitore, a piedi, disarmato.
Allora il giovane afferr il toro per le corna e, con tutte le forze,
riusc a trattenerlo davanti a s mentre i picadores lo massacravano
a colpi di picca. Rimase cos e non lasci la presa se non
quando vide la morte negli occhi della bestia. Poi si volse verso
i medici che si stavano occupando di Giovanni e s'inform: 
morto?
Rodrigo e Lucrezia erano accorsi trafelati.
No.  vivo. Dio ti ringrazio, rispose Rodrigo.
Allora Cesare lev gli occhi al cielo, incerto se salvando il
fratello avesse fatto la scelta giusta.
Dio ti ringrazio, ripet ad alta voce.
Quindi segu la famiglia.


4.

Il fetore prendeva alla gola, impregnava gli abiti. Alessandro
Farnese non si azzardava a sedersi. Cesare, appoggiato su un
piccolo sgabello, stava di fronte a una vecchia dai capelli grigi
scarmigliati, vestita di stracci stinti, appoggiata con i gomiti a un
tavolo di legno grezzo. Alessandro si chiese se il tanfo venisse
dalla donna o dai ratti che zampettavano sulle scansie sovraccariche
di un ammasso di oggetti eterogenei: libri di magia, uccelli
impagliati, vasi di erbe, carcasse di animali conservati nell'alcol
e Dio sa cos'altro. O forse veniva anche dalla gabbia zeppa di
colombe il cui fondo era tutto una ignobile lettiera di escrementi?
La donna beveva dell'acquavite da un bicchiere lercio e Alessandro
aveva finito per accettarne anche lui per non vomitare. La megera
studiava Cesare strizzando gli occhi. Una candela fumigava,
unica fonte di luce in quel tugurio fatiscente.
Ho il presentimento che morir, mormor Cesare.
La strega non aveva ancora detto una parola. Si alz e prese
una colomba dalla gabbia. Tenendo a occhi chiusi il volatile in
una mano, uno stiletto nell'altra, lo sventr con un gesto preciso.
Squart l'uccello sulla tavola, frug le viscere e le studi attentamente.
Voi non morirete tanto presto, dichiar con voce roca, ma
cinque persone della vostra cerchia moriranno prima che l'estate
sia passata. Questi cinque morti cambieranno la vostra vita.
Chi? domand Cesare impallidendo d'un tratto.
Questo non posso rivelarlo!
Allungando il braccio, la afferr per la gola. Chi? ripet con
un ringhio.
No! Non ho questo potere.
Non nascondeva la verit: la ignorava. Cesare gett qualche
moneta sul tavolo e usc nella notte. Alessandro lo segu, furibondo,
e aggred l'amico: non soltanto consultavano una strega
mentre si preparavano al sacerdozio, ma per di pi quel genere di
commercio era in ogni caso condannato severamente dal Vaticano.
Senza contare, grugn Alessandro, che siamo attesi a cena
da tuo padre e arriveremo in ritardo. Lo sai che  qualcosa che
detesto! Cesare si limit ad alzare le spalle. Raggiunsero la via
Flaminia, ai margini della citt. Contadini vestiti di cenci riuniti
in un misero campo intorno a dei bracieri si spartivano il pane
e la minestra. Altri, allungati sul terreno, si lamentavano. Molti
poveri erano ammalati, quell'estate, nella Citt Eterna.
I romani conoscevano quelle epidemie. Nella citt sovraffollata
e circondata dalle paludi - dove gli scarichi delle fogne scorrevano
a cielo aperto, dove i pellegrini giungevano da ogni dove
portando con s le malattie - malaria, febbre, dissenteria e tifo
colpivano senza distinzione ricchi e poveri. Non si era in grado
di determinare l'origine di queste epidemie, n di distinguerle tra
loro, e tanto meno di curarle, e si attribuiva loro il nome collettivo
di febbri. D'estate, stagione propizia alla loro propagazione, la
soluzione era una soltanto: andarsene. E tutti quelli che potevano,
partivano per le residenze di montagna.
Il caldo assediava la citt. Nel salone delle Stelle, presso la
Cancelleria vaticana, c'erano tutte le finestre aperte, e di tanto
in tanto un alito d'aria smuoveva le grandi vele bianche delle
tende. Un saltimbanco canticchiava una canzone. Intorno a Rodrigo
Borgia non si vedevano che uomini. Si erano messi a loro
agio, le ampie camicie aperte e fluttuanti. I cardinali Giovanni
de' Medici e Giambattista Orsini erano a tavola con Giovanni
Borgia e Franceschetto Cybo, il bastardo di Innocenzo ottavo.
L'atmosfera era festosa: c'era molto da celebrare. Con un gesto
il giovane Borgia fece tacere il giullare e formul il primo brindisi:
Al nostro ospite d'onore, il nuovissimo cardinale Giovanni
de' Medici!
Tutti risposero levando la coppa. Giovanni arross: era il pi
giovane e non era avvezzo a questo genere di conviti. Rodrigo
osservava con discrezione i suoi invitati. Gli Orsini sembravano
finalmente entrare a far parte del suo campo. Si erano schierati
definitivamente? Comunque voleva crederlo. Alz a sua volta la
coppa e brind a tutti i presenti.
Mentre gli uomini con il vino dimenticavano i loro passati
antagonismi, le donne cenavano in una saletta pi intima. Lucrezia
Borgia, Giulia Farnese, Adriana de Mila e Maddalena de'
Medici, giovinetta di quattordici anni promessa a Franceschetto
Cybo. Erano vestite di abiti leggeri, e le acconciature ne incorniciavano
i volti esaltandone i lineamenti. Esauste dall'afa soffocante,
si muovevano a fatica. Lucrezia, seduta un po' in disparte,
tese d'un tratto l'orecchio. Le parve di udire bisbigliare e che le
parole scambiate dalle altre tre riguardassero lei, riguardassero il
matrimonio che suo zio le aveva promesso e che lei aspettava con
grande ansia. Si irrigid. I timori che l'avevano un tempo assillata
ripresero vita di colpo: era proprio cos, nessuno la voleva! Si
avvicin al gruppo per capire di che cosa chiacchierassero.
Il matrimonio che vostro zio vi aveva annunciato  stato annullato...
Ma tranquillizzatevi, aggiunse subito Adriana, notando
la sua espressione turbata, il cardinale ha trovato un partito
migliore: don Gaspare da Procida, figlio del conte di Almenara e
di Aversa. Bello il doppio, ricco il doppio!
Lo spirito di Lucrezia si confuse. Il fidanzamento erano queste
contrattazioni? Lei non aveva il diritto di scegliersi il fidanzato
pi di quanto ne avesse la giovenca con il toro. Nessuno
aveva chiesto il suo parere, nessuno s'era preso l'incomodo di
sapere cosa ci fosse nei suoi sogni di giovinetta. Senza conoscerlo,
aveva immaginato un uomo, una nuova vita. Ma ecco che lo
sconosciuto non portava pi lo stesso nome, veniva da un altro
Paese. Soltanto lei poteva giudicarne la bellezza, e quanto alla
ricchezza, non era forse lei stessa ben fornita di mezzi? Decisamente,
l'universo degli adulti le era incomprensibile.
Mentre Lucrezia era immersa nelle sue riflessioni, una serva
entr titubante, lasci cadere il vassoio mandando in pezzi piatti
e ciotole, e croll, vomitando sulla tovaglia bianca. Le quattro
donne, sbigottite, si gettarono all'indietro emettendo strilli di
disgusto. Soltanto Adriana aveva capito: l'epidemia riprendeva.
Epidemia di che cosa lo sapeva soltanto Iddio. Malaria? Tifo?
Quell'estate a Roma si rivelava insopportabile e pericolosa.
E pensare che si erano trattenute a causa di Giulia!
Se a Roma c'era al momento un nemico ben risoluto contro
Giovanni e Cesare Borgia, questi era di sicuro Marcantonio Colonna.
I due fratelli lo avevano non soltanto pestato e umiliato in
presenza della sua amante, ma in pi Giovanni era stato sorpreso
a letto con la moglie del fratello. Il fatto che questi in seguito
avesse ucciso la sua donna per punirla, non entrava nel conto. In
gioco era l'onore della famiglia. A sedici anni, bench di nobile
lignaggio, per farsi rispettare Marcantonio non conosceva altro
che la violenza. Attribuendosi un temperamento di capo, non andava
mai in giro senza quattro bravi al seguito. Lo proteggevano
ma a volte lo trattenevano anche...
Mentre Cesare e Alessandro tornavano dal loro incontro con
la strega, si imbatterono, alla svolta di un vicolo, in Marcantonio
e i suoi sgherri. Non c'era modo di evitarli. Cesare aveva gi la
mano alla daga, ma Alessandro lo ferm con un gesto. Marcantonio
non sembrava deciso ad azzuffarsi. Cesare e suo fratello
non l'avevano soltanto picchiato, ma gli avevano anche messo
addosso una bella paura: si era visto morto. Sapendosi pi debole,
preferiva l'agguato allo scontro frontale.
Selvaggio! sbrait avanzando verso Cesare. Questo barbaro
si  introdotto in una santa comunit di monache, ha portato la
violenza tra quelle sacre mura. Non  un futuro prete,  il figlio
di Satana!
Alessandro e Cesare lo aspettavano a pi fermo, con una calma
impressionante. Marcantonio piant l'indice contro il petto
di Cesare.
Avr la mia vendetta!
Con un gesto incurante della mano Cesare scacci il dito del
fanfarone terrorizzato.
Gi le mani, succhiacazzi!
E gli diede uno spintone. L'altro rimase sconcertato, con le
braccia penzoloni. Non li aveva impauriti, era chiaro. Quanto ai
suoi, aspettavano ordini. Alessandro si rivolse a Marcantonio e
gli fece un gesto osceno con il braccio. A questo punto, questi
non ebbe che un solo scopo: uccidere Cesare e, se possibile, anche
Alessandro e Giovanni.
Rodrigo aspettava Cesare, ignorando del tutto questi avvenimenti.
Per lui un ritardo significava sfrontatezza, e questo gli
spiaceva pi di ogni altra cosa. Quando i due amici entrarono
nel salone delle Stelle, Cesare lesse sul viso dello zio un duro
rimprovero. Non si scambiarono neppure una parola perch Giovanni
de' Medici propose un brindisi.
Come molti di voi sapranno, mio padre s' ammalato di sfinimento
per cercare di ristabilire la pace tra Napoli e Milano.
Bevo a mio padre, Lorenzo il Magnifico.
Rodrigo fece un cenno al menestrello. Una canzone scritta
da Lorenzo... annunci.
Ascoltandola, il giovane de' Medici era raggiante: venerava
suo padre.
Francese entr e porse con discrezione un documento a Rodrigo,
che vi gett un'occhiata. Dopo una rapida scorsa, il cardinale
usc dalla sala, seguito a un suo cenno da Cesare e Giovanni,
con Gacet subito dopo. Rodrigo si rec nel suo studiolo e non
attese neppure che gli altri si fossero seduti. Apr il documento
e disse: La guerra civile in Turchia sta per concludersi! Cinque
anni di conflitto. Il sultano Bayezid ha vinto sul fratello Cem!
Ricordando la conversazione con Colonna, Cesare reag immediatamente.
Le forze militari musulmane sono riunifcate. Ci vuol dire
che questi pagani torneranno nuovamente ad attaccare l'Italia.
S, conferm Rodrigo. Ma a quanto dice questo rapporto,
vistosi battuto, Cem si  consegnato ai cavalieri di Rodi. Che
ironia! Un musulmano che si sente pi al sicuro nelle mani dei
cristiani che dei suoi correligionari!
Quali sono le intenzioni dei cavalieri a proposito del pasci?
domand Giovanni.
Rodrigo lesse il documento. ... detenere Cem nella nostra
fortezza in Alvernia fino a quando sar il momento di lanciare
una nuova crociata... Sollev la testa.
Sono dell'idea di servirsi di lui, una volta riconquistata Costantinopoli,
come di un sovrano fantoccio'.
Cem nascosto nel cuore della Francia, comment divertito
Giovanni. Astuto!
Non proprio, mio caro fratello! lo corresse Cesare. Mantenerlo
lontano dalla vista del pubblico ne riduce l'utilit. Piuttosto
dovrebbe risiedere qui, nella Citt Eterna, come costante monito
della minaccia musulmana, come stimolo che ci permetta di stanziare
fondi per la prossima crociata...
Intendi dire come una curiosit, una scimmia in gabbia?
S, intervenne Rodrigo. Solo che la sua gabbia sarebbe il
palazzo pontificio!
A questo pensiero un sorriso ferino comparve sulle sue labbra.
Innocenzo ottavo sarebbe stato entusiasta di questo progetto e,
soprattutto, della somma annuale versata per il principe da suo
fratello il sultano.
* * *
Le bianche facciate di piazza San Pietro sfolgoravano al sole.
Nonostante la sua intensit, il riverbero sulla vasta spianata non
aveva scoraggiato una folla fitta e agitata. Contadini con i cappelli
di paglia, dame, cavalieri, pellegrini, popolani che non avevano
esitato a togliersi la camicia annodandosela sulla testa per
proteggersi dall'ardore dei raggi solari. Tutti erano ansiosi di assistere
allo spettacolo annunciato: l'arrivo di un principe turco.
Cesare, Giovanni e Alessandro si trovavano nella tribuna riservata
alla nobilt, vicina a quella pi spaziosa in cui, al riparo
di un baldacchino, avrebbe preso posto il santo Padre. Alessandro
era piuttosto disorientato.
Perch i cavalieri hanno acconsentito a consegnarci Cem?
Vale moltissimo!
Rodrigo ha promesso di conferire lo zucchetto al loro Gran
Maestro! disse Cesare, come se quello scambio spiegasse tutto.
Da qualche giorno correva voce che la salute del papa non
andasse bene. Quello che apparve sulla tribuna era un vecchio
decrepito, la pelle traslucida, la fronte imperlata di sudore, che
avanzava portato pi che sorretto da Giovanni Burcardo. Quando
fu deposto sulla poltrona rialzata, chiuse gli occhi, sfinito dal caldo,
lo sforzo, la luce intensa e le pesanti vesti pontificali. Udiva
appena le acclamazioni del suo popolo.
Che il Signore vi preservi da ogni male, inizi la sua benedizione,
che risparmi la vostra anima...
Si interruppe, da un lato della piazza la folla si agit aprendosi.
In nome di Dio, che cos' quel coso? borbott.
Cem pasci fece il suo ingresso, scortato da Franceschetto
Cybo, il figlio di Innocenzo ottavo.
Montato su un baio gualdrappato, il turco portava un lungo
mantello di panno dorato che ricadendogli fino alle staffe gli copriva
gli stivali, di cui si scorgeva solo l'estremit argentata, e il
largo pantalone a sbuffo. Un turbante rosso gli cingeva il capo e
un velo di garza gli mascherava il viso. Questa apparizione infiamm
i romani. Ben pochi, forse nessuno, aveva mai visto un
pasci in pompa magna, cos come si presentava il giovane principe.
Non appariva n come un barbaro n come un pagano. Lo si
sarebbe detto un mago, o il personaggio di una fiaba. Passato lo
stupore iniziale, il popolo gli dedic un'ovazione.
Il principe fendeva la folla al passo, avvicinandosi alla tribuna
pontificia. Poi, messi d'un balzo i piedi a terra, si present
davanti al sommo pontefice. Era evidente che ignorasse del tutto
la condotta da tenere. Fece ci che riteneva pi appropriato: si
inchin impercettibilmente, scopr il volto, sorrise a tutti denti
e baci la spalla del papa. Tra tutti i presenti pass un fremito
sgomento. Ignaro del sacrilegio commesso, il giovane pasci si
rivolse al pontefice che era rimasto impietrito.
Sommo pontefice, vi ho portato un dono.
Con un cenno del capo lanci un comando a un servitore, che
offr la sacra lancia. Innocenzo ottavo la prese con mani tremanti.
Popolo di Roma, annunci, ti consegno la lancia di Longino,
la stessa lancia che trapass il cuore del Nostro Salvatore
Ges Cristo. I musulmani se n'erano impadroniti quando presero
Costantinopoli, ed eccola ora strappata alle grinfie degli infedeli!
Innocenzo brand la reliquia, presentandola alla folla che l'acclam.
La sacra lancia! url il banditore.
L'ovazione dilag per tutta la piazza fino ai suoi confini.
Cem pasci, Roma vi apre il suo cuore con compassione.
Le acclamazioni raddoppiarono. Il santo Padre si illumin di
felicit.
La sacra lancia! Il mio nome  scritto nella storia, grazie a
voi, Rodrigo, disse rivolto al cardinale Borgia.
Con gli occhi pieni di lacrime, contempl l'oggetto sacro. Rodrigo
lanci una smorfia di scherno a Della Rovere. Il senso era
chiaro: Eccoti servito, ancora una volta!
* * *
La sera stessa Cem si insedi nel palazzo pontificio. Gli avevano
riservato un vasto appartamento e i suoi bagagli contenevano
tutto il necessario per attrezzare un sontuoso alloggio alla
turca: cuscini di damasco e broccato, tendaggi di seta, scrigni
scolpiti e dipinti, tavolini di legno intarsiati d'argento, grandi
piatti d'argento, miniature, specchi.
Cesare e Giovanni, colpiti da tanto sfarzo, avanzavano lentamente
fermandosi sulla soglia del salotto. Cem li accolse con
un sorriso nel quale Cesare lesse immediatamente un misto di
seduzione, crudelt e fatalismo.
Non mordo. Potete entrare, li invit il giovane principe.
Si accomodarono sui cuscini mentre una guardia chiudeva
l'uscio dietro di loro.
Vi ho invitato a passare, continu il loro ospite, perch
essendo voi i nipoti del mio benefattore, Rodrigo Borgia, siete,
spero, i pi adatti a guidare i passi dello straniero che io sono
nella vostra citt. Sarebbe possibile che diventassimo amici?
C'era, nella sua voce suadente un modo quasi femmineo di
richiedere la loro amicizia. In pratica, si poneva sotto la loro protezione,
e il gesto non lasciava insensibile Giovanni. Cesare, da
parte sua, era interessato a tutt'altro.
Vostra grazia, un punto di strategia militare mi incuriosisce:
fin dall'inizio le vostre forze erano numericamente inferiori.
Come mai avete scatenato la guerra civile?
Una questione di principio, rispose Cem. Alla morte di
mio padre, Bayezid si  rifiutato di cedermi il trono.
Ma Bayezid era il figlio maggiore, e quindi era nel suo pieno
diritto, obiett Giovanni.
Il maggiore, ma non l'erede presunto. Mio padre, al momento
della nascita di mio fratello, non era ancora il sultano. Io sono
nato l'ottavo anno del suo regno, di conseguenza l'erede di sangue
reale sono io.
L'argomento suscit in Giovanni un furtivo sorriso di scetticismo.
Ma ne trasse una certa soddisfazione: anche lui, fratello
cadetto, possedeva un titolo pi elevato di quello del maggiore.
Decisamente Cem e lui avevano dei punti in comune...
Pi tardi Rodrigo leggeva il breviario nel giardino della Cancelleria
quando Cesare e Giovanni vennero a fargli il resoconto
della visita a Cem. Il cadetto era entusiasta. Cesare si teneva pi
sulle sue.
Niente di meglio, per stimolare la frustrazione di Della Rovere,
che la vostra amicizia con Cem! gongol il prelato.
Un'altra cosa, zio! Franceschetto Cybo mi ha riferito che
suo padre l'ha nominato conte di Anguillara.
Ah! esclam Rodrigo irritato. Il papa, non posso lasciarlo
solo nemmeno per un'ora. Va sempre dietro all'ultimo che ha
parlato.
Nel frattempo erano stati raggiunti da Gacet, latore di una
brutta notizia.
Eminenza, un corriere da Firenze. Lorenzo de' Medici non
ha retto alla febbre.
I tre si segnarono, mentre Gacet tendeva la missiva. Il primo
morto, pens Cesare, con il cuore che gli batteva forte. Come
sempre, in questi casi, ai lamenti preferiva l'azione.
Che cosa sapete della situazione a Firenze, Francese? Le
strade sono tranquille?
Per il momento cos dicono le informazioni...
Corro da Giovanni a riferirgli del padre, annunci Cesare.
Non occorre, ribatt Gacet. E qui, nella biblioteca.
Seduto in una poltrona, Giovanni de' Medici cercava di contenere
il suo dolore. Ancora adolescente, proiettato nella vita adulta,
capiva a malapena il corso degli affari che si trattavano sotto
i suoi occhi. L'immagine di suo padre era quella di un gigante,
dotato di mille qualit, riverito dai suoi pari, stimato dai nemici.
Giovanni si rivolgeva sempre a lui come al suo ispiratore. Viveva
nella sua ombra. Repentinamente orfano, si sentiva perduto.
Rodrigo entr, seguito dai nipoti e da Gacet. Si diresse subito
verso il giovane de' Medici e lo abbracci.
Sapevo a che punto si trovava pap, sarei dovuto rimanergli
accanto... mormor il giovane.
Lui vi voleva a Roma, al servizio di Dio, come lui stesso
ha fatto per tutta la vita. Celebrer messa per il riposo della sua
anima. Pregher anche perch la pace tra gli stati d'Italia sopravviva
alla scomparsa di Lorenzo. Che Dio vi benedica tutti, voi e
i vostri fratelli.
Giovanni chin la testa grato. Non poteva aggiungere una sola
parola. Il cardinale lo lasci ai suoi amici. Con un gesto di tenerezza
Cesare gli prese il viso tra le mani.
Piangete pure, amico mio, un cuore spezzato non ha da vergognarsi.
Giovanni de' Medici tent ugualmente di trattenere le lacrime,
ma poi scoppi in singhiozzi.
Quando era in punto di morte quel monaco, Savonarola, ha
rifiutato l'assoluzione a mio padre! Il pensiero di pap all'inferno
fino alla fine dei tempi, il tormento...
Si interruppe, affranto, lasciando che Cesare lo stringesse a s.
Un monaco non pu condannare un uomo, Giovanni. Solo
Dio pu farlo. Solo Dio  giusto. Spalancher le braccia a Lorenzo
e gli dir: "Tu hai fatto di Firenze il paradiso in terra. Vieni,
figlio mio diletto, vieni a riposare!"
Giovanni de' Medici prov una profonda gratitudine per Cesare,
cos fraterno e saggio, che cercava ogni mezzo per consolarlo.
Questa sera dimenticheremo i nostri obblighi religiosi ! Celebreremo
il suo genio dell'arte di vivere, esattamente come tuo
padre stesso avrebbe desiderato.
Cesare cinse con le braccia le spalle di Alessandro e di Giovanni,
il quale si domand che cosa avesse in mente, e li condusse
via.
* * *
La locanda del Leone era molto frequentata perch offriva un
notevole vantaggio in quella stagione canicolare: la sua grande
sala si apriva su una corte interna molto vasta, riparata da un pergolato
di glicine. Nonostante le sue dimensioni, riusciva a stento
a contenere la folla di pellegrini e romani avidi di frescura. I due
fratelli Borgia e i loro amici avevano preso posto a un tavolo
all'aperto, in un angolo tranquillo. Avevano cominciato a bere, e
con l'aiuto del caldo l'ebrezza aveva acceso i loro spiriti. Tutto
sommato quello, secondo il parere di Cesare, era il modo per
Giovanni per incassare lo choc subito. Alessandro da parte sua
non aveva bisogno di pretesti per alzare il gomito.
D'un tratto la porta della taverna si spalanc con un fragore.
Marcantonio e quattro suoi scagnozzi attraversarono la sala con
un gran baccano, puntando verso il tavolo dei Borgia. Gli sgherri
avevano estratto le loro daghe. Al passaggio, uno di loro diede
uno spintone a Giovanni de' Medici. Alessandro gett il suo vino
in faccia a quello che seguiva e lo urt con il bicchiere. Suo fratello
Giovanni attacc il terzo con un colpo nei testicoli. Il quarto
era una montagna di muscoli, sormontata da un collo taurino e
una testa minuscola. Rovesci la tavola addosso a Cesare, che la
schiv estraendo la sua daga. Come una belva in piena caccia,
raggiunse con un calcio l'aggressore pi vicino, stendendolo a
terra. Gli piant la lama nel petto. Poi si scagli su un altro che
stava attaccando il giovane de' Medici. Con un solo gesto gli tagli
la gola. Il sangue sgorg schizzando Alessandro, in difficolt
con il terzo. Cesare sfrutt l'attimo di sorpresa per pugnalare
l'uomo, che si accasci con il ventre squarciato. Marcantonio si
vide perduto e tent la fuga. Cesare lo agguant e lo trascin fino
alla tavola rovesciata. Gli tenne la mano di piatto su uno dei grossi
piedi del tavolo e, con un gesto secco, gli mozz l'indice. L'altro
lanci un urlo di terrore e di dolore. A questa scena, Giovanni
de' Medici vomit il vino che aveva bevuto. Cesare raccolse il
dito troncato e lo punt sul petto di Marcantonio, crollato a terra
e semisvenuto.
Cos imparerai a puntarmi contro l'indice!
Lasci cadere il dito sul suo proprietario e si diresse verso
l'uscita.
I fratelli Borgia, Cesare e Giovanni, accompagnati da Alessandro
Farnese e da Giovanni de' Medici, si ritrovarono nella biblioteca
dei Borgia. Erano tutti ancora eccitati, coperti del sangue
dei loro assalitori. Giovanni e Alessandro si lasciarono cadere su
due poltrone, Cesare passeggiava avanti e indietro, l'adrenalina
ancora al massimo.
Le urla di Marcantonio! Le avete sentite? Dio mio, mi sembrava
di sentire un'oca che starnazzava! esclam.
Non pensava pi davvero alla zuffa, n alla morte di quegli
uomini. Giovanni de' Medici, in compenso, era rimasto atterrito
dalla violenza, soprattutto da quella di Cesare. Ignorava questo
aspetto oscuro dell'amico. Ne era profondamente turbato...
Chiaramente, questo cambiava la sua opinione su Cesare, anche
se non disse nulla. Tanto pi che fece la sua comparsa Rodrigo.
Come lasciava presagire il suo viso contratto, se la prese con Cesare.
Ti sei di nuovo comportato come un furfante!
I Colonna ci hanno attaccato! protest il nipote.
Rodrigo non intendeva sentir ragioni. Alessandro vol in soccorso
dell'amico.
Eminenza, Cesare mi ha salvato la vita!
E anche a me, aggiunse Giovanni de' Medici.
E poich Giovanni Borgia non si pronunciava, Rodrigo si volt
verso di lui e avvert: Molto presto avremo da affrontare ben
altre faccende che una rissa da taverna. Il papa  in preda alla
febbre,  sulla soglia della morte. Siate pronti e sempre armati.
Anche a messa!


5.

In un viale del parco, Cesare avanzava, a torso nudo, un arco in
mano, in compagnia di Alessandro, dalla cui scarsella spuntava
una fiasca di vino.
Si fermarono a una certa distanza da un bersaglio e tesero gli
archi. Alessandro aveva troppo caldo per impegnarsi nel tiro, e
cos si appoggi indolente al piedistallo di una statua, deponendo
l'arma.
Cesare, voglio essere sincero con te. Mi sembra che Roma ti
faccia uno strano effetto!
Mentre rispondeva, Cesare incocc la freccia e prese la mira.
Non si tratta di Roma. Dovunque mi trovi, due elementi opposti
lottano dentro di me: la bestia e il santo. Il pi delle volte a
trionfare  la bestia!
Fece partire la freccia e manc di molto il bersaglio. Alessandro
bevve un sorso e si sedette a terra, stendendo le lunghe
gambe. Era a corto di argomenti.
Una bestia non ha l'anima, tu s!
La mia anima  vuota.
Cesare scocc un'altra freccia e di nuovo fall.
Alessandro, ho una confessione da farti.
A me? L'amico si incup. No, no! Dimentichi? Non sono
prete pi di te. Non ancora!
Lo so, ribatt Cesare. Non sei un prete, sei un ubriacone,
e quindi saprai tenere per te la mia confidenza.
Intendi dire che molto probabilmente me la dimenticher.
Parla pure senza timore!
Cesare depose l'arco e si accoccol davanti ad Alessandro.
Aveva bisogno di liberarsi.
L'invidia mi consuma come un fuoco. Mio fratello, il nostro
amico de' Medici, le loro vite sono in moto. La mia marcisce
come l'immondizia sul monte Testaccio.
Tu sei vescovo di Valenza, protest Alessandro.
Non mi basta. Mi rodo dall'invidia per quello che ha Giovanni!
Il suo ducato... o l'affetto di Rodrigo?
Tutt'e due. E poi...
Il suo sguardo si perse in lontananza. Qualcos'altro...
Non avrebbe saputo esprimere con precisione che cosa desiderava
con tanta forza. E quella era la sua sofferenza. Alessandro
tent di farlo ragionare, ma invano, lo sapeva.
Come diceva il nostro maestro Filippo Decio? Diversa dal
desiderio, molto simile all'ingordigia, l'invidia diventa un peccato
quando ti spinge ad agire sotto il suo impulso.
Cesare si alz di scatto. Decisamente nessuno capiva, nessuno
voleva capire.
Come potrei non essere invidioso? Giovanni conquister la
grandezza nella sua vita!
Anche tu, ma per un'altra via. Se la tua anima  vuota, dalle
pienezza. Fai atto di contrizione presso coloro contro cui hai
peccato.
Cesare non distolse gli occhi da Alessandro mentre tendeva
l'arco e scoccava la freccia. Questa si infisse al centro del bersaglio.
A palazzo Colonna, Marcantonio rimestava dentro di s
l'astio e l'odio che lo invadevano. In quella stupida zuffa aveva
perso quattro uomini e un dito. Si sentiva sempre pi umiliato,
ma non battuto. Alla fine avrebbe avuto la testa dei Borgia.
Sobbalz quindi, udendo alla porta d'ingresso la voce di Cesare.
Quell'individuo aveva la faccia tosta di presentarsi l dopo la battaglia
del giorno prima! Cesare era accompagnato da Alessandro.
Desiderava parlare con Marcantonio. Come se non fosse successo
niente! pens. Che sfacciataggine! Apr piano una finestra e
lanci una freccia che atterr ai piedi del suo nemico.
Stronzo di un coglione! url, furioso per l'occasione sciupata.
Esci immediatamente dal territorio dei Colonna o la prossima
te la becchi nella testa!
Cesare non solo non protest, ma alz il capo rivolgendosi a
lui. Marcantonio, ti ho fatto un torto!
Questi scocc un'altra freccia, ma anche questa manc il bersaglio.
Cesare guard Alessandro emettendo un comico sospiro.
Poi torn a volgersi all'altro, piantato sul suo balcone.
Perdona i miei riprovevoli peccati!
Chi pu perdonare se non Dio e soltanto lui? Forse mi sbaglio,
curato? Adesso, fuori dai piedi o ci rimetti la pelle!
Sono pronto a perire, se la mia morte metter fine ai rancori
tra i Colonna e i Borgia!
Marcantonio sistem la freccia e si prepar a tirare, mentre
Cesare rimaneva immobile, impassibile.
Approfitta della tua libert, catalano! sbrait Marcantonio.
Perch nel momento stesso in cui Innocenzo sar nella fossa,
tutta la tua famiglia sar messa dietro le sbarre tra le mura della
segreta pi profonda e pi nera di Castel Sant'Angelo!
E con queste parole spar all'interno del palazzo. Cesare si
volt verso Alessandro, esibendo un'espressione falsamente contrita.
Questo per la salvezza della mia anima!
E si allontan, lasciando Alessandro l a sospirare.
* * *
Lucrezia aveva talmente atteso quel giorno che si chiese se
non stesse sognando. L'avevano lavata, vestita, pettinata, agghindata.
Per tutta la mattina aveva ricevuto ogni attenzione, come un
idolo che viene preparato per l'adorazione dei fedeli. Per questo
tanto pi forte era stata la sua delusione. Il destino le aveva assegnato
un fidanzato che non corrispondeva in nulla alle descrizioni
fatte.
Certo, don Gaspare da Procida era giovane - quindici anni -
e piuttosto carino. Il padre, il conte Juan Francesco da Procida
- trentadue anni - l'accompagnava, e nello spazio di un attimo
Lucrezia si era chiesta se non preferisse il padre.
Nella sala di palazzo Borgia, i due Procida e tutta la casa Borgia
si erano ritrovati per i saluti di prammatica. Il fidanzato aveva
cominciato con delle riverenze manierate, di un formalismo che
rasentava il ridicolo. Poi aveva attaccato con la presentazione dei
suoi doni, ascoltandosi parlare, come se fosse invaghito della
propria voce e dei propri discorsi. In quei momenti Lucrezia sent
forte la mancanza di Vannozza. Non sarebbe stato certo il cardinale
a darle qualche conforto, lui che aveva organizzato questo
fidanzamento. Non riusciva proprio a vedersi, che andava a lagnarsi
con lui. Continu a rimuginare questi cupi pensieri mentre
il suo fidanzato allineava i sontuosi regali, descrivendoli uno per
uno per il proprio piacere.
Signora, diceva con una voce che voleva essere elegante e
bene impostata, vi ho recato qualche segno del mio profondo
affetto.
Tre domestici si schierarono davanti a Lucrezia, portando ciascuno
un astuccio. Il primo apr il suo, che rivel un bracciale
d'oro.
L'oro delle montagne...
Il secondo scrigno conteneva una collana di perle.
... le perle del mare...
L'ultimo, un flacone di profumo.
... il profumo, come aria. Eppure, vedo che questi elementi
della natura impallidiscono di fronte alla vostra bellezza.
Sprofond di nuovo in un inchino esagerato. Lucrezia si morse
le labbra, tra l'impulso di ridere come una matta e lo sconforto.
Vi fu un applauso e il giovane Gaspare, raggiante al centro
dell'attenzione, ruotava su se stesso sventolando leggermente la
mano come un artista sul palcoscenico. Poi all'improvviso scocc
a Lucrezia un'occhiata che non aveva nulla di formale ma che
ebbe l'effetto di screditare definitivamente il personaggio agli
occhi della fanciulla.
La sera, nel salone delle Stelle, fu dato un ricevimento per
celebrare il fidanzamento, al quale partecipavano esclusivamente
invitati maschi. Tra loro, oltre ai Borgia e al fidanzato con il padre,
figuravano esponenti dell'lite romana, Franceschetto Cybo
e Cristoforo Castanea, un lontano cugino di oscura famiglia. Si
mangi e bevve in abbondanza, il cardinale Borgia regal qualche
aneddoto ai suoi ospiti per metterli a loro agio e a un certo
momento Giovanni prese da parte Cesare.
Vieni, fratello, dobbiamo parlare.
Cesare lo segu, incuriosito, ma distante.
Adesso vuoi parlare? Quando nostro zio mi ha ripreso perch
mi ero battuto con Marcantonio, non hai aperto bocca.
Siediti.  importante.
Allora sbrigati.
Cristoforo Castanea, conte di Castelleone, bisbigli Giovanni
all'orecchio del fratello con un tono da cospiratore e accennando
a Castanea, ieri sera ha avuto un incontro segreto con
Mustaf pasci.
Un nobilastro squattrinato che beve un bicchiere con l'ambasciatore
di Turchia, e allora?
Il sultano Bayezid ha offerto tremila ducati a chiunque sopprima
il fratello. Castanea possiede un titolo, ma nessun bene materiale.
Credo che stia complottando per assassinare Cem. Vuoi
aiutarmi a scoprire la verit e a sventare questa cospirazione?
Da quand' che hai a cuore la politica turca, o la verit?
Cesare io conosco il tuo valore, anche se nostro zio lo ignora.
Quando sei ragionevole hai lo spirito di un brillante stratega.
Insieme, potremo trionfare. Rodrigo ci dar la sua benedizione.
A entrambi.
Hmmm... Hai ragione. Per Roma e per noi Borgia, Cem ha
pi valore vivo che morto.
Dall'altra parte della sala Castanea si alz. Era un po' malfermo
sulle gambe. Giovanni insist, seguendo con lo sguardo
quell'uomo brillo.
Presto, il tuo piano.
Semplice, disse Cesare. Stringeremo amicizia con Castanea
e ci assicureremo la sua fiducia. Parler.
E i due fratelli si diressero insieme, sorridendo, verso l'aristocratico
senza un quattrino ma pieno di alcol.
Mentre Adriana l'aiutava a svestirsi e a togliersi i gioielli, in
compagnia di Giulia, Lucrezia era imbronciata. Giulia agitava il
ventaglio con quell'aria che l'adolescente aveva imparato a riconoscere
come il preannuncio di una critica.
A che dobbiamo questa espressione corrucciata di cui ci stai
facendo omaggio? domand in un tono carico di ironia.
Lucrezia rimase in silenzio. Esitava a esprimere le reticenze e
la delusione che provava.
Allora? insist Giulia. I fiori non erano di tuo gradimento?
O forse il vino?
Don Gaspare... ammise Lucrezia. Quelle pose, quell'arroganza!
Non si  interessato a me se non nella misura in cui gli
facevo da specchio in cui rimirarsi!
I ragazzi maturano pi lentamente delle ragazze, osserv
Adriana.
Ma io adesso sono una donna! E voglio un uomo, un uomo
vero, non questo marmocchio pieno di s!
Non voglio sposare don Gaspare! concluse, raccogliendo
tutte le energie.
Giulia sospir. Quella ragazza decisamente non capiva nulla.
Possedeva un corpo di donna e lo spirito di una ragazzina capricciosa,
una bambina viziata.
Stupida! Tu devi... La Bella assunse un tono perentorio.
Di questo non si discute. Tuo zio ha firmato il contratto.
Allora Lucrezia si abbandon alla rabbia dei Borgia e si mise
a strepitare pestando i piedi.
Nessuno mi costringer a un matrimonio con quel pavone
vanitoso innamorato di s. Io sono una Borgia, merito di pi!
Tu meriti n pi n meno quello che il cardinale ritiene di
farti avere.
Con queste parole Giulia, esasperata, usc sbattendo la porta.
Tra i Borgia, il sistema pi semplice per creare una complicit
tra uomini consisteva nello scoparsi insieme qualche prostituta
ben selezionata. Ovviamente bisognava trovare un posto ritenuto
sicuro: le donne venivano remunerate a dovere, le armi erano dissimulate
e a portata di mano, e alle porte vegliavano le guardie.
La prudenza non era mai troppa.
Ed ecco come, la sera stessa del loro incontro, i Borgia e Castanea,
insediati in una camera della locanda del Leone, erano
indaffarati con tre seducenti prostitute. Il vino scorreva a profusione.
Castanea non si sottraeva al suo piacere dandosi da fare
con una delle tre; Giovanni se ne lavorava una seconda; Cesare
beveva, mentre la terza gli prodigava esperte carezze. I due fratelli
simulavano una ubriachezza che solo Castanea provava realmente.
E, per quanto fossero impegnati, la conversazione procedeva,
abilmente pilotata dall'uno o dall'altro.
Appena papa Innocenzo avr reso l'anima a Dio, spiegava
Giovanni, c' da temere che il prossimo pontefice non abbia che
un'idea in testa: parlare nei sermoni di una prossima crociata e
usare Cem come una bandiera contro Bayezid.
Castanea mand un gemito di piacere mentre una delle meretrici
era all'opera in ginocchio davanti a lui. Fin di godere con
un lungo raglio, poi rimase ad assaporare la sensazione a occhi
chiusi.
Noi Borgia, disse Cesare, abbiamo interesse a che Cem
non guadagni il minimo potere.  per questo che lo teniamo rinchiuso,
sotto chiave.
Non fatevi crucci! bofonchi Castanea, ebbro di vino e di
piacere.
Con un gesto, Cesare conged le donne. Il suo ospite gli rivolse
uno sguardo di rammarico.
Il sultano mi ha assoldato... ehm... per eliminare il fratello,
spieg con un ghigno di soddisfazione.
Cesare gli porse un bicchiere. Dal suo volto era sparita ogni
traccia di ubriachezza.
Eccellente! Come pensate di procedere?
Castanea bevve un lungo sorso. Non era pi pienamente padrone
delle parole.
Debbo avvelenare i pozzi che alimentano il palazzo pontificio.
Avvelenare i pozzi? Buona idea. Ma cos avvelenerete anche
il papa, e tutti i religiosi e i chierici che vivono l.
Castanea liquid l'argomento con un gesto vago.
In ogni caso il papa  praticamente gi morto. Quanto agli
altri, che liberazione!
Che liberazione davvero, approv Giovanni che, rivolgendosi
a Cesare, aggiunse: Si sta facendo tardi.
Si alzarono, ma Giovanni respinse Castanea con una manata.
No, voi restate!
Giovanni apr la porta, dietro la quale stava Rodolfo, uno dei
loro uomini.
Sappiamo che finanziariamente non navigate in buone acque.
Ora, un gentiluomo non dovrebbe mai trovarsi senza un
valletto. Rodolfo qui presente vi servir fino alla fine dei vostri
giorni.
Detto questo, Giovanni si inchin davanti a Castanea e i due
fratelli presero congedo.
* * *
In quello stesso momento, preceduto da due valletti armati di
torce, Rodrigo si dirigeva verso il palazzo pontifcio nella notte
d'estate, in compagnia di Gacet. Il cardinale Borgia stava considerando
che stava passando la vita a risolvere problemi a volte
gravi a volte futili, ma comunque seri. Qualche minuto prima
Giulia era entrata nella sua camera, il viso accigliato. La maschera
dell'inferno, si diceva lui quando la vedeva cos. Dall'arrivo
di Lucrezia a palazzo, ogni volta che Giulia mostrava quella
maschera voleva dire che aveva litigato con la ragazza. La sua
amante era venuta ancora una volta a lamentarsi: Lucrezia non
trovava Gaspare di suo gusto. Non  abbastanza bello, precis,
servendosi di questa bugia sapendo che avrebbe fatto arrabbiare
il cardinale.
E questi cadde subito nella trappola: del fatto che Lucrezia
potesse non piegarsi a un accordo approvato dal re di Spagna in
persona non se ne parlava neppure! Bisognava che accettasse.
Giulia godeva quando il suo amante la supplicava di aiutarlo, le
dava un grande potere su di lui.
Non ho il tempo di regolare questo genere di faccende domestiche.
Amore mio, risolvete voi questo problema, usate tutta
la vostra abilit. Dio sa quanto siete astuta...
Poi aveva stretto a s la giovane donna, l'aveva baciata sulla
bocca. Nel momento in cui stavano per passare a una fase ancora
pi intima, Gacet aveva interrotto l'abbraccio: il papa era moribondo.
Bisognava recarsi d'urgenza al suo capezzale.
Nonostante la canicola, un fuoco bruciava nel camino, tutte
le finestre erano chiuse, le tende accostate: il caldo nella stanza
del papa era soffocante. Rodrigo ritrov Della Rovere, Orsini e
Giovanni Colonna intorno al letto del vecchio pontefice. Questi,
sostenuto dai guanciali, si lamentava. Il respiro era sibilante. Il
medico, Silvestro Gentile, li allontan dal letto.
La febbre sale, i dolori all'addome ormai sono continui,
bisbigli, e una piaga alla gamba destra trasuda sempre di pi.
Aumento la temperatura della stanza per farlo sudare ed eliminare
la febbre. Ma non c' speranza.
Ne siete assolutamente sicuro?
Il medico scosse la testa annuendo con aria grave. I cardinali
si scambiarono un'occhiata, quindi rifluirono verso la porta.
La grande baraonda era iniziata. La morte del sommo pontefice
avrebbe aperto un periodo di interregno molto vicino al caos.
Una strana tradizione voleva che il popolo di Roma orfano del
suo papa se ne dichiarasse anche erede. La popolazione si abbandonava
a vandalismi e saccheggi in tutti i palazzi episcopali. Il
popolo voleva entrare in possesso della sua parte di eredit e se
la prendeva l dove la trovava: presso i prelati del sacro collegio
quanto in Vaticano. D'altra parte i cardinali sapevano che per
loro aveva inizio un periodo di lotte senza esclusione di colpi.
Di conseguenza si preparavano da una parte a difendere i loro
palazzi e dall'altra ad affrontare interminabili intrighi nei quali
un ruolo determinante lo giocavano le alleanze tra le famiglie.
Nelle complesse manovre che presero l'avvio quella notte, il
vicecancelliere avrebbe investito tutte le sue forze e la sua intelligenza.
Solo con Gacet nella sala del Trono, mostrava una
assoluta serenit discutendo dell'organizzazione.
Orsini deve raddoppiare le guardie pontificie a Castel
Sant'Angelo, cominci a dire Gacet.
No, lo interruppe Rodrigo. Meglio disporre uomini nostri
sul posto. Dobbiamo stanziarne anche in tutto il Vaticano. Andate
a dire a Giovanni di armare la Cancelleria.
E se Della Rovere viene a saperlo? osserv Gacet.
Ma Rodrigo non gli diede ascolto. Aveva gi esperienza di
situazioni del genere.
Ho visto morire quattro papi, e quattro volte ho assistito al
caos che ne  seguito. Otto anni fa, quando Sisto IV si trovava
sulla soglia del trapasso, il suo caro nipote Giuliano Della Rovere
fugg dal palazzo pontificio terrorizzato dalla folla del popolo che
si avvicinava. Aveva lasciato suo zio in agonia vestito solo della
biancheria sporca. Di qui a poco Della Rovere non avr pi alcuna
importanza. Rodrigo riflett qualche momento, poi aggiunse:
Fate trasferire Cem nella camera segreta sopra la Sistina.
Alla Cancelleria vennero eseguiti gli ordini di Rodrigo. Cesare,
Alessandro e Giovanni raccolsero gli uomini, armati tutti di
spade, lance, archibugi e moschetti. Cesare lanciava gli ordini,
piazzava soldati in tutti i punti strategici.
Dov' Lucrezia? interpell Adriana quando la scorse.
Non saprei...
Trovatela, nascondetela nella cappella, ordin Cesare,
persino la canaglia ha paura di violare un luogo di culto.
In tutto questo tempo, ignari di ci che avveniva a pochi passi
da loro, Giulia e Gaspare erano impegnati in un colloquio delicato:
come far comprendere a un adolescente che fatuit non
equivale a seduzione? Che i doni pi sontuosi non suppliscono
a un tocco di romanticismo? Gaspare puntava i piedi con degli
argomenti che gli sembravano solidissimi.
Dice che mi credo qualcuno molto importante? Ma  ovvio,
lo sono! Sono un Procida! Mio padre  un aristocratico, un eroe
di guerra! Un giorno governer Almenara e Aversa, io, Gaspare!
Certo, s'intende, concedeva Giulia, ma vi farebbe piacere
dividere il vostro letto con una donna a cui fate orrore?
Come mia madre e mio padre...
Eppure basterebbe un gesto per scaldare il cuore di Lucrezia.
Decisamente Gaspare non capiva. Giulia squadr il ragazzo.
Gli occorreva una bella lezione. Era fortunato: lei nell'arte della
seduzione era un'eccellente maestra. Si alz, and a chiudere a
chiave la porta, poi torn verso Gaspare con un sorriso delizioso
e gli sussurr qualche parola all'orecchio. Lui arross, poi la
guard stupefatto...
Siete mai stato... con una donna? sussurr La Bella.
Un po' pi tardi, mentre Adriana avviluppava Lucrezia in un
mantello per condurla alla cappella, Gaspare in persona apparve
sulla terrazza davanti alla finestra, completamente trasformato.
Una rosa in mano, ora aveva un'aria modesta, ed era affascinante.
Perdonate la mia intrusione. La citt  in subbuglio e io non
faccio che pensare a voi.
Fece segno a Lucrezia di avvicinarsi, mentre Adriana cercava
di trattenerla. Riusc a divincolarsi: la presenza di Gaspare,
quell'atteggiamento cos insolito, la incuriosiva. Adriana protest.
Per cortesia, gentile dama, solo un breve istante, supplic
lui. Solo il tempo di un battito di cuore.
Queste parole e la rosa attirarono irresistibilmente Lucrezia.
Le prese la mano e, guardandola nel profondo degli occhi, gliela
baci.
In attesa di quel giorno meraviglioso in cui potr baciare le
vostre labbra... mormor.
Le offr il fiore e si ritir. Lucrezia aspir il profumo della
rosa, con aria sognante, e lo segu con lo sguardo.
Rodrigo risal nella camera del papa per ascoltare la lettura,
fatta da Burcardo, del suo testamento. Innocenzo ottavo li guardava
con grandi occhi offuscati che si aprivano sul vuoto. Il medico,
Gentile, mescolava delle sostanze in un mortaio posto su un
tavolino, e i cardinali circondavano il letto, protesi al di sopra
dell'ammalato.
Lasciamo, leggeva Burcardo, i centoquarantottomila ducati
del tesoro pontificio al nostro amatissimo figlio.
Franceschetto, inginocchiato in fondo al letto, singhiozzava.
Rodrigo, udendo l'ammontare del lascito, non pot reprimere
una smorfia. Il papa spogliava la Chiesa a vantaggio del figlio!
Rimettiamo le chiavi di Castel Sant'Angelo nelle mani del
cardinale Della Rovere...
Di bene in meglio, borbott Rodrigo, indignato. Lo sa
bene, la vecchia volpe, che chi controller il tesoro sar papa!
I suoi colleghi, cupi in volto, tacevano. Solo Della Rovere si
permise un risolino soddisfatto. Impenetrabile alle reazioni degli
uni e degli altri, Burcardo continu la sua lettura.
Fratelli carissimi, supplico tutti voi di eleggere mio successore
un uomo migliore di quello che sono stato io. Firmato Innocenzo,
ottavo del suo nome, add tredici giugno millequattrocentonovantadue.
Innocenzo chiuse gli occhi e Gentile si precipit ad auscultargli
il cuore mentre i cardinali, rigidi, attendevano la fine. Ma il
medico sollev il capo.
Respira. Lasciamo riposare sua santit.
Si ritrovarono nell'anticamera, riuniti intorno al vicecancelliere.
Rodrigo emise un sospiro sprezzante e, voltandosi verso gli
altri prelati, lasci libero corso al suo malumore.
Se obbediamo alle consegne di Innocenzo, vuoteremo il tesoro
pontificio. Ci chiede di eleggere un successore migliore di
lui, ma non lascia nemmeno un soldo!
Alle spalle di Rodrigo, risuon la voce sferzante di Della Rovere.
Borgia si vede gi con la tiara!
Non ci sar denaro per nessuno, dopo Innocenzo, venduto
che non sei altro!
I due si fronteggiarono, le mascelle serrate, un'espressione di
odio sul volto. I cardinali li osservavano, impietriti.
Silenzio, catalano! intim Della Rovere.
Rodrigo lo ignor e si rivolse agli altri. Volete che Castel
Sant'Angelo sia amministrato da questo sodomita genovese?
Queste parole scatenarono la violenza. Con un pugno, Della
Rovere scaravent Borgia nella camera del papa, dove si ritrov
lungo disteso a terra. Con un balzo si rimise in piedi, pronto a
reagire. Raggiunse Della Rovere in pieno viso, spaccandogli il
naso. Questi gli si gett addosso. I due rotolarono a terra, avvinghiati
l'uno all'altro, decisi a risolvere la questione sotto gli occhi
dei cardinali che tentavano gridando di riportarli alla ragione.
Ma come osate? url il figlio del papa, precipitandosi in
mezzo ai prelati e fermandoli. Una simile condotta in presenza
di sua santit! Fuori di qui!
I due uomini si rialzarono senza scambiarsi uno sguardo.
Franceschetto aveva preso il testamento e lo brandiva.
Ognuno di voi ha tratto beneficio dal regno di mio padre. Se
l'ultima volont di un moribondo  sacra, quella di un papa lo 
doppiamente. Vi scongiuro di accettarla!
Un mormorio di approvazione si lev da tutti i cardinali, tranne
Rodrigo che usc senza una parola. Gacet lo raggiunse nell'anticamera.
Se Della Rovere prende possesso di Castel Sant'Angelo, noi
Borgia, siamo finiti, comment Rodrigo. Bisogna mantenere
in vita Innocenzo fino a quando questo testamento sia distrutto, e
mettere subito il tesoro al sicuro.
In che modo?
Trasferendolo in un luogo segreto.
Nell'ora che segu, sotto la sorveglianza del cardinale e di Gacet,
alcuni uomini fidati caricarono forzieri pieni di oro e di argento
sui carri e li portarono verso una destinazione sconosciuta.


6.

Quella notte d'estate, calda e pestilenziale, avrebbe segnato un
punto di svolta nella vita di ognuno dei Borgia. Nel bene e nel
male, nessuno avrebbe pi dimenticato quelle ore buie.
Nella cappella della Cancelleria, Lucrezia ascoltava distrattamente
i rumori della citt e il trambusto degli uomini armati che
approntavano le difese del palazzo. Si sentiva al sicuro, protetta
dagli spessi muri, dai suoi fratelli e dalle loro truppe, e soprattutto
da suo zio. Questo lasciava al suo spirito la libert di riflettere
sulla inattesa comparsa di Gaspare alla sua finestra e sulla sua
breve scena di seduzione. Giulia arriv alla cappella per perfezionare
la missione che le aveva affidato il cardinale: dopo aver
impartito a Gaspare una lezione, teorica e pratica, in fatto d'amore,
doveva qualche consiglio a Lucrezia nella stessa materia. Si
sedette sul banco accanto alla ragazza che, inginocchiata, a capo
chino, rest assolutamente immobile.
Stai pregando o studiando il mosaico del pavimento?
Lucrezia la guard, sconcertata.
Una battuta stupida, si scus Giulia. Non voglio importi
la mia presenza, ma seduta qui tutta sola hai un'aria sperduta.
Visto che Lucrezia non diceva una parola, si fece pi vicina.
Abbiamo avuto i nostri disaccordi, tu e io. Ma la differenza
di et tra noi non  poi cos grande. Ci capiremo facilmente, vedrai.
Parla con me.
Questa volta Lucrezia sent il desiderio di reagire. Giulia le
leggeva nel pensiero? Era il caso di dirle la verit? Decise di s.
Sono smarrita! mormor. All'inizio, don Gaspare mi  apparso
repellente, quel modo di gettare la testa all'indietro come
uno che sta per fare un salto pericoloso, era grottesco. Adesso
non lo so pi, mi sento un poco attratta da lui...
Era venuto il momento che Giulia desse la sua lezione.
Gli uomini sono stati creati per confonderci, spieg con la
massima seriet. Li vedi un giorno innamorati, il giorno dopo in
collera, quello dopo ancora gonfi di fierezza.
Fierezza, ripet Lucrezia. S. Ma io sono cos brutta, come
potrebbe don Gaspare essere fiero di me? No! In verit, vuole
sposarmi solo per la mia dote!
Tu sei matta! Ma se diventi ogni giorno pi bella! Noi donne,
non avendo n diritti n privilegi, se non altro possediamo, per
i nostri grandi progetti, la nostra verginit e pi tardi la nostra
scienza dell'amore.
Lucrezia si volt verso di lei a bocca aperta.
Sei scandalizzata perch non hai mai sentito parole del genere,
o fai finta? Nel segreto del tuo cuore sai bene che ho ragione.
Lucrezia scoppi a ridere suo malgrado. Bruciava dalla voglia
di imparare. Si rivolse a Giulia.
Possiamo essere amiche?
La Bella sorrise. Missione compiuta.
Messo il tesoro al sicuro, Rodrigo torn nella camera del
papa. Bisognava che il pontefice rimanesse in vita a ogni costo,
almeno per il tempo necessario a trovare un sistema per eliminare
il testamento. Franceschetto imboccava il padre come un bambino.
Il malato rifiutava, resisteva. A tale vista, improvvisamente
Rodrigo ebbe un'idea. Usc, annunciando che sarebbe tornato
con qualcosa con cui nutrire sua santit. I cardinali presenti si
chiesero quale nuova idea fosse spuntata nel fertile spirito del
loro collega. Non dovettero aspettare a lungo: qualche minuto
dopo il cardinale torn accompagnato da una robusta nutrice con
in braccio un neonato.
Quale migliore alimento del latte materno? esclam Borgia,
facendosi largo tra i colleghi stupefatti.
La balia sapeva che cosa ci si aspettava da lei. Affid il piccolo
a Burcardo e si scopr, portando alla luce un seno superbo
gonfio di latte. Si chin verso il papa, gli introdusse il capezzolo
in bocca. Il vecchio si mise immediatamente a succhiare con ingordigia,
a occhi chiusi. Dopo qualche istante apparve disteso.
Appoggi il capo sui guanciali e apr gli occhi, mentre un po' di
colorito gli tornava sul viso.
Donna, per te vi sar un posto al mio fianco in paradiso,
mormor flebilmente.
La balia riallacci il corsetto, riprese il bambino, tese la mano
verso Rodrigo, che vi depose un ducato. Poi si diresse con passo
fiero verso la porta, consapevole della sua nuova importanza di
nutrice del papa. I cardinali non riuscivano a staccare gli occhi
dalla curva maestosa del suo prorompente petto.
Mentre la febbre elettorale si impossessava dell'insieme dei
cardinali, l'epidemia invadeva la citt. Febbre, nausea, spossatezza,
i pi deboli furono le prime vittime, poi a poco a poco il male
mise radici. A villa Cattanei, Ottaviano, l'ultimo nato di Vannozza,
fu il primo a esserne colpito, poi il marito e infine lei stessa.
Goffredo corse a Palazzo Vecchio a cercare i fratelli e la sorella,
implorandoli di venire a occuparsi della madre, le cui condizioni
sembravano disperate. Lucrezia si sarebbe precipitata subito, ma
Adriana glielo proib. Cesare decise che Giovanni rimanesse a
difendere la casa con i servitori e i bravi dei Borgia. Lui riaccompagn
Goffredo dalla loro madre.
In piazza Pizzo di Merlo, nell'aria soffocante, aleggiava un
fetore pestilenziale di sudore e di orina. Cesare ebbe un conato di
vomito vedendo nell'ingresso due servi accasciati sulla scalinata,
scossi dai brividi di febbre, rannicchiati l'uno contro l'altro. Un
uomo in livrea, su una seggiola, si mise a tossire: il fazzoletto che
teneva davanti alla bocca si chiazz di sangue. Cesare attravers
il vestibolo e fece di corsa lo scalone fino alla camera di sua madre.
Lo spettacolo lo sgoment. Vannozza e Carlo erano coricati
fianco a fianco, grigi in volto, le labbra smorte. Nel letto accanto
a loro giaceva Ottaviano, privo di conoscenza. Abiti gualciti, lenzuola
sporche gettate in un angolo, bicchieri sparsi in giro, una
brocca semivuota, le persiane mezze chiuse, una candela accesa,
l'aria malsana: ogni particolare parlava dello stato di abbandono
nel quale versava sua madre.
Mamma, la chiam piano Cesare, angosciato.
Cesare, lo supplic lei, rivolgendogli uno sguardo smarrito,
salva la mia famiglia.
Mentre Cesare rimaneva inerte, incapace di trovare le parole,
Vannozza fu scossa da un violento accesso di tosse.
Mamma, non morite! singhiozz Goffredo.
Cesare lo prese per le spalle e lo fece uscire.
Va' di l a pregare, fratellino.
Poi, togliendo la biancheria sporca, aprendo gli armadi per
prendere delle lenzuola pulite, spalancando le persiane per arieggiare
il locale, si diede a risanare la stanza e a portare sollievo
agli ammalati. Cominci rinfrescando il viso della madre. Carlo
sembrava dormisse, come anche Ottaviano. Vers del liquido dorato
in un bicchiere e cerc di farlo bere alla madre sostenendole
la testa. Ogni suo gesto era segnato da una tenerezza infinita.
Vannozza non riusciva pi a bere. Inutilmente lui insisteva, spiegandole
con dolcezza che quel medicamento l'avrebbe salvata: le
riusciva impossibile. Allora si alz e usc alla ricerca di Goffredo.
Ho bisogno di te, gli disse. Devi correre a cercare una persona.
Bisbigli il resto all'orecchio del fratello.
* * *
Rodolfo, il valletto assegnato alla sorveglianza di Castanea, si
present da Giovanni. Castanea aveva eluso il controllo dell'uomo
dei Borgia. Giovanni non si allarm: sapeva bene dove Castanea
dirigeva i suoi passi. Lasci discretamente la Cancelleria,
ritrov le sue tracce qualche minuto dopo e lo segu, come l'ombra
di un'ombra. Come previsto, Castanea raggiunse il vecchio
pozzo dietro il palazzo pontificio. L si mise all'opera per sfilare
le catene e smontare i chiavistelli che tenevano chiusa l'enorme
copertura di legno, senza minimamente sospettare la presenza di
Giovanni e di Rodolfo, che lo osservavano da lontano...
Le ore passavano e il papa era ormai in punto di morte. Il
latte materno gli aveva recato un po' di sollievo, ma di nuovo
stava perdendo le forze. Rodrigo questa volta port un uomo di
scienze, al corrente delle ultime scoperte in fatto di medicina. Le
guardie pontificie aprirono la porta della camera e Rodrigo entr
accompagnato da un vecchietto minuto che portava una kippah
sul capo. Vedendolo, Della Rovere sobbalz.
Un giudeo! Un ebreo entro le mura del Vaticano! Borgia, 
un sacrilegio!
Tutto ci che pu essere tentato dev'essere tentato, replic
freddamente Rodrigo. Della Rovere, volete avere la morte di un
altro papa sulla coscienza?
Il dottor Onias, ignorando questo scambio di battute, aveva
scoperto il corpo nudo e raggrinzito di Innocenzo ottavo. Cominci
con l'auscultargli il cuore. Passarono lunghi momenti. Palp,
ascolt, tast quel corpo ormai ridotto a sole pelle e ossa. Fin
ricoprendo il malato con gesti misurati e lenti. Poi fece segno a
Rodrigo e lo prese in disparte parlandogli sottovoce.
Se volete che salvi la vostra famiglia, eccellenza...
La vecchia strega che Goffredo aveva tirato fuori dal suo tugurio
per portarla fino al palazzo aveva una voce da raganella.
... dovete giurarmi che userete tutta la vostra influenza sul
papa perch ritiri il bando che colpisce la stregoneria. Non  opera
del diavolo, ma rimedi naturali offerti dal Signore...
S, s, rispose Cesare impaziente. Parler a sua santit. Ma
se la mia famiglia perisce perirai anche tu.
La megera si sistem nella camera di Vannozza, con i fagotti
e i recipienti che aveva portato con s, spinse fuori i due fratelli
e chiuse la porta. Cesare si strinse a Goffredo, come per trovare
sicurezza. Era necessario che quella donna riuscisse nel suo intento.
Era fondamentale.
Nell'ombra, quattro uomini spiavano Castanea che ora sollevava
il pesante coperchio del pozzo. Lo videro mentre estraeva
dalla tasca un flacone, lo stappava e, nel momento in cui stava per
gettarlo nell'acqua, Giovanni salt fuori. Vedendolo, Castanea si
ferm.
Giovanni!
In un secondo, gli uomini dei Borgia lo circondarono. Quando
nonostante tutto cerc di buttare la fiala, Giovanni la intercett
al volo.
Giuda! grid Castanea che finalmente aveva capito.
Giuda, s, rispose Giovanni con un sorriso. Adesso mi racconterete
tutto.
Con un gesto fraterno, Giovanni afferr la nuca di Castanea,
tenuto fermo dai suoi uomini, e lo baci sulla guancia. Un bacio
che dur due secondi. Un bacio di Giuda.
Accanto alla camera del papa, nella sala detta delle Lacrime,
erano stati condotti tre bambini, figli di contadini. Dalle
loro braccia tese sopra una bacinella, il sangue colava da un'incisione
praticata all'altezza del polso, riempiendo i tre recipienti.
Erano distesi, inerti, su dei divani. Rodrigo aveva pagato tre
ducati ai genitori, un ducato per il sangue di ciascun bambino.
Poi, senza pi occuparsi della sorte dei piccoli, era entrato nella
stanza del pontefice. I domestici avevano trasportato le bacinelle
colme e avevano aiutato i genitori a caricare i tre bambini sul
loro carretto. Il dottor Onias aveva riempito un calice d'argento
di quel sangue rosso vivo e tentava di farlo bere al papa. Questi
non riusciva a farlo, sputava, boccheggiava, e il prezioso liquido
si spargeva sulle bianche lenzuola. Nonostante tutto, il medico
sperava che il pontefice avesse sorbito qualche goccia e che il
rimedio portasse il suo esito benefico.
Nell'attesa, era uscito nella corte a informarsi delle condizioni
dei bambini. Quando torn, Rodrigo andava su e gi per la
stanza. Della Rovere sorseggiava un bicchiere di vino.
I tre bambini sono morti, annunci il dottor Onias andando
ad auscultare il cuore del malato.
Ma almeno questo rimedio ha dato dei risultati? volle sapere
Rodrigo che cominciava a perdere la calma.
Il medico attese qualche istante, studiando il volto livido del
suo paziente.
Non credo... ammise con un sorriso mesto.
Oh, be', comment Della Rovere in tono leggero. Poi chiam
le guardie.
Riaccompagnate il dottor Onias e occupatevi del suo onorario.
Fu nei giardini del Vaticano, alle spalle del palazzo, che il
medico ricevette il suo onorario: gli fu tagliata la gola.
S'era fatto giorno e non c'era pi speranza. Il papa era agli
ultimi. Nell'anticamera, Rodrigo camminava avanti e indietro
come una belva in gabbia. Comparve Giovanni, i lineamenti rischiarati
da un'aria soddisfatta, e gli parl all'orecchio. Sul viso
del prelato si disegn un'espressione di sorpresa, poi di approvazione.
Giovanni si ritir a passo svelto. Subito, Rodrigo si diresse
verso una tavola su cui erano state poste delle bevande, vers
dell'acqua in una coppa ed entr nella camera del papa.
Innocenzo sembrava assopito. Rodrigo tese la coppa a Franceschetto.
Acqua? disse questi. No grazie, eminenza.
Bevete, ordin Rodrigo.
Ho detto no, grazie.
Borgia afferr Franceschetto e lo obblig a bagnarsi le labbra
nel liquido.
No! grid l'altro dibattendosi. Quest'acqua  avvelenata!
E corse via a gambe levate, seguito dai passi che risuonarono
nell'anticamera, poi sulla scalinata, fino a perdersi nel silenzio...
Cesare non credeva ai suoi occhi. La strega, con una paletta
in mano, china su sua madre, su Carlo e Ottaviano, li stava ricoprendo
di una spessa e fetida poltiglia marrone.
In nome di Cristo risuscitato, che cosa stai facendo?
Curo la vostra famiglia!
Cesare gett un'occhiata nel secchio da cui stava tirando fuori
quell'improbabile medicamento.
Escrementi?
S, di maiale.
Tu copri di merda mia madre? Lurida troia ignorante! La
mia famiglia va curata con acqua d'oro, con ambra grigia, non
con stronzi di porco!
Se i vostri rimedi da sapientoni potevano guarirli, perch
avete mandato a chiamare me? ribatt la strega, con uno sguardo
beffardo. Anche se siete di sangue nobile, non sapete niente.
Gli escrementi assorbono gli umori letali che ammorbano il sangue.
Guariranno vostra madre.
Cesare la gett a terra con uno spintone.
Sar meglio per te, strega, se no ti do in pasto ai maiali!
L'alba infine arriv e trov Cesare in preghiera, ai piedi del
letto della madre. Lei e Carlo sembravano aver trovato il sonno,
un vero sonno ristoratore. Quando Vannozza apr gli occhi, Cesare
cap all'istante che era salva. Le pos la mano sulla fronte,
la sent fresca, e le sorrise. Lei richiuse gli occhi. Era spossata.
Goffredo! La febbre  passata! Grazie a Dio! grid Cesare.
E grazie a voi, disse, rivolto alla vecchia.
Lei annu, soddisfatta. Anche Carlo Canale si stava svegliando.
Goffredo si precipit nella stanza, ma Cesare gli intim il
silenzio con un dito sulle labbra.
Zitto! ordin, indicando la madre.
Cesare, avete compiuto un miracolo, mormor Canale.
I miracoli sono una leggenda. Qui  stata la magia della
scienza.
Goffredo, chino sul letto di Ottaviano, cercava di farlo tornare
in s.
Fratello, perch Ottaviano non si sveglia?
Cesare si alz di scatto, si avvicin al bambino e gli tocc la
fronte: era gelida. Mentre dietro di lui Canale chiamava il figlio,
il primogenito dei Borgia mormor tra s: il secondo morto.
Oh, no, gemette Canale. Ditemi che non  vero!
E mentre Carlo Canale si scioglieva in lacrime, Vannozza apr
gli occhi, fece uno sforzo per tirarsi su e vide Cesare tracciare
il segno della croce sul corpo del suo figlio pi piccolo. Allora
dal suo petto, dal profondo della sua anima, eruppe un grido di
insondabile dolore. Aveva perso il suo ultimo piccolo. Folle di
rabbia davanti alla pena della madre, Cesare grid alla strega:
Dovevi guarirli tutti e tre!
La megera alz le spalle e bofonchi qualche vaga scusa.
Guardie! chiam Cesare. Portatela via, ha commesso il
peccato di magia nera.
No, url la strega. No! Sono innocente!
Un momento dopo, Vannozza trov la forza di alzarsi, sostenendosi
a Goffredo. Accompagn Cesare fino all'entrata: doveva
tornare al palazzo del vicecancelliere. Non poteva trattenerlo.
Come ha potuto il Signore far morire mio figlio? lo interrog
angosciata.
Ha lasciato morire anche il suo, di figlio, ribatt Cesare,
Dio  pi duro di tutti i mortali. Pi penso a Dio, pi cerco di
darmi una spiegazione dei suoi disegni, meno capisco. No, cara
madre, alla fine dei conti la fede cieca  l'unico conforto, la sola
soluzione ragionevole!
E Vannozza tent di trovare pace nelle parole del figlio.
Dal palazzo pontifcio, Franceschetto Cybo era arrivato di
corsa fino alla Cancelleria. Credendo di trovare rifugio presso
Giovanni, si gett nella tana del lupo. Fu introdotto nella biblioteca
e qui aspett, camminando avanti e indietro. E quando il giovane
Borgia entr, si gett alle sue ginocchia, gli prese la mano,
baciandogliela, appellandosi alla loro antica amicizia. Giovanni
rispose in tono gelido.
In piedi, Franceschetto, questo atteggiamento non si addice
al figlio del papa.
Si alz allora. Giovanni si vers un bicchiere di vino, serbando
un'aria disinvolta.
Vi supplico, Giovanni, salvatemi, lo implor Franceschetto.
Dovete dire a vostro zio che operavo in segreto con voi per
fare luce sul complotto.
Certamente, rispose Giovanni. Sar felice di mentire per
rendervi un servigio.
Franceschetto emise un sospiro di sollievo.
Soprattutto se i trecentomila ducati che avete ricevuto dall'ambasciatore
turco si ritroveranno sul conto dei Borgia! prosegu
Giovanni.
A Franceschetto sfugg un singhiozzo, ma ne andava della sua
vita, non aveva la minima scelta.
Vi far portare il denaro immediatamente.
E non dimenticate anche il testamento di vostro padre... Il
primo, quello originale, non quel simulacro dettato da un uomo
dallo spirito fiaccato dalla febbre...
Il primo, s... Volete dire il solo valido.
Franceschetto capiva tutto, accettava tutto. Giovanni, il bicchiere
in mano, gli cinse le spalle con un braccio.
Ancora un piccolo particolare, sussurr, vostra moglie,
Maddalena de' Medici,  cos attraente...
Questa sera non sar in casa, per tutta la serata, farfugli
Franceschetto.
Eccellente! Il viso di Giovanni si illumin. Chiss? Vostro
padre potrebbe ristabilirsi... Allora potrete tagliarmi la gola!
Guard Cybo dritto in faccia.
Ci tengo assolutamente a che assistiate all'esecuzione di Castanea.
E adesso, sapete che cosa vi resta da fare.
L'indomani, Campo dei Fiori era invaso dalla folla. Le donne
salivano in collo ai fratelli o ai mariti per vedere meglio, qualcuno
si spencolava dalle finestre, dove si ammassavano i pi fortunati
che abitavano l o che erano stati invitati allo spettacolo.
Le donne agitavano il ventaglio davanti al viso e questo creava
un incessante sfarfallio che, aggiungendosi al movimento della
folla, dava a Cesare l'impressione di una fragorosa risacca.
Alessandro, Franceschetto, Rodrigo, alcuni cardinali e lui stesso
avevano preso posto su una tribuna riparata da un baldacchino, di
fronte alla quale si trovava un altro palco, vuoto. Si udirono dei
rulli di tamburo.
Presto la folla si apr, per lasciar passare Giovanni circondato
dalle guardie. Dietro di s trascinava Castanea, nudo e in singhiozzi.
Lo spinse sul palco, dove si ferm in ginocchio. Tutti
rumoreggiavano, salivano fischi e urla.
Sotto il baldacchino, Rodrigo si fece avanti e alz la mano per
imporre il silenzio.
Quest'uomo ha tentato di mettere in atto un crimine atroce
contro la persona del nostro santo Padre e un principe straniero
ospite della nostra citt. Un crimine reso pi odioso dal fatto che
il suo autore ha cospirato con gli infedeli che profanano il nome
di Cristo in Terra Santa. Che Cristoforo Castanea sia dannato per
l'eternit. Che Giovanni Borgia sia lodato da tutti i credenti!
La folla lo acclam. Cesare si volt dall'altra parte: come
sempre, anche stavolta Giovanni si appropriava di tutto il merito
di quella faccenda. Sull'altra tribuna, l'eroe del giorno impugn
un grosso mazzuolo di legno, lo alz al di sopra della testa e lo
abbatt su Castanea che cacci un urlo. Ricominci, e ancora e
ancora. Incoraggiamenti e grida accompagnavano lo sforzo del
carnefice a ogni colpo. Presto il corpo di Castanea non fu altro
che una carcassa sanguinolenta, il cranio aperto e le ossa spezzate.
Cesare, che si era allontanato per dare degli ordini ai suoi, torn
allo spettacolo nel momento in cui Castanea rendeva l'anima:
Il terzo morto... pens. Ne occorrevano cinque. E a Cesare occorreva
una rivincita su Giovanni, quale che fosse.
Durante l'esecuzione, gli uomini dei Borgia, obbedendo alle
direttive di Cesare, avevano fatto sgomberare uno spazio a
un'estremit di Campo dei Fiori. Vi avevano piantato un alto palo
di legno sostenuto da blocchi di pietra e circondato da fascine:
un rogo. Le guardie arrivarono, trascinando la strega urlante, e la
gettarono ai piedi del palo. La folla si volt verso questo nuovo
divertimento.
Siate tutti maledetti, gracchi la strega.
Poi scorse i Borgia, e tra loro Cesare. Gli lanci un richiamo
con voce potente.
Borgia! Tu! E chiamando il pubblico a testimone grid:
Quest'uomo  venuto da me, ha cercato il mio sapere... Borgia,
tu mi hai supplicato, mi hai pagato!
Mentre le guardie legavano la donna al palo, Cesare arring la
folla, dalla quale saliva fino a lui un mormorio inquisitore.
A chi volete credere? tuon. A questa strega che masturba
il diavolo o a me, Cesare Borgia, vescovo di Valenza?
Attravers lo spiazzo fino al rogo.
Bruciatela! Bruciatela! si sgolava la folla.
E acclamava Cesare.
Un uomo gli porse una torcia. Lui si protese verso la vecchia
che tremava, le guance bagnate di lacrime.
Quando mi hai predetto il futuro, mormor, hai visto la
tua fine come quarta dei cinque morti? Oppure io sono pi potente
della tua magia?
Gett la torcia tra le fascine e il fuoco divamp. Il suo viso
non tradiva la minima emozione, alz lo sguardo e fiss a lungo
Rodrigo. Le urla acute della strega gli trapassavano le orecchie.
Nella camera del papa, i cardinali aspettavano. Era scesa la
notte e il pontefice respirava a fatica, gi assente dal mondo.
D'un tratto si erse, gli occhi sbarrati, e cacci un grido.
Questa malattia... Una maledizione che mi ha lanciato una
strega. Distruggeteli tutti! Streghe, pagani!
Poi ricadde sul cuscino, spossato. Il delirio del sommo pontefice
fece aleggiare per un attimo l'ombra del Maligno.
In quel momento Franceschetto entr nella camera, e tir discretamente
Burcardo per la manica.
Il testamento! Dov', Burcardo?
L'altro glielo porse. Subito, il figlio del papa fece la pergamena
a pezzi, che gett nel fuoco. Della Rovere si precipit da lui
ma non riusc a fermarlo.
Imbecille, esclam. Imbecille, fermo!
Gli altri lo guardavano, impietriti, increduli. Rodrigo abbozz
un sorriso mefistofelico.
La Citt Eterna tratteneva il fiato. Il respiro di Innocenzo ottavo,
pi pesante, pi faticoso di ora in ora, si spandeva su ogni casa,
su ogni palazzo. Ma Maddalena non lo udiva. Nuda e terrorizzata,
guardava Giovanni che rotolava su un fianco, mezzo ubriaco:
aveva finito il suo stupro. Gaspare e Lucrezia erano anch'essi
sordi all'ansimare della citt, ridevano di gusto nella cappella di
palazzo Borgia sotto lo sguardo indulgente di Giulia.
Verso la met della notte, il papa non respirava pi se non in
maniera impercettibile, ma regolare. Nella cappella Sistina, Rodrigo
contemplava la lancia di Longino.
Secondo la leggenda, si rivolse in tono sognante a Gacet
che lo aveva appena raggiunto, questa lancia ha dato poteri soprannaturali
a Costantino il Grande, a Giustiniano, a Carlo Magno...
L'amico lo ascoltava distratto: aveva cose pi urgenti di quelle
considerazioni... Non c'era mito, d'altronde, che potesse impressionarlo.
Solo il presente contava, e per il momento era un presente
gravido di insidie.
I Colonna hanno piazzato i loro uomini sul ponte Adriano
e si stanno muovendo verso il ponte Sisto. Il Vaticano rester
isolato. Dobbiamo andar via e tornare alla Cancelleria, altrimenti
non potremo pi attraversare il fiume e rischieremo di trovarci
bloccati su questa riva del Tevere...
Io di qui non mi muovo. Non prima di aver visto il papa
morto.
Con queste parole, Rodrigo prese la lancia e l'avvolse in un
panno di tela grezza.
I cardinali recitavano a voce alta la preghiera per i defunti.
Fiamme! Sono circondato dalle fiamme! balbett il papa
inspirando a fondo.
Lanci un grido acuto e rese l'ultimo respiro. Segu un lungo
silenzio. Il dottor Gentile lo esamin, ne auscult il cuore, poi gli
chiuse gli occhi. Burcardo avanz e pronunci le formule di rito:
Innocenzo, ottavo del suo nome, sommo pontefice della Sola
e Vera Chiesa, il primo tra gli uomini, vertice e apice della razza
umana. Moribundus, mortuus.
I cardinali avevano cessato le loro preghiere, Franceschetto
singhiozzava. Rodrigo entr discretamente. Quindi Burcardo
chiam per nome tre volte il sommo pontefice, secondo il rituale:
Giovanni Battista Cybo... Giovanni Battista Cybo... Giovanni
Battista Cybo...
In seguito, con un martelletto d'argento, colp tre volte la
fronte del defunto. I cardinali si fecero il segno della croce.
Le campane mandarono i loro rintocchi funebri in tutta la citt.
Cesare, tornando alla Cancelleria dopo aver lasciato la madre,
le ud.
Ah! mormor. Il quinto, il quinto morto!
In tutta Roma si era capito il significato di quelle campane, e il
popolo si scaten. Gente del contado e della citt, brandendo forconi
e bastoni, armata di torce fumanti, si mosse all'assalto dei
palazzi, e innanzitutto del palazzo papale. Davanti all'ingresso
gli assalitori si scontrarono con le guardie pontificie. Le spinsero
via, picchiando alle gigantesche porte. Le guardie cominciarono
a usare le armi. I villici risposero a colpi di forcone, infilzando
i soldati. Figli di Dio, eredi della ricchezza del santo Padre,
si prendevano la loro parte con l'unico diritto che conoscevano:
quello della violenza. Respinta, la turba pieg verso i palazzi dei
cardinali. Cos, palazzo Colonna fu assalito dalle orde e Marcantonio
lo difese, arco alla mano, alla testa delle sue truppe. Poi i
razziatori si attaccarono a tutto. La citt intera presto non fu altro
che sommosse e saccheggi alla luce delle torce e degli incendi
appena appiccati.
A palazzo Borgia, le donne erano state messe sotto sicura sorveglianza
nella cappella. Cesare, Alessandro, Gaspare aspettavano
con loro. Sui tetti, alle finestre, nel giardino, sui muri di cinta,
facevano la ronda uomini armati. Presto saranno qui, pensava
Cesare. E dentro l'anima, il desiderio di caos e di violenza combatteva
con il terrore di vedere distrutta la sua famiglia, devastato
il suo universo.
Rodrigo non riusciva a decidersi a lasciare il palazzo pontificio.
Era nella sala del Trono, lo sguardo fisso sul seggio del
sommo pontefice, ormai vacante. Della Rovere, che anch'egli
non poteva o non voleva andar via, lo raggiunse. Si posero faccia
a faccia, occhi negli occhi. Le parole tra loro erano ormai inutili.
Bastava sapere che, da quel momento, lo sconfitto sarebbe
dovuto sparire. Francese Gacet li trov cos, di fronte al trono,
fissandosi in un combattimento virtuale che prefigurava quello,
reale, che sarebbe venuto.
Dobbiamo andare!
E la sua voce ferma non lasciava spazio al minimo indugio.
Della Rovere usc per primo. Borgia esit ancora, poi prese
un'altra porta. Il tumulto della folla cresceva.


7.

Un sole radioso si levava dopo la notte di caos e di orrore. A poco
a poco si rischiaravano le viuzze, i vicoli e l'immensa piazza San
Pietro. Dalle finestre delle case patrizie pendevano tende strappate,
lenzuoli, parati in brandelli. Cadaveri insanguinati, oggetti
di ogni genere, mobili a pezzi, indumenti sparsi ingombravano il
selciato e raccontavano a quali eccessi i romani, ubriachi di furore
e di saccheggio, si erano lasciati andare. Uomini stravolti si rialzavano,
carichi di stanchezza e di vino, soldati, guardie, addormentati
l dove lo sfinimento li aveva sorpresi, stiracchiavano le
membra intorpidite. Roma si svegliava, strizzava gli occhi sotto
un sole implacabile. Gli uccelli da preda disegnavano ombre nere
nel cielo azzurro, occhieggiando i corpi inerti e i cumuli di rifiuti.
Nel cuore di ognuno dei Borgia albergava il fascino per il sangue,
l'abiezione e la morte. Lucrezia non sfuggiva a questa tendenza.
All'alba, aveva ordinato una portantina e, comodamente
adagiata sui cuscini, al riparo delle tende socchiuse, s'era fatta
portare in giro per le strade... per vedere! Soddisfatta fino alla
nausea la sua curiosit morbosa, stava tornando verso il palazzo
quando Gaspare salt nel palanchino. Lucrezia si finse scandalizzata,
lo minacci facendogli balenare quello che gli avrebbero
fatto i fratelli. Lui ne rise. Lei s'asciug la fronte, lui prese spunto
dal gesto per farle un complimento.
Questo leggero vapore sulla vostra fronte  come la rugiada
del mattino.
Quella era poesia! Come due bambini, si confessarono l'eccitazione
che quella notte avevano acceso i rintocchi d'allarme
incessanti, le urla, gli spari, le cariche dei soldati e delle orde di
devastatori. Poi Gaspare parl del grande argomento del giorno:
l'elezione del nuovo papa.
Nostro zio avr un ruolo determinante nella scelta, dichiar
in tono saccente.
Nostro zio? Parlate forse di mio zio Rodrigo Borgia?
E allora? Ci sposeremo, la mia famiglia sar la vostra, la
vostra la mia. Nostro zio non sar eletto! Peccato!
Gaspare la irritava e al tempo stesso le piaceva. La mise a
parte della sua analisi della situazione.
I Borgia hanno fama di essere molto generosi... esclusivamente
con la loro famiglia. E Rodrigo Borgia ha una parentela
troppo numerosa...
E qui, senza un saluto, salt gi dalla portantina.
Come tutti, Rodrigo, rincasato all'alba, era sfinito. Prima di
andare a riposare, ebbe una conversazione con Giulia: i prossimi
giorni potevano rivelarsi pericolosi per i Borgia e i loro alleati.
Giulia doveva raggiungere il marito a Bassanello. Nuda, nel mezzo
della camera, andava su e gi, furibonda per una simile decisione,
e tent di contrattare con il suo amante, disteso sul letto.
Mi costringer ad andare a letto con lui e, se rifiuto, mi violenter!
Allora lo far castrare! rispose Rodrigo senza alcuna esitazione.
Oh, amore mio, disse lei d'un tratto gettandogli le braccia al
collo, perch non possiamo stare insieme? Ufficialmente, dico.
Voi siete sposata, se ben ricordo, e io sono cardinale!
E presto forse papa! E poi mi sposerete!
Sposarvi da papa?
San Pietro era sposato!
Bella, se anche fosse possibile, dimenticate vostro marito!
I mariti muoiono!
Si scambiarono un lungo sguardo, gli occhi negli occhi.
Io sono prete. Io non uccido.
In verit, Rodrigo intendeva allontanare quelli della sua cerchia
per salvare le apparenze. Appena eletto, suo zio Callisto III
aveva fatto venire la sua famiglia e l'aveva colmata di ogni favore.
I suoi abusi, all'origine della parola nepotismo, avevano oscurato
a lungo il nome dei Borgia. Rodrigo, da parte sua, aspirava al
rigore morale, a parte figli e amanti... fino a che fosse stato posto
sul trono di Pietro. Lucrezia avrebbe preso alloggio con Adriana
presso il monastero di Subiaco, dedicato a santa Petronilla, figlia
di san Pietro. Qui, conservata in un reliquiario, si trovava la testa
mozzata della giovane santa. Cambiare aria avrebbe fatto bene
a Lucrezia: accusava emicranie e debolezza, e il padre temeva
che finisse preda dell'epidemia che infuriava a Roma. Adriana
pensava che una partenza cos precipitosa non sarebbe stata un
bene per la ragazza gi esaurita, ma Rodrigo si mostr inflessibile.
Cesare sarebbe tornato a Pisa con l'inseparabile Alessandro.
E Giovanni, al suo ducato di Gandia, in Spagna. Quest'ultimo ne
era piuttosto soddisfatto, come spieg a Cem quando lo sistem
nella sua camera segreta sopra la Sistina.
Fa parte del piano di mio zio! Di ritorno in Spagna, sposer
la principessa Maria Enriquez, e sar in buona posizione per il
trono di Spagna.
La prospettiva di rimanere a Roma solo e senza protezione
non entusiasmava affatto Cem. Nonostante tutte le rassicurazioni
di Giovanni - se Rodrigo non fosse stato eletto, Gacet l'avrebbe
aiutato a nascondersi e a sottrarsi agli sbirri di suo fratello il sultano
- il giovane pasci si vedeva a mal partito...
Guardate, disse Giovanni.
Facendo seguire il gesto alla parola, si stese a terra e incoll
l'orecchio al pavimento, tra le tavole.
Potrete ascoltare tutto, sarete il primo a essere informato del
nuovo papa!
L'idea pareva interessante al principe turco. Imit Giovanni e
sent che poteva udire perfettamente le voci degli operai al lavoro
per allestire la sala del conclave. Tuttavia, Cem aveva un altro
cruccio: davanti alla crisi finanziaria del Vaticano, lui rappresentava
un piccolo capitale.
Bayezid ha messo una taglia sulla mia testa, e un altro che
non fosse Rodrigo potrebbe vendermi a chiunque!
A Pisa, Cesare Borgia divideva una bella e ampia abitazione
con Alessandro Farnese e Francesco Remolino d'Ilerda. Appena
arrivato da Roma, chiese licenza, afferr una borsa scura e usc
dicendo che sarebbe tornato per l'ora di cena.
Prese una strada, svolt imboccandone un'altra, gett uno
sguardo alle spalle per assicurarsi di non essere seguito, poi, in
un vicolo scuro, apr il borsone e ne tolse un vecchio mantello e
un cappello. Cos avviluppato e coperto, dissimulando la tonaca
episcopale, riprese il cammino, sempre attento a non farsi notare.
Il piccolo alloggio di Fiammetta Michaelis non assomigliava
in niente a quello di Cesare. L'amante del primogenito dei Borgia
abitava in una casetta di due stanze: una piccola sala dove ora se
ne stava seduta accanto al fuoco, e una camera completamente
occupata dal letto coperto da una trapunta rossa. Quando Cesare
entr, senza far rumore, Fiammetta stava ricamando, dando le
spalle alla porta. Lui le si avvicin in punta di piedi e l'abbracci.
Lei volse il capo e gli offr le labbra. Lui la baci, ponendole una
mano sul ventre gonfio. Questo semplice contatto era per lui tutta
la felicit del mondo. Il corpo della sua amante, il suo sorriso,
la sua voce l'avevano seguito per tutto il tempo che era rimasto
a Roma. Si sentiva incapace del minimo tentativo di seduzione,
ogni donna lo rimandava con la mente a Fiammetta. Lei portava
in grembo il loro figlio.
Temevo che mi aveste dimenticata...
Lui le accarezz il ventre, affascinato.
Nostro figlio... Il vostro ventre si  ingrossato, presto nascer
il piccolo! Non ho mai smesso di pensare a voi, a voi due...
Tira calci,  un torello, un vero Borgia!
La sollev tra le braccia e si diresse in camera da letto.
A Roma, i cardinali in conclave sarebbero rimasti tagliati
fuori dal mondo, rinchiusi nella cappella Sistina, in compagnia
ciascuno dal suo domestico. Gacet aveva reclutato per Rodrigo
un giovane popolano di diciassette anni dall'occhio vivo, sveglio
come una volpe, Petronio. Rodrigo gli espose freddamente i termini
del contratto.
Se mai dovessi ripetere una sola parola udita dalle mie labbra,
le tue saranno tagliate.
Petronio annu: aveva capito. Non aveva la minima paura del
Borgia. Il valletto prepar i bagagli del suo padrone e Gacet e
il cardinale si dedicarono a un primo studio contabile delle forze.
Tra i selezionati, due avevano promesso il loro sostegno fin
dall'inizio: Carafa, in arrivo da Napoli, e Piccolomini.
Dunque, calcol Gacet, con Orsini, Savelli, de' Medici e
i due spagnoli avete gi otto voti di partenza. Restano da trovare
sei.
Tempeste, incidenti, problemi di posta... Non tutti i cardinali
convocati avevano ricevuto in tempo l'informazione, e il viaggio
fino a Roma si rivelava pieno di imprevisti. I francesi e i tedeschi
annunciavano un ritardo impossibile da recuperare, gli spagnoli
anche. Non si sarebbe arrivati alla quota necessaria. Ora, c'erano
delle scadenze da rispettare: diciannove giorni al massimo dopo
la morte di Innocenzo ottavo, le porte della Sistina si sarebbero
chiuse alle spalle degli elettori. Il vicecancelliere e il decano del
sacro collegio dovevano mettere a tacere i loro antagonismi finch
non si fossero reperiti dei volontari per rimpiazzare i mancanti,
e questo era un problema delicato. C'erano ben due candidati
possibili, ma a Della Rovere non ne piaceva nessuno.
Uno  vecchio, l'altro  lento, brontol.
Se parlate di Federico Sanseverino, ha servito a Novara con
onore e santit, obiett Borgia.
Sanseverino ha diciassette anni e ha la testa dura come un
mulo! insist Della Rovere.
E l'altro, continu Rodrigo imperturbabile, Maffeo Gherardo,
ha una lettera del doge di Venezia che ne esalta i meriti.
Gherardo ha quasi cento anni!
E mangia come due uomini di cinquanta!
Quell'uomo ha paura della propria ombra, sogghign Della
Rovere.
Rodrigo rivolse un breve sguardo incisivo al suo antico nemico.
E voi, Giuliano, di che cosa avete paura?
Giuliano Della Rovere si irrigid.
Di niente! Accetter i vostri due candidati se voi persuaderete
Ardicino Della Porta a lasciare il suo monastero e a raggiungerci
qui.
Per Rodrigo la partita era tutt'altro che vinta. Giunto al sommo
degli onori, Ardicino Della Porta aveva conosciuto la realt
del Vaticano: il papa faceva commercio dei titoli, i suoi cardinali
infrangevano il voto di castit e il pontefice stesso aveva un bastardo
alloggiato nel palazzo pontificio. Incapace da solo di riformare
la sua Chiesa, aveva preferito l'isolamento e la preghiera.
Grazie a Rodrigo, aveva ottenuto il permesso di abbandonare il
suo posto e di ritirarsi in un convento. A tutti quelli che cercavano
di convincerlo a tornare a Roma rispondeva: Servendo questo
papa, ho perduto Dio. La mia anima agonizzava. Qui, almeno,
nel mio monastero, sono in pace.
Ed era quest'uomo refrattario a ogni manovra politica che
Rodrigo doveva convincere a tornare in seno al sacro collegio.
In quel pomeriggio torrido, i due camminavano a passo lento nel
chiostro, dove n l'ombra n la fontana che canticchiava al centro
dello spazio portava loro il minimo refrigerio. A cinquantotto
anni. Della Porta, monaco dal portamento altero, dal viso aguzzo,
era il simbolo della rettitudine senza debolezze. Non aveva niente
da dimostrare, potere e ricchezza gli erano estranei. Borgia aveva
bisogno di lui. Parl della necessit di una riforma, dell'urgenza
delle misure da prendere. All'inizio Della Porta si mostr senza
illusioni.
 cos a ogni elezione. E alla fine non facciamo altro che
trasferire l'oro e l'argento da un forziere a un altro!
Seguitarono a passeggiare a lungo, in silenzio. Per il monaco,
rifiutare o accettare era una pari sofferenza. La vita monastica
gli era stata concessa con l'intesa che in caso di necessit sarebbe
stato richiamato. Ardicino non poteva sottrarsi al suo dovere.
Fin per accettare di entrare in conclave.
Prima di eleggere il nuovo, restava ora da seppellire il vecchio
papa. Le esequie iniziarono nella basilica di San Giovanni in Laterano
l'indomani all'alba. Per tutta la notte i cardinali avevano
vegliato la salma distesa su un catafalco di marmo. L'avevano vestito
dei suoi paramenti sacerdotali dorati, e il volto era coperto di
un velo purpureo. Riposava ai piedi di un grande crocifisso la cui
ombra si disegnava sul corpo privo di vita. Le guardie pontificie,
in tenuta da cerimonia, erano schierate sui due lati, illuminate da
candelabri alti quanto loro. Virginio Orsini, il capitano generale
della milizia, avanz e i tamburi presero a suonare una marcia
funebre. Le guardie sollevarono il papa e lo deposero in una cassa
di legno, sigillandone poi il coperchio. I loro gesti erano lenti,
solenni e raccolti, al ritmo dei tamburi.
La messa di requiem, celebrata da Giuliano Della Rovere,
ebbe inizio. Recitava le parole con voce dolce di fronte ai ventisette
cardinali allineati davanti a lui. E pi volte il pensiero dell'imminente
conclave, occasione fondamentale per lui, si fece
avanti distraendolo dal suo raccoglimento.
Volgi o Signore il tuo sguardo su di noi, uomini di buona
reputazione, abitati dallo Spirito Santo e dalla sua saggezza...
Dopo di lui, ognuno dei cardinali ripet la preghiera. Quindi
Rodrigo Borgia sal sul pulpito per l'omelia, intitolata in latino:
Pro eligendo pontifice.
Ecco giunto un nuovo giorno! Oggi noi tutti, guardiani della
Chiesa, dobbiamo rinunciare alle rivalit, ambizioni e desideri
immorali. La nostra Chiesa  diventata la puttana di Babilonia.
Nostro compito  restituirle la sua vera natura: quella di sposa di
Cristo. Dobbiamo eleggerle un pastore vigoroso e santo, perch
fuori i lupi arrotano i denti. Si avvicina il giorno in cui verranno
a divorare le nostre greggi e noi con esse. Una terribile vendetta
piomber su di noi...
Davanti alle spoglie di Innocenzo ottavo, Rodrigo Borgia pronunciava
il suo discorso elettorale. Della Rovere ud Giovanni
Battista Savelli, il cardinale diacono di San Nicola in Carcere
a Roma, settantenne, commentare ben poco discretamente con
Giovanni de' Medici: Rodrigo ha incontrato lo Spirito Santo!
Fin dal mattino, in piazza San Pietro, la folla non cessava
di ingrossarsi: fedeli, pellegrini ai quali si mescolavano malintenzionati,
ladruncoli o veri e propri malfattori. Gli spiriti si accendevano
all'accenno di un parapiglia. Qua e l scoppiava una
rissa. Qualche gruppo intonava un canto. L'attesa della fumata
bianca ebbe inizio gi quando i prelati non si erano ancora neppure
rinchiusi nella Sistina. Davanti alle porte chiuse della basilica
di San Pietro, le guardie pontificie facevano una gran fatica a
mantenere uno spazio libero tra loro e la massa umana agitata da
un inquietante moto ondoso.
Durante l'omelia di Rodrigo un grande grido si lev, un movimento
di sorpresa e di panico agit la piazza, poi tutti si fermarono,
sbigottiti: sopra di loro, verso oriente, non splendeva pi
un sole ma tre! Tutti caddero in ginocchio e si misero a pregare,
non sapendo se quella visione era di origine diabolica o divina...
I ventisette cardinali, sepolto il loro defunto, entrarono in conclave
nella Sistina in processione a due a due.
Tre soli, avete detto? chiese Rodrigo Borgia a Savelli.
Proprio durante il vostro sermone!  la mano del Signore!
O forse un gesto di scherno di quella mano, ribatt il Borgia,
scettico. Non potrebbe darsi che il Signore mi annunci che
al posto dei quattordici voti di cui ho bisogno, me ne dar tre?
Della Rovere, da parte sua, era realista.
Tre soli? Illusione collettiva! Stupidaggini!
In ogni caso, ribatt Riario Sansoni, i popolani sono tutti
superstiziosi. Adesso credono al trionfo del Borgia.
I popolani non votano! tagli corto Della Rovere, in tono
feroce.
Dietro i cardinali, ventisette valletti entrarono nella cappella.
Petronio aveva capito da tempo che il servitore dello Sforza
condivideva le sue preferenze sessuali. Gli strinse la mano furtivamente,
gli offr la sua amicizia. Si riprometteva di passare
qualche piacevole momento con lui nella forzata intimit del
conclave dei domestici.
Tutt'intera la processione era sparita nella Sistina.
Extra omnes! annunci Burcardo sulla soglia.
Nessun altro, oltre ai cardinali e ai loro valletti, a questo punto
poteva penetrare nella cappella n trattenervisi. Le guardie avanzarono
e posero le loro lance di traverso alla porta. Alcuni sacerdoti
cominciarono a ergervi un muro davanti.
Avete informato bene ciascun valletto? domand Burcardo
al prefetto.
Pena la vita, n gli uni n gli altri possono avere contatti con
il mondo esterno. Lo sanno tutti.
Burcardo indic una finestrella lasciata libera.
Da l verranno passati i pasti preparati per ogni cardinale
dalla sua casata.
Vi far collocare una guardia giorno e notte. Nient'altro potr
entrare, assicur Virginio Orsini.
Il conclave ebbe inizio.
A tarda notte, Cesare aveva lasciato Fiammetta per rincasare.
Aveva trovato Alessandro e Francesco Remolino gi parecchio
brilli. Si sentiva finalmente pi leggero e accett del vino.
Oh, oh, Fiammetta ha riacceso la tua fiamma!
 la mia gioia. Ma sono assillato dall'ombra del vicecancelliere,
se dovesse scoprire che c' una donna incinta di me, mi
manger il cuore crudo!
Sciocchezze! Ci sono colpe peggiori che procreare, butt
l Remolino.
Sua eminenza Borgia  un monumento di ragione, ma non
di santit. La tua esistenza, Cesare, ne  la prova! osserv Alessandro.
Cesare non si faceva alcuna illusione su Rodrigo e sapeva che
le sue spie erano dappertutto.
E con ci? ribatt l'amico. Se Rodrigo ne fosse stato gi al
corrente non ti avrebbe rispedito a Pisa. Dopo la sua elezione, gli
annuncerai che  diventato nonno, il santissimo Padre!
Remolino e Alessandro scoppiarono a ridere, ma Cesare si
rabbui.
Quando mia madre era malata, delirava, non controllava
pi le sue parole e ci che le era permesso o no di dire. Mi ha
rivelato un segreto. Il mattino della mia nascita, il buon cardinale
ha stretto un patto sacro e irrevocabile con Dio: la mia vita
sarebbe stata consacrata ai Santi Vangeli, i miei giorni saranno
stati immuni da ogni peccato, da ogni desiderio carnale, sarei
stato assolutamente puro. In cambio, Rodrigo sarebbe stato
papa!
Cesare mand gi una sorsata. Gli altri due lo fissavano, increduli.
Ho infranto l'accordo. Rodrigo potr ignorarlo, l'Onnipotente
no. Si vendicher, su mio padre e su tutta la mia famiglia.
E anneg le parole nel vino.


8.

Nella cappella Sistina erano state allestite ventisette celle di fortuna,
disposte a ferro di cavallo. Ognuna, recante sulla porta le
iniziali dell'occupante, era spartana nell'arredo: un letto da campo,
uno sgabello, una tavola, una caraffa d'acqua, conserva di
frutta, marzapane, caramelle e biscotti, zollette di zucchero e una
tavoletta di sale. C'erano anche alcune candele e l'occorrente per
scrivere.
Maffeo Gherardo, patriarca di Venezia, tremava all'idea che
dopo cinque giorni di conclave sarebbero rimasti a pane e acqua.
La regola era stata instaurata un paio di secoli prima. Il conclave
che avrebbe eletto Gregorio decimo era durato pi di due anni. Era
terminato con la forza. I cardinali erano stati messi sotto chiave
e privati del cibo finch non si fossero messi d'accordo. Pochi
giorni dopo il papa era stato eletto, liberando cos i prelati.
Seduto sul suo letto, Rodrigo scorse Giambattista Orsini sulla
soglia della cella. Sventolava una lettera.
Ho da dirvi una parola, Rodrigo. Subito prima di entrare ho
ricevuto ufficialmente istruzioni dal re di Napoli. Devo dare il
voto a Carafa, cardinale di Napoli, e non a voi.
Sospirando, Rodrigo prese la lettera e la lesse. Il conclave,
e cio quella trattativa in cui non entrava alcuna considerazione
spirituale, era ufficialmente iniziato! Di Carafa si pensava che
rinunciasse. Ora non solo rimaneva, ma contava sull'aiuto di Rodrigo,
come gli spieg nella cella, davanti al suo piatto preferito:
sardine! Per la verit, nessuno credeva nell'elezione di Rodrigo.
Carafa si alz asciugandosi la bocca. Si mise a ridere.
Posseggo gi cinque voti, uno pi di Sforza, l'impostore di
Milano.
Io dispongo di sette schede, assicur con calma Rodrigo.
Davvero? Ne siete proprio sicuro?
A ottantacinque anni, il cardinale Maffeo Gherardo, faceva
molta fatica a respirare nell'aria viziata e surriscaldata della sua
cella. Venezia gli mancava terribilmente. Gli rincresceva di essere
stato nominato cardinale, di aver accettato di venire a Roma.
Anzi, aveva paura: l'aria di Roma, al culmine dell'estate, poteva
uccidere. Voleva tornarsene a casa e lo confid a Borgia.
Non potete partire, Gherardo, disse Rodrigo in tono rassicurante.
Siete il nostro decano e sta a voi controllare tutti i voti.
Il cardinale Sanseverino e io veglieremo su di voi.
L'altro non voleva saperne. Chiese delle caramelle, pane e biscotti:
aveva gi mangiato tutta la sua provvista.
Durante la notte, Rodrigo davanti a una finestrella, teneva una
candela innanzi a uno specchio e scambiava rapidamente segnali
con Gacet. Fu cos che apprese che a Subiaco Lucrezia si era
ammalata gravemente, colpita dall'epidemia.
Immediatamente Vannozza era partita per raggiungere la figlia.
Adriana l'aveva vista arrivare con sollievo e inquietudine.
Aveva paura di affrontare da sola quella situazione difficile e temeva
le rimostranze del cardinale. Con Adriana alle calcagna,
Vannozza si precipit nella camera di Lucrezia e rimase sconvolta
per lo stato in cui la trov. La strinse a s, le accarezz i capelli
con il cuore spezzato. Quando Adriana propose di far tornare il
medico, si irrit. Pass nel lungo corridoio bianco bisbigliando
per non spaventare l'ammalata, poi si allontan per dare libero
sfogo all'angoscia e alla collera, a voce alta, di fronte all'abate
impotente. Rifiutava questo medico di campagna, evidentemente
ignorante, i cui rimedi consistevano in sangue di capra e polvere
di conchiglie!
Si potrebbe far venire il medico del papa, propose Adriana.
Il medico del papa ha ucciso il papa! Ho gi perso un figlio
e non permetter che ne muoia un'altra.
Allora il priore avanz un suggerimento: pregare santa Petronilla,
presentare la reliquia a Lucrezia. Vannozza respinse l'idea
con un gesto della mano. Di fronte alla morte, Vannozza non
credeva pi n ai miracoli n all'intercessione di una santa, anche
una santa che aveva avuto l'et della figlia.
E se funzionasse? sussurr Adriana.
Come estrema risorsa, Vannozza fin per cedere. Il padre superiore
si allontan a grandi passi. Non ci volle molto per trasportare
la reliquia della santa fino alla camera e dar vita a una
breve cerimonia.
Lucrezia era pi o meno incosciente. Seduta sul bordo del
letto, Vannozza le bagnava la fronte e le inumidiva le labbra. Il
Signore sarebbe stato tanto crudele da prenderle due figli in cos
poco tempo? Adriana si limitava a pregare.
Dal corridoio si udirono dei passi e una campanella. Entr
l'abate, nei paramenti liturgici bianchi. Dietro di lui due monaci
portavano una cassetta coperta da un velo immacolato. Altri due
facevano oscillare un incensiere e tutti recitavano le preghiere.
Si fermarono ai piedi del letto e scoprirono il reliquiario. L'abate
benedisse prima Lucrezia poi il reliquiario. Gli porsero un drappo
dorato, ricamato con scritte religiose, con il quale prese delicatamente
la testa della santa per presentarla a Lucrezia.
Figlia mia, baciate le labbra di santa Petronilla.
Vannozza l'incoraggi con una carezza, ma Lucrezia, che non
comprendeva nulla, volt il capo con una smorfia di disgusto. Le
labbra e il viso cerei le sembravano un incubo ributtante. Adriana
le prese la mano.
Devi farlo!
Poi Vannozza diede l'esempio e, baciando le labbra della reliquia,
disse: Guarda, ecco!
Lucrezia lasci che il priore avvicinasse il viso mummificato,
pos le labbra su quelle di Petronilla, quindi si lasci ricadere sui
cuscini, disgustata.
Nella Sistina, i valletti, ovviamente, erano sistemati ancora
peggio dei loro padroni. A un'ora avanzata della notte si abbandonavano
assonnati sui pagliericci, uno accanto all'altro, o si
gettavano su una panca davanti a una grande tavola, in quella
sala soffocante che era la sacrestia della Sistina, aspettando alla
luce di qualche candela che una campanella segnalasse che questo
o quel cardinale stava chiamando. Allora uno di loro saltava
in piedi e correva nel coro della cappella. Il valletto di Sforza si
intrufol a fianco a Petronio.
Sforza ha appena guadagnato un voto, gli sussurr.
Oh, esclam Petronio. Quale?
Ho giurato di non dirlo.
Petronio tir fuori dalla tasca un pezzetto di zucchero e lo fece
dondolare davanti alla bocca del collega con aria maliziosa.
Ci sono tanti tipi di segreti...
Cinque minuti dopo, dava l'informazione a Rodrigo:
Sanseverino era appena passato a Sforza.
Il milanese lo aveva convinto fornendogli materia di scandalo:
Borgia aveva rubato il tesoro papale.
Menzogne, giur Rodrigo nella cella di Sanseverino, dove
era accorso subito per cercare di riconquistarlo.
Questi si alz in tutta la sua altezza. Malgrado la sua giovane
et era un gigante impressionante, tutto muscoli.
Non voglio essere costretto a ferirvi. Fuori di qui, ordin
semplicemente.
Rodrigo chiam Savelli. Procedettero a un nuovo conteggio.
Alla vigilia del primo scrutinio, Rodrigo disponeva di sei voti
compreso il suo: Savelli, de' Medici, Piccolomini, Della Porta e
Gherardo.
Sar eliminato prima ancora di scendere in pista! constat
amaramente Rodrigo.
Savelli indic Costa, che rientrava nella sua cella. Il portoghese
poteva disporre, ne era certo, di tre o quattro voti. Se si
fosse ritirato i suoi voti sarebbero passati a Rodrigo. Bisognava
convincerlo. Rodrigo and diritto al punto.
Sul mappamondo Portogallo e Spagna si trovano fianco a
fianco. Domani saremo alleati o concorrenti?
Siamo gli unici due non italiani qui. Potreste convergere su
di me!
O voi su di me, ribatt Borgia.
Ma Costa non era affatto d'accordo.
Un mare di mani tese che chiedono l'elemosina si leva intorno
alle mura di Roma...
I poveri sono moltissimi amico mio, ma le loro mani sono
piccole, rispose Borgia.
Non era sicuro di aver capito la metafora di Costa, che precis:
Non cos piccole da non poter impugnare coltelli e bastoni...
Questo  ci che capiter se la nostra Chiesa non sar riformata.
Verranno ad assassinarci nei nostri letti.
 per questo che, una volta scelto, rimodeller la Chiesa
come un vasaio al tornio.
Costa fece un risolino scettico.
Come no... Con le vostre grandi mani che prendono sempre
pi di ci che devono. Non avete alcuna probabilit che la sorte
vi faccia eleggere!
Sono un Borgia, replic Rodrigo, punto sul vivo. A casa
mia non si conta sulla sorte.
La giornata successiva fu interminabile. Lass, nella sua camera
segreta, sudato, fremente di impazienza, Cem era allungato
a terra, l'orecchio incollato al pavimento. Non capiva niente: i
cardinali non smettevano un attimo di discutere, con una violenza
inaudita. Qualcuno aveva cercato di riportare la calma usando
un fischietto, ma le discussioni non erano cessate. Per il principe
era una faccenda inverosimile: quei santi uomini avrebbero
dovuto votare mentre era chiaro che non erano affatto decisi a
mettere le loro schede nell'urna.
La notte cadde sulla Sistina, il cui disordine ben rappresentava
la discordia, gli accordi fatti e disfatti, i veti, l'impossibilit
di trovare un'intesa prima di votare. Maffeo Gherardo, l'unico a
non scomporsi, ripeteva instancabilmente che a Venezia non faceva
mai cos caldo, Savelli brontolava: Non la finiremo mai...
Costa aveva lanciato l'idea di nuove regole per limitare i poteri
del papa e sottometterlo al controllo del sacro collegio. Savelli
protest: non era n il momento n l'argomento giusto; l'altro
insorse: anzi, era l'unico momento! All'improvviso Della Rovere
perse la pazienza.
Le strade di Roma sono bagnate di sangue! sbott.
... E il popolo  convinto che, finch non c' papa, non c'
Dio. E in tutto ci noi stiamo a cavillare sulle regole' di Costa,
continu Colonna.
Ferito, Costa si alz. S! Le regole, Colonna, si difese. Alcuni
elementi della santa Chiesa sono corrotti. Il papato stesso 
marcio fino al midollo. Se non imponiamo nuove regole al prossimo
papa, l'infezione avr la meglio... E sarebbe bene anche
ridurre il numero dei cardinali. Troppi tra loro hanno fatto motivo
di profitto dal loro ingresso in questa cappella!
Il tumulto e il vocio che scaten gli davano ragione. Gridando
per superare quel baccano, Rodrigo tent di fare da paciere.
Siamo tutti d'accordo: dobbiamo cambiare. Il resto  questione
di leggi. Propongo di formulare delle direttive per il futuro
papa.
Le leggi ci sono, sono dieci... cominci Riario Sansoni.
Che pochissimi rispettano, lo interruppe Costa.
Furioso, Riario lo fiss.
Come osate? disse, scandendo le parole.
Come oso? Lo zucchetto me lo sono meritato, io. Non mi
 stato offerto semplicemente perch mi chiamavo Orsini o Colonna.
Imporre leggi umane a un uomo che si trova al di sopra
dell'umano  assurdo, ribatt Colonna, decano del sacro collegio.
Della Rovere possedeva autorit sui colleghi. Basta! tuon
all'improvviso. Per tutte queste beghe non siamo stati capaci di
votare! Siamo qui per eleggere il successore di san Pietro e non
per dibattere sullo stato della Chiesa. Propongo di rimandare la
mozione di Costa. Chi  d'accordo?
La maggioranza alz la mano. S, s!
Chi  contro l'aggiornamento?
Furono quattro. Sforza, de' Medici, Costa e Porta.
Chi si astiene?
Gli occhi di tutti si girarono verso l'unica mano alzata, quella
di Rodrigo Borgia.
Bene, continu Della Rovere. Procediamo con il primo scrutinio.
Il primo scrutinio fu segnato da una certa solennit. Della Rovere
e Gherardo avevano preso posto a un tavolo, su cui un calice
coperto da un piatto d'oro fungeva da urna. I cardinali avevano
scritto con la penna d'oca un nome su un pezzo di carta bianca.
Ciascuno sollevava la sottocoppa d'oro, lasciava cadere la scheda
nel calice e poi la rimetteva al suo posto, sotto l'occhio attento
del decano e di quello del sacro collegio. Poi aveva avuto luogo
il conteggio dei voti, annunciato dalla voce incerta di Gherardo.
Questo primo turno aveva il merito di dare qualche idea a tutti
i candidati possibili: Della Rovere e Sforza avevano otto voti,
Borgia sei. A questo annuncio, Della Rovere aveva suggerito a
Riario Sansoni di fare immediatamente un'offerta a Piccolomini,
che aveva sorpreso a fare un cenno con il capo a Borgia. Carafa
aveva quattro voti e Costa uno. Era mortificato e amareggiato.
Burcardo raccolse le schede e le gett con una bracciata di
paglia in un piccolo braciere sormontato da un lungo tubo che
sbucava sul fianco della cappella. Sent gli oh di delusione salire
da piazza San Pietro: la fumata era nera.
I cardinali si ritirarono per la notte. E Borgia fece un ultimo
tentativo per convincere Costa, con il pretesto della loro solidariet
contro gli italiani.
Il portoghese, che lo disprezzava vedendolo come un burocrate
corrotto, fu irremovibile.
Non sono pi in gara, sibil Costa, fate girare la voce. So
che siete bravissimo nel diffondere le cattive notizie!
Esacerbato, Borgia abbandon Costa alla sua solitudine.


9.

Dalla cappella del seminario di Pisa giungevano le note di un
canto gregoriano. Un vecchio in lacere vesti ascolt per un momento.
Non osava entrare per timore di turbare quella musica
celestiale. Infine, spinta pian piano la porta laterale, si insinu
avanzando per la navata. Il coro degli studenti fissava il maestro
di canto. Quando lo sguardo di Cesare incroci quello del mendicante,
costui fece un cenno con la testa. Cesare lo guard, incredulo.
L'altro ripet il suo gesto di assenso, poi lasci la cappella.
Cesare gett un'occhiata ad Alessandro. Questi lo vide chiudere
il messale, sgusciare dalla fila e sparire. Fuori, Cesare raggiunse
il vecchio, gli lanci un ducato e part correndo come un
folle tra le vie di Pisa, con la tonaca che gli svolazzava intorno
alle gambe. Dimenticando ogni precauzione, spingendo via i passanti,
saltando gli ostacoli, Cesare correva da Fiammetta.
Entrato di gran carriera in casa, si precipit nella camera e
rimase immobile: a letto, un po' pallida, la giovane donna teneva
tra le braccia un neonato dai grandi occhi. L'emozione gli tolse
il fiato, li strinse a s entrambi, incapace di pronunciare una sola
parola, divorando il figlio con lo sguardo.
Dite una preghiera per lui, mormor Fiammetta.
Lui rimase muto, fissando il figlio. Allora fu la giovane madre
a parlare.
Signore Ges, Padre Nostro, ti ringraziamo per questa grazia
che ci concedete. Possa nostro figlio crescere in forza e saggezza
nella fede.
Ho scelto il nome! Cesare, aggiunse. Cos, anche quando
vi troverete lontano, sarete con me.
Gli sorrise, radiosa. Lui rimase in silenzio, gli occhi umidi.
Con la felicit che lo travolgeva, prese in braccio il figlio.
Il secondo giorno del conclave, Della Rovere esib una lettera
vecchia di trentatr anni, firmata da papa Pio II, Enea Silvio
Piccolomini, che muoveva severe rampogne al cardinale Borgia
per aver partecipato a un'orgia a Siena. Rodrigo si era sempre
aspettato che la faccenda prima o poi sarebbe tornata a galla, e
sapeva che Della Rovere non poteva lasciarsi sfuggire una simile
occasione. Ma chi poteva avergli fornito la lettera? Ovviamente
il nipote di Pio II, il cardinale Piccolomini. Il mio vecchio amico!
pens Rodrigo con sarcasmo. Se Piccolomini aveva fatto entrare
questo documento dopo l'inizio del conclave, rischiava una pena
severa. Rodrigo riflett su come organizzare la difesa, mentre si
affrettava a prendere posto nello spazio del coro. I cardinali lo
guardavano mentre si accomodava, e mentre Piccolomini leggeva
quel richiamo all'ordine, ricco di dettagli. Durante tutta la lettura,
Borgia rimase immobile come una statua.
"Siamo venuti a conoscenza del fatto che tre giorni or sono, in
spregio della vostra dignit, avete passato il pomeriggio dall'una
alle sei in compagnia di alcune dame senesi... Ci  stato riferito
che si  danzato con assai poca verecondia, che non  mancata
alcuna seduzione e che voi vi siete comportato come un giovane
laico.  stato impedito l'ingresso a mariti, padri, fratelli e altri
famigliali che avevano accompagnato queste giovani donne, al fine
di lasciarvi pi libero nei divertimenti ai quali presiedevate, ordinando
le danze e prendendovi parte. Lasciamo giudicare a voi
stesso se vi sia lecito corteggiare donne, allontanarne i mariti per
riservarvi ogni libert nel piacere, senza al tempo stesso abdicare
alla vostra dignit e alla santit della vostra carica..." Le parole di
mio zio, papa Pio II, vi accusano, concluse Piccolomini.
Il quattordici aprile millequattrocentocinquantuno ero effettivamente
a Siena, ammise senza scomporsi Rodrigo. S, mi
trovavo presso Giovanni Bichi per il battesimo di suo figlio.
Negate le accuse di Pio II?
Sono spiacente, Francesco! Rodrigo lo guard dritto negli
occhi. Siamo amici da oltre trent'anni ma non posso pi proteggerti.
Si volse verso l'assemblea, indicando la lettera con un gesto
teatrale.
Quel documento  un falso!
Ero presente quando mio zio scrisse questa terribile lettera!
Allora come mai avete atteso tanto tempo? Gi due volte
sono stato candidato all'onore supremo, e voi eravate schierato
senza remore sotto la mia bandiera!
Fece una pausa drammatica prima di riprendere: Mi interrogo
sui motivi di un tale cambiamento in un collega tanto caro al
mio cuore.
Di nuovo tacque, ferm lo sguardo su Della Rovere con intenzione,
poi torn a Piccolomini.
Mi auguro che siate stato ben pagato.
Petronio assisteva alla scena pieno di ammirazione. Era arte,
quel modo che aveva il suo padrone di rigirarsi un'assemblea fino
a quel punto tutta contro di lui! Ma il seme del dubbio era stato
gettato in quelle anime e avrebbe lasciato tracce. In effetti, falso
o no che fosse il documento, quella lettura aveva provocato dei
danni. Il secondo scrutinio diede nove voti a Della Rovere, otto
a Sforza e quattro a Borgia e a Carafa. Il divario sarebbe stato
difficile da rimontare.
Quando sent che la maggioranza andava a Della Rovere, Cem
ne fu terrorizzato. Certo, una maggioranza molto esigua, si
rassicur, sempre appiattito sulle tavole del pavimento, una pipa
d'oppio a portata di mano. Il suo domestico gli versava dell'acqua
rinfrescata in un catino d'argento, agitava ininterrottamente
un grande ventaglio di piume di struzzo, ma niente calmava la
sua tensione, l'attesa lo angosciava sempre di pi. Se Della Rovere
avesse vinto, per lui sarebbe stata la fine.
Quella sera, Rodrigo tent una manovra. Sanseverino sudava
parecchio. Petronio gli port una salvietta pulita. Tra le sue pieghe,
il giovane prelato trov una lettera.
Santa Petronilla non aveva fatto il miracolo. Lucrezia era
sprofondata nell'incoscienza, delirava, con qualche breve momento
di lucidit. La madre la vegliava in compagnia di Adriana.
Quella notte, appena la giovane mostr di essere presa da un
sonno pi tranquillo, le due donne si concessero un po' di riposo.
Lucrezia non vide la sagoma del monaco che penetrava in punta
di piedi nella sua camera. E improvvisamente, ai piedi del letto,
si stagli Gaspare. Non lo riconobbe immediatamente, lo prese
per Cesare. Gli baci la mano con ardore, ripetendogli quanto lo
amava. Infine comprendendo, avrebbe voluto metterlo alla porta.
Ma Gaspare non aveva galoppato come un folle da Roma per
niente. Era innamorato, voleva strapparla alla morte.
Vivrete. E io vi salver, l'amore vi salver.
Si infil nel suo letto e la strinse appassionatamente. Lucrezia,
incapace di difendersi, lasci fare, poi semicosciente rispose alle
sue carezze.
Qualche ora dopo, Gaspare si sciolse dalla fidanzata addormentata
tra le sue braccia. Se l'avessero sorpreso, avrebbe avuto
problemi seri con il cardinale Borgia. Si chin sulla giovane donna,
la baci, le asciug delicatamente il sudore dalla fronte, poi si
infil il saio. Nel momento in cui sgusciava come un'ombra nel
corridoio, Adriana si diresse verso la camera.
La sera stessa, a Pisa, ebbro e raggiante, Cesare festeggiava la
nascita del figlio. Si meravigliava con Alessandro.
Non piange mai. Nemmeno l'ombra di uno strillo.  come
un uomo adulto.
Ed  anche ben... ehm... ben fornito come i Borgia?
Ce l'ha grosso come il tuo, Alessandro, ribatt il padre felice.
Mio figlio  la pi straordinaria creazione di Dio!
Improvvisamente, si rannuvol. Dio... ripet.
Lascia stare Dio, almeno per questa sera, raccomand
Alessandro.
L'ingresso precipitoso del loro compagno Remolino ruppe
l'atmosfera.
Notizie da Roma: Della Rovere  in testa!
Colpa mia... constat pacato Cesare.
Cesare! Non sei tu responsabile del destino di Rodrigo Borgia,
esclam Alessandro, non poco irritato dalle colpe che si
attribuiva il suo amico. Dopo aver fatto voto di celibato, ha generato
sette figli ! Tu ne hai uno soltanto. Non hai altra soluzione
che fare come lui: continua e va' avanti!
 proprio la mia ossessione: a causa mia, dei miei desideri
carnali, noi Borgia non possiamo andare avanti. E immagino la
furia di Rodrigo, anzi peggio, il suo gelo, la sua indifferenza! No,
no!
Scosse la testa e si alz.
Viviamo un momento eccezionale, mormor come a se
stesso. Esige il supremo sacrificio, il sacrificio ultimo! Provare
a Dio che meritiamo la sua benedizione... Debbo agire immediatamente
e riparare alla mia colpa.
E prima che gli altri due avessero il tempo di reagire, usc di
casa.
La nuova sessione non aveva avuto ancora inizio. Alcuni cardinali
erano in preghiera nella cappella, altri stavano arrivando.
Sanseverino andava e veniva come un giovane purosangue nervoso.
Non riusciva a nascondere l'impazienza. Apparve Savelli,
preoccupato: Gherardo non stava bene, si sentiva oppresso.
Pragmatico, Sforza espresse il timore di tutti: se il prelato veneziano
fosse morto durante il conclave, si sarebbero ritrovati
in ventisei, con il rischio di uno stallo. Ma Sanseverino, senza
aspettare che fossero tutti riuniti, diede un annuncio infinitamente
pi scottante.
Il re di Francia avrebbe versato duecentomila ducati a uno di
noi per permettergli di comprarsi l'elezione.
L'onda del turbamento fece fremere tutte le porpore.
A chi? grid Colonna.
Al cardinale Della Rovere!
Un brusio inorridito percorse l'assemblea. Se adesso una nazione
straniera si fosse immischiata nell'elezione, la Santa Sede
si sarebbe trovata minacciata.
Per provare le sue affermazioni, Sanseverino brand un documento.
Ho qui la lista dei nomi di tutti coloro che hanno ricevuto denaro
da Della Rovere, compreso il cardinale Piccolomini, pagato
in moneta francese per tirar fuori la lettera di Pio II!
Mai! grid l'interessato. Io disprezzo il re di Francia.
Chi vi ha dato questo documento? intervenne Della Porta.
Il cardinale Borgia.
Allora  un falso, decret Riario Sansoni come se la cosa
fosse ovvia.
Voglio vedere quel foglio, ordin Piccolomini.
Sanseverino glielo porse, poi si accasci.
In un primo momento ho pensato di distruggerlo, forse avrei
dovuto, ma non sono stato capace! Forse Dio ha trattenuto la mia
mano, forse la mancanza di sonno e di cibo mi hanno sfinito...
In effetti il colosso aveva un'aria consunta. Si sedette e nascose
il volto tra le mani. In silenzio, Della Rovere agit vigorosamente
la testa, senza tuttavia negare i fatti di cui lo si accusava. I
cardinali si guardavano l'un l'altro, atterriti. Se Della Rovere era
davvero un agente di Carlo ottavo, si trattava di un grave atto di
tradimento nei confronti di Roma.
In questa atmosfera plumbea, Rodrigo fece il suo ingresso,
sostenendo Gherardo.
Ho mostrato la lettera, gli annunci Sanseverino.
Rodrigo non ebbe il tempo di rispondere. Parlando tutti insieme,
i cardinali si rivolsero a Borgia assediandolo con le domande,
le accuse, le minacce. Ancora una volta, la confusione regnava
sovrana. D'un tratto, una voce tuon, dominando la baraonda.
Ciarlatani! url il giovane de' Medici.  il mio primo
conclave. Finora ho osservato e ho taciuto. Vi ho visto rifiutare
le poche semplici regole proposte da Costa. In compenso, vi ho
visto passare lettere da una cella all'altra o anche farle venire da
fuori, vi ho sentito battibeccare all'infinito. E intanto, il mondo e
la nostra citt aspettano noi!
I prelati si guardarono, sorpresi dalla veemenza del pi giovane
tra loro. Si calmarono. Passarono alla votazione.
Questa volta, Sforza arriv in testa con otto voti, seguito da
Carafa con sei. Della Rovere pass da nove a quattro, trovandosi
alla pari con Borgia. Con gran sorpresa di tutti, e soprattutto di
Rodrigo, Della Porta, il monaco che si vantava di disprezzare gli
onori e il denaro, aveva ricevuto anch'egli quattro voti.
Rodrigo aveva sperato qualcosa di pi. Spesso il latore di cattive
nuove  punito: i voti persi da Della Rovere non rifluirono sul
vicecancelliere. La denuncia aveva ridotto le preferenze del suo
avversario, niente di pi. Andando a dormire, scambi come tutte
le sere i suoi commenti con Savelli.
Quella lettera era un falso, vero? gli domand questi a bruciapelo.
La pergamena s, rispose tranquillamente Rodrigo, senza
batter ciglio. Ma tutti i dettagli rivelati sono esatti.
Poi torn allo scrutinio.
Della Porta mi ha forse abbandonato? E da dove vengono i
suoi quattro voti?
Savelli promise che avrebbe raccolto l'informazione prima
della prossima tornata.
Non perdete la speranza, monsignore, disse.
Speranza! esclam Rodrigo. Pensate, nel mio ultimo viaggio
in Spagna, nella traversata di ritorno, una violenta tempesta
si  abbattuta sui nostri vascelli al largo di Pisa. Un bastimento 
colato a picco, annegando duecento anime tra cui tre vescovi. Poi,
come se il Signore avesse deciso di punirmi, siamo stati attaccati
dai pirati musulmani. Sono stato percosso, derubato di mille ducati.
Sono sopravvissuto. Non so fare altro: sopravvivere!
Il Serra  una bassa montagna che sta sopra Pisa. La sua cima
 brulla e sassosa. I venti marini la spazzano frustando senza
posa gli arbusti di mirto e rosmarino. Sul sentiero accidentato
che si inerpicava tra qualche raro albero, Cesare portava il suo
bimbo appena nato. Alessandro e Remolino l'avevano accompagnato
fino ai piedi del monte. Qui aveva ordinato che si fermassero:
voleva essere solo con suo figlio. Gli altri due avevano
obbedito, sapendo che era vano contraddire Cesare quando era di
quell'umore cupo e collerico. I due, seduti all'ombra di un albero
aspettavano il loro amico, un po' allarmati dall'idea di voler portare
un lattante in un posto del genere. D'altra parte, che cosa ne
sapevano loro di bambini? Niente.
Cesare procedeva a passo svelto, stringendo a s il piccino
addormentato. L'aveva letteralmente rubato a Fiammetta, quando
aveva finito di allattarlo e mentre lui dormiva nella sua culla.
Sferzato dal vento, traballando sui sassi, ansante, Cesare non si
fermava. E mentre avanzava, raccontava alla carne della sua carne
la storia di Abramo, che destatosi un mattino di buon'ora part
in compagnia di due servi e di suo figlio Isacco.
Ai piedi della montagna, raccontava Cesare, Abramo disse
ai suoi servi: "Aspettatemi qui. Io salgo a pregare Iddio con
mio figlio..."
Cesare aveva raggiunto la cima: un vasto spiazzo dove soffiava
la tramontana. Riprese fiato, accarezz la guancia del bimbo e
continu a mezza voce la storia.
Isacco disse: "Padre, dov' l'agnello per il sacrificio?" E
Abramo rispose: "Dio ci mander l'agnello per la nostra offerta..."
Il piccolo non ud il seguito della storia secondo la quale
Abramo, sul punto di sacrificare il figlio al posto dell'agnello,
fu fermato da un angelo. Cesare aveva ammucchiato delle foglie
secche formando una specie di giaciglio. Vi depose il suo prezioso
fardello. Rimase accoccolato accanto a lui per un lungo
momento. Il bambino giaceva proprio come un'offerta al Signore
e Cesare, contemplando il cielo, aspettava la Sua risposta. Non
arriv.
Allora Cesare accett di sacrificare l'erede per i suoi peccati.
Si chin su di lui, gli depose un lungo bacio sulla fronte, si rialz,
e si allontan senza voltarsi.
Quando arriv ai piedi della montagna, Alessandro, vedendolo solo, rimase inorridito. E visto che Cesare non reagiva alle sue
domande, lo afferr per le spalle.
Cesare, rispondimi ! Che cosa hai fatto di tuo figlio?
Davanti al suo silenzio, Alessandro non esit e, trascinandosi
dietro Remolino, cominci a salire per il sentiero. Cesare gli fu
addosso d'un balzo e lo gett a terra.
Se vai ti ammazzo!
Cesare! supplic Alessandro.
C' l'uomo, c' la sua parola. L'uno e l'altra debbono essere
identici.
Poi attese che Alessandro e Remolino riprendessero la via per
Pisa. Sui loro visi si leggeva lo stesso sgomento. Li segu. La sua
espressione era di marmo.


10.

Roma aspettava il suo papa. In piazza San Pietro la folla cresceva,
si stipava, il baccano aumentava di ora in ora, grida e fischi di
delusione si levavano a ogni fumata nera. Cem, dal suo posto di
osservazione, non si nutriva pi. Il conclave, tra la stanchezza e
l'irritazione, segnava il passo.
La sera stessa, una finestra della Sistina lampeggi, ricevette
una risposta, lampeggi di nuovo, poi fu la notte. Rodrigo si sedette
sul suo lettuccio, preoccupato. Lucrezia stava sempre male
e l'idea che potesse morire mentre lui era chiuso l dentro lo tormentava.
Intanto, i maneggi continuavano di cella in cella, di corridoio
in corridoio. Petronio riportava parole e cifre ridacchiando.
Sforza e Carafa, i due cardinali nemici - Milano e Napoli
- tentavano di strappare a Della Porta le sue quattro preferenze.
Questi era il meno esposto alla corruzione, e i due non capivano
che stavano perdendo il loro tempo. Rodrigo prefer puntare su
altre risorse, come il desiderio di restaurazione e di integrit. Ma
Della Porta non si lasci sedurre.
Ah, mio caro amico, tent Rodrigo, presentandosi a lui a
notte fatta.
Amico, dite? Da quanti anni ci conosciamo? Non lo so pi.
Eppure, in questi ultimi giorni vedo in voi una nuova disperazione,
a meno che prima mi sia sfuggita. In entrambi i casi, la
questione vi squalifica, ai miei occhi, al trono di Pietro, rispose
Della Porta secco.
Rodrigo afferm di essere animato dalla passione della riforma.
Si attir una risposta sferzante.
Francamente siete il solo che tenti di riformare la Chiesa con
le trame e gli intrighi!
Era pi che chiaro: Della Porta non avrebbe sostenuto il Borgia.
Vannozza, seduta sul bordo del letto della figlia, la teneva
stretta a s. Addossata allo stipite della porta, Adriana le osservava,
disorientata. Sprofondata nel suo delirio, Lucrezia non riconosceva
pi nessuno. Gli occhi spalancati e fissi su un interlocutore
invisibile, si identificava con santa Petronilla, la figlia
del primo papa. Dopotutto, non era forse la presunta nipote del
probabile pontefice? La somiglianza tra i loro destini spiegava i
suoi vaneggiamenti. Parlava velocemente, le parole appena formate
uscivano precipitose dalle sue labbra, in un tono uniforme,
come una litania.
Da quando si era sistemata dai Borgia, Adriana aveva avuto
due padroni: Dio e Rodrigo. Il primo le ispirava una fede cieca
al limite della demenza, il secondo la terrorizzava. E ora, presa
tra i due, aveva fatto una scelta che la opponeva radicalmente
a Vannozza: piuttosto lasciar morire Lucrezia e salvare la sua
anima. Si mise in testa di esorcizzarla, convinta che la sua pupilla
fosse posseduta dal demonio. Vannozza non voleva neppure
sentirne parlare. E sapendo quale forma violenta poteva prendere
un esorcismo, temeva per la salute, per la vita stessa di sua
figlia. Invenzioni e leggende: la storia di santa Petronilla non era
altro, e l'esorcismo un modo per rendere un malato ancora pi
malato.
Adriana rivendicava la responsabilit su Lucrezia. La madre
non aveva voce in capitolo. Se ne and a cercare il padre superiore.
Rimasta sola, Vannozza riflett cercando disperatamente
di trovare il modo di strappare sua figlia dalle grinfie di quella
fanatica.
Frattanto, Rodrigo calcolava e ricalcolava. Era bloccato su
quattro voti. Un voto in pi sarebbe bastato a rimescolare le carte
e a rimettere in movimento le cose. In questa corsa alla suprema
carica, il conclave affrontava un tornante, e Rodrigo un momento
critico della sua vita e della sua carriera. Gli occorreva con la
massima urgenza dar prova di audacia e di immaginazione, mettere
a segno un gran colpo per creare la sorpresa e indirizzare un
numero sufficiente di cardinali in suo favore.
Ho messo tutta la mia fortuna e la mia famiglia su questo
colpo, annunci a Savelli. Sforza  in grado di fare altrettanto?
Rinunciare a Milano? Abbandonare suo fratello?
La risposta di Savelli fu una doccia fredda.
Sforza mi ha fatto un'offerta!
Pi o meno alta della mia?
Il doppio!
Io la raddoppio.
E lui la raddoppier ancora! Presto bisogner battere nuovi
ducati!
La lotta non avrebbe avuto fine. Dunque c'era bisogno di altro.
Un titolo? S, evidentemente. Questi uomini erano tutti avidi
di potere. E di denaro. Ora, in qualche caso, le due cose andavano
insieme. Rodrigo propose a Savelli la prospera diocesi di Perugia
di cui lui era il legato. Savelli ne fu sedotto.
Perugia! Davvero vi privereste di un tal titolo e di una tale
rendita!
"Servo dei servi di Dio"  il titolo del sommo pontefice. Sarebbe
sufficiente a chiunque!
Savelli pos la mano sulla spalla di Rodrigo in segno di assenso:
un voto in pi.
Gherardo li interruppe. Gli scrutini e i risultati non gli interessavano
minimamente. In compenso, annunci loro un dramma:
d'ora in avanti si sarebbe servito un solo pasto al giorno.
La canaglia si spazientisce, disse, non sentite le grida?
Per lui, la regola di un solo pasto dopo tre giorni di conclave
non poteva essere che un'idea da mascalzoni. Ma ispir Rodrigo:
un solo pasto? Sia. Lui l'avrebbe reso memorabile. Quella sera,
i valletti che si presentavano alla finestrella ricevettero ciascuno
una scatola di legno di buone dimensioni a nome del loro padrone,
tutte portate da Gacet...
Incomprensione, dubbio, terrore, Fiammetta non riusciva a
capacitarsi che Cesare, andato via con il loro figlio, fosse tornato
senza di lui. E il suo amante non dava risposta alle sue domande.
Si sentiva impazzire dal dolore.
Cesare. Nostro figlio! si mise a gridare. Cesare, dov'?
Dov' nostro figlio?
Non arrivava a pronunciare: Che cosa ne hai fatto! Questo
avrebbe aperto un abisso di spaventose congetture che non si sentiva
in grado di sostenere.
Ditemelo, ditemelo... ripeteva incessantemente.
E poi, vedendo che Cesare opponeva un silenzio assoluto, lo
schiaffeggi, una volta, due. Lui volse il viso verso di lei, gli
occhi gonfi di lacrime. Lei prov con la gentilezza, e quasi teneramente
lo implor: Cesare, ve ne prego, ditemelo!
Lui non apr bocca. Allora lei lo colp di nuovo, pi volte,
scandendo ogni schiaffo con un ditemelo, ditemelo... Lui non
diceva una parola, accettava i colpi. Fiammetta fin per mandarlo
a terra, cadde in ginocchio, il sangue che gli colava dalla bocca.
Lei non si ferm.
Dov' nostro figlio, Cesare? Dov' nostro figlio, Cesare?
ripet.
 con Dio, mormor finalmente lui.
Allora lei lanci un grido fortissimo e fugg via. A terra, Cesare
guard il proprio sangue che scorreva. Dentro di lui, s'era
installata la morte.


11.

Quella sera, nelle loro celle alla Sistina, i prelati aprirono le
scatole offerte dal cardinale Borgia... e scoprirono insalate, dolci,
pollo arrosto. Qualcuno tra i pi influenti, aprendo il volatile,
trov al suo interno una pergamena cosparsa di grasso: un atto di
propriet. Ed erano diversi a seconda delle personalit!
Piccolomini apprezz il palazzo con la chiesa di Santa Maria
in Via Lata. La decorazione era magnifica e la sua posizione
sul corso rappresentava un'enorme fortuna e il segno di una
grande influenza. Accett di votare Borgia. Colonna non rifiut
Subiaco: il convento accompagnava ventidue piazzeforti. Pose
una condizione: Cesare aveva storpiato suo nipote Marcantonio,
e doveva essere umiliato. Rodrigo and oltre: perdere tutta la sua
eredit sarebbe stata un'umiliazione sufficiente. Colonna accett
di votare Borgia. Orsini ebbe da ridire su dell'altro: d'accordo,
accettava Porto, il porto e le terre che l'accompagnavano. Ma
suo cugino Orsino era sposato con Giulia... Il pi bel fiore tra i
fiori, disse Rodrigo.
Per la dignit di Orsino, smettete di coglierlo... fece il cardinale
Orsini.
Giambattista, sospir il cardinale Borgia. Mi privo gi di
tutti i miei beni materiali! E dunque...
Orsini scosse la testa comprensivo: avrebbe votato per Borgia.
Carafa, in compenso, fu categorico: restitu il pollo e il documento
che lo farciva. Eppure, Rodrigo gli aveva offerto Bologna,
non troppo lontana da Milano, cosa molto pratica in caso di conflitto
con il ducato!
Il giovane de' Medici pregava. Vide Della Rovere inginocchiarsi
accanto a lui e alzare gli occhi al soffitto dove le stelle
d'oro scintillavano sul fondo blu.
Le stelle, sospir il vescovo di Ostia assai ispirato. Mi
piacerebbe tanto, su quel soffitto, vedere al posto del cielo l'evocazione
del paradiso terrestre, l'istante stesso della creazione. 
giunto il momento di offrire qualcosa di nuovo ai fedeli.
Il popolo non  ammesso alla Sistina.
Esatto. Ma quel che conta  che ne conosca l'esistenza! Questo
rende tale meraviglia ancora pi grande. Come i tesori sulle
pareti del palazzo de' Medici: pochi hanno avuto modo di vederli
ma tutti ne parlano... Mi domando se apprezzereste un bicchiere
di eccellente bordeaux.
Vi ringrazio, eminenza. Vi dir, con tutto il rispetto, che la
mia preferenza va al vino italiano.
L'allusione era chiara, e Della Rovere cap che de' Medici
non avrebbe mai votato per lui e non avrebbe neppure seguito le
sue indicazioni. Tent un ultimo argomento contro Borgia esibendo
una bolla papale firmata da Sisto IV, che legittimava i figli
Borgia.
Credetemi, Borgia non  degno di essere papa!
A questo punto de' Medici tocc il colmo dell'esasperazione:
ognuno attaccava l'altro nello stesso modo.
E voi? Voi lo siete? rispose brusco. Ho conosciuto vostra
figlia, Felice. Molto attraente! Non so ancora a chi andr il mio
voto. In ogni caso, non a voi!
Infine, Rodrigo concluse che doveva avere un colloquio con
l'erede dei de' Medici. Troppo ricco, era incorruttibile. Troppo
giovane, il suo passato non offriva alcun appiglio. Quali erano
i suoi punti deboli? Quando il cardinale entr nella sua cella,
Giovanni de' Medici si stava rinfrescando con l'acqua del catino,
la sottana slacciata, e la sua bellezza giovanile colp il prelato.
De' Medici lo attacc immediatamente sul banchetto che aveva
offerto ai cardinali. Lui non vi aveva preso parte, e non aveva
ricevuto niente.
Sono stato indotto a credere che il pollo arrosto non fosse
di vostro gradimento, disse Borgia. Se l'informazione  falsa,
sar per me un piacere farvene portare.
Quando il mio compianto padre parlava degli uomini del
male presenti nel sacro collegio, non penso che si riferisse a voi.
La simonia tuttavia  un peccato grave...
No, Giovanni, aspettate...
Non parlate, rispose il giovane aspramente. La sua voce sal
di tono. Non voglio ascoltarvi. Le vostre parole strisciano come
vermi sul marmo.
Come siete giovane!
Piccato, de' Medici lo attacc. Quale figlio illegittimo avete
concepito a Siena durante la vostra orgia? Giovanni? Lucrezia? 
Cesare il figlio di una puttana senese?
Rodrigo ebbe un'ispirazione. Come spesso faceva quando
mentiva, guard il suo interlocutore dritto negli occhi.
Io non ho figli. Se verr eletto, bandir da Roma Giovanni,
Cesare e Lucrezia.
Oh, s, lo farete senz'altro! Catalano!
Decisamente, non siete solo giovane, sbott Rodrigo sconfitto.
Siete proprio un bambino!
Qualche ora dopo, poco prima del voto successivo, Rodrigo
si lagnava dell'arroganza del giovane de' Medici con Riario Sansoni.
Questi non aveva alcuna simpatia per la famiglia fiorentina.
Per lui, era una trib concepita in una cassaforte, su un letto
d'oro. I de' Medici avevano rovinato Firenze, e lui disapprovava
suo cugino, Giuliano Della Rovere, che mostrava una eccessiva
ammirazione per il giovane prelato. A dire il vero, quella di
Riario Sansoni non era che amarezza e invidia. Non sosteneva suo
cugino, con il quale non era d'accordo su nulla tranne che su un
punto: se Della Rovere fosse stato eletto gli avrebbe restituito il
palazzo di piazza Navona, ingiustamente confiscatogli da Innocenzo.
Rodrigo era pronto a tutto: il palazzo, s, le rendite che ne
venivano, s, e, in primo luogo, la diocesi di Imola - brandiva il
certificato di propriet - non molto distante da Firenze...
Dunque, ricapitol Riario, mi chiedete di tradire mio cugino
per... E ripet la lista.
Pensate, incalz Rodrigo, alla breve distanza tra Imola e il
Palazzo Vecchio di Firenze... Discussa com' l'autorit di Piero
de' Medici dopo la morte di Lorenzo, vi baster una leggera spinta
per vederlo crollare...
Borgia sapeva come aprire orizzonti ricchi di prospettive.
Riario dunque avrebbe votato per Borgia. Solo, mise in guardia il
candidato: anche i suoi cugini avevano un grande appetito per i
beni materiali !
Il terzo giorno Della Rovere croll con tre voti e Borgia ne
ottenne dieci. Nel suo nascondiglio, Cem cominci a ritrovare il
gusto per la vita. Restavano da raccogliere quattro voti e il gioco
era fatto. Ma i nemici di Rodrigo non si davano per vinti.
A Subiaco, Vannozza non notava alcun miglioramento nella
salute di Lucrezia. Adriana insisteva nel suo progetto di esorcismo
e il padre superiore aveva dato il suo benestare. La cugina
di Rodrigo port latte e pane a Lucrezia, che rifiut ogni cosa.
Vannozza piangeva. Non riconosceva pi sua figlia. Adriana ne
approfitt.
Non  pi vostra figlia, disse. Finch non sar esorcizzata,
rester nelle tenebre.
La governante era talmente convinta della fondatezza del suo
progetto che non si stup quando vide che Vannozza accettava
l'idea di un esorcismo che solo poche ore prima aveva respinto.
Si sent anzi sollevata quando Vannozza annunci che l'indomani
sarebbe partita, non volendo assistere all'operazione. Felice per
questa inattesa docilit, acconsent a lasciare sole, per la notte,
madre e figlia. Adriana contemplava la possibilit di concedersi
un po' di riposo prima di una giornata assai impegnativa. Quindi
si ritir, non senza essersi felicitata con Vannozza per aver riconosciuto
l'assennatezza del suo progetto e per il comportamento
da brava madre credente.
L'indomani, quando Adriana entr nella camera di Lucrezia
con il padre superiore per gli ultimi preparativi prima dell'esorcismo,
il letto era vuoto. Vannozza era fuggita all'alba, portando
con s la figlia. Non credeva n al diavolo n ai rimedi della religione.
Il cardinale Carafa aveva una maniera singolarissima di rivolgersi
a Dio. Pregava inginocchiato a terra, a un palmo dal muro
esterno della Sistina, parlando a voce altissima...
Oh, Signore, gridava quella sera, con la bocca che sfiorava
la pietra, fa' che il mio re mi ascolti perch ho bisogno di lui.
Ferrante deve condurre il suo esercito da Napoli a Roma. Deve
purificare con la forza il clima di indecisione che aleggia in questa
cappella. Oh, Signore, mi senti?
Ud il Signore, o uno dei suoi angeli, rispondergli con una
voce molto umana.
Vi sento,  inutile gridare cos forte. Trasmetter.
E la sagoma di un prete si allontan lungo le vie lastricate.
L'indomani all'alba le guardie pontificie, allibite, videro arrivare
le prime truppe inviate da Napoli. Una sentinella lanci
l'allarme. Lo squillo delle trombe risuon a lungo. Quando Rodrigo
l'ud, si precipit alla finestra e cominci a inviare segnali,
ostacolato dal sole nascente. Alla fine riusc a capire. A quel
punto sul suo viso si disegn un sorriso. Carafa! Che imbecille,
mormor contento. Subito entr, senza bussare, da Della
Porta. Questi, appena svegliato, mezzo nudo, si rinfrescava, con
una salvietta umida sulla testa. Ricevette Borgia piuttosto contrariato.
L'aria  troppo umida perch sopporti il vostro fiato nell'orecchio.
Rodrigo non si formalizz.
Non voterete per voi stesso, avete detto? Il vostro voto andr
a Carafa?
Carafa sar anche una iena, ma se non altro  devoto.
Da quanto tempo la famiglia Della Porta vive a Roma?
La domanda lasci perplesso il cardinale. Prese l'asciugamano
e si vers qualche goccia d'acqua in bocca strizzando il panno.
Si chiese dove volesse andare a parare Rodrigo.
Dai tempi del regno di Cesare Augusto.
Che cosa penseranno i vostri antenati quando sarete costretto
a leccare gli stivali del re di Napoli?
Rodrigo and alla finestra e indic Roma con un largo gesto.
Le armate di Ferrante hanno invaso la citt, occupano la Citt
Eterna. Sentite la chiamata alle armi? E il lamento delle madri
che piangono per la verginit delle loro figlie? Io non sono romano
di nascita, lo sono diventato. La mia lealt non va n ai francesi,
n a Milano, n a Napoli ma a Roma. Alla Chiesa cattolica
romana. Capite?
Il conclave prosegu in un clima di guerra. Le milizie pontificie
e il popolo della Citt Eterna si batterono contro i napoletani,
corpo a corpo, strada per strada. Si fortificavano in tutta fretta i
palazzi e le case, si faceva bollire l'olio per versarlo sugli assalitori.
Roma proteggeva il suo territorio e la sua Chiesa, come
i suoi cardinali. Essi stessi si infiammarono alla voce di Della
Porta, che tuon davanti a tutti loro riuniti.
Seguiamo l'esempio dei santi martiri. Dall'epoca di Cesare
hanno sofferto sotto il gladio, noi non cederemo. Nessuno, fosse
pure un re, pu distoglierci dal nostro sacro dovere. Solo lo Spirito
Santo pu guidarci...
Carafa, da tutti accusato di essere responsabile di quel caos,
tent invano di discolparsi. Il suo stratagemma fosse stato scoperto,
non aveva pi alcuna possibilit di farla franca. L'ambizione,
l'odio per i Borgia e una viscerale perfidia avevano tolto
la ragione al napoletano. Ora avrebbe voluto sostenere Sforza,
cardinale di Milano, nemico irriducibile di Napoli. In un faccia a
faccia con Rodrigo chiar la questione: era convinto che Borgia
fosse un marrano, un ebreo convertito, e non avrebbe mai e poi
mai votato per lui. Rodrigo si strinse nelle spalle, un'ennesima
voce infondata! Tuttavia doveva ammetterlo, se si fosse diffusa,
quella calunnia gli avrebbe nociuto: i sovrani spagnoli non avrebbero
mai sostenuto un papa marrano. Decisamente, quel Carafa
era una iena.
Il conclave si era ormai ridotto a una competizione tra Sforza e
Borgia. Per quest'ultimo, se avesse perso, l'unica soluzione sarebbe
stata la fuga in Spagna su un'imbarcazione di fortuna: si
era privato di tutto. Restava un'ultima carta. Rodrigo esitava a
servirsene perch facendolo avrebbe messo in pericolo il fragile
equilibrio tra Napoli e Milano. Tuttavia non stette a pensarci
troppo a lungo e ordin a Petronio di invitare il cardinale Sforza
a raggiungerlo nel luogo pi segreto di tutta la Sistina... le latrine!
Per essere tranquillo, e tenere occupati gli altri prelati, non c'era
niente di meglio che un piccolo scandalo. Savelli, in preghiera
nella Sistina, si fingeva invaso dall'ispirazione divina mentre dei
brontoli di tuono risuonavano nella cappella. Dichiar a Della
Rovere che suo cugino Riario Sansoni lo avrebbe tradito, votando
per Borgia. Al cardinale and il sangue alla testa, afferr il cugino
e lo tempest di colpi. Faticarono a separarli. Riario Sansoni
venne medicato mentre un gruppo di prelati tentava di ricondurre
Della Rovere alla ragione.
Giuliano, affrontate la verit! Il vostro tempo non  ancora
venuto. Potete passare alla storia come un creatore del papa se
votate per Borgia.
Preferisco restare un dettaglio della storia! rispose, furioso.
Frattanto, nelle latrine, Rodrigo si era seduto sulla tazza. Sforza,
accompagnato da Petronio, non credeva ai suoi occhi, ma si
accomod su un'altra.
A culo nudo, cominciarono a parlare di quattrini. Bisognava
semplicemente metterci un po' di forma. Chi avrebbe custodito
il tesoro del Vaticano messo al sicuro da Rodrigo? Quale profitto
avrebbe tratto il detentore di quella posizione? Insomma, a costo
di scontentare Napoli, nemico ereditario, Borgia proponeva al
milanese Sforza di diventare vicecancelliere. Questo avrebbe aumentato
di molto le sue fortune, ma Sforza vi vedeva comunque
un grosso inconveniente.
Di conseguenza, voi sarete papa!
Rodrigo strinse i denti. Si entrava nella prima fase del combattimento
finale. Aveva delle armi e non se ne sarebbe servito
immediatamente. Avrebbe aspettato di esservi costretto. La notte
si annunciava lunga
Alessandro Farnese, gran bevitore e appassionato frequentatore
di prostitute, restava l'amico pi fedele di Cesare. Il suo
attaccamento per lui non conosceva cedimenti. Remolino non si
era ripreso da quello che chiamava il crimine di Cesare. Tutti
e due, alla finestra della loro villa di Pisa, lo osservavano, seduto
sui gradini della fontana sulla facciata della casa. Se ne stava raggomitolato,
la testa tra le ginocchia. Quella vista dava una stretta
al cuore di Alessandro. Per Remolino, Cesare aveva commesso
qualcosa di indicibile.
Insomma, diceva, tutti noi commettiamo delle brutte azioni
e ce ne rendiamo conto, ma mai di questa gravit. Lui  convinto
di aver agito bene. Non ce la faccio a passarci sopra!
Per Alessandro la faccenda non era cos semplice, e sapeva
che il suo amico era tormentato dal senso di colpa. And da lui.
Cesare fu sorpreso di vederlo: dunque non aveva tirato un frego
sulla loro amicizia.
Attendo notizie da Roma, annunci Cesare. Voglio sapere
se mio figlio  morto invano o no.
 sempre la stessa storia, mio caro, osserv Alessandro.
Tu agisci d'impulso, poi ti infliggi una punizione senza fine.
Dio pu perdonarti, Fiammetta pu perdonarti.
E io no! Io prego, prego, non smetto di pregare per la pace
della mia anima.
Basta preghiere, decise Alessandro. Bisogna agire. Un
atto di contrizione per amore, dettato non da te ma da Dio.
Cesare guard a lungo Alessandro, per nulla sicuro di aver
capito. Poi si alz.
All'alba andr sul monte Serra. Voglio sapere. Se  morto,
debbo a mio figlio una sepoltura decente.
Allora Alessandro strinse l'amico tra le braccia.
Nessuno  obbligato a sopportare da solo una simile prova!
Verr con te.
Cesare lasci cadere il capo sulla spalla di Alessandro. Il dolore
che aveva soffocato fino a quel momento esplose in singhiozzi.
Rodrigo cominciava a trovare le latrine poco confortevoli
come salotto per le trattative. Stava pensando di tornare nella sua
cella, o in quella di Sforza, quando questi disse: Io sono a un
voto dall'elezione. Perch, in nome del Cielo, dovrei cedere a
voi?
Rodrigo opt per una seconda fase politica. Tracci un ritratto
realistico dell'Italia.
Vivo in Italia da trentasette anni, e per me questo Paese resta
un enigma. Ogni citt vuole essere indipendente, forte, e diffida
di tutte le altre. Avere a che fare con queste equivale a lottare
con un groviglio di serpenti: si intrecciano tra loro, si mordono,
si allontano, mordono di nuovo. In Spagna regna l'unit. C' un
solo re!
Qui, rispose Sforza, abbiamo un papa.
Rodrigo si domand se Sforza non fosse un po' duro di comprendonio.
Il papa italiano, se milanese, sarebbe stato ignorato
dai napoletani; i fiorentini, i veneziani lo avrebbero odiato. Sforza
si credeva capace di riunire il tutto sotto il suo pastorale e
rifiutava di vedere in Della Rovere, legato papale ad Avignone,
proprietario di terre e di prebende francesi, in totale sudditanza
al re di Francia, un acerrimo nemico dell'unit italiana che si sarebbe
realizzata sotto il pastorale papale. Non si sarebbe fermato
davanti a niente, nemmeno a un'invasione francese. Nemmeno a
una strage! Sforza alz le spalle.
La vostra famiglia perder la sua citt, concluse Rodrigo.
Voi, isolato nel palazzo pontificio, vi farete servire un bicchiere
di vino. E tutto a un tratto sentirete che la vita vi sta lasciando.
Della Rovere conosce perfettamente le cantine del Vaticano!
Voi spagnoli avete un'immaginazione morbosa!
Se posso immaginare io eventi simili, non ne sar altrettanto
capace Giuliano Della Rovere?
E perch non dovrebbe riservare a voi lo stesso trattamento?
Questo dannato milanese aveva una risposta a tutto. Bisognava
passare alla fase finale. Il tempo correva, si sarebbe finiti a
pane e acqua. E, peggio, se ci si fosse attardati ancora, Roma
sarebbe stata messa definitivamente a sacco!
Rodrigo e Sforza lasciarono le latrine per la cella di Borgia,
pi confortevole. Petronio montava la guardia. Questa volta, Rodrigo
spar le ultime cartucce. Prese un documento dal forziere e
lo tenne fuori del raggio della curiosit di Sforza.
Come dice Carafa, cominci mantenendo un tono leggero,
la famiglia Sforza  di antico e nobile lignaggio.  una discendenza
puramente italiana?
Studi il suo avversario per qualche istante.
La vostra pelle  pi scura di quella della maggior parte degli
abitanti del Nord, riprese. Non avr origini siciliane... o magari
ancora pi a sud?
Mostr il documento.
Qualche goccia di sangue moro?...
Sforza si alz di scatto, soffocando un ruggito.
Menzogne!
Rodrigo lo mise con le spalle al muro. Evoc la sollevazione
che vi sarebbe stata davanti a simili rivelazioni, i milanesi che
davano l'assalto al castello, i napoletani, irriducibili nemici dei
mori, che scendevano in guerra...
Cane! Siete un vecchio cane! Insomma, non sapete fare altro?
Nello Sforza, avvilimento e rabbia si mescolavano davanti a
queste calunnie di cui gi aveva avuto sentore in precedenza. Di
tanto in tanto riaffioravano, ma mai finora a questo livello.
Ripeto ancora una volta,  solo una menzogna.
Il cinismo di Rodrigo emerse nella sua risposta.
Una menzogna esplosiva, eccessiva, forse pi efficace di una
verit poco interessante. Il popolino sceglie sempre di credere al
peggio quando si parla di aristocratici. Le nostre trasgressioni
danno ai poveri il senso di una uguaglianza universale!
Era finita. I due uomini si affrontarono ancora per qualche
istante con lo sguardo, poi Sforza riconobbe la sconfitta.
Sar vicecancelliere, disse con un tono definitivo.
Concesso.
Mi stabilisco nel vostro palazzo.
Concesso.
Vostra nipote Lucrezia sposa mio cugino Giovanni. Saremo
uniti dal sangue.
 gi fidanzata con il figlio del conte di Aversa.
Inconveniente secondario!
Concesso.
Rodrigo stapp una bottiglia.
Un po' di vino?
No, grazie. Come Della Rovere, conoscete troppo bene le
cantine del Vaticano...
Si era passati al voto e Gherardo effettuava lo spoglio.
Della Rovere, due; Savelli, due; de' Medici, due; Fregoso,
tre; Della Porta, quattro; Borgia... Alz gli occhi verso i presenti.
Borgia, tredici!
Ventisei voti soltanto? si meravigli Rodrigo.
Ah, s, una scheda bianca.
Della Rovere scoppi a ridere.
Al catalano manca sempre un voto!
Borgia non riusc a mascherare la propria agitazione. Si allontan
a grandi passi verso il corridoio. Sforza lo raggiunse. Rodrigo
ribolliva di rabbia.
Un voto! Un solo voto!
Rodrigo interrog Sforza.
Il voto in bianco? Avete qualche idea?
Gherardo! esclam Sforza. Questa mattina, andando a
votare, si lamentava che stava vendendo l'anima al diavolo. Ha
paura della dannazione eterna.
Rodrigo ebbe un'impercettibile esitazione, poi si diresse con
passo spedito verso la cella di Gherardo. Questo vecchio idiota,
avr a che fare con me! sibil.
Entr senza bussare. Il veneziano era seduto sul letto da campo,
sudato, visibilmente stremato.
Dovevate votare per me, attacc Rodrigo senza preamboli.
Questa notte vi ho sentito, nelle latrine, mentre discutevate
con Sforza! Lo Spirito Santo mi ha parlato nel sonno...
Rodrigo agguant il vecchio per il collo e lo sollev dal letto.
Se il conclave si protrae morirete qui, in questa cella! Tirerete
le cuoia senza sacramenti, ci penser io. Sarete destinato
alle fiamme inestinguibili! In quale girone dell'inferno dantesco
vi piacerebbe trascorrere l'eternit? L dove si mangia la merda
come fossero dolciumi?
Gherardo si mise a piagnucolare.
Vi prego, no! singhiozz penosamente. Ho una tale fame
che non riesco a pensare!
Rodrigo lo lasci ricadere, tir fuori di tasca un involto fatto
con un fazzoletto di batista, e mostr due pezzi di pasta di mandorle.
L'occhio di Gherardo si illumin. Tese la mano. Rodrigo
tir indietro il dolce. L'altro scosse la testa. Allora il catalano
glieli diede e quelli sparirono istantaneamente nella sua bocca.
Sulla porta, Sforza osservava.
Ditelo in giro, esclam. Il trono di Pietro si pu comprare
con due bocconi di pasta di mandorle!
Il quarto giorno del conclave, un temporale spezz finalmente
la canicola. Il cielo era nero, i lampi gettavano una luce innaturale
sulla basilica e sulle facciate. Nella Sistina, portarono i
candelabri per l'ultimo turno di scrutinio. La luce delle candele
disegnava le ombre gigantesche degli elettori sulle pareti e creava
un'atmosfera irreale. I biglietti furono estratti dall'urna, collocati
sul tavolo, e Gherardo non arriv neppure alla conclusione del
conteggio.
Borgia... quattordici!
Cadde un silenzio di piombo. I cardinali si guardarono, increduli.
Lo stesso Borgia sembrava pietrificato. Sforza fu il primo a
reagire.
La volont del Signore si  espressa. Chiedo a voi tutti di
alzarvi in segno di unanimit.
In maggioranza obbedirono. Carafa e Costa furono pi lenti.
Siamo finiti tra le fauci del lupo! De' Medici sussurr a
Della Porta.
Alla fine, solo Della Rovere rimase ostinatamente seduto. Come
riprendendo conoscenza, Rodrigo balz in piedi.
Sono il papa, sono il vicario di Cristo! url.
Questa manifestazione li irrigid ancora di pi. Il suo sguardo
fece il giro dei presenti. Quell'entusiasmo, quella gioia erano
fuori luogo. Si riprese.
Vi chiedo scusa, sono spiacente, perdonate, ripeteva. Chiedo
perdono per aver voluto tanto, perdono per questo desiderio
cos forte...
Alz gli occhi al cielo.
Nutro fiducia nella saggezza dello Spirito Santo, aggiunse.
Piccolomini ricord a Rodrigo che doveva rifiutare due volte
il titolo, accettandolo alla terza. Della Rovere, decano del sacro
collegio, infine si alz e, di fronte a Borgia, pronunci le parole
di rito.
Rodrigo alla fine disse: Mi chiamer Alessandro.
Come Alessandro Magno, bisbigli Costa a Della Porta.
Adesso si crede invincibile!
Questa volta Cem, il primo a essere informato, si sent in salvo:
aveva seguito tutto, con il fiato sospeso, il cuore che gli batteva
a ogni scrutinio. Ora che Rodrigo Borgia, il suo protettore, era
sul trono, lui non aveva pi nulla da temere. Si alz in piedi - aveva
passato il grosso di quei quattro giorni allungato sul pavimento,
l'orecchio incollato al suolo - e ordin un pasto. Il servitore
gli riemp di oppio la pipa. Cem si lasci andare alla contentezza,
aspettando di essere liberato e ristabilito nei suoi appartamenti.
Burcardo gett una bracciata di paglia bagnata nel braciere.
Petronio si avvicin pieno di sussiego: da valletto di cardinale
era stato elevato a valletto del papa. Restava da sapere se avrebbe
conservato il suo posto. Port la veste bianca pontificia con cura
e la depose davanti a Rodrigo.
Va' a prendere quanti pi foglietti puoi trovare e gettali dalla
finestra. Voglio che una nevicata Borgia cada su Roma! ordin.
La fumata bianca finalmente sal in cielo. La pioggia cess.
I romani ammassati nella piazza urlarono la loro gioia e il loro
sollievo. Il nome di Borgia cominci a risuonare dalla piazza alle
strade, alle viuzze, corse nella citt e lungo il corso. Rodrigo infil
l'anello papale all'anulare destro. Quindi pass nella sala del
Trono dove, ognuno al suo turno, in attesa uno dietro l'altro, tutti
i cardinali dovevano baciargli l'anello, il piede, la bocca, pegno
della loro obbedienza al nuovo pontefice. Intanto, dei colpi sordi
risuonavano nella cappella: stavano abbattendo il muro di mattoni
che chiudeva la Sistina. Giovanni de' Medici non ce la fece pi
a trattenere la collera.
Vi rendete conto di quello che avete fatto? domand a Sforza,
mentre aspettavano di prosternarsi.
Oh, s, rispose con la massima tranquillit l'altro.
E che cosa direte a vostro fratello?
Che Borgia regna e io governo.
Della Rovere fu l'ultimo a genuflettersi davanti a Borgia. Lo
fece lentamente, guardando Rodrigo dritto negli occhi. Tra i due,
ormai correva un odio mortale.
Infine la porta si apr, i cardinali e i loro valletti, liberati, uscirono.
Tutti i visi erano segnati da quei giorni di tensione. Avevano
fame, voglia di dormire nei loro letti e, soprattutto, di dimenticare
per un momento quegli incessanti mercanteggiamenti.
Burcardo apparve sui gradoni del palazzo pontificio e pronunci
l'annuncio rituale.
Annuntio vobis gaudium magnum: habemus papam!
Eminentissimum ac reverendissimum dominum, Dominum Rodrigo,
Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Borgia, qui sibi nomen
imposuit Alexandrum sextum.
Dietro di lui apparve Rodrigo. Le acclamazioni risuonarono
a lungo.
Le campane di Roma suonavano a distesa. Vannozza guardava
la folla sfilare giubilante sotto le sue finestre. Quella sera,
nelle sue taverne, si sarebbe festeggiato a lungo il nuovo papa. Si
sarebbero dovute spillare nuove botti. Un sospiro alle sue spalle
la fece tornare verso il letto di Lucrezia. La figlia era a torso
nudo, con delle pietre calde sul petto. Se mostrava ancora una
grande debolezza, il suo sguardo, per la prima volta da giorni, era
lucido. Toss un poco.
Mamma, bisbigli.
Aveva appena la forza di parlare. Si tir su, le pietre si sparpagliarono
sul lenzuolo intorno a lei. Vannozza la prese tra le
braccia.
Piccina mia, stai meglio?
Ho sete, mamma.
Finalmente Lucrezia riconosceva la madre, finalmente ritrovava
i suoi spiriti. Vannozza la fece bere piano.
Ecco, tesoro mio. Sei stata molto malata. Riposati.
Mamma! ripet la ragazza, agitata. Ho avuto delle visioni
meravigliose, l'Arcangelo Michele, santa Petronilla, lo Spirito
Santo... Adesso so...
Vannozza le accarezz la fronte e la riadagi sui cuscini.
Che cosa sai? Dovresti riposare...
So qual  lo scopo della mia vita. Voglio farmi monaca!
Vannozza si sent sprofondare. Pos un dito sulla bocca della
figlia.
Non dirlo mai pi. Non dirlo mai a tuo zio. Tuo zio  il papa.
Da oggi.
Arrivati in vista della cima del monte Serra, Alessandro e Cesare
fecero una sosta. Molto pi gi, Pisa mostrava i tetti rosati,
qua e l saliva qualche pennacchio di fumo, ma di attivit se ne
vedeva poco o nulla. Non fosse stato per i suoi studenti, Pisa non
era che un grosso borgo addormentato. Lontano, il Mediterraneo
si orlava di bianco, qualche vela scivolava sull'acqua. Il quadro
era cos sereno che Alessandro ebbe voglia di dimenticare ogni
cosa: l'infelicit di Cesare, l'elezione del papa. Perch non era
possibile vivere semplicemente, senza pensare a un avvenire ormai
nero quando ci si chiamava Farnese? Era proprio necessario
essere violenti e invidiosi gli uni con gli altri, come erano tutti i
Borgia? Avidi di titoli, di gloria, di grandezza? Cesare si alz,
riportando Alessandro alla realt del momento. Questi balz in
piedi.
Aspetta, Cesare! Debbo dirtelo. Amico mio! Rifletti, sono
passati quattro giorni da quando... Quattro giorni in questo deserto,
tra le bestie carnivore, gli uccelli rapaci... Capisci! La vista
che troverai sar troppo... orribile! L'immagine ti rimarr scolpita
nella mente per tutta la vita.
Sar la mia punizione, rispose con semplicit Cesare.
Si rimise in cammino, seguito dall'amico. Dopo pochi minuti
avevano raggiunto il luogo dove Cesare aveva lasciato suo figlio.
Guard dappertutto. Restava la pietra piatta dove aveva deposto
il lattante in fasce su un letto di frasche. Vuota! Lacrime di gioia
salirono agli occhi di Cesare. Grid a pieni polmoni.
Non c'! Capisci? Mio figlio non  pi qui! L'angelo del Signore
mi ha udito, l'ha portato via! Ha salvato mio figlio!
Le parole si ripercossero in un'eco. Poi, d'un tratto, nella valle
risuonarono tutte le campane della citt. Udirono il galoppo di
un cavallo che volava sopra le pietre, il cigolio del cuoio di una
sella, l'ansimare della bestia prima ancora di vedere Remolino.
Questi apparve, salt a terra, uomo e animale senza fiato.
Le campane suonano per Borgia! grid Remolino appena
li vide.
Rodrigo Borgia era spossato. Nervoso, felice, fiero, ma spossato!
Sotto la sorveglianza di Burcardo, alcuni sacerdoti gli sfilarono
la tenuta papale e aiutarono Rodrigo a svestirsi, a passare
a una camicia da notte. Burcardo gett uno sguardo in giro nella
camera. Non era cambiata dalla morte di Innocenzo, se non per i
fiori e un letto nuovo.
Domani organizzer una riunione per rinnovare questa camera...
No, lo ferm Rodrigo, voglio degli appartamenti completamente
nuovi.
Vogliamo degli appartamenti completamente nuovi, lo corresse
Burcardo.
Voi e io?
No. Adesso voi siete noi'!
Ah, gi, sospir Rodrigo. D'ora in avanti parler in nome
dell'anima umana nel suo insieme! Grazie, signor Burcardo, non
c' altro!
I sacerdoti uscirono con il tedesco. Rodrigo si mise all'inginocchiatoio.
Pregare gli avrebbe calmato i nervi. Era arrivato al
vertice! Avrebbe voluto festeggiare con Giulia, bevendo. D'ora
in avanti noi saremo soli!
Tuttavia, un'ondata di riconoscenza mont nel suo cuore. Dopotutto,
Dio aveva voluto che fosse eletto. Allora preg.
E adesso, vogliate benedirci, me e la mia famiglia, e che la
nostra dinastia possa seguitare per sempre davanti a Voi. Poich
quando Voi accordate la Vostra grazia al Vostro servo, o Signore,
 un beneficio eterno...
Poi si strofin gli occhi, si alz e si diresse al letto.


12.

Burcardo viveva il suo momento di gloria: l'incoronazione di
Alessandro sesto. Di tutto, il ciambellano aveva fatto la supervisione:
lo svolgimento della cerimonia, le immense composizioni
floreali, le migliaia di ceri sui candelabri e i lampadari, la musica,
i testi dei canti.
La lista degli invitati e la loro disposizione l'avevano occupato
giorno e notte: prerogative, intimit, possibili alleanze, amanti
e concubine, aveva studiato e soppesato ogni dettaglio. Tutta la
Roma che contava - dalle famiglie patrizie agli ambasciatori europei
e degli stati della penisola, passando per la curia e i militari
di alto rango, cos come gli alti funzionari della citt - gremiva la
navata. La plebe romana, i pellegrini, i curiosi, si erano ammassati
come potevano in piazza San Pietro per assistere alle entrate e
vedere le personalit. Adesso aspettavano la fine della cerimonia,
la musica e i canti arrivavano attutiti fino a loro.
Le strutture a vista della basilica di San Pietro lasciavano vedere
un cielo blu mare. Tra le travi, passavano a stormi gli uccelli,
scendendo in picchiata al di sopra dell'altare maggiore e del
coro, attirati dai colori e dal movimento degli abiti sacerdotali.
Francesco Piccolomini sollev la tiara sopra Rodrigo inginocchiato
davanti a lui, infagottato in una casula d'oro, le mani
inguantate di bianco giunte in preghiera. Si fece silenzio.
La pesante tiara d'argento e d'oro, sulla quale erano montate tre file di
pietre preziose, culminava in una sfera sormontata da una croce
simbolo del potere religioso e temporale del papa. La pose sulla
testa di Rodrigo pronunciando le parole sacre.
Ricevi la Tiara ornata di tre corone, e sappi che Tu sei Padre
dei Principi e dei Re, Reggitore del mondo, Vicario in terra del
Salvator Nostro Ges Cristo.
Piccolomini non aveva votato per il papa, nonostante l'atto di
propriet trovato all'interno del suo pollo arrosto, e vedeva una
certa ironia nel fatto che fosse proprio lui a dover porre la tiara
sulla testa di quel pezzente arricchito di un catalano, assetato
d'oro e di potere.
Gli ambasciatori vennero a inchinarsi davanti al nuovo pontefice,
poi vennero i cardinali. Con le loro planete decorate di
lucida seta, tempestate di gemme, ricamate di motivi religiosi,
le mitre preziose e il pastorale d'oro nella destra, avevano troppo
caldo e attendevano tutti con impazienza di farla finita con quella
cerimonia, per un evento che tutti loro avrebbero impiegato molto
tempo ad accettare. Il conclave lasciava dei ricordi scottanti.
Rodrigo si alz in piedi e annunci la sua prima decisione
papale.
Giuriamo sull'anima del nostro compianto zio Callisto e
sulla nostra propria vita che presto demoliremo e riedificheremo
questa basilica. Cos come ricostruiremo e riformeremo la nostra
santa madre Chiesa.
Poi la tensione nervosa e il caldo ebbero la meglio su di lui,
e svenne. La folla ebbe un moto di stupore, si vide in qualcuno
la vana speranza di veder gi conclusa una breve carriera. Gacet
accorse e si gett ai suoi piedi, Riario Sansoni si inginocchi
prontamente e lo schiaffeggi. Il pontefice riapr gli occhi, Sanseverino,
il solo fisico atletico tra i cardinali, lo prese in braccio
e lo trasport sul trono.
Rimaneva da adempiere una formalit, inscritta nel protocollo
dell'incoronazione dopo la vicenda della papessa Giovanna: bisognava
che due testimoni verificassero de tactu che il papa fosse
effettivamente un uomo completo. Per svolgere questa mansione,
Costa e Sforza passarono sotto il trono, dalla cripta. Costa apr
una piccola botola sotto il sedile del trono, vi introdusse la mano
e agguant i testicoli del papa. I due cardinali non ignoravano
nulla della vita sessuale di Alessandro sesto. Il portoghese passato
nel campo del nemico dovette farsi forza per controllare l'irresistibile
impulso di strappare gli attributi papali. Si accontent
di tenerli stretti con fermezza. Il gesto fu comunque sentito da
Rodrigo come un'inutile umiliazione.
 correttamente dotato,  un uomo, disse Costa a Sforza.
La formula rituale non diceva niente di nuovo a nessuno.
Dopo l'incoronazione, bisognava mostrarsi al popolo. Il papa
si rec a San Giovanni in Laterano: il percorso richiese diverse
ore. Le formazioni armate aprivano il corteo. Poi seguivano tutti
quelli che appartenevano pi o meno da vicino alla curia, quindi
i grandi signori accompagnati dal loro seguito, in questo caso
scudieri, paggi e uomini d'arme, tutti recanti il vessillo della loro
casata. Infine comparvero i cardinali montati su cavalli bardati di
bianco e anch'essi vestiti di una cappa e una tiara immacolate.
Ciascuno di essi era scortato da dodici scudieri vestiti dei loro
rispettivi colori. Poi, portato dal visconte Antonio Della Mirandola,
arriv un gigantesco stendardo: lo stemma del nuovo papa.
La vista provoc un'enorme sorpresa, tanto forte era la simbologia.
Al centro della bandiera era accampata una bestia massiccia,
enorme, a capo eretto, le corna aguzze, lo zoccolo anteriore
sollevato, pronto a caricare: un toro. Leggermente di sbieco,
come misurando la battaglia da condurre. Astuzia, crudelt, fierezza,
forza, intelligenza, tutta la personalit di Rodrigo Borgia
si riassumeva in quell'animale. Si poteva aggiungere passione
e sensualit come annunciavano i genitali bene in vista e il suo
manto, non nero bens scarlatto. Tutti, popolani e signori, videro
in quell'emblema la migliore immagine di papa Borgia, le sue
origini nel contado spagnolo, il desiderio di potenza e la radicata
volont di difendere il proprio territorio e la propria trib. A nessuno
sfuggiva la cosa e la folla mormorava al passaggio di questo
toro gigantesco, empia bestia sormontata dalla tiara e dalle chiavi
di Pietro, nel cuore di una sacra processione. Immediatamente
dopo, come per contrasto, venivano i prelati che portavano il santo
sacramento.
Infine, tra gli evviva, apparve il santo Padre, in groppa a una
giumenta coperta da un drappo bianco ricamato, schermato da un
parasole giallo e nero. Le strade lungo le quali passava il corteo
erano state riccamente decorate con drappi e tappeti, erano stati
eretti archi di trionfo fioriti e, lungo tutta la sfilata, venivano
distribuite monete. Gli spettatori sgomitavano per afferrarle al
volo, acclamando a un sovrano cos generoso. I cannoni di Castel
Sant'Angelo sparavano a salve e i musici suonavano a ogni angolo
di strada. Da tutta la citt saliva l'assordante frastuono della
festa. Si sarebbe protratta fino all'alba. A memoria dei romani,
mai un papa era stato incoronato con uno spiegamento di fasto
pari a quello di Alessandro sesto.
Carlo Canale, direttore del carcere di Terranova, aveva a questo
titolo assistito a tutta la cerimonia. In serata, ritorn alla casa
di piazza Pizzo di Merlo dove Vannozza lo aspettava. Madre dei
figli del papa, amante abbandonata e maritata, le era stato spiegato
chiaramente che ormai non doveva pi farsi vedere da nessuna
parte. Rodrigo sembrava averla radiata dalla sua vita e ci
la amareggiava. Anche i suoi figli dovevano tenersi defilati. Cos,
quando Carlo rientr, Vannozza ricamava ascoltando Lucrezia
che suonava il flauto. Il suo viso si illumin alla vista del marito.
Carlo le diede un bacio, si sedettero tutti e tre nel giardino e
lui raccont la sua giornata. Lucrezia l'ascoltava, con gli occhi
sgranati dalla meraviglia. Poi domand quando avrebbe potuto
vedere il papa. La domanda premeva dentro di lei da quando aveva
recuperato la salute.
Potrai vederlo solo quando ti convocher, rispose Canale.
Vannozza alz la testa e depose il ricamo.
Ricordati, non devi parlargli per nessun motivo delle visioni
che avevi quando eri in delirio, ammon la figlia.
Sperava che bastasse un po' di tempo perch Lucrezia finisse
per dimenticare tutto; era ancora cos giovane. Se il papa fosse
venuto a sapere di questa nuova vocazione, la sua collera si sarebbe
abbattuta su Vannozza. Tuttavia, non pot esercitare ancora
a lungo un controllo sulla figlia: qualche giorno dopo l'elezione,
il papa ordin che Lucrezia si stabilisse senza indugi nel palazzo
di Santa Maria in Portico, accanto al Vaticano. Vi avrebbe ritrovato
la tutela di Adriana.
Rodrigo aveva allontanato anche il suo primogenito. Come la
madre, Cesare rimestava dentro di s il suo rancore cavalcando
in vista di Spoleto, dove il papa l'aveva inviato per un periodo
di durata imprecisata. Comunque era ben accompagnato. La sua
lussuosa scorta - valletti, armati, scudieri, cavalli di ricambio e
bestie da soma - era quella di un principe. Lungo la strada venne
loro incontro un uomo di una quarantina d'anni, anch'egli scortato.
La sua eleganza, il suo modo di fare, ogni cosa lo mostrava
per un uomo raffinato, per un alto dignitario. Si ferm all'altezza
di Cesare, lo salut e gli porse il benvenuto a Spoleto. Benvenuto
in purgatorio, s, pens Cesare, sempre di malumore.
Chi siete? domand brusco al nuovo arrivato.
Agapito Geraldini. Sua santit mi manda come vostro segretario.
Per tornare a Roma?
No, eccellenza, si vuole che restiamo a Spoleto.
Entrarono in citt, sotto gli occhi ammirati degli abitanti: il
corteo era imponente. Cesare era vestito come sempre con un
farsetto di velluto nero, un berretto dello stesso panno rinforzato
con una retina d'oro. Il primogenito dei Borgia emanava un'ambiguit
inquietante. I baffetti sottili, i neri capelli riccioluti che
gli incorniciavano il viso affilato seducevano lo sguardo, come
anche la sua giovinezza elegante, il suo tocco di disinvoltura.
Per, a osservarlo meglio, si notava la durezza del suo sguardo, le
labbra sottili e serrate, il volto scavato che mostrava gi qualche
ruga. La crudelt si stava insinuando a poco a poco nel cuore di
questo giovane. Presto l'avrebbe abitato del tutto.
Agapito Geraldini aveva sentito parlare di Cesare: lo si diceva
uomo di spirito, capace di allegria e di fascino. Il suo silenzio
ombroso lo sorprese. Ignorava fino a che punto Cesare si sentisse
in esilio. Arrivati a Palazzo Vigili, smontarono da cavallo.
Mentre i domestici portavano dentro i bagagli, salirono in una
delle sale. Davanti all'umore cupo di Cesare, Alessandro, che
aveva voluto seguire il suo amico, adottava un atteggiamento di
serenit. Non c'era altro da fare che aspettare. And verso un
tavolo dove erano allestiti dei rinfreschi e si serv di un bicchiere
di frascati. Agapito si ritir discretamente. Cesare diede il via alle
sue lamentele.
Ti rendi conto che ho abbandonato tutto ci che pi amavo
al mondo per assicurare l'elezione di Rodrigo? Avrei dovuto trovarmi
al suo fianco per l'incoronazione, e invece mi spedisce a
rinchiudermi tra queste montagne, lontano da tutto!
Spoleto  ad appena trenta leghe da Roma. E poi, io penso
che tuo padre conti su di te per sorvegliare la regione e far regnare
la pace.
Cesare ignor il commento.
Ah! esclam amaramente. Vedrai che  minore la distanza
tra Roma e la Spagna! Sono sicuro che mio fratello Giovanni
 gi stato richiamato a Roma. Mentre io non posso nemmeno
tornare a Pisa!
Se Spoleto  il tuo purgatorio, Pisa sarebbe il tuo inferno.
Non credi che sia meglio trovarsi qui, sperando che il tuo dolore
si plachi, anzich laggi, continuamente in presenza dei tuoi
tormenti?
Il mio bambino  a Pisa! I miei uomini, in questo stesso momento,
stanno setacciando il monte Serra per trovarlo. E ci riusciranno!
Alessandro avrebbe voluto afferrare il suo amico e scuoterlo.
Non immaginava alcun modo per indurlo ad abbandonare quella
chimera.
Quella sera stessa, nel palazzo di Santa Maria in Portico, Rodrigo
banchettava con il suo mondo. Seduto al capo di una lunga
tavolata su un seggio rialzato, una coppa di vino in mano, godeva
di vedersi finalmente il maschio dominante, sovrano dotato di
poteri infiniti. Intorno a lui, la maggior parte dei suoi invitati erano
cardinali. Per volont o per forza, l'avevano fatto pontefice.
E, come scriveva ironicamente Burcardo nel suo diario, Borgia
avrebbe donato molto ai poveri, ossia accordato promozioni e
terre e distribuito ducati a mucchi. Insomma, avrebbe mantenuto
le sue promesse. I suoi ospiti erano i suoi creditori, e quella cena
il pasto delle belve. Sforza, seduto accanto a lui, ricord al nuovo
pontefice l'impegno a rinunciare a Giulia Farnese. L'unico impegno
che non comportava denaro, eppure il pi costoso...
La Bella via dal vostro letto, la vostra famiglia via da Roma,
stava dicendo Sforza. La riforma della Chiesa parte da voi. Mostrate
ai vostri detrattori che siete cambiato.
Rodrigo pens che Sforza spingeva un po' troppo in l la riforma,
e lo apostrof con un sorriso ironico sulle labbra.
Ah, s! Dimenticando le persone che amo?
Il cardinale Sforza rispose con veemenza, insistendo pesantemente
sul titolo del sommo pontefice.
Le persone che amava Rodrigo Borgia, santissimo Padre.
Quell'uomo non esiste pi. Ormai la vostra famiglia  la cristianit
intera.
S, ora sono Alessandro. Un uomo nuovo, tutti i miei peccati
mi sono stati cancellati.
Ah-ha, dimenticate sempre il noi' pontificale!
Siamo un uomo nuovo...
All'altra estremit del tavolo, Costa e Orsini condividevano lo
stesso punto di vista. La volont di riforma del nuovo papa non
era credibile. Orsini esplose.
Quanto alla sua volont di distruggere la basilica di San Pietro
per ricostruirla, non se ne parla nemmeno! Sarebbe un sacrilegio.
Dall'altra parte, Colonna, Riario e Piccolomini erano anch'essi
impegnati in una conversazione. Si domandavano dove fosse
finito Della Rovere, che non s'era pi visto dal giorno dell'incoronazione.
A Ostia? In Francia, gi a complottare per eliminare
il nuovo pontefice?
Il palazzo di Santa Maria in Portico presentava un grosso vantaggio:
era contiguo al Vaticano. Attraverso una piccola cappella
privata si accedeva alla Sistina e, di l di quella, agli appartamenti
pontifici. Giulia Farnese, che Rodrigo aveva rimandato dal marito
durante il conclave, vi si era insediata, subito dopo l'elezione,
con Adriana De Mila.
Dopo la cena, andati via gli ospiti, Rodrigo si preparava per la
notte, strofinandosi i denti con della polvere di calce. Gli parve
di udire un rumore. Socchiuse la porta della camera, ma non vide
nessuno. Prudente, prese un pugnale che teneva sotto il cuscino
e apr una porticina segreta in un angolo della camera. Davanti
a lui, vestita di un abito di velo gi molto slacciato, una bottiglia
di vino in mano, stava Giulia Farnese. La tentazione del diavolo!
Alessandro vide una battaglia gi persa in partenza.
Giulia, cominci, ho fatto una promessa alla vostra famiglia.
Non ci sar pi niente tra noi. Ho fatto... Abbiamo fatto un
voto sacro...
Giulia, sicura di s, lo spinse verso l'interno della stanza e
chiuse la porta.
Voi siete il sommo pontefice, avete tutto il potere per annullare
quel voto.
Rodrigo fece un passo indietro, in senso proprio e figurato. Il
noi nella sua bocca divent ridicolo.
Fonderemo una Chiesa nuova, pura e onesta. I nostri atti
debbono essere coerenti con i nostri ideali. Il papa Innocenzo ci
ha lasciato in eredit una citt in disfacimento, agitata, corrotta.
Giulia inclin la bottiglia sopra le sue labbra.
Bevete, amore mio... mormor.
Un po' di vino col sul mento di Rodrigo. Lei gli lecc il viso,
spingendolo per costringerlo a sedersi sul letto. Gli sorrideva con
una tenerezza vincente, sapendolo sconfitto. A questo punto prese
tempo e lo lasci parlare mentre si spogliava.
Roma dovr accogliere studenti, sapienti e artisti non meno
di Firenze. Come rendere allettante questa citt per i letterati e i
creatori, se le sue mura grondano sangue e la sua aria  pestifera?
Cercava le parole, la guardava mentre si denudava in modo
provocante, e sent il proprio incontenibile desiderio drizzarsi
dentro la camicia da notte.
Creeremo un tribunale per fare applicare la legge, divideremo
la citt in quattro distretti, con un giudice alla testa di ciascuno
di essi.
Era nuda, e tenendo il viso del nuovo papa tra le mani, lo obblig
a fissarla negli occhi.
... E ogni settimana, raccoglieremo noi stessi le lagnanze...
continuava Borgia con una voce sempre pi debole.
Con un'ultima spinta lo costrinse a distendersi.
"Noi"... S, s! disse, come se parlasse a un bambino. Non
potete realizzare tutte queste trasformazioni da solo, Rodrigo!
Non siete che un uomo. Il mio Rodrigo!
Poi, introducendo pian piano la mano sotto la camicia del
papa, risalendogli tra le cosce, ne accarezz la prova pi gentilmente
di come aveva fatto, una decina di ore prima, il cardinale
Costa.
Dovete proteggere il trono con le persone pi fidate della
vostra cerchia, disse, questa volta, in tono serio.
Non perdeva la lucidit. Il suo amante, al contrario, cedette le
armi e la prese tra le braccia.
La mia famiglia... balbett.
I vostri amici...
Se mio fratello Alessandro sar nominato cardinale... gli
sugger con dolcezza.
Gli si mise a cavallo e lo introdusse dentro di s.
... vi servir fedelmente!
Oh, Dio! rispose Alessandro sesto.
Era finita per la coerenza tra i suoi atti e i suoi ideali...
Qualche giorno dopo, il sentimento di amicizia di Alessandro
Farnese fu messo a dura prova. Aveva appena ricevuto la nomina
a cardinale e la convocazione a Roma. Lasci passare tutta la
giornata senza trovare il coraggio di comunicare la novit a Cesare.
Finalmente, sul far della sera, diede la notizia.
Cesare sbianc in volto, poi con voce gioiosa esclam: Bravo!
Le mie felicitazioni, di tutto cuore!
Ascolta, questa nomina trarr finalmente la mia famiglia da
decenni di povert.
Cesare tracann d'un sorso un bicchiere di vino. Mentre io
sar qui, riflett ad alta voce, tu a Roma sarai le mie orecchie e
i miei occhi. La mia spia!
La tua spia? Se mi scoprono sono perduto!
Mi manderai delle lettere in codice.
E Cesare scoppi a ridere.
Gacet non lasciava mai il papa. Circolavano molti pettegolezzi
su Francese Gacet: era il depositario di tutti i segreti di Borgia,
questo era vero. Era la sua spia, vero anche questo. Era la sua
anima dannata e il suo consigliere, sempre vero. Rodrigo aveva
bisogno di parlare con Francese per elaborare i suoi piani. I
cardinali avevano concesso che sedesse nel concistoro, a sinistra
del trono pontificio, a scapito di Burcardo. Gacet era pi astuto
del ciambellano. Quest'ultimo, imbattibile su tutte le regole del
protocollo vaticano, ne deteneva i grandi e piccoli segreti, certo.
Gacet ne sapeva meno di lui in questo campo e, abilmente, manifestava
la massima deferenza per questo tedesco avviluppato
nel suo ruolo di uomo indispensabile. S'era posta la questione
di revocargli l'incarico, ma Borgia aveva optato per mantenerlo
piuttosto che farsi un nemico. E dunque Burcardo sedeva alla
destra del trono.
In tal modo inquadrato, Alessandro sesto apr il suo primo concistoro
con una misura destinata a scuotere tutto il sacro collegio.
Avete tutti davanti a voi una lista di funzionari del Vaticano,
annunci sventolando un documento, che sappiamo essere corrotti.
La loro carica viene revocata a partire da questo momento.
Scorrendo la lista, i cardinali scoprirono nomi che conoscevano.
Si udirono esclamazioni indignate, dinieghi, proteste.
Orsini chiese la parola. Burcardo avanz per chiedere l'assenso
del pontefice. Questi annu e il tedesco si accinse a pronunciare
la sempiterna formula.
Il sommo pontefice ascolter...
Ma il papa gli tronc la parola.
Grazie, signor Burcardo. A partire da adesso vi dispensiamo
dall'annunciare il nome di ogni cardinale. Conosciamo i nostri
fratelli. Ho visto che Giambattista Orsini ha chiesto la parola.
Burcardo, inorridito, non manifest alcunch. Fece un passo
indietro. Uno dei suoi piccoli privilegi si era appena volatilizzato.
Vostra santit, attacc Orsini, su questa lista compare il
nome del marito di mia nipote. Per dieci anni si  distinto come
maestro d'opera della rete viaria e delle costruzioni sorvegliando
la conservazione della maggior parte dei monumenti storici di
Roma...
Si  distinto unicamente per i suoi sistematici atti di rapina,
rispose il pontefice in tono irremovibile. Ha spogliato gli edifici
antichi di tutti i loro marmi pi preziosi. E quello che non s'
venduto, l'ha dato a voi perch decoraste il vostro palazzo. Se
ne vada!
Nel suo angolo, Giovanni Colonna fece un sorrisetto.
Vi sconsiglio quel sorriso, Giovanni, disse amabilmente il
papa. Dimetto ufficialmente vostro fratello Fabrizio dalla sua
carica di prefetto di Roma.
Poi si rivolse a tutti.
Un disinvolto disprezzo di ogni legge ha segnato la vita del
Vaticano fin dal regno di Nicola V. Oggi stesso vi mettiamo fine.
 per questo che abbiamo scelto come vicecancelliere Ascanio
Sforza. Il cardinale condivide il nostro fervore di riforma.
La nomina provoc mormorii e anche brontolii furibondi. I
quali crebbero vedendo allargarsi il sorriso di Sforza.
Egli condivide altres la nostra volont di restaurare la supremazia
di Roma nel mondo. Qualcuno ha qualche argomento da
far valere contro la nostra decisione?
Un silenzio glaciale gli fece eco. Sforza prese a sua volta la
parola.
Per cominciare, ciascuno di voi pagher annualmente una
decima per finanziare la ricostruzione della basilica di San Pietro.
I brontolii lasciarono il posto a un bailamme di proteste, che
Rodrigo ignor del tutto.
Fratelli, vi ringrazio! esclam il santo Padre.
Si alz e usc, seguito da Sforza e da Gacet. Il concistoro si
frazion in gruppetti. Ognuno si lagnava della mancanza di tatto
e di lealt del Borgia, e della presa di potere da parte di Sforza.
Colonna era il pi agitato. Aveva la sensazione che tutti loro
erano stati turlupinati.
Queste riforme sono una pura e semplice ipocrisia. Borgia
ha nominato la maggior parte dei funzionari della curia. Ora li
manda via con il pretesto della corruzione. Restituir i ducati che
gli hanno versato per ottenere le loro cariche?
Ma fu Riario quello che meglio tradusse lo spirito generale
dopo il concistoro.
Cosa credete? Roma  una bottega di delicate porcellane. Vi
abbiamo fatto entrare un toro scatenato. Io me la filo a Ostia a
raggiungere mio cugino Della Rovere.
* * *
Giudizi e castighi furono distribuiti efficacemente. C'era bisogno
di esempi. Il canonico Francesco Maldente e un giovane
monaco, Domenico Gentile, figlio del medico di Innocenzo ottavo,
comparvero davanti al sommo pontefice. Negli ultimi anni, sotto
il regno di Innocenzo, avevano fabbricato e venduto pi di una
cinquantina di false bolle papali che accordavano vario genere
di dispense, principalmente per annullare matrimoni e permettere
seconde nozze. Non poterono negarlo: avevano ricevuto tra i
cento e i duemila ducati per le loro false scritture. Le guardie li
portarono via.
Quando Domenico Gentile protest per un'ultima volta, lui
e il canonico si trovavano gi su un palco nel mezzo di Campo
dei Fiori, circondati dalla folla, i polsi legati posti su un ceppo di
legno.
Mio padre era medico del papa, avevo delle garanzie papali!
Il giovane Gentile era in lacrime e supplicava con tutte le forze.
Incompetente! Innocenzo  morto, replic il papa che assisteva
di persona al supplizio.
Virginio Orsini, capitano generale delle guardie pontificie
chin il capo, i due carnefici alzarono le loro asce e mozzarono
le mani dei colpevoli.
La voce di Rodrigo si lev, gelida.
Non ruberete pi.


13.

Appena arrivato a Roma, Alessandro Farnese fu ricevuto dal papa
in udienza privata. Giulia, sua sorella, era al fianco del pontefice.
Dopo essersi informato sulla salute del suo beneamato nipote,
Rodrigo invit Alessandro ad alzarsi e and dritto al nocciolo
della questione.
A chi va la vostra fedelt?
Ma a voi, vostra santit,  evidente!
Pu un uomo essere fedele contemporaneamente a due persone?
domand Rodrigo fissandolo con uno sguardo inquisitore.
Alessandro si sent in imbarazzo, esit, inizi una frase e fu
interrotto dalla sorella.
Non pu, disse lei in tono secco.
Gli stavano dettando la condotta. Il giovane colse il messaggio:
quanto avrebbe visto e udito tra le mura del Vaticano, da
quelle mura non doveva mai uscire, e soprattutto non doveva mai
arrivare a Spoleto. Giur solennemente. Allora Rodrigo si alz
anche lui in piedi.
Avvicinatevi, voglio baciarvi. Non come cardinale ma come
membro della mia famiglia.
Rodrigo attir a s Alessandro e tenendogli la mano sulla nuca
lo baci sulle guance. Alessandro si sent letteralmente prigioniero
di quelle braccia. Il bacio non aveva niente di affettuoso. Con
quel segno ormai apparteneva, nel senso pi pieno della parola,
alla famiglia Borgia, le doveva fedelt e, in cambio, ne avrebbe
ricevuto la protezione. Ogni cedimento avrebbe suscitato una
sanzione esemplare. Era il bacio di un capo che non conosce la
piet.
Rodrigo Borgia sentiva in s l'anima del costruttore. Voleva
una nuova basilica di San Pietro degna di lui e del sepolcro del
santo sul quale il monumento era stato edificato. Intendeva anche
far erigere una torre addossata al Vaticano. Avrebbe protetto gli
appartamenti che nella torre si sarebbero ampliati, rappresentando
una traccia imponente dell'era Borgia. Gli appartamenti, cos,
sarebbero stati ingranditi e rinnovati. Il giorno dopo la sua elezione
aveva ordinato dei disegni per tutti questi progetti, si era
mostrato appassionato, pretendendo di vederne i progressi giorno
per giorno, discutendo passo passo la loro evoluzione.
Ai piedi dell'altare maggiore di San Pietro, Rodrigo, in compagnia
di Giulia e di Alessandro, studiava i piani con la squadra
degli architetti. La sua era una visione grandiosa; una basilica
grande il doppio di quella attuale, una cupola che arrivava al cielo,
visibile da leghe di distanza! Giulia e Alessandro ammiravano
questa nuova ambizione. Mentre si stavano entusiasmando sui
disegni, comparve Lucrezia e gett le braccia al collo del santo
Padre.
Zio! esclam stringendosi a lui.
Adriana, sempre alle calcagna della sua protetta, si precipit,
tutta presa dal suo impegno educativo.
Lucrezia, non si saluta il papa in questo modo.
Ma Rodrigo era felice di ritrovare la figlia e mise a tacere la
governante.
Adriana! Un papa ha bisogno di affetto come chiunque altro!
Si allontan di un passo da Lucrezia per guardarla meglio,
felice di vederle una cos buona cera dopo tante preoccupazioni
per la sua salute. Lucrezia non ebbe il tempo di parlargli della
sua vocazione: lui la port a visitare i suoi nuovi appartamenti,
per i quali aveva ingaggiato i migliori artisti d'Europa. Avrebbe
posato per essere ritratta in veste di santa Caterina!
Io una santa! Oh, s! Santissimo Padre, come mi capite
bene! esclam Lucrezia.
La collera di Burcardo non era sbollita, ma non lasciava trapelare
nulla. Questo papa, a differenza di Innocenzo ottavo, non
gli dava mai ascolto. Aveva un bel darsi da fare per insegnargli il
protocollo, indicargli la disposizione nei cortei, spiegargli quando
e perch era o non era necessaria una benedizione: il papa continuava
a fare di testa sua. Persino nel concistoro, dove ora Burcardo
non doveva pi gestire gli interventi di nessuno, mansione che
gli era stata tolta con un semplice comando verbale! Nutriva delle
vaghe inquietudini: il suo immenso sapere in fatto di diritto canonico
e di usanze aveva fatto di lui una rotella indispensabile nel
grande ingranaggio del Vaticano. E adesso questo papa, senza alcun
preavviso, poteva decidere che eravate superfluo o incompetente,
secondo criteri tutti suoi. Burcardo non ignorava il destino
che con i Borgia toccava alle anime inutili: venivano rimandate
al Padreterno con ogni mezzo. Si guardava bene da confidare a
chiunque questi crucci, persino al suo diario, perch nonostante i
suoi sforzi per tenerlo nascosto, Borgia lo leggeva regolarmente.
Ne era convinto. Tuttavia, vi segnava i minimi avvenimenti, ivi
comprese le processioni, le messe e i ricevimenti di ambasciatori
e di altri dignitari. Annotava anche vari eventi quotidiani, episodi
degni di interesse. Per esempio il fatto che Falcone de' Sinibaldi
era morto di dolore dopo l'elezione di Alessandro sesto: aveva aspirato
alla porpora cardinalizia ma la nomina di Ascanio Sforza a
vicecancelliere non gli lasciava alcuna speranza. La delusione
l'aveva ucciso. E poi, durante l'interregno, nella Citt Eterna si
erano contati duecentoventi casi di morte violenta.
La cifra impression il papa, quando il capitano generale Virginio
Orsini e il suo luogotenente Galeotto Sclafenatus vennero a
presentargli il rendiconto nella sala del Trono. E dunque dov'era
la guardia pontificia in questo tempo? Orsini aveva l'incarico della
protezione dei cardinali, quello era l'obiettivo numero uno. Il
papa non credeva alle sue orecchie: quindi tutte le milizie erano
mobilitate per il conclave, quando il sacro collegio, chiuso all'interno
di alte mura, le porte murate, non correva alcun rischio !
I napoletani hanno tentato di attaccarci, non dimenticatelo,
obiett Orsini.
E sono stati respinti dagli abitanti della citt. Sono stato informato,
replic il papa. Ogni giorno arrivano pellegrini da tutta
Europa per pregare davanti al sepolcro di san Pietro, dobbiamo
garantire la loro sicurezza. Inoltre, si tratta di una fonte di introiti
non trascurabile.
Vostra santit! Nessun pellegrino ha sofferto nulla in questo
periodo.
Rodrigo cominciava a irritarsi. Quei due avevano la risposta
pronta per ogni cosa. E Roma aveva fama di essere una citt pericolosa.
La settimana precedente, un gruppo di pellegrini della
Slesia di passaggio per Firenze di ritorno da Roma, avevano
raccontato di aver visto dei cani che si contendevano una testa
umana in un quartiere della Citt Eterna! Quella storia avrebbe
fatto il giro di tutta Europa, una umiliazione per il papa. Ordin
che si trovasse il responsabile. Orsini non vedeva in che modo.
Alessandro, che fino a quel momento era rimasto in silenzio, intervenne.
Invece  semplice. Identificate la testa e trovate i suoi nemici.
Quella testa... ehm... ne aveva molti di nemici, fece Virginio.
Sceglietene due, ordin Rodrigo. Chiunque sia un fomentatore
di disordini. Voglio un esempio per colpire gli spiriti
e dimostrare che Alessandro sesto non ammetter alcun eccesso.
Un'esecuzione spettacolare, e in fretta!
Virginio esegu alla lettera gli ordini del suo papa. Raccolse
due canaglie dai bassifondi. In Campo dei Fiori fu eretto un palco
con due forche. Gli uomini vi furono appesi, nudi, per le caviglie,
a gambe larghe. E la folla affascinata, urlante, mostruosa, palpitante,
assetata di sangue, assist al supplizio fino alla fine: quattro
carnefici squartarono i due ladri dall'inguine al collo... Ma fu
un'operazione lunga. E, a poco a poco, anche i pi induriti finirono
per tacere, irrigiditi sul posto. Il lavoro del boia si concluse
in un silenzio di tomba. L'era Borgia, il popolo l'aveva capito,
ormai significava ordine e lavoro.
Ben presto le truppe pontificie finirono per rappresentare una
forza di azione considerevole. Adesso erano controllate da Virginio
Orsini, e Rodrigo non si faceva troppe illusioni sulla lealt di
quella famiglia. Sforza gli forn qualcosa con cui rafforzare la sua
diffidenza: il figlio di Innocenzo ottavo, Franceschetto Cybo, aveva
venduto al capitano generale le quattro terre pontificie lasciategli
in eredit dal padre.
Quei territori papali, spieg il milanese, rappresentano il
percorso pi diretto tra Napoli e Milano. Gli Orsini hanno stretto
un accordo con il re Ferrante di Napoli, la cui intenzione di attaccare
si fa sempre pi palese...
Durante il conclave abbiamo promesso la neutralit a tutti
gli stati italiani, protest Rodrigo.
Il tono di Sforza si fece carico di ironia.
Avevate promesso agli Orsini di lasciare La Bella. Avevate
promesso ai Colonna di allontanare la vostra famiglia da Roma.
La vostra campagna elettorale vi ha indotto a promettere troppo...
Rodrigo indovin.
E adesso mi chiederete altro, non  vero, vicecancelliere?
S! Annunciate senza indugio il fidanzamento di mio nipote
Giovanni con Lucrezia. Legando il nome dei Borgia al mio, impediremo
le aggressioni di Napoli e di Della Rovere a Milano.
Il contratto fu firmato segretamente dalle due parti davanti
al notaio, con Rodrigo e Sforza in rappresentanza dei fidanzati,
Alessandro, Burcardo e Gacet in qualit di testimoni.
Bernardino di Betto s'era guadagnato il soprannome di
Pinturicchio per lo splendore dei suoi colori e dei suoi ori. Si diceva
che avesse superato il suo maestro, il Perugino. I due venivano da
Perugia, e gli affreschi realizzati nella Sistina erano valsi al Perugino
una gloria di cui in seguito il Pinturicchio aveva beneficiato.
Alessandro sesto offr all'artista l'occasione che ogni pittore di
talento aveva sempre sognato: decorare interamente i suoi appartamenti.
Ne ebbe per quasi un anno. Al Pinturicchio furono
messi a disposizione tutti i mezzi necessari pi una piccola fortuna.
Accett senza farsi pregare. I suoi operai prepararono i muri,
e lui diede inizio a una delle sue opere maggiori, La disputa di
santa Caterina. La scena rappresentava un episodio della vita
della santa: sfidata dall'imperatore Massenzio a dimostrare la
falsit delle credenze dei pagani, fece fronte fieramente ai suoi
contraddittori. Su richiesta di Rodrigo i suoi figli figuravano nel
dipinto. L'imperatore sul trono aveva i tratti di Cesare; su un lato,
Giovanni, vestito alla turca, appariva sul punto di partire per la
caccia con i suoi cani, Cem se ne stava accanto al trono. E, al
centro, santa Caterina era incarnata da Lucrezia.
La ragazza si mostr una docile modella: voleva diventare
santa, e cominciare interpretandone una le pareva di buon auspicio.
Pinturicchio aveva un solo problema: Giulia, l'amante del
papa, che doveva dare il suo volto alla Santa Vergine in un altro
affresco, faceva continuamente visita a Lucrezia. Nonostante il
silenzio a cui l'aveva esortata Vannozza, l'adolescente bruciava
dalla voglia di raccontare alla Bella le sue visioni e i suoi desideri
di santit. Questa fin quindi per capire che la ragazza contava di
chiudersi in convento nonostante il fidanzamento con Gaspare da
Procida. La prospettiva di allontanare in quel modo Lucrezia da
Rodrigo esaltava Giulia. Incoraggi la ragazza a parlare al papa
del progetto. La cosa lo avrebbe irritato, lei lo sapeva bene.
Fai come me, Lucrezia cara: potrai sempre aprire il tuo cuore
a Rodrigo!
Il Pinturicchio non credeva alle sue orecchie: una Borgia in
convento!
Il presentimento di Cesare era giusto: suo padre aveva convocato
Giovanni a Roma. Quando questi si present nella sala
del Trono, il pontefice lo abbracci dicendosi un uomo benedetto
da Dio: Lucrezia era sopravvissuta alla malattia, Giovanni aveva
traversato i mari sano e salvo. Aveva, come previsto, conquistato
il cuore della nipote del re di Spagna, Maria Enriquez de Luna,
anche se Isabella la Cattolica non vedeva di buon occhio il loro
fidanzamento.
Ovviamente, era prima della vostra elezione! spieg Giovanni
con un'aria d'intesa.
La regina di Spagna cambier idea, approv Rodrigo.
E, con l'espressione del gatto davanti al topo, fiss Virginio
Orsini che se ne stava in disparte in compagnia del suo luogotenente,
Galeotto. L'occasione di sbarazzarsi di Orsini offrendo al
tempo stesso un dono al figlio minore era troppo bella.
Rivolgendosi a Giovanni, annunci con voce forte e solenne:
Vi nomino capitano generale delle guardie pontificie.
Cadde il silenzio. Virginio era impallidito, e Galeotto era rimasto
a bocca aperta. Neppure Giovanni nascose la propria sorpresa.
Virginio Orsini, che occupava quella carica da dieci anni,
protest: Rodrigo dava una responsabilit enorme a un dilettante.
Ma il papa non si scompose. Voleva sangue fresco!
Umiliato, furioso, ma impotente, Orsini si ritir verso la porta.
Ma con lui Rodrigo non aveva ancora finito. In tono duro
chiese la restituzione dei territori pontifici che gli aveva venduto
Franceschetto Cybo. A questo punto Orsini cap la ragione della
sua caduta in disgrazia. Sogghign. La vendita era legale. Aveva
versato quarantamila ducati a una banca fiorentina. Il papa poteva
sempre tentare di annullare la vendita. Se proprio voleva recuperare
quelle terre, perch non spediva il nuovo capitano generale
e riprenderle con la forza? Questa volta usc e nessuno cerc di
fermarlo.
Quando Galeotto fece per seguirlo, Giovanni lo richiam indicando
con un gesto la collana che recava le insegne della sua
nuova carica. L'altro gliela porse senza una parola. E Rodrigo la
pose intorno al collo di Giovanni.
Per Cesare la promozione del fratello costitu una nuova fonte
di amarezza, tanto pi che lo sapeva poco coraggioso e ignaro
di strategie militari. In quella carica io sarei migliore! pensava.
Non capiva pi l'indifferenza e il silenzio di Rodrigo nei suoi
confronti. Dissipava questi pensieri neri galoppando attraverso la
campagna, per ore e ore. Spossava i loro cavalli e impensieriva
Agapito...
Poi, una sera, i suoi uomini tornarono da Pisa. Gli portarono
una coperta contenente dei minuscoli ossicini: i resti di suo figlio.
Prese l'involto e corse in camera sua e singhiozz stringendoselo
al cuore, gettato sul pavimento, consumato da una sofferenza da
animale ferito. Rest cos per ore. Agapito tent a pi riprese di
parlargli, ma Cesare lo scacci ogni volta a urli.
A notte fonda lo sfinimento ebbe la meglio sulle lacrime. Inebetito,
lo sguardo fisso, serrava sempre a s l'involto della coperta.
Delle idee sconnesse, inconsistenti come nuvole, si succedevano
nel suo cervello. Dopo un momento si alz e si rec nella
cappella. Non incontr anima viva. Nel castello, nelle costruzioni
circostanti, dormivano tutti. Si inginocchi davanti all'altare sul
quale pos i resti del suo bambino e parl a Dio.
Un giorno dopo l'altro piango e Ti imploro senza risposta.
La mia colpa  immensa e ancora pi grande il mio rimorso. Tu
colmi di benefici mio fratello mentre lui non si cura di Te. E io, io
mi sono consacrato a Te e non ho alcuna speranza di incontrarTi
nel regno dei cieli. Mi hai abbandonato, non mi resta altro che
bruciare qui.
Mentre parlava, accese tutti i ceri e appicc il fuoco in diversi
punti della cappella, che cominci a bruciare. Le fiamme si
propagavano in fretta. Cesare cadde asfissiato prima ancora di
rendersene conto.
Fuori, Agapito vegliava discretamente. Vide le fiamme e diede
l'allarme. Si gett animosamente all'interno della cappella avanzando
a tentoni. Nel momento in cui credette di morire soffocato,
urt con il piede il corpo di Cesare. Trov la forza di caricarselo
sulle spalle e, sgusciando tra le fiamme, evitando le travi del tetto
che crollavano, giunse alla soglia dell'edificio e cadde per terra
con il suo fardello.
Alessandro temeva che il dolore distruggesse completamente
Cesare. Una sola cosa avrebbe sollevato un poco il suo amico: il
ritorno a Roma. Intanto, lo teneva informato, almeno in parte, sul
corso degli eventi, tremando all'idea di venire scoperto. Giulia si
accorse del nervosismo del fratello e decise di indurlo a confidarsi.
Lo invit nei suoi nuovi appartamenti di Santa Maria in Portico,
dove teneva salotto, e prima che arrivassero i primi invitati,
si inform sullo stato d'animo del fratello. Lui lasci capire che
la sua fedelt al papa non poteva avere la meglio su quella dovuta
al suo migliore amico.
Non devi farti problemi finch ciascuno dei due  convinto
che la tua lealt appartiene a lui! lo rassicur Giulia argomentando
con la sua solita doppiezza.
L'onesto Alessandro la squadr, sorpreso.
Ma s! prosegu la sorella. Non sarai il primo Farnese ad
avere dei segreti con un Borgia.
Con il padre e con il figlio, precis Alessandro.
Un sorriso delizioso si disegn sul viso di Giulia.
Bene, stai diventando un vero Farnese. Era ora!
* * *
Fu annunciato Cem. Fece il suo ingresso, in compagnia di una
creatura di grande avvenenza, una bruna alta dallo sguardo profondo
che si muoveva con l'eleganza di un cigno. Silvia Ruffini
era un'amica di Giulia, un'aristocratica romana con cui Alessandro
non aveva mai avuto modo di incontrarsi. Cem le aveva fatto
gli onori di casa mostrandole il palazzo e gli appartamenti. Lei
sembrava contenta e aveva apprezzato la sua compagnia. Lui era
con ogni evidenza irretito dal suo fascino. Quanto ad Alessandro,
il suo fu un colpo di fulmine. Lanci uno sguardo d'intesa alla
sorella, e lei cap all'istante.
Alessandro, ti presento Silvia, della famiglia Ruffini. Non ci
vediamo da un'eternit.  appena rientrata a Roma.
Alessandro si inchin e le baci la mano. Cem veniva eclissato,
ma accett la cosa di buon animo. Alessandro offr alla splendida
donna il suo miglior sorriso.
Signora, se avete bisogno di una guida pi cristiana per la
Citt Eterna, sar onoratissimo, dichiar in tono spiritoso.
Silvia non era solo bella, era anche intelligente e ci teneva a
essere diretta nei rapporti con gli altri. Per cui sollev una difficolt.
Ma non siete sacerdote?
Non ancora. Faccio progressi nella gerarchia della Chiesa
ma non ho ancora preso i voti.
Silvia fece un gran sorriso. Questo Alessandro le piaceva.
In ogni caso, il mio onore non sar in pericolo con voi vicino,
vero?
Si scambiarono uno sguardo di complicit. Questi due si piacciono,
pens Giulia soddisfatta. Silvia sapr restituire a mio fratello
tutta la sua allegria.
Il suo desiderio di santit non rendeva Lucrezia pi docile.
Al palazzo di Santa Maria in Portico, i domestici non si meravigliavano
pi quando vedevano la ragazza aggirarsi recriminando,
l'espressione cupa, inseguita da Adriana. La governante aveva
sempre pi problemi a far rispettare la propria autorit. Quando
annunci a Lucrezia che l'avrebbero fidanzata a Giovanni Sforza,
conte di Pesaro, la giovinetta rifiut nettamente. In primo luogo
era gi fidanzata con Gaspare da Procida, e poi non voleva pi
sposarsi.
Fil come una freccia gi per le scale che portavano alla cappella,
con Adriana alle calcagna. La matrona si sfiatava cercando
di raggiungerla, raccogliendo le sottane, rallentata dalla paura di
ruzzolare. Tent la via della persuasione.
Vostro zio era vicecancelliere quando  stato concluso l'accordo
con i Procida. Adesso  papa. Vuole qualcuno di rango pi
elevato!
Lucrezia si blocc qualche gradino pi gi e alz il capo.
Che rango?
Adriana ne approfitt per prendere fiato.
La famiglia Sforza  una delle pi antiche d'Italia, aggiunse,
e Giovanni  un uomo molto bello!
Quanti anni?
Ventotto.
Quasi il doppio di me! si indign Lucrezia.
La sua prima moglie  morta di parto con il loro bambino.
Sente ancora la loro mancanza, ma...
Lucrezia la fissava con uno sguardo ironico esasperante.
Adriana, ansimante, cercava di rimettere insieme i resti della sua
dignit.
Finirete per accettare e anche per apprezzare Giovanni Sforza.
Io non avevo mai neppure visto mio marito prima del giorno
delle nozze.
Lucrezia gir sui tacchi e ripart di corsa. Se ne and a pregare
santa Petronilla alla Sistina. Le chiese di mandarle rapidamente
un segno. Purtroppo l'unica a manifestarsi fu Adriana.


14.

Rodrigo soffriva di insonnia e passava le notti al buio a occhi
aperti. Talvolta si gettava su Giulia e faceva l'amore in fretta,
con la speranza poi di addormentarsi. Lei si svegliava appena,
lasciava fare bofonchiando qualcosa. Il pi delle volte Borgia si
alzava e andava a contemplare i giardini del Belvedere. Quando
c'era la luna piena gli piacevano le sagome nere dei cespugli e
delle statue, le loro ombre che si allungavano sulla pallida sabbia
dei viali. Il paesaggio immobile lo affascinava. Lo sguardo fisso
sul giardino notturno, rifletteva e rimuginava.
E poi pensava ai due figli. La notte lo rendeva lucido. S, Giovanni
era violento, vile, mentitore e crudele. Le reticenze della
regina Isabella sul suo matrimonio erano fondate: Giovanni, invece
di passare le notti con la moglie, andava per bordelli. Non
rispettava nessuno e di conseguenza nessuno lo rispettava. Non
era all'altezza della carica di capitano, aveva bisogno di validi
collaboratori. Perch dunque aveva un debole cos evidente per il
suo figlio cadetto? Perch era brillante, affascinante, gli ricordava
se stesso... No, lui, Rodrigo, a quella stessa et era pi maturo,
meno superficiale. A questo punto della riflessione, esitava.
Cesare era pi intelligente, pi fine e senza dubbio il pi affidabile
dei due. Incarnava la parte cupa, segreta, crudele e contorta
della sua anima. Nel figlio maggiore c'erano abissi nascosti
che a volte intravedeva. Questo lo spaventava come una maledizione
che doveva avergli trasmesso lui. L'amore che gli riservava
Cesare, cos forte, cos sincero, quasi gli pesava. Cesare doveva
appartenere a Dio. Rodrigo aveva rinunciato al maggiore e puntava
sul cadetto, in ogni caso. Soltanto Dio per il momento poteva
essere il padrone dell'avvenire di Cesare. Per quanto tempo non
lo sapeva. Sapeva che un giorno Cesare avrebbe preso il volo.
E allora, che Dio ne scampi, pensava Rodrigo, il suo potere mi
travolger!
Spuntava il giorno e Rodrigo dimenticava ogni cosa, ritrovava
intatta la sua aberrante passione per Giovanni, secondo una
formula di Gacet che aveva rischiato di mettere fine alla loro amicizia.
Come aveva previsto il papa, Giovanni si rese presto odioso
e le truppe cominciarono a detestarlo. La sua condotta vanitosa
rasentava la stupidit. Alla promozione al grado di capitano generale,
aveva trovato una formula che andava propinando a tutti:
Il pontefice  Giove e io sono Marte, il dio della guerra. Si divertiva
a minacciare i suoi sottoposti mettendogli un coltello alla
gola, e fin dalle prime manovre, non sapendo nulla in proposito,
aveva decretato che le truppe si dimostravano di una incapacit
imbarazzante. Giovanni abusava in modo osceno del suo potere.
Se Rodrigo, padre soddisfatto, fosse stato meno cieco, avrebbe
temuto l'arrivo di un giorno sventurato per il giovane capitano
generale.
Il primo incontro tra Giovanni Sforza e Lucrezia ebbe luogo
nella magnifica sala delle Sibille, appena terminata. Doveva
essere un incontro ufficiale, ma si svolse in presenza della sola
Adriana. Questa, seduta davanti a una finestra, fingeva di ricamare
e ascoltava la conversazione.
Giovanni non aveva mai visto Lucrezia, e non aveva immaginato
la sua bellezza. Lei indossava un lungo abito di velluto blu,
il cui corpetto scollato fino all'attaccatura dei seni era ornato da
un ricamo di perle. Il colore dell'abito ne metteva in risalto gli
occhi e la dolcezza dell'incarnato. Aveva il viso lungo e affilato
dei Borgia, gli occhi celesti e i capelli biondi raccolti in una
crocchia racchiusi in una reticella d'oro. Si accomodarono su due
ampie poltrone rese pi comode dai cuscini. Lei si teneva rigida,
seduta sul bordo, con gli occhi bassi, e Giovanni ebbe subito
l'impressione di trovarsi davanti a una bambina smarrita. Ne fu
commosso. Bello di aspetto, di alta statura, era un uomo ancora
giovane, reso maturo dalle vicende della vita. Decise di comportarsi
con naturalezza e chiese a Lucrezia che cosa sapesse di lui.
Siete vecchio e triste, mi hanno riferito, e vostra moglie 
morta alla nascita di vostro figlio.
 morto anche il nostro bambino. Ed  vero che sono stato
molto triste. Detto questo, respingo la parola vecchio', ribatt
in tono scherzoso.
La frase fece spuntare un leggero sorriso sul volto di Lucrezia
e l'atmosfera si fece pi leggera. Poi parl di s.
Mia madre era la nipote del re Ferrante di Sicilia, mio padre
uno Sforza. Io sono il frutto illegittimo di due famiglie nemiche.
La mia vita sarebbe un bel soggetto per un'opera teatrale; la realt
 meno divertente.
Sentite ancora la mancanza di vostra moglie? chiese ansiosa
Lucrezia.
S, rispose lui con toccante franchezza. Era una parte di
me. Il dolore e la solitudine si attenuano con il passare del tempo.
La tristezza ha cambiato il mio essere, senza tuttavia lasciarmi
menomato. Potrei amare di nuovo.
Lucrezia sent il cuore intenerirsi. Per la prima volta nella sua
vita qualcuno le parlava di sentimenti con sincerit. Santa Petronilla
non poteva rivaleggiare con questo! Giovanni aveva un viso
aperto.
Vostro zio mi ha offerto un contratto per reclutare delle guardie
pontificie, continu senza nascondere nulla, la vostra dote
ammonta a trentamila ducati: il nostro matrimonio migliora sensibilmente
la mia situazione. Non sarei in condizioni di rifiutare
anche se me lo chiedeste. Spero che con il tempo potremo amarci.
Far l'impossibile per rendervi felice. Se me lo permetterete...
Lucrezia, profondamente turbata, alz gli occhi su Giovanni:
era sedotta.
Il fuoco non aveva distrutto soltanto la cappella del castello
di Spoleto. Aveva consumato i resti del bambino di Cesare e annientato
il cuore del giovane padre. Agapito cominci a preoccuparsi
per la sua prostrazione. Anche le notizie che arrivavano
da Roma non lo aiutavano a uscire dall'inerzia. Alessandro gli
aveva inviato una lettera in codice, annunciandogli il matrimonio
di Lucrezia, la promozione di Giovanni e i suoi insuccessi: gli
uomini della milizia lo disprezzavano e gli ufficiali si prendevano
apertamente gioco dei suoi ordini. Ma Cesare non mostrava di
interessarsi a queste notizie.
Pi tardi una lettera della madre riusc a farlo reagire: nelle taverne
correva voce di un complotto contro Rodrigo, ordito dalle
famiglie Orsini e Della Rovere e dal re di Napoli. Le informazioni
riferite da Marcantonio Colonna erano troppo precise per
essere solo un vago chiacchiericcio. Pur essendo preoccupato per
il padre, Cesare non trov la forza di muoversi. La depressione
creava l'incertezza. Era paralizzato.
Per Rodrigo il matrimonio di Lucrezia sarebbe stato una solida
alleanza e un solido investimento. Non lesin nulla: collane
di perle e catene tempestate di pietre preziose, bracciali d'oro,
spille. Per le sue nozze, Giulia e Adriana agghindarono Lucrezia
come un idolo. Il papa le aveva donato, oltre a tutto il corredo,
diversi capi confezionati con le pi belle sete della Cina, pellicce
e, si diceva, un abito ornato di pietre preziose del valore di quindicimila
ducati.
Lucrezia voleva essere bella e, soprattutto, desiderabile.
Adriana, sentendoglielo dire, rimase di stucco. Quando Lucrezia
fu pronta, Giulia fece uscire tutti, compresa sua suocera che lei
ormai trattava sempre pi come un pacco ingombrante. Guard
pensosa Lucrezia.
Hai il portamento di una regina!
Mi sento lacerata, Giulia! Vorrei passare le mie giornate
come sposa di Cristo e le notti come moglie di Giovanni Sforza!
Per un attimo Giulia esit: Lucrezia era tutto tranne che stupida,
era ancora giovanissima, molto immatura, o folle. Si limit a
una sola considerazione.
Devi scegliere nessuno pu avere tutt'e due le cose.
Lo so! Scelgo Dio.
Perfetto, rispose Giulia con estrema calma. Allora  arrivato
il momento di parlare a sua santit della tua vocazione.
Quando ti inginocchierai davanti all'altare, solleva gli occhi al
papa e digli la verit.
Dopo un simile scandalo, Rodrigo fuori di s, avrebbe spedito
la figlia in un convento. Un bel sollievo! Giulia sorrise pensando
al suo avvenire.
Il gran ciambellano aveva sbagliato vocazione: avrebbe dovuto
fare il cronista mondano. Sul suo diario riportava in dettaglio
e minuziosamente - e in totale libert di parola - feste, pranzi e
pettegolezzi. Il matrimonio di Lucrezia fu un'occasione memorabile:
da una parte tutta l'organizzazione e il protocollo (mai
rispettato!) e dell'altra, le mondanit. La sera stessa raccontava
sul diario: Don Giovanni Borgia, duca di Gandia, figlio del papa
e fratello di Lucrezia, avanzava a sinistra della sorella. Questa,
che indossava un abito con strascico che era tenuto da una fanciulla
nera, era seguita da Battistina, figlia di Teodorina, figlia
a sua volta di papa Innocenzo ottavo buonanima. Anche l'abito
di Battistina aveva uno strascico, era retto da un'altra fanciulla
nera. Dopo, veniva Giulia Farnese, concubina del papa seguita
da un gran numero di dame romane, circa centocinquanta. Il papa
era seduto su un seggio preparato per lui. Malgrado fossero state
da me avvertite, nessuna di queste dame, passandogli davanti,
fece la genuflessione, tranne sua figlia e alcune dame a essa pi
vicine. Il papa era in broccato e mantellina color cremisi. I dieci
cardinali vestivano la cappa...(1).
Giovanni Borgia indossava le vesti da principe turco nelle
quali lo aveva raffigurato il Pinturicchio, a fianco di Lucrezia, nel
La disputa di santa Caterina: Una tunica bianca ricamata con
motivi intessuti d'oro, una collana di rubini e perle, sulle spalle
una stola color bruno viola con riflessi dorati, e sulla testa un turbante
ornato da un gioiello(2). Del resto non era il solo: molti giovani
aristocratici, compreso lo sposo, Giovanni Sforza, avevano
in nome della moda aggiunto un tocco orientaleggiante alla loro
tenuta, e quella folla brillante e variopinta contrastava con il viola
dei cardinali. Ai frequentatori abituali dei grandi eventi romani si
aggiungevano spagnoli di alto lignaggio, la famiglia Sforza, gli
ambasciatori di Francia, Germania e Austria...
Guardando i fidanzati inginocchiati davanti a s, Rodrigo si
diceva che aveva una figlia magnifica mentre pronunciava la frase
di rito.
Se qualcuno ritiene di potersi opporre all'unione di quest'uomo
e di questa donna, parli subito o taccia per sempre.
Era a questo punto che Lucrezia avrebbe dovuto alzarsi ed
evocare santa Petronilla. Giulia batt leggermente il tacco a terra
sperando di farla reagire. Lucrezia si volt verso il marito e i loro
sguardi si fusero l'uno nell'altro. Il suo cuore cambi direzione,
santa Petronilla cadde nel dimenticatoio. Allora Giovanni Borgia
tenne una spada sguainata al di sopra dei due sposi mentre si
scambiavano i voti e gli anelli.
Dopo, racconta Burcardo, venne offerta una colazione: confetti,
biscottini di marzapane e frutti canditi di varie specie. Il
tutto presentato su circa duecento piatti e tazze da altrettanti
ciambellani e scudieri che, con una salvietta bianca sulla spalla,
servirono uno dopo l'altro il papa e i cardinali, poi lo sposo e la
sposa, le loro famiglie e per ultimi gli altri invitati. Alla fine lanciarono
al popolo una quantit tale di confetti che, credo, quasi
cento libbre finirono schiacciate e calpestate(3).
Forse Burcardo era gi andato via quando Giovanni, per
scherzo, lanci un confetto nella scollatura di una dama, e poi un
altro in un'altra scollatura e via cos, ben presto imitato da tutti
gli uomini presenti. Si rise molto quando ci fu da aiutare le dame
a estrarre i confetti...
La sera, nel palazzo di Santa Maria in Portico, Alessandro sesto
offr un banchetto pi intimo ad alcuni invitati accuratamente
selezionati, allo sposo e alla sua famiglia, a Lucrezia e a suo fratello
Giovanni. Il pranzo era sontuoso e gli innumerevoli servitori
erano affaccendati a porgere i piatti da cui ciascuno si serviva.
Stimolati gli appetiti, gli uomini divoravano con il mento e le
mani unti di grasso e di salsa. I domestici portavano bacinelle
d'argento con l'acqua tiepida e i tovaglioli per asciugarsi, versavano
altro vino, e ancora piatti tra il frastuono delle parole e delle
stoviglie. Rodrigo ne approfitt per appartarsi a conversare con
l'ambasciatore di Francia, Peron de Basche, e con Cem. Era preoccupato
per la minaccia araba dalla parte della Turchia. Cem,
temendo sempre di ricadere nelle mani del sultano Bayezid, aveva
assunto un atteggiamento allarmista.
Mio fratello, diceva,  spietato. Non passer molto tempo
prima che si muova contro l'Italia.
Avete visto, signor ambasciatore! Chiedete da parte nostra
al vostro re di lanciare una crociata. Come fece il suo antenato
Luigi, il re santo, partito per difendere la fede cristiana.
Una crociata!
L'ambasciatore non era venuto per questo. Le crociate costavano
care e non producevano altro che miseria. Servivano a tenere
occupati i buoni a nulla, nient'altro! San Luigi ci aveva rimesso
la vita. Il papa credeva forse che le sostanze del re di Francia
fossero inesauribili? De Basche espose tutti i problemi sollevati
da una simile impresa: bisognava trasportare truppe per mezza
Europa; il viaggio via mare era impossibile, vista la mancanza di
porti in cui far scalo per gli approvvigionamenti. Tranne Napoli...
Ma Napoli e il re Ferrante non avrebbero mai accolto i francesi,
neppure per una crociata. Il santo Padre non lo ignorava.
 vero... disse abbozzando un sorriso indecifrabile. A
meno che re di Napoli non sia pi lui.
I due si scambiarono un segno di intesa. Per il momento bastava,
per cui Peron de Basche si volse verso Lucrezia, l'unica
donna presente. Seduta tra il marito e il cardinale Piccolomini,
ascoltava paziente quest'ultimo che snocciolava i suoi ricordi.
Vostra nipote  una gran bella sposa... dichiar sottovoce
l'ambasciatore al suo ospite.
E si fa ogni giorno pi bella. Attira lo sguardo.
Lucrezia ud le parole di Rodrigo e sorrise lusingata; quand'ecco
che alzando gli occhi vide entrare Giulia e colse lo sguardo
abbagliato di Rodrigo al suo ingresso. Giulia Farnese era all'apice
della bellezza, e ne era consapevole. Possedeva l'arte di
valorizzarsi. Tutto, nell'abito appena aderente, la scollatura che
un velo sottile rendeva suggestiva, i capelli accuratamente intrecciati
e tirati su, i gioielli, il trucco semplice... tutto era concepito
per un unico scopo: rendere il papa folle di lei, e ci riusciva.
Burcardo si precipit da Rodrigo. Il ciambellano era forse il solo a
rimanere insensibile al fascino di Giulia.
Santissimo Padre, la tradizione lo esige: la sposa e nessun'altra
presenza femminile. Le donne devono rimanere separate dagli
uomini.
Rodrigo gli rispose senza vederlo, con gli occhi fissi su Giulia.
Mio caro Gutmensch lasciamoci il passato alle spalle. Siamo
i testimoni di una nuova era, salutiamo l'alba di un rinascimento!
And ad aprire la porta del salone delle dame, e fece un elegante
gesto d'invito.
Che le signore vengano a raggiungerci!
Tra loro c'erano Adriana e Silvia Ruffini. Tutte applaudirono
e si precipitarono dentro formando un corteo splendente e festoso.
Il viso di Lucrezia si oscur. Giovanni prese la mano della
giovane sposa, inquieto per questo improvviso turbamento.
Pensavo a mia madre, mormor la giovinetta. Avrei tanto
voluto che fosse tra gli invitati...
Un fracasso di vasellame in pezzi e degli spari allarmarono
tutta la famiglia di Palazzo Vigili. I domestici, le cameriere e
Agapito si precipitarono nella sala grande del palazzo di Spoleto.
Il giovane Borgia riprendeva gusto per la vita. Una vita volta
alla guerra e non alla religione: Cesare, si esercitava nel tiro con
l'archibugio e aveva allineato su una mensola tutti i vasi di porcellana
che decoravano le sue stanze, servendosene da bersagli.
Merda! Devo migliorare il tiro, brontol.
Ricaric l'arma e mir.
Ho preso la mia decisione! dichiar.
Spar, un vaso and in frantumi. Cesare si volt verso Agapito,
con un sorriso che l'altro non gli aveva mai visto.
Domani parto per Roma.
Alessandro aveva bevuto troppo, prima dell'irruzione delle
dame nella sala del banchetto, e ora se ne pentiva. L'alcol comprometteva
la maldestra impresa di seduzione su Silvia. Al riparo
del vano di una finestra, le stava tenendo un discorso confuso
da cui risultava che si destreggiava abbastanza bene nell'arte del
dibattito filosofico e teologico. Lei ascoltava gentilmente, con
qualche sprazzo d'ironia nello sguardo. Lui, sempre pi innamorato,
aveva voglia di lasciarsi andare, e le sue circonlocuzioni
disorientavano lui stesso non meno di Silvia.
Per la verit su Alessandro il vino aveva sempre avuto l'effetto
di sciogliergli la lingua, di fargli sentire un potente bisogno di
confidarsi. Quella sera desiderava raccontare a Silvia la storia di
Cesare, e la necessit di tenerla segreta a poco a poco si attenuava.
Tuttavia non le rivel molto: un amico aveva quasi ucciso il
proprio bambino, lui era riuscito a impedirglielo e il bimbo si era
salvato. Silvia credette che in realt l'amico di cui parlava fosse
lui stesso; lui lo neg e... cerc di baciarla. Lei si tir indietro.
Lui torn al suo discorso.
Insomma, il bambino  al sicuro e il padre, il mio amico, non
lo sa. Questo  tutto, concluse.
Silvia sent che diceva la verit. Quella storia oscura pesava
sul cuore di Alessandro, era evidente in lui il desiderio di condividerla
con lei per quanto gli era possibile. Gli sorrise e gli lasci
tenere la mano. Aveva risvegliato la sua curiosit. Si ripromise di
arrivare a conoscere la storia fino all'ultima parola.
Al momento il piccolo protagonista di quella storia aveva ritrovato
le braccia di Fiammetta. Dormiva tranquillo nella culla
mentre la mamma lo vegliava e cuciva. Non voleva mai pi rivedere
il suo amante e neppure sentirne parlare.  un mostro,
pensava. Remolino le aveva riportato il piccino, ma senza raccontarle
come si erano svolti i fatti.
Dopo il banchetto, era stato offerto uno svago, di un genere
nuovo e molto in voga. Una compagnia di giovani attori dilettanti
interpret una commedia di Plauto. Le situazioni, le famiglie,
il mondo che vi venivano descritti assomigliavano straordinariamente
a quelli dell'epoca. Rodrigo si divertiva molto nel vedere
dei commedianti in toga o vestiti di pelli di animali interpretare
sulla scena la parte di personaggi che lui incontrava nella vita reale:
amanti maliziose e interessate, mariti traditi, padri scherniti,
mercanti truffati, manigoldi e parassiti, servi furbi e mezzani. Si
fronteggiavano due razze: i vincitori e gli sconfitti. Lui, Rodrigo,
apparteneva alla prima. Plauto poteva farlo ridere.
Alcuni, troppo ubriachi per seguire le vicende messe in scena,
altri, troppo occupati con una o due dame, non si accorsero che
lo spettacolo era finito. Gli invitati cominciarono ad andar via.
Rodrigo not che la figlia e lo sposo erano spariti. Questo lo contrari.
La loro notte di nozze non rientrava nei suoi piani. Si mise
a cercarli insieme con Sforza e li trov nel vestibolo, abbracciati.
Si intromise tra loro alla sua maniera... maniera brutale. Di fronte
allo stupore di Lucrezia, la prese per mano e la port via, adducendo
la scusa della sua giovane et. Il marito sarebbe andato a
farle visita l'indomani, aggiunse in un tono che non ammetteva
repliche. Lucrezia non credeva alle sue orecchie: le veniva negata
la notte di nozze! Fin per obbedire lasciando il marito prima
impietrito e poi furioso. Questi chiese consiglio allo zio Ascanio:
Voi che siete un grande stratega, riuscite a capire il modo di fare
di sua santit?
Giulia entrava nel vestibolo quando Sforza rispose: Semplice:
per tutto il tempo che il letto coniugale  vuoto, il matrimonio
pu essere sciolto in qualsiasi momento. Rodrigo aspetta. Nel
caso che un altro progetto nuziale si riveli pi interessante per
lui...
A meno che il santo Padre abbia intenzione di fottersi la sua
stessa figlia, aggiunse a voce alta e chiara, mentre Giulia si avvicinava.
Giulia non poteva non udire; pass a fianco dei due a testa
alta, poi si volt verso Sforza e lo guard con odio. Sforza, pur
essendo un duro, sent un brivido corrergli lungo la schiena.

Note.
1. Giovanni Burcardo, Dans le secret des Borgia, 1492-1503, Tallandier, Parigi 2003.
2. Ivan Cloulas, Les Borgia, Fayard, Parigi 1987. Ed it., I Borgia, Salerno, Roma 1988.
3. Giovanni Burcardo, op. cit.


15.

L'udienza dell'ambasciatore di Spagna, Diego Lopez de Haro,
offr a Rodrigo Borgia di che alimentare la sua immaginazione,
e il persistente sentimento di essere il sovrano onnipotente di un
mondo in continuo cambiamento, in un'epoca feconda di invenzioni
e idee brillanti in tutti i campi. De Haro arrivava dal suo
Paese con appassionanti novit: il ritorno di Cristoforo Colombo
dal suo viaggio di esplorazione, e la scoperta di terre e ricchezze
senza fine dall'altra parte dell'oceano. Ne riportava alcune prove
tangibili: oro, argento, perle... La conquista di questa terra incognita
era solo all'inizio. Colombo aveva incontrato gli indigeni e
li aveva massacrati in grande quantit. I sopravvissuti, non pochi,
erano da colonizzare.
De Haro srotol una pergamena sulla quale la rotta tracciata
conduceva verso una costa che disegnava sommariamente il golfo
dei Caraibi con le sue isole. Il re di Spagna chiedeva al papa
di conferirgli piena legittimit per lo sfruttamento di queste terre.
Il cardinale portoghese, Costa, si espresse contro quello che
riteneva un vero e proprio furto.
Non dimentichiamoci, vi prego, disse, che tra Spagna e
Portogallo  stato firmato un accordo vincolante che definisce gli
interessi comuni su tutti i nuovi territori. Il re Joao sar costretto
a venire a Roma per farlo rispettare?
Un trattato sicuramente obsoleto! replic con fermezza de
Haro.
Il vicecancelliere Sforza, sollev il vero problema.
Signor ambasciatore de Haro, non c' solo il Portogallo di
cui tener conto, ci sono tutti gli altri regni d'Europa...
Era il momento giusto perch il sommo pontefice intervenisse.
Bisognava prender tempo.
S, il vicecancelliere ha ragione. Se noi, di sangue spagnolo,
favoriremo la causa della Spagna, che cosa provocheremo se non
un'ostilit generale dell'intera Europa?
Sua santit desidera ritirarsi qualche istante, annunci Burcardo,
che aveva captato uno sguardo del sommo pontefice. La
seduta  sospesa.
Il pontefice si diresse verso i suoi appartamenti accompagnato
da Gacet. Scost con un gesto Sforza. Come al solito, pens questi,
ne discuter con quel verme di Gacet. E mi metter di fronte
al fatto compiuto!
Cesare, con la tonaca vescovile coperta da un mantello e la testa
celata sotto il cappuccio, saliva con circospezione la scalinata
del palazzo pontificio, quando riconobbe una voce. Nervosamente
si gir, vide Alessandro e non pot impedirsi di apostrofarlo.
Oh! Come state, eminenza, signor cardinale? disse in tono
canzonatorio.
Aspetta, non sono ancora ufficialmente cardinale. E, in Vaticano
"non ancora" pu significare forse mai'. Qual buon vento
ti porta?
Cesare abbass la voce.
Ho notizie importanti. Della Rovere sta cospirando con gli
Orsini, i Colonna e Napoli per attaccare Roma. Marcantonio
Colonna, quando ha bevuto, mette in giro la voce nelle taverne.
Basta vedere quanti stanno disertando per l'incompetenza di
Giovanni da quando  alla testa delle milizie pontificie! Il nostro
papa  in pericolo!
Comparire a Roma senza essere stato convocato, mette te in
un pericolo maggiore.
Non ho paura. Dov' il papa?
In concistoro...
Non voglio che qualcuno mi veda prima di parlargli a quattr'occhi.
Tu non mi hai visto.
I due amici si separarono.
D'accordo, per me sei stato soltanto un'apparizione! gli assicur
Alessandro a mo' di saluto.
Una volta nel suo ufficio, Rodrigo si sedette e guard il suo
uomo di fiducia. Gacet espose alcune idee. Sostanzialmente riguardavano
la famiglia e gli interessi dei Borgia: si dava legittimit
alla Spagna sui nuovi territori; in cambio il re Ferdinando
acconsentiva al matrimonio di Giovanni con Maria Enriquez de
Luna. Al ducato di Gandia si aggiungeva il marchesato di Denia
a Valenza e la sovranit sul regno di Granada. La nascita di una
dinastia! concluse Gacet. Con aria irritata il santo Padre giocava
con un piccolo pugnale.
Qualche preoccupazione, santit?
"Legittimit", una parola che odio!
Quella della Spagna sul Nuovo Mondo?
Quella di Giovanni sul trono di Spagna. Il matrimonio lo pone,
lui o i suoi discendenti, in linea per la successione. La regina
Isabella user la sua condizione di illegittimo contro di noi, come
ha gi fatto per il fidanzamento.
Gacet volle rassicurare il pontefice, riuscendovi solo a met.
Ferdinando non si opporr se gli darete ci a cui tanto ambisce.
Rodrigo conosceva il vero carattere del re di Spagna: un ambizioso
assetato di potere e di ricchezza non meno di lui. Incoraggiava
Napoli contro Milano per consolidare la propria influenza
contro i francesi. Gli spagnoli, potenti in Italia, tenevano la Francia
come in una morsa. Da quel visionario che era, sognava le
risorse del Nuovo Mondo e se ne sarebbe appropriato senza mai
perdere di vista l'Italia. A Ferdinando non si poteva concedere
tutto. Il sommo pontefice sospir.
Dobbiamo trovare una soluzione equa per una spartizione tra
Spagna e Portogallo. Almeno, una soluzione con tutta l'apparenza
dell'equit.
La seduta ricominci. Cardinali e ambasciatori si riunirono
intorno al grande tavolo al centro della sala del Trono e vennero
srotolate le carte geografiche. Il papa prese un compasso, fece
centro su Roma e lo apr al massimo. Tracci un arco dall'Africa
all'America.
I territori a occidente di questa linea vanno alla Spagna,
quelli a oriente al Portogallo.
Si vedeva chiaramente che la parte del continente americano
destinata alla Spagna era pi importante. La cosa non sfugg a
Costa, che tent una manovra dilatoria.
Un simile accordo, santit, non pu essere preso senza il parere
dei nostri rispettivi sovrani e senza averne discusso!
Le discussioni significano ritardi, tagli corto Rodrigo.
Un'altra occasione per mettere da parte questa soluzione. Noi
siamo il vicario di Cristo. Chi ignora le nostre parole sar colpito
da scomunica.
Con un segno della croce benedisse la carta.
In nome di Nostro Signore Ges Cristo, possano la Spagna e
il Portogallo portare il Vangelo ai pagani. Ci aspettiamo innumerevoli
conversioni.
In verit questo accordo non soddisfaceva affatto il papa. Gli
rimanevano ancora tutti i suoi dubbi sull'avvenire: Isabella la
Cattolica avrebbe continuato a vedere in Giovanni un bastardo,
gli spagnoli non si sarebbero accontentati di rivolgersi a occidente
ma avrebbero conservato le loro mire sull'Italia... Quanto
all'oro all'argento e alle perle, forse avrebbero rappresentato una
compensazione...
L'idea delle colonie lontane, l'Eldorado, ispir la bolla papale
redatta alcuni giorni dopo. Era destinata a incoraggiare e contenere
gli appetiti dei due rivali. Andava a precisare la linea del
compasso: In queste terre sconosciute a cui  approdato Cristoforo
Colombo, vive, nudo e vegetariano, un popolo che crede in
un solo Dio e non chiede altro che di essere istruito nella fede di
Ges Cristo. Tutte queste terre e tutte queste isole cos ricche di
spezie, di oro e di tesori, situati a ovest e a sud di una linea dal
Polo Nord al Polo Sud a cento leghe a ovest delle Azzorre e di
Capo Verde, sono attribuite ai re cattolici(1).
Ai portoghesi rimaneva l'Africa...
Seduto davanti allo specchio, coperto da un asciugamano
bianco, Rodrigo si abbandonava occhi chiusi alle mani del suo
barbiere. Si godeva questo momento di pace. Una mano leggera
buss alla porta e il santo Padre scorse nello specchio l'immagine
riflessa di Cesare. Non mosse ciglio.
Chiudi la porta, disse.
E tese la mano. Cesare baci l'anello e si pose accanto al padre.
Dietro di me, ordin questi. Voglio vederti.
Cesare obbed. Si vide nello specchio dietro Rodrigo. L'accoglienza
lo gelava. La presenza del barbiere lo infastidiva. Questi
si affrett a finire e fu congedato. Il santo Padre rimaneva silenzioso,
non muoveva neppure un muscolo del viso, lo sguardo
mandava riflessi d'acciaio. Il loro incontro fu breve e lasci
Cesare sbalordito. Avrebbe voluto avvertire il papa del pericolo,
ma questi non lo fece neppure parlare: sapeva tutto. La sua voce
risuon come un colpo di frusta.
E anche se le viscere e l'istinto non ci mettessero sull'avviso,
una cosa ci convincerebbe del pericolo. Il rifiuto di obbedire
di un membro della famiglia! Possiamo tenere sotto controllo i
cardinali quando tentano di pugnalarci alle spalle, ma non dei
nipoti irriguardosi.
Cesare aveva le spalle al muro. Lui voleva solamente...
S, lo so, aiutarmi. Non vogliamo il tuo aiuto. Vogliamo la
tua lealt. E adesso, vattene.
Cesare non fu solamente sconcertato dalla durezza del papa.
Ne fu spaventato.
Dove devo andare? Ritorno a Spoleto?
No, vai a casa di tua madre. E fa' in modo di non allontanartene.
Qualche piccolo graffio, reso visibile dalle minute gocce di
sangue, segnava il collo di Rodrigo. Cesare ebbe paura di lui, e
per lui. Ma quando incontr gli occhi del padre, non vi lesse n
preoccupazione n affetto, ma solo una fredda determinazione.
Il papa decise di accelerare il corso degli eventi. Invi Giovanni
in Spagna con una missione: sposare Maria Enriquez de
Luna, ingravidarla e saldare cos la famiglia Borgia ai casati di
Aragona e di Castiglia. Conoscendo il figlio, e sapendo dell'intolleranza
della regina Isabella per la minima mancanza, gli fece
alcune raccomandazioni comprensibili anche per un giovane che
tra le cui maggiori qualit non compariva l'intelligenza.
Devi essere una mela! Brillante, semplice e sano. Il buon
comportamento produce buone ricompense: signore di Granada,
marchese di Denia.
Rodrigo fece mettere nel bagaglio del figlio gemme e gioielli
per la giovane fidanzata, forzieri pieni d'oro e di ducati, e una
lettera che metteva a disposizione di Giovanni un credito praticamente
illimitato presso la banca Spannocchi in Catalogna(2).
Fornito di questo viatico, Giovanni si imbarc. Come al solito,
Sforza non ne fu informato.
Quel giorno stesso Sforza entr trafelato nello studio del papa.
Il pontefice si stup che non si fosse fatto neppure annunciare. A
condurlo l era un affare urgente: il principe Alfonso di Napoli
faceva vela per Ostia! Raggiungeva Della Rovere che stava organizzando
il blocco di Ostia e di Porto. Roma si sarebbe trovata
priva di accesso al mare e, di l a poco, le sarebbero stati tagliati
gli approvvigionamenti. Il papa ascolt e non parve preoccuparsi.
Poi si alz e chiese una piccola scorta.
Dove andate? chiese allarmato Sforza.
Lo saprete quando ve lo dir.
Quel pomeriggio, uscendo dalla camera da letto del papa,
Giulia si trov faccia a faccia con Orsino Orsini Migliorati. Appoggiato
al muro, la aspettava con ostentazione, con il solito
sgraziato tic all'occhio. Si mise di traverso lungo il suo percorso.
Salve Giulia! Ti mancava l'aria nello scannatoio del papa?
Ah, m'era parso di sentire una puzza terribile...
Migliorati non si lasci smontare, allung la mano come per
carezzarle la guancia. Lei rispose con uno schiaffo. Lui l'agguant
per i capelli rovesciandole la testa all'indietro, avvicinando il
viso al suo, soffocando di rabbia.
Non sai pi qual  il tuo posto, puttana? Posso dirtelo io,
troia! Potresti succhiarti anche san Pietro, me ne fotterei!
Ecco le coraggiose parole di un cornuto, sput Giulia, fuori
di s dalla rabbia.
La afferr tra le cosce. Lei ansim dal dolore.
Il tuo Borgia ha un bel passarti l'aratro in quel tuo solco usato
e strausato, ma  sul mio terreno. Io ero l prima di lui e ci sar
anche dopo! Non dimenticartelo!
In un'ultima reazione, Giulia gli assest una ginocchiata fra le
gambe. Senza fiato per la violenza del colpo, Migliorati si pieg
in due con un grugnito.
Permettiti di mettermi un'altra sola volta le mani addosso,
sibil la giovane donna, e ti far tagliare le palle e le getter ai
cani!
Dopo il conclave, Ardicino Della Porta aveva ripreso il suo
posto nel convento di Camaldoli, s'era rimesso il saio e aveva
ritrovato il silenzio. Della Porta, principe della Chiesa di nobile
famiglia, bell'uomo, ricco di beni e di saperi, aveva tutto per
accedere al potere supremo. Vi aveva rinunciato per vivere in
povert e in preghiera. Questo affascinava Rodrigo. Lui che era
divorato dalla sete di potere e dalla cupidigia, vedeva in Della
Porta una forza di carattere e una volont infinitamente superiori
alle sue. Doveva assolutamente avere un ultimo colloquio con
l'unico uomo che gli incutesse del rispetto. Quando fu introdotto
nella sua cella, Della Porta agonizzava.
Il suo viso livido era lucido di sudore e un tanfo di morte avvelenava
l'aria. Il prelato, ancora cosciente, si lamentava di avere
freddo, freddo quanto ne ha un bambino caduto in un fiume gelato.
Rodrigo gli tenne la mano.
Ardicino, gli disse. Ho bisogno del vostro aiuto per riformare
la Chiesa.
Sento l'alito di Dio nell'orecchio... Il mio cammino  tracciato.
Poi ebbe un violento accesso di tosse. Rodrigo gli asciug la
bocca. Sul lenzuolo bianco si stamparono delle gocce di sangue.
Vi ho sempre considerato un modello di virt. Notte e giorno
mi sforzo di portare il Vaticano al suo valore vero. Sono circondato
da questi personaggi, avidi di assumere il potere screditandomi...
Della Rovere... cominci Della Porta.
S. Congiura con Orsini, i Colonna e Napoli, tutti pronti a
bere il veleno che lui distilla. Corrompo i miei nemici con le terre
per sottometterli meglio. Come posso mai usare questi metodi
quando il mio obiettivo principale  precisamente quello di sradicare
questa corruzione?
Le parole si confondevano sulle sue labbra. Il respiro del moribondo
si faceva pi incerto.
Ardicino, non ve ne andate! lo supplic Rodrigo. Ditemi
come posso cambiare. Come si pu rendere migliore un papa
eletto grazie alla corruzione? Le vostre ultime parole, mio caro
amico, ve ne prego, ispiratemi...
Della Porta prov a dire qualche parola. Rodrigo accost
l'orecchio alla sua bocca. Non cap nulla. A un tratto il prelato
emise un rantolo profondo e rese l'anima a Dio. Rodrigo lo fiss
a lungo, incapace di muoversi. Poi si segn e gli chiuse gli occhi.
Una profonda disperazione lo colse in quel momento e si butt,
con la testa sul letto, contro il morto. Una solitudine immensa lo
invase.
Il giorno dopo, nella sala del Trono, il concistoro sembrava un
consiglio di guerra: erano presenti tutti i cardinali italiani, tranne
quello di Firenze. L'oggetto della riunione fu esposto da Sforza.
Se Napoli attacca Roma e depone il papa, i francesi avranno
il pretesto per entrare in Italia. Allora Mantova, Venezia, Siena,
Ferrara, tutti i ducati, cadranno uno dopo l'altro. Siamo tutti minacciati.
E Firenze? domand Piccolomini. Perch il cardinale de'
Medici non  con noi?
Ai de' Medici interessa solo la loro protezione. Vanno avanti
per conto loro.
Che cosa proponete, vostra santit?
Una difesa comune. La coalizione di tutte le citt, una Santa
Lega, l'unione sacra contro Napoli, Della Rovere e i suoi alleati.
In nome di Cristo Nostro Salvatore.
Tutti approvarono senza riserve. L'autorit di Rodrigo ne usc
rafforzata. Tuttavia non alimentava alcuna illusione su una simile
alleanza: sarebbe durata solo se Napoli se ne fosse rimasta tranquilla
e la Francia non fosse uscita dai suoi confini. Di fronte ai
francesi le forze militari alleate non avrebbero mai retto il confronto.
Bisognava continuare a negoziare.
Il papa lasci la sala del Trono. Doveva ricevere Alfonso
d'Aragona, figlio di Ferrante, re di Napoli. Probabilmente il futuro
della pace si sarebbe giocato con lui. Il papa decise di riceverlo
nel suo ufficio e invit Alessandro Farnese a unirsi a loro. La partita
era delicatissima: il principe arrivava da Ostia. Le sue truppe,
insieme con quelle di Della Rovere, tenevano Roma per la gola.
Per il momento gli avversari si limitavano a studiarsi. Le armi
tacevano ancora, l'atmosfera era carica di vibrazioni bellicose.
Il principe entr nell'ufficio del papa con il fare dell'energico
quarantenne atteggiato a conquistatore. Rodrigo mostrava un'aria
mansueta. Lo si sarebbe detto un uomo maturo, senza illusioni
sull'andamento della sua vita e desideroso di mantenere la pace
e l'armonia a ogni costo. Non aveva nulla del combattente. Ora,
Alfonso ambiva a maritare sua figlia Sancia con Giovanni. La reazione
di Borgia lo sorprese, perch il papa disse con leggerezza.
Be', ce ne saranno anche altri, di uomini! Giovanni  promesso
a Maria Enriquez de Luna.
Ma Alfonso voleva un Borgia e nessun altro. Restava Cesare.
Anche Alessandro, come Rodrigo, capiva l'insistenza dell'erede
di Napoli: c'era questa lega, una sorpresa per lui. Suo padre
sarebbe morto presto e lui desiderava regnare su Napoli in pace.
Avendo puntato fino a quel momento su Della Rovere, ora si accorgeva
di essere stato fuorviato. Dietro il cardinale di Ostia si
profilavano i francesi, e il loro re voleva mettere le mani su Napoli.
A Ostia Alfonso aveva commesso un errore, ora veniva a
chiedere perdono, a sottomettersi, a ottenere il sostegno del papa.
L'aggiunta di un matrimonio non avrebbe guastato!...
Sancia porta una dote cospicua, le fertili terre di Squillace...
E il fardello della sua illegittimit! sospir il papa.
Un fardello condiviso con Cesare, direi, ribatt il principe.
Rodrigo si infiamm. Alfonso d'Aragona cap di essersi spinto
troppo oltre. Rischiava di perdere tutto per una questione di
poca importanza.
Santit, perdonatemi.
Chiedete perdono anche per la vostra alleanza a Ostia con i
nemici della Chiesa?
Quel giorno Alessandro fu testimone di una resa quasi totale.
Alfonso cedette su tutta la linea pur rimproverando a Roma la sua
preferenza per Milano. La prova: il vicecancelliere del papa era
uno Sforza! Il pontefice decise di chiudere la partita. Beninteso,
ci sarebbe stato il matrimonio; il problema nasceva dalla vocazione
sacerdotale di Cesare.
Allora, concluse Alfonso, vostro nipote, da bravo servitore
di Dio, accetter volentieri di rinunciare al voto di castit per
una buona causa!
Sua santit abbozz un sorriso enigmatico. Alfonso lo lasci
dopo aver baciato l'anello pontificale, convinto di aver raggiunto
il proprio obiettivo.
Appena il papa entr nella cappella Sistina con Alessandro,
questi domand: Ma abbiamo davvero un bisogno cos disperato
di guadagnare Napoli alla nostra causa? A vedervi non si
sarebbe detto.
Lui ha bisogno di noi e noi di lui. Dobbiamo fargli credere
che  riuscito a convincerci! Deve lavorare al nostro fianco. 
l'unico modo per spezzare i complotti di Della Rovere!
E i voti di Cesare?
Non permetter mai che li infranga.
E il santo Padre and a inginocchiarsi. I suoi pensieri avrebbero
fatto urlare il sacro collegio: Adoriamo un messia dalla
dubbia paternit, la cui madre sarebbe stata lapidata se Giuseppe
non l'avesse sposata. E poi si domand perch tutte le chiese
dovessero essere incentrate intorno a un crocifisso, come se la
passione e morte del Cristo valessero per noi pi della sua resurrezione.

Note.
1. Ivan Cloulas, I Borgia, op. cit.
2. Ibid.


16.

Si pieg agli ordini del papa, Cesare and a casa della madre.
Vannozza lo trov di pessimo aspetto. Di una magrezza spaventosa,
oltre ad apparire nervoso, triste e amareggiato. Cominci
a portargli del cibo. Aveva gi divorato un piatto di costolette
d'agnello, quando gli serv olive e formaggio. Sospir. Gli portava
sempre troppo da mangiare. Lei rispose che il suo futuro
sacerdozio non valeva niente rispetto alla sua salute.
La religione, osserv il primogenito, non ha esattamente
fatto dimagrire mio padre, non  vero?
Vannozza svi immediatamente la conversazione.
Allora Spoleto?
Un cattivo raccolto, il bestiame malato, cappelle bruciate...
La volont di Dio  severa. Giovanni  ripartito per la Spagna, per
il suo matrimonio reale, e io ho sentito dire...
Il matrimonio rendeva forse Giovanni pi saggio? Pi maturo?
Lei ne dubitava. Fiss il figlio. Lui le ispirava amore, orgoglio
e fiducia. Si confidava solo con lui. Discussero a lungo di questo
o di quello, della famiglia, della Spagna e arrivarono a parlare di
Pedro Luis. Vannozza s'interrogava sulle circostanze della sua
morte. Che fosse stato assassinato dagli arabi le sembrava inverosimile,
ma se non erano stati loro, chi era il responsabile?
A chi fa comodo questo crimine? domand Cesare a bassa
voce, come se parlasse a se stesso.
Smise di mangiare. Lentamente si tolse un nocciolo di oliva
dalla bocca e prese tempo per riflettere. Improvvisamente la risposta
gli parve evidente.
 Giovanni, non  cos? chiese Cesare.
Prima che Vannozza potesse reagire a questo terribile sospetto,
la loro conversazione fu interrotta dalla rumorosa apparizione
di un giovane dagli occhi chiari e il viso volitivo. Goffredo, vestito
da crociato, si precipit verso il fratello urlando e brandendo
la spada di legno.
Muori, infedele!
Cesare fece finta di stramazzare a terra.
Goffredo, non in casa! lo sgrid la madre.
Il ragazzino ripart immediatamente, correndo come se cavalcasse,
la spada in aria.
Vannozza e Cesare evitarono di riprendere le speculazioni
sulla morte di Pedro Luis. Un segreto in pi in casa Borgia! Cesare
prefer affrontare la questione che continuava ad assillarlo:
perch n sua madre n Rodrigo volevano ammettere la sua discendenza,
come pure quella di Giovanni, Lucrezia e Goffredo?
E, come sempre, Vannozza rispett la promessa fatta al vecchio
amante di non parlare mai di questa questione. Si sedette accanto
al figlio e gli pos teneramente la mano sulla spalla.
Figlio di Rodrigo o no, ti ama e vuole il meglio per te...
Aveva toccato una delle ferite segrete di Cesare.
Smettetela, si scherm. Per sua santit, io non servo a
niente...
 un uomo complicato, lo giustific lei. I suoi pensieri,
i suoi sentimenti sono talvolta nascosti molto profondamente.
Lo difendete? protest lui con voce vibrante. Rifiuta il
mio vero posto nel mondo! Mi ha mai offerto una reale giustificazione
di me stesso?
Si zitt. I suoi dolori, le frustrazioni, i rimorsi montavano in lui
come una tempesta.
Tutto ci che ho commesso... per lui, cominci. Il pensiero
di suo figlio, quel crimine assurdo gli fece venire le lacrime. Si
asciug il viso e si alz. Talvolta la sua sofferenza diventava troppo
violenta e aveva bisogno di muoversi.
Usc in cortile.
Vannozza avvertiva cos forte la pena del figlio che tremava.
Chiam una serva.
Portami una pergamena e dell'inchiostro, le ordin.
Vannozza indirizz una lettera a Gacet. Solo lui poteva farle
ottenere un appuntamento. Qualche giorno pi tardi si trov al
tramonto nel passaggio discreto tra il palazzo pontificio e Castel
Sant'Angelo. Avvolta in una grande cappa di velluto nero il cui
cappuccio le ricadeva quasi interamente sul viso, aveva con s
una lanterna. Un'ombra scura si avvicin, seguita a distanza da
altre due: il papa e due guardie del corpo. Non l'aveva pi visto
dalla morte del suo predecessore. Il papato doveva essere un fardello
faticoso. Lo trov appesantito, gli occhi cerchiati, il viso
segnato. Lui le aveva accordato questo colloquio di malavoglia e
le fece capire la sua impazienza.
Allora, non avete problemi di denaro. Le vostre taverne, le
vostre vigne, le terre prosperano...
Lei lo interruppe. Si trattava di Cesare e Goffredo. Li aveva
trascurati mentre esaudiva i desideri di Giovanni. Perch non elevava
il loro figlio maggiore a cardinale? Rodrigo ne fu infastidito.
I suoi progetti su Cesare riguardavano lui e suo figlio, nessun
altro. Gi nominato cardinale in pectore, Cesare avrebbe ottenuto
ufficialmente il berretto cardinalizio al momento giusto. Vannozza
lo reput crudele, e glielo disse, e questo gli dispiacque tanto
che volle mettere fine all'incontro. Vannozza lo trattenne, voleva
parlare di Goffredo. I dubbi sulla paternit erano ancora vivi nel
suo ex amante, e lui non ne fece mistero.
Improvvisamente, Vannozza liber il suo cuore.
Voi mi avete concesso molti mariti: non ho pi incontrato il
primo, Domenico d'Arignano. Giorgio Della Croce, il secondo,
era tanto vecchio che non l'usava pi. Pensavate sinceramente
che quel rimbambito fosse in grado di avere figli?
Non mi pare abbiate questo problema con il vostro attuale
marito, ironizz Rodrigo.
Di che si tratta? Gelosia? Mi avete obbligata a sposarmi! Mi
avete abbandonata!
Nove mesi prima della nascita di Goffredo!
Nove mesi, non dieci!
Il papa ebbe un'esitazione.
Noi vorremmo credervi...
Stava calando la notte. Per un fugace momento fluttuarono tra
loro i ricordi del passato. Un istante di tenerezza. Vannozza vi
vide un'apertura.
La vita riavrebbe senso per Cesare se voi ammetteste quello
che gi sa. Ditegli chi siete. Solo una volta. In segreto. Morirebbe
per voi. Ma ha bisogno di morire come vostro figlio.
Rodrigo la guard, il viso imperscrutabile, quindi avanz una
prima pretesa: il segreto. Mai una parola su questo incontro.
Il segreto, la seconda natura dei Borgia, sospir Vannozza.
Il pontefice ebbe poi un'altra richiesta: se avesse assecondato
le sue richieste, lei, di contro, avrebbe accettato di non vedere pi
Lucrezia. Mai pi. Vannozza si inchin. Il papa si allontan senza
una parola, ma Vannozza lo conosceva abbastanza per sapere
che l'aveva colpito.
Alessandro venne a rendere visita all'amico a casa di sua madre.
Seduti entrambi sulla terrazza, sorseggiando del vino, assaporavano
una pace che non avevano pi conosciuto da tempo.
Alessandro dapprima parl dei suoi servigi per il papa, poi, esitante,
fin per confessare la sua vera preoccupazione. Era innamorato
di Silvia Ruffini. Al contrario di Cesare, affascinante seduttore
quando voleva, Alessandro preferiva le prostitute. Almeno
con loro si semplificava la relazione. Al momento, quell'uomo
timido aveva paura di essere rifiutato o, peggio, ridicolizzato.
L'amore, o quello che , esige coraggio, amico mio, osserv
Cesare.
Pensava a Fiammetta o al suo amore per il padre. Rimasero in
silenzio un istante. Alessandro bevve a piccoli sorsi, attendendo
i consigli dell'amico. I due contemplarono la citt e le luci tremolanti.
Improvvisamente Cesare si alz in piedi sorridente.
Forza, vieni! Andiamo a rendere visita a Silvia Ruffini. Io
prendo il mio arco e le frecce, sar il tuo cupido!
No! Te ne sei dimenticato? Sei agli arresti qui.
Vado a travestirmi, sar invisibile nel nero della notte. Mia
madre  fuori. Nessuno lo sapr. Andiamo, vieni!
Uscirono ridendo. Due amici, due fratelli felici di essere insieme.
Pi tardi Cesare, avendo recitato perfettamente il suo ruolo
e lasciato Alessandro nelle molto tenere mani di Silvia Ruffini,
rientr discretamente tra le vie oscure. Incontr la sola persona
capace di riconoscerlo: Marcantonio, in giro con i suoi scagnozzi.
Cos scortato si mostr come sempre fanfarone e aggressivo.
Un giorno mio zio sar di nuovo prefetto di Roma, lo apostrof,
esibendo la mano amputata di un dito. Mio zio sar papa.
Il giorno verr, Napoli croller e allora...
Cesare lo guard beffardo, per nulla impressionato.
Dimmi, Marcantonio, come fai a pisciare? rispose calmo.
Riesci a tenertelo con quattro dita o tuo zio te lo tiene per te?
Alfonso d'Aragona torn subito alla carica: il papa avrebbe
accettato di liberare Cesare dai voti? Il sovrano pontefice rimase
inflessibile. Aveva, tuttavia, un terzo figlio, Goffredo! Alfonso
non nascose la sua sorpresa. Ma la sua euforia era precaria:
l'ultimo nato del papa non era che un bambino! Rodrigo aveva
risposte per ogni cosa. Non sottostimate la precocit dei Borgia
in materia di sesso. Ha undici anni. E Sancia?
Quattordici!
La manterr giovane quando invecchier.
Nei corridoi del palazzo incrociarono lo Sforza. La conversazione
si interruppe. Il napoletano e il milanese si scambiarono
un'occhiata ostile. Non essendo stato avvertito, Sforza ignorava
la presenza a Roma del figlio di Ferrante. Ovviamente se ne offese.
Il papa si strinse nelle spalle. Il potere apparteneva a lui. A
lui soltanto.
Milano ha sfidato Alfonso, vuole proteggersi dai Borgia, immagino!
Si volt poi verso il suo ospite senza attendere la risposta di
Sforza che si allontan borbottando.
Io sottoporrei la vostra offerta al re Ferrante.
Fate presto, insist il santo Padre. Quando vedremo il milanese
Sforza, il vostro eterno rivale, ci ricorder l'esistenza di
una delle figlie del re di Francia in et da marito...
Alfonso salut il papa e prese congedo. Si era appena dileguato
quando comparve Gacet portando cattive notizie: il re di
Spagna aveva rifiutato di dare a Giovanni il marchesato di Denia
e la sovranit di Granada. Attraverso Giovanni  me che oltraggiano!
Rodrigo o Alessandro sesto  il nome dei Borgia che dei cardinali,
addirittura dei re cercano di eliminare.
Agli occhi di Gacet la responsabilit era da imputare essenzialmente
a Giovanni. Ma era un argomento tab tra lui e il papa.
Prefer parlare d'altro. Gli Orsini domandavano udienza. Il santo
Padre ne indovin la ragione.
Siamo sul punto di riconciliarci con Napoli. Loro stessi sono
tradizionalmente suoi alleati, pertanto ci giudicheranno meno
isolati, dunque meno fragili, e temeranno la nostra autorit. Non
hanno ancora rinunciato a eliminarci e Della Rovere manovra per
attirarli a s.
Devo rifiutare vostra santit?
Al contrario, invitatelo a cena! In vino veritas... con molto
vino, molte occasioni...
Borgia si ritir soddisfatto, sapeva che la fedelt delle famiglie
romane cambiava da un giorno all'altro. L'unico la cui ostilit
era rimasta forte era Della Rovere. A uno a uno ha cresciuto
i figli nella sua stessa perfidia. Quel genovese mercante di pesce,
pens. Quel Della Rovere vedr, tutti vedranno di che cosa siamo
capaci!
Quando dico noi' non  il papa, disse poi a voce alta, siamo
noi, la famiglia Borgia!
Vannozza accett l'accordo: non avrebbe pi visto Lucrezia,
Cesare sarebbe diventato cardinale... forse ufficialmente il figlio
del papa. Nei termini di questo patto ci vedeva lo zampino di
Adriana. Temendo di essere soppiantata da Giulia e di perdere
la sua posizione privilegiata di padrona di casa del papa, sapeva
che essere custode di Lucrezia giustificava la sua presenza nel
lussuoso palazzo di Santa Maria in Portico. Ed era vero, Giulia
detestava la suocera come non mai. Ecco perch Vannozza,
sorvolando sulla loro vecchia rivalit, invit l'amante del papa a
casa sua. Il loro odio comune nei confronti di Adriana form un
solido cemento. Giulia si trov nella grande cucina di Vannozza,
in verit la sua stanza preferita, sorseggiando il vino della sua
vigna.
Siamo oneste, esord Vannozza, non vi ho chiesto di venire
per fare quattro chiacchiere, siamo tutte e due intimamente
legate alla famiglia Borgia, abbiamo di fatto un problema in comune:
Adriana De Mila.
Perch mai Adriana sarebbe un problema per me? Io le sono
di molto superiore.
Ho detto siamo oneste! Vostro marito  tornato a Roma, la
posizione di sua madre gli permette di aggirarsi nel palazzo pontificio:
dove va Adriana, l va il Guercio.
Giulia non poteva negare questa evidenza: ricordava dolorosamente
il suo ultimo incontro con il marito e temeva il prossimo,
preferiva affrontare Adriana con altri argomenti.
Cosa vi ha fatto?
Vannozza riemp il bicchiere di Giulia, mentre i suoi occhi si
gonfiavano di lacrime.
Ho perduto mia figlia! Mi ha preso la mia unica figlia, lei,
Adriana,  la sola responsabile... La mia unica figlia capite?
Poi Vannozza si asciug le lacrime, la sua voce si indur.
Sbarazziamoci di Adriana! Che sia spedita in Spagna o annegata
nel Tevere per me  uguale. Come vi ho detto.
S ho capito: l dove va Adriana, l va il Guercio. Vi aiuter.
Voi non lo dimenticherete?
Favori o vendette la mia memoria  lunga!
Questa volta Vannozza riemp un bicchiere anche per s. Le
due donne fecero un brindisi silenzioso con un sorriso complice.
Cos gli Orsini sperano di vedere il papa! E perch?
Rodrigo era perfetto nel ruolo di padrone di casa leggermente
ebbro. Allung le braccia e serv egli stesso i suoi invitati, mostrando
una finta giovialit. I due fratelli, vagamente inquieti, si
interrogavano sul vero motivo di una tale accoglienza. Giambattista,
il cardinale, si alz e si schiar la voce. Rodrigo alz una
mano.
No, aspettate... lo so! Abbiamo guadagnato la vostra fiducia
al conclave, poi ne abbiamo abusato, continuando ad andare a
letto con la moglie di vostro cugino! Mi sbaglio?
La signora Adriana  anche vostra cugina, vostra santit,
osserv Giambattista.
Nella nostra famiglia, rispose il padrone di casa con una
grassa risata, condividiamo tutto!
I due fratelli non attribuivano grande importanza ai problemi
coniugali del cugino, non ne valeva la pena. Avevano questioni
ben pi importanti di cui occuparsi: le terre pontificie vendute da
Franceschetto Cybo. Con loro enorme sorpresa il pontefice non
le reclamava pi, anzi, ne offriva delle altre: Rota con la fortezza
di Cerveteri, Monterano e Viano.
I due fratelli si guardarono stupefatti. Borgia era davvero
ubriaco?
Vi impongo delle piccole condizioni, continu sua santit
perfettamente lucido. Per prima cosa, mi pagherete i quattromila
ducati promessi a Cybo. In secondo luogo, queste terre
torneranno di propriet del papato alla vostra morte, Virginio. Se
sopravvivrete a quell'epicureo di vostro fratello qui presente!
Virginio cerc l'approvazione del fratello Giambattista.
D'accordo, accett.
Davanti a una vittoria tanto facile gli Orsini tentarono di aumentare
il loro vantaggio. Virginio voleva riavere il titolo di capitano
generale delle guardie pontificie.
No! Sarebbe un insulto per Giovanni!
Il tono aument di un livello: si toccava la famiglia del papa.
E tutte queste diserzioni, vostra santit? Non sono anch'esse
un insulto contro di voi?
Ancora una volta il loro ospite oppose una resistenza di pura
forma, prima di cedere quasi subito.
Suvvia, continu con giovialit, Giovanni continua l'opera
di Dio in Spagna! Noi restituiremo a Virginio i suoi uffici.
Questa volta vedremo che faccia faranno i Colonna.
Il trio lev i calici per un futuro prospero e pacifico. Entrambi
gli Orsini non si aspettavano una vittoria facile. Ora si chiedevano
quale fosse lo scopo del pontefice.
L'attacco fu ancor pi imprevedibile, in quanto ebbe luogo
nel coro della cappella Sistina, dove Giulia e Alessandro Farnese
si confessavano e comunicavano. Apparvero due uomini armati,
uno brandendo una sciabola, l'altro un randello. Le loro intenzioni
non lasciavano adito a dubbi. Nell'avvicinarsi misero in
subbuglio dei pellegrini i cui bisbigli misero all'erta Alessandro
che si volt e li vide avventarsi su di lui.
Giulia, scappa! grid Alessandro, afferrando un pesante
candelabro con una mano e allontanando la sorella per proteggerla
con l'altra.
Il primo degli attentatori si lanci in avanti: il coltello scivol
sull'abito talare in seta di Alessandro squarciandolo; l'altro lo
abbatt con un colpo di randello. Giulia corse lungo la navata
urlando e chiedendo aiuto. Gli assalitori si lanciarono all'inseguimento
e lei si butt sulla navata laterale. Le guardie entrarono
nella cappella e riuscirono a prendere uno degli assassini. Il
secondo insegu Giulia fin dietro l'altare maggiore, l'afferr e
fece oscillare il braccio. Lei evit il colpo mortale, ma la lama le
lacer la guancia. Terrorizzata, lottando per sopravvivere, Giulia
gli assest un calcio tra le gambe e fugg. Le guardie accorsero e
nel giro di pochi secondi attorniarono l'uomo ancora piegato in
due con le spade sguainate e le balestre armate.
Alessandro, pure lui ferito in fronte, si alz e raggiunse Giulia,
un lungo taglio segnava la guancia della sorella, coperta di
sangue.
Come una folle, Giulia attravers i corridoi urlando e chiamando
il suo amato in aiuto, urlando fino all'anticamera della
sala del Trono dove il papa stava ricevendo Alfonso d'Aragona
di ritorno da Napoli. Le sue urla si udirono all'interno, guastando
la solennit dell'incontro. Incaricato di riportare la calma, Gacet
si precipit nell'anticamera dove trov Giulia e Alessandro, che
l'aveva seguita, in uno stato impressionante. Non si interrompe
un'udienza ufficiale del papa, nemmeno per il tentato omicidio
della sua amante. Gacet cerc di convincere Giulia, poi torn
nella sala dove il santo Padre, pur sapendo che si era verificato
un grave avvenimento, diede ordine che nulla disturbasse il colloquio.
Gacet usc di nuovo e di nuovo tent di acquietare la furia
della donna.
Aspettare? Io? Aspettare? url Giulia.
Il dolore la fece divenire violenta.
Rodrigo, buon Dio, uscite di l! Non mi si fa respingere da
un lacch!
Alessandro la tratteneva e Gacet andava e veniva, mentre si
trattava un negoziato delicato: il re di Napoli accettava di dare in
sposa la figlioletta Sancia a Goffredo. Il suo accordo contemplava
un'ulteriore esigenza: privare Sforza del suo posto di vicecancelliere...
Il sommo pontefice sospir, stanco di questo eterno altalenare
tra Napoli e Milano. Si accordava qualcosa a uno, l'altro
ne voleva di pi... Impossibile sbarazzarsi degli Sforza, sarebbe
stato subito Milano contro Roma, i francesi con il ducato!
Vi vorrei suggerire un'altra mossa: perch non nominiamo
sua eminenza, il cardinale Carafa, ciambellano del clero romano?
 un posto di rilievo, quasi...
Fuori le urla, i colpi sulla porta lasciavano immaginare la furia
di Giulia. Rodrigo prov a concentrarsi e Alfonso d'Aragona,
diviso tra il riso e lo sbigottimento, gettava occhiate discrete verso
l'uscio, temendo probabilmente che si aprisse ed entrasse un
tornado.
No, non Carafa, disse. Mio padre preferisce il cardinale
Della Rovere.
Il cardinale Della Rovere ha costantemente tradito e indebolito
la Chiesa, un altro meno caritatevole lo avrebbe gi condannato
e giustiziato o almeno scomunicato, replic Rodrigo in
tono seccato.
Ci fu un attimo di silenzio, il tempo di lasciar montare l'effetto
della sua dichiarazione. Poi fece un voltafaccia con un sorriso.
Ah, be' ! Il passato  passato! In nome del principe della pace,
noi convocheremo qui Della Rovere, dimenticheremo i suoi intrighi
e lo riordineremo decano del sacro cuore dei cardinali. Quando
Della Rovere e Sforza saranno uguali ai nostri occhi...
Alfonso d'Aragona, stupito come precedentemente gli Orsini,
si chiese se il papa avesse ceduto alle grida che venivano da fuori
o se le sue intenzioni fossero reali.


17.

Rodrigo Borgia sollev il coperchio di un vasetto di alabastro che
gli tendeva Burcardo. Aspir uno squisito profumo di lavanda.
Direttamente dai nostri campi in Provenza! disse l'ambasciatore
di Francia, Peron de Basche, con tono da venditore. Un
simbolo di buona volont di re Carlo ottavo, dell'olio di lavanda
ben noto per le sue qualit sedative.
Pensavo che i francesi fossero pi interessati a quelle afrodisiache
che a quelle emollienti, osserv Rodrigo.
La battuta fece ridere i cardinali presenti, il vicecancelliere
Sforza, il preside del sacro collegio, Della Rovere e il legato di
Napoli, Carafa. E serv a distendere un poco l'atmosfera, visto
che il re di Francia insisteva sulle sue mire su Napoli. L'udienza
degli ambasciatori non prevedeva la discussione sulle erbe aromatiche.
Signori ambasciatori, diteci che cosa ha in mente il vostro
re! tagli corto Rodrigo andando dritto al punto.
Sua maest re Carlo ottavo, chiede l'autorizzazione a invadere
l'impero ottomano.
Se la notizia fu in qualche modo apprezzata, nessun prelato
mostr un interessamento che andasse oltre un sorriso.
L'ambasciatore vi scorse un incoraggiamento e spieg che il
suo re voleva partire per le crociate, riprendere Costantinopoli,
Gerusalemme e tutta la Palestina. Il santo Padre sembrava approvare
senza riserve, Tarmata francese si sarebbe imbarcata ad
Ancona. Durante il tragitto Carlo ottavo si augurava di fermarsi a
Roma.
Rodrigo non ebbe la cattiveria di fargli notare che questa visita
rappresentava una deviazione. Al contrario con il tono pi
caloroso possibile rispose: Roma gli aprir le braccia come una
madre ai suoi figli.
Aveva nevicato a Roma e i giardini del Vaticano erano completamente
imbiancati. Qualche ora dopo questa visita, il papa e
il suo vicecancelliere, avvolti in ampi mantelli, bianco per il primo,
rosso per il secondo, camminavano lungo i vialetti intonsi.
Alcune guardie li accompagnavano con delle torce per riscaldarli.
Strana atmosfera, pens Rodrigo. Non un rumore arrivava
dalla citt, non un canto d'uccelli proveniva dagli alberi, si udivano
solo lo scricchiolio dei loro passi sulla neve e il crepitio delle
torce. I due uomini meditavano sul prezzo da pagare per questa
crociata. Roma e lo Stato pontificio non erano sulla strada di Ancona,
ma su quella di Napoli. Carlo ottavo attendeva la morte di re
Ferrante di Napoli per riconquistare il piccolo reame. Sforza, mai
a corto di rimproveri contro il Borgia, giustificava la marcia del
re di Francia.
Il vostro progetto matrimoniale tra Goffredo e la figlia di
Ferrante ha suscitato questa burrasca. La gelosia della Francia aumenta
davanti al vostro nuovo interesse per Napoli. Io penso...
So cosa pensate ! In quanto sommo pontefice ho il dovere di
fare di tutto per impedire a Carlo di entrare in Italia.
Roma si trovava in una morsa tra i francesi e i napoletani e la
situazione diventava di giorno in giorno pi delicata.
Rodrigo rispett tutte le promesse fatte alla madre dei suoi
figli: la consacrazione dei cardinali era un avvenimento tanto raro
che riemp la basilica di San Pietro di tutti i pi alti dignitari della
curia romana, i membri delle grandi famiglie e tutti i notabili di
Roma.
Adriana, Giulia e un po' pi indietro Lucrezia, tutte e tre vestite
di nero, una mantiglia sulla testa che scendeva fin sul viso, si
stavano accomodando in un matroneo sopra la navata.
Davanti all'altare maggiore Rodrigo era seduto sul seggio
pontificio di fronte ad Alessandro. Gli pose sulla testa la spilla,
poi gli infil al dito l'anello cardinalizio, uno zaffiro cerchiato
d'oro.
Alessandro, cardinale Farnese, arcivescovo di Orvieto, ricevete
questa porpora in segno della dignit e dell'ufficio cardinalizio...
gli disse. Poi fu il turno di Cesare. Arcivescovo di
Valencia... I due raggiunsero poi gli altri nuovi cardinali e tutti
si prostrarono davanti al papa.
Rodrigo contempl la folla di visi rivolti verso di lui. Di chi
fidarsi? Non vedeva che traditori: Della Rovere, Orsini, Sforza.
Di chi fidarsi? si ripet, mentre i diaconi passavano tra i giovani
cardinali distesi a terra, agitando i turiboli d'argento e il Veni
creator rimbombava sotto le volte di legno e pietra. Di chi fidarsi?
Gli torn alla mente lo sguardo di Cesare quando, arrivato a
Spoleto, aveva affrontato le sue disposizioni, tremando all'idea
di essere rifiutato, animato dal bruciante desiderio di proteggerlo.
S, Cesare, suo figlio, l'amava. Un'onda d'emozione lo pervase.
S, certo. Mio figlio! Posso fidarmi di lui, di lui e di nessun altro.
Quando risuonarono le ultime note dell'inno si alz. La sua alta
statura dominava il coro e scese il silenzio in tutta la basilica.
Fratelli e sorelle in Cristo! Noi amiamo il cardinale Borgia
come nostro figlio spirituale... S, io amo Cesare Borgia come
mio figlio poich  carne della mia carne!
Al silenzio segu un mormorio che si diffuse per tutta la chiesa.
Cesare alz gli occhi su suo padre.
... Come sono carne della mia carne, la voce di Rodrigo
dominava il mormorio e i commenti, i suoi fratelli Giovanni,
Goffredo e sua sorella Lucrezia. Proclamo con tutto l'amore di
un padre che tutti e quattro sono miei figli legittimi.
Cesare si alz e suo padre gli tese le braccia per stringerlo a
s di fronte al mondo intero. Dalla loggia Giulia fece una smorfia
di insoddisfazione. Dalle file dei cardinali si levarono stupore e
ammirazione per questa confessione lanciata come una sfida al
mondo, soddisfazione nel veder confessato quello che avevano
sempre saputo e rabbia per essere stati vittime di un inganno. I
porporati si agitarono, un baccano che non aveva pi niente a che
vedere con la cerimonia si era impadronito della basilica.
Cesare ormai ordinato cardinale e ufficialmente figlio del papa
si annoiava. Gli era stata assegnata la parrocchia di Santa Maria
Nuova che gli offriva anche una dimora sontuosa, ma tutto ci
non era sufficiente per soddisfare Cesare, il cui incarico consisteva
nel firmare indulgenze comprate dai peccatori per assicurarsi
il paradiso, cosa che lui disapprovava, celebrare i matrimoni dei
notabili, benedire le corporazioni di commercianti di verdura o di
seta. Si era visto al centro del sistema, a lavorare a fianco di suo
padre... Mentre rimuginava sulla sua delusione, ricevette finalmente
una convocazione in Vaticano per il suo primo concistoro.
Si sedette, raggiante d'orgoglio, in mezzo a una ventina di
colleghi attorno allo scranno del pontefice. Tutti si alzarono
all'ingresso del papa, poi la seduta fu aperta con la dichiarazione
protocollare di Burcardo.
Verbum incarnatum. Sua santit Alessandro sesto...
Non ho tempo per le formalit Burcardo, cominciamo.
Pi che di un'assemblea di prelati si trattava di un consiglio
di guerra: re Ferrante era appena morto, la sua successione sconvolgeva
la scacchiera politica in Italia. Napoli, rappresentata da
Carafa, sperava nel sostegno di Rodrigo al figlio di Ferrante: Alfonso.
Della Rovere, che lavorava per la Francia, vi si opponeva
strenuamente. Anche la Spagna aveva scelto Alfonso.
Noi saremmo piuttosto a favore di Alfonso, dichiar il pontefice.
Della Rovere avanz verso il centro della sala, la veste che si
agitava come la vela di una nave scossa dai venti.
 ovvio che appoggiate la Spagna! Ma soprattutto i vostri
interessi e quelli dei vostri quattro figli: una figlia sposata a Milano,
un figlio in Spagna e presto un altro si unir alla famiglia
di Napoli...
Si volt verso Cesare e aggiunse furioso: E quello finir per
esigere lo Stato pontificio! Voi non vi interessate pi alle diocesi,
voi volete governare un impero!
Cesare si alz e si diresse verso Della Rovere per affrontarlo:
Voi osate accusare il santo Padre di comportarsi come un re
laico? Osate rimproverargli di anteporre l'ambizione personale
alla volont di Dio?
Cesare, taci! ordin Rodrigo con voce dura.
I due si rimisero seduti con negli occhi lo stesso guizzo malevolo.
Dopo aver lasciato passare qualche secondo per sopire l'incidente,
il sommo pontefice, con la serena maest che si conviene
alla sua funzione, prosegu.
La mia scelta si basa sulla legge e sul diritto divino. Ho ricevuto
le prove, le testimonianze e i documenti di Carlo e Alfonso
che giustificano le loro pretese sul trono. Li studier, poi io e
soltanto io emetter un verdetto.
Questo non poteva soddisfare Della Rovere che si alz nuovamente,
mostrando la sua vera natura di cardinale guerriero, testardo
e ostinato.
La vostra decisione non  importante, Carlo varcher le Alpi,
a voi resta di decidere il modo in cui entrer a Roma: baciandovi
l'anello papale o mettendovi il dito nel culo!
Poi, senza attendere oltre, usc, lasciando il sacro collegio
sbalordito.
Rodrigo fece un cenno a Burcardo.
Il concistoro  terminato. Verbum incarnatum, annunci il
maestro di cerimonie.
Cesare si avvicin a Rodrigo.
Padre, Della Rovere si beffa della vostra autorit, deve essere
messo agli arresti, propose.
Inutile, secondo Rodrigo. Della Rovere sarebbe fuggito in
Francia, dove avrebbe cercato il favore del re.
Il papa fu colto da un intenso desiderio di essere circondato
dai suoi figli. Convoc a Roma Giovanni per la prima volta da
quando aveva sposato Maria Enriquez de Luna. Giovanni port
con s la moglie, una bellissima principessa dal fascino elegante.
Appena diciottenne dissimulava la timidezza con la buona educazione.
Affascin l'intera corte del sommo pontefice, compreso il
papa, da quando gli fu presentata una sera nella sala delle Sibille.
Durante quel periodo Giovanni and nel quartiere ebraico
dove lavorava una bruna dai lunghi capelli neri e i seni pesanti
che rispondeva al nome di Maacah. Mentre le ansimava sopra, le
culotte alle ginocchia, la ragazza guardava il soffitto, aspettando
che finisse e le pagasse i suoi due ducati. Quando finalmente termin
rumorosamente, con un gran sospiro di soddisfazione, si
lasci cadere sulla schiena.
Senza alcun dubbio, voi, gli assassini di Cristo, siete il popolo
eletto, disse.
Maacah si sollev su un gomito.
Se noi siamo il popolo eletto, voi potreste chiedere a vostro
padre di abbassarci le tasse!
Credi forse, continu Giovanni, muovendosi per rivestirsi,
che voi ebrei siate i soli a lamentarvi delle tasse?
Pagare una tassa sul sale  una cosa, pagare per avere il diritto
di pregare secondo la nostra religione  un'altra.
In quel momento qualcuno buss alla porta e si ud la voce di
Cesare.
Giovanni! Lui vuole vederti!
Giovanni sollev la testa e sospir. Si alz in piedi, prese dalla
tasca due monete e le gett sul tavolo, poi scomparve.
Lucrezia non apprezzava il cambiamento della sua condizione:
figlia del papa e sposata, le veniva vietato di consumare la
sua unione e cos era sotto la guida di Adriana come prima. And
a trovare suo padre e gli disse, senza mezzi termini, che voleva
fare l'amore con il marito. Bench sorpreso nel sentire sua figlia,
la sua bambina, parlare cos, Rodrigo rimase fermo nella
sua decisione, senza spiegarne il motivo, cosa che fece infuriare
Lucrezia.
Hai fiducia in me? domand Rodrigo.
Come potrei, dopo che mi avete fatto credere da sempre che
siete mio zio?
Rodrigo incass l'affronto senza difendersi. Tent di offrire a
Lucrezia una magnifica collana di perle e rubini per ammorbidirla.
Lei rifiut con fermezza.
Non sono pi una bambina, padre, disse, insistendo sul termine
padre con ironia. Non mi si pu comprare con dei monili.
Usc sbattendo la porta e trattenendo lacrime di rabbia. In quel
momento incroci Ascanio Sforza che, nel vedere i suoi occhi
arrossati, si preoccup, ma ottenne solo una risposta vaga sul
pianto senza motivo delle ragazze giovani. Incuriosito, Sforza si
comport da buon zio: dopo tutto lei aveva sposato suo nipote, in
famiglia ci si poteva dire tutto... Lucrezia esit. La verit rappresentava
un pericolo politico per Rodrigo, e lei lo sapeva. Ma la
sua collera la port a confessare il divieto del padre. Sforza trov
l'informazione estremamente interessante, ma non lo lasci trapelare.
Non mi permetto di contraddire vostro padre, ribatt, soppesando
le parole. Parlo da prelato: agli occhi di nostra santa
madre Chiesa il matrimonio  l'unione di un uomo, una donna e
Dio... nessun altro.
Cosa dovrei fare se Giovanni vedesse le cose altrimenti? Il
timore di rappresaglie spegne il suo ardore!
Fate quello che fanno tutte le donne per salvare il loro matrimonio:
dire al marito ci che vuole sentirsi dire...
Sorrise e riprese il cammino. ... che sia la verit o no! aggiunse
dietro le spalle.
 il giorno dei miei figli, pens Rodrigo, nel vedere poco
dopo Giovanni entrare velocemente nell'ufficio dove conferiva
con Gacet e Cesare. Il figlio preferito aveva appena saputo di
aver perso il titolo di capitano generale e voleva delle spiegazioni.
Giovanni restava un bambino viziato e arrogante.
D'accordo, resterai capitano generale, dichiar Rodrigo,
Virginio Orsini sar prefetto di Roma.
Dunque mio superiore, sbuff Giovanni.
E io il suo! Recupererai il tuo esercito, sii soddisfatto.
Giovanni, felice, baci l'anello papale e se ne and.
Accigliato, Cesare aveva assistito all'incontro appoggiato allo
stipite della porta. Aveva voglia di intervenire, ma rinunci.
Vorrei il vostro permesso per andare a rendere visita ad Alessandro
a Orvieto, domand invece, in tono disinvolto.
Permesso accordato, figliolo.
Gacet deplorava l'indulgenza di Rodrigo nei confronti di
Giovanni. In Spagna le sue scempiaggini non portavano conseguenze,
ma qui, a capo di truppe pontificie, rappresentavano un
vero pericolo. Rodrigo si assumeva il rischio di mettersi contro
Virginio Orsini, accollandogli Giovanni come capitano generale,
notoriamente incompetente e responsabile di decine di defezioni.
Rodrigo ignor le sue suppliche. Gli avrebbe messo accanto
Guidobaldo da Montefeltro duca di Urbino, un soldato esperto e
agguerrito, e tutto sarebbe andato bene.
Quanto a Orsini, concluse Rodrigo, non ha mai arrestato
chi aveva comandato l'attacco contro Giulia e, come tutti gli Orsini,
ha secondi fini.
La fortezza d'Albomoz a Orvieto, roccaforte dei Farnese, era
un castello di pietre scure arroccato in cima a una collina. Appoggiato
a rocce, dominava un paesaggio di colline tonde, coperte
di fitte foreste, da cui si levavano montagne aride e brune. La
fortezza stessa somigliava a queste montagne: povera, costruita
disordinatamente, con muri crollati o che stavano franando. L'interno
non aveva un aspetto migliore e Alessandro, che accompagnava
Cesare a fare un giro in qualit di proprietario, era costernato:
agli occhi di un estraneo il suo castello crollava sotto il
peso della miseria! Tuttavia la presenza dell'amico riport un po'
di gioia nel suo cuore. Quanto a Cesare la tensione che provava
a Roma, dovuta sia ai suoi sentimenti di impotenza sia ai timori
per il trono e la vita di suo padre, si attenuava in compagnia di
Alessandro. Gli espose la situazione: la sicurezza del santo Padre
e di tutto il Vaticano dipendeva da Giovanni.
La sola cosa che Giovanni  capace di fare  andare a letto
con le ragazze. Alla vigilia del suo matrimonio a Barcellona, ha
passato la notte girando per bordelli. Quando la regina Isabella
ha saputo della sua perversione si  rifiutata di assistere alla cerimonia!
E tuo padre lo sa?
Dovrei dirglielo...
Cesare si strinse nelle spalle e rabbrivid. Faceva freddo e il
vento soffiava sibilando sotto le porte.
Non  molto calda la tua dimora!
La fortezza d'Albomoz  stata costruita tre secoli fa dalla
mia famiglia per proteggere Roma, cosa che potremmo ancora
fare contro i francesi: io lo vorrei, ho le truppe...
... Ma non i soldi, concluse Cesare. Ne parler a mio padre.
Non serve, replic Alessandro. Ho scritto a mia sorella, lei
sapr convincere il papa!
I due sorrisero, Giulia aveva degli argomenti impareggiabili e
Rodrigo le rifiutava raramente qualcosa. Alessandro stapp una
bottiglia e i due si sedettero accanto al fuoco.
* * *
Rodrigo non riusciva a liberarsi del suo odio per Della Rovere,
la sua ultima vivace discussione al concistoro l'aveva condannato.
Decise di togliere al cardinale la diocesi di Ostia. Prendere
il porto e il castello, metterlo a ferro e fuoco, fu la prima missione
che affid a Giovanni, capitano generale, e al suo secondo,
Guidobaldo da Montefeltro. La faccenda fu prontamente conclusa:
Della Rovere aveva portato con s in Francia una parte dei suoi
uomini, lasciando il castello a corto di truppe. Tornato vittorioso,
Giovanni fece un ingresso trionfale nella sala del Trono. Ostia
 vostra! proclam.
Rodrigo, che si apprestava a felicitarsi, fu interrotto da Sforza:
Questo attacco non fa che complicare le nostre relazioni con il
re di Francia!
Perch Della Rovere  fuggito da lui? Voi lo sapevate gi,
eminenza! Quale sorta di alleanza avete a Roma, nella santa Chiesa,
per complottare con Della Rovere e pensare di far sventolare
la bandiera con il giglio sul Vaticano?
Questo bast a far infuriare il vicecancelliere che disse ci
che pensava veramente.
Mio cugino non ha ancora potuto consumare il suo matrimonio!
Mi avete preso per un imbecille? Credete che non immagini
che cosa significa? Voi avete intenzione di ritirare la nostra alleanza!
Rodrigo neg.
Sforza sapeva cosa aspettarsi. Tra loro, il rapporto era sempre
stato falsato. Il papa era convinto che gli Sforza preferissero
il loro ducato di Milano a Roma e il sostegno dei francesi alla
protezione del Vaticano. Sforza annunci che sarebbe ripartito
per Milano.
E questa volta scomparve.
Devo arrestarlo padre? intervenne Giovanni. Buttarlo nelle
carceri di Castel Sant'Angelo?
No, lo ferm Rodrigo. Arrestare un cardinale pu portare
ad arrestare anche il papa...


18.

A parte il giorno della cerimonia, il matrimonio di Lucrezia fu
un'alternanza di frustrazioni e umiliazioni. Tacitamente incoraggiata
da Ascanio Sforza era riuscita a far entrare il marito nel
suo letto. Un'altra delusione! Nonostante tutti i loro sforzi, il suo
membro rest flaccido. Giovanni giur non aver mai conosciuto
una simile sventura, diede pure una spiegazione alla sua impotenza:
l'impressione di vedere Rodrigo al posto della moglie. Lucrezia
fin per cacciarlo, graffiandolo selvaggiamente. Sprofondata
tra i cuscini di pizzo, nuda e sola, Lucrezia si chiedeva se il
destino o Dio la prendesse in giro. Poi le torn alla memoria una
frase di Giulia: Credete che il matrimonio vi impedir di fare
ci che volete? Si ripromise, d'ora in avanti, di non seguire che
i suoi desideri e le sue fantasie.
Rodrigo Borgia non aveva alcun sospetto circa le delusioni
coniugali della figlia. Nella sala delle Sibille regnava un'atmosfera
quasi famigliare: Giovanni divorava una cena pantagruelica,
Cem teneva compagnia all'amico sgranocchiando. Rodrigo
Borgia all'altro capo della grande tavola aveva rifiutato il pasto
che gli era stato servito e stava studiando alcuni documenti con
un bicchiere di vino in mano. Due guardie stazionavano davanti
alla porta e Gacet, appoggiato al muro, le braccia conserte, vegliava
sulla famiglia. Solo il fruscio delle carte e il rumore delle
mascelle di Giovanni turbavano la quiete. Finalmente Rodrigo
sollev la testa.
Secondo tutti i documenti che ho esaminato, disse con aria
perplessa, Carlo sembrerebbe essere il legittimo pretendente al
trono di Napoli...
Negherete la corona ad Alfonso? domand Cem interessato
alla politica europea nella misura in cui ne dipendeva la sua sorte.
Tornato da Orvieto, Cesare entr, baci l'anello papale e si
sedette su invito del padre. Gli fu servita la cena e del vino ma
improvvisamente si rivolse a Rodrigo.
Il valore militare di Orvieto  enorme. Ecco un rapporto dettagliato
dei vantaggi che presenta. Sarebbe una buona idea mettere
Orvieto al servizio di Roma.
Farnese farebbe meglio a spendere il suo denaro quando si
tratta di soddisfare la sua vanit, comment Giovanni.
Rodrigo non rilev l'osservazione e continu a studiare il documento.
Torna a Orvieto, ordin a Cesare una volta archiviata la lettura,
e di' ad Alessandro che finanzier quest'impresa.
Diventando papa, Rodrigo Borgia si era impegnato a raccogliere
personalmente le lamentele dei romani, fornendo regolarmente
udienze. E ci teneva. Ogni settimana dei postulanti facevano
la coda davanti alla sala del Trono per essere ammessi alla
presenza del sommo pontefice, il quale, come un giudice, diceva
la cosa buona e giusta. Fu cos che si present e si inginocchi
davanti a lui Alfreda Zonga. Burcardo cominci a leggere la lagnanza.
La signora Zonga ha deposto presso il tribunale pontifcio
una lamentela relativa a un incidente avvenuto ieri in una taverna
di via Dell'Orso...
Il contenuto della protesta era semplice: suo marito, secondo
lei un mascalzone, aveva preso accordi con un uomo con un tic
all'occhio per assassinare Giulia Farnese. Lui l'aveva aggredita
ma non uccisa. La signora Zonga ammise che il lavoro era stato
fatto a met. Ma era questa una buona ragione per uccidere suo
marito e non pagarlo? Era ci che aveva fatto Virginio Orsini, il
cugino del Guercio, e la signora Zonga reclamava l'altra met
della somma promessa a titolo di risarcimento. Rodrigo domand
il nome del mandante.
Orsino Orsini Migliorati, so che lo chiamano il Guercio,
precis Alfreda Zonga.
Il volto di Rodrigo si irrigid. Poi attir a s Gacet. Voglio
quella merda di uno strabico di Orsini qui subito! Vivo!
In piedi davanti allo specchio, Lucrezia si stava strizzando lo
stomaco pi che poteva. Adriana le stringeva i lacci del corsetto
fino a soffocarla. A vedere l'espressione di Adriana, si sarebbe
pensato che ne avesse tutta l'intenzione.
Ieri vi siete comportata come una sfrontata con Alfonso
d'Este, la rimprover, e sotto lo sguardo di Nostro Signore,
della vostra nuova cognata e di vostro marito!
Il giorno prima, mentre, annoiandosi assisteva alla presentazione
del velo della Veronica, un bel giovane era letteralmente
apparso accanto a Lucrezia e le aveva sussurrato il suo nome:
Alfonso d'Este, figlio del duca di Ferrara, venuto a Roma per
ammirare le bellezze della Citt Eterna. La trovava decisamente
pi bella del Pantheon, al che lei aveva sorriso facendo finta di
offendersi.
Poi se ne era andato con la promessa di rivedersi, tutto questo
sotto lo sguardo furibondo di Giovanni.
Ahi, grid Lucrezia, mi stringete troppo! Voi...
Non aveva potuto finire la frase, che Migliorati era entrato
all'improvviso e si era aggrappato alla madre.
Madre! Madre, sono finito. Il papa sa tutto! gemeva terrorizzato.
Adriana non perse tempo.
Allora corri da tuo zio, ti aiuter a lasciare la citt. Poi rivolta
a Lucrezia: Non una parola a chicchessia.
Giovanni vide nel crimine di suo zio Migliorati quello di Virginio
Orsini. E in quello di Virginio Orsini la possibilit di diventare
prefetto di Roma. Lo mand nel suo quartiere di capitano
generale e, contenendo a malapena la soddisfazione, gli annunci
che lo aveva smascherato: lui aveva dissimulato il crimine di Migliorati.
Ho condotto un'inchiesta e Migliorati ha giurato la sua innocenza
sulla Bibbia, dichiar apertamente Orsini.
Come tutti, considerava Giovanni una mezza cartuccia protetta
dal padre.
Mentite!
Non mento affatto!
Bugiardo o no, avete fallito, tagli corto Giovanni. Papa
Alessandro vi sollever dal vostro incarico di prefetto di Roma, e
sar io ad assumere il comando.
Virginio non credeva alle sue orecchie: il papa lo avrebbe fatto
licenziare da suo figlio e lo avrebbe rimpiazzato.
Voi?
S, io. Sono il nuovo prefetto.
Giovanni non valut adeguatamente l'odio mortale che si stava
impadronendo di Orsini, mentre ritirava la catena d'ufficio,
l'insegna del suo grado.
Avevo dei sospetti sul coinvolgimento di mio nipote, ammise
Orsini, ho interrogato brutalmente degli indiziati. Ora, sapendolo
colpevole, l'avrei arrestato, dimentico dei nostri legami
famigliali.
Lasci cadere la catena sul tavolo.
Io non sono pi prefetto e il nuovo prefetto non lo trover
mai, aggiunse e usc.
* * *
Rodrigo non poteva ammettere che il Guercio fosse riuscito a
scappare. Giulia infiammava la sua collera sottolineando che gli
Orsini li ridicolizzavano, lui e suo figlio, capitano generale. Una
sola cosa restava da fare: attaccarli nel loro feudo a Bracciano.
Dobbiamo innanzitutto assicurarci che sia laggi, raccomand
Gacet.
Giulia pretendeva vendetta. Non le interessavano le alleanze
politiche, o piuttosto le accomodava alla sua maniera, conoscendo
i punti deboli di Rodrigo.
Agite Rodrigo! Pi la tirate per le lunghe pi apparite debole
agli occhi di Della Rovere, della Francia e della Spagna. Sbarazzatevi
di questi Orsini una volta per tutte.
Si lev la voce di Gacet che cerc di far ragionare sia Rodrigo
sia Giulia.
Attaccare gli Orsini  una follia, sono alleati di Napoli come
lo siamo noi, vostra santit.
Gli interessi di Giovanni coincidevano con quelli di Giulia, lui
voleva una battaglia per dimostrare il suo valore.
Siamo in grado di conquistare Bracciano, assicur.
Gacet fece uno sforzo per mantenere il sangue freddo: quei
due guerrafondai minacciavano di scatenare un conflitto generalizzato
per pura vanit o spirito di vendetta.
Bracciano  inespugnabile, ci sono soldati esperti. Una vittoria
sarebbe un miracolo di Dio!
Poi Gacet gett la cruda verit in faccia a Rodrigo.
Questa azione  da considerarsi una necessit politica o una
vendetta personale?
Rodrigo, colpito, si volt verso Montefeltro, il luogotenente
di Giovanni.
La vostra opinione, Montefeltro? chiese.
Questi preso tra gli ardori del figlio e dell'amante del papa e
la saggezza del suo consigliere non sapeva dove si trovasse il suo
interesse.
Con una strategia appropriata, s, possiamo prendere Bracciano,
azzard.
Rodrigo si lasci dunque convincere.
Ecco un'occasione per fare coincidere i buoni motivi e la vendetta!
Da lontano la fortezza era appollaiata sulla massa scura, appena
distinguibile dalle rocce che la sostenevano. Da vicino l'oro
dei Borgia era stato chiaramente ben impiegato: alcuni operai lavoravano
a ricostruire i muri abbattuti, il percorso di ronda non
aveva pi voragini da scavalcare che mettevano in pericolo la vita
e, nel cortile, i soldati appena reclutati da Alessandro spingevano
carrelli di armi e munizioni.
Nell'armeria Alessandro contava spade e pugnali, mentre Cesare
portava moschetti e archibugi nuovi fiammanti.
Armi moderne! Dimentica le lance e le spade, esclam Cesare.
Poi usc a controllare l'installazione di una catapulta puntata
verso sud a protezione del Tevere.
Quando Rodrigo venne a ispezionare il tutto, rest impressionato:
file di soldati palesemente addestrati e pronti al combattimento,
fucili ai piedi, cannoni, armi di riserva e cavalli oltre
alle catapulte... lo stup soprattutto Cesare. Poteva infine valutare
il valore e l'intelligenza del figlio. Quando stava per partire, lo
chiam a s.
Cesare, siamo fieri di te, ti nominiamo governatore di Orvieto.
Alessandro ud e impallid. Cesare, raggiante, non pens che
questa nomina poteva essere un insulto per il suo amico: Orvieto
era una terra Farnese. Bench fossero amici d'infanzia e si amassero,
il conflitto fu istantaneo.
Mi hai utilizzato per conquistare la stima di tuo padre, per
il tuo tornaconto, lo aggred Alessandro, appena partito il papa.
Resterai per sempre quello che sei: un bastardo egoista. Tra noi
due  finita.
Alessandro se ne and, lasciando Cesare affranto.
* * *
A Bracciano una disfatta si era abbattuta sulle truppe pontificie.
Un solo responsabile: Giovanni! Accampandosi davanti
alla cittadella fortificata, bene al riparo dietro le alte mura e il
castello, Giovanni aveva discusso la strategia da adottare con
Montefeltro, privilegiando un attacco diretto come a Ostia. Era
meglio un assedio, pens il duca d'Urbino. Virginio, a corto di
viveri, avrebbe pensato che suo nipote non valeva la pena di tante
privazioni e l'avrebbe consegnato. Giovanni dichiar che voleva
conquistare la citt e non soltanto l'uomo. Si sent in dovere
di spiegare a vecchi militari esperti nell'arte del combattimento,
l'arte di utilizzare i contrafforti, il fiume e la pendenza. Montefeltro
giudic questo Borgia matto come una zucca e vanitoso come
un pavone. Per istinto di sopravvivenza, tent invano di discutere
la manovra proposta da Giovanni che secondo lui andava contro
tutte le tattiche militari.
Caro duca, replic Giovanni, voi siete un uomo pratico,
ma non siete un Borgia e non vedete ci che vedo io. Attaccheremo.
Attaccarono all'alba. Orsini non aspettava altro. Le sue truppe
fecero un massacro e in poche ore i soldati batterono in ritirata.
Montefeltro, il solo a resistere fu catturato e portato via. Quanto
a Giovanni, fugg solo, terrorizzato, nascondendosi di giorno per
tornare sotto la sua tenda di notte. Ci si sotterrava, coperto di fango
e sangue. Sentiva i lamenti dei feriti, l'andirivieni degli uomini
che ripiegavano verso il suo quartier generale, che si raggruppavano
per andarsene. Vedeva i chiarori delle loro torce e i fuochi
che avevano acceso, le loro ombre si disegnavano sulla tela del
suo rifugio. Non si mosse. Presto cadde il silenzio. Giovanni temeva
tutti: la notte, gli uomini di Orsini ancora di pattuglia. Improvvisamente
gli apparve un'ombra massiccia: cerc un'arma
ma non trov che una spada rotta, frug freneticamente nel suo
equipaggiamento, poi si ferm: l'ombra ansimava, emettendo dei
versi che non avevano nulla di umano. Davanti alla tenda pascolava
un asino, al collo un cartello che diceva: io sono il prefetto
di roma. Cerc di afferrarlo ma l'animale si gir e gli present
il posteriore sul quale, dipinto in nero, si leggeva: Giovanni borgia.
I ragli dell'animale si spiegavano: una pergamena arrotolata
era conficcata profondamente nel didietro. Giovanni esit, poi la
estrasse e lesse: Virginio Orsini mi pu mettere nel culo quello
che vuole! Giovanni cadde in ginocchio, sapendo che dopo questa
completa umiliazione gli toccava anche affrontare suo padre.
Schadenfreude, la gioia e il piacere che si provano di fronte
alla sfortuna degli altri! Cesare godeva di un sentimento perverso
davanti alla vergogna di Giovanni esposta a tutti nella sala del
Trono. Rodrigo Borgia, borbottando, lesse il messaggio portato
da Giovanni. Ostentava calma prima della tempesta. Lasci cadere
la pergamena.
Quante perdite tra le nostre truppe?
Poco meno di cinquecento uomini e quasi tutti i cavalli.
rispose penosamente Giovanni.
Dov' il duca di Urbino?
 stato fatto prigioniero. Orsini chiede cinquantamila ducati
di riscatto.
Quando dovrebbero essere pagati?
Non pagher mai, sarebbe un segno di debolezza.
Poi Giovanni, come se scoprisse un'ovviet, mormor: La
guerra non  un bisticcio di strada...
In corridoio si deline la sagoma di Adriana in agguato.
Che mi dici del Guercio?
Lui... fugge ancora.
Rodrigo si alz e schiaffeggi con violenza il figlio. Nessuno
fiat. Giovanni rest immobile, gli occhi bassi.
Hai fallito come generale e come figlio, tuon Rodrigo.
Sparisci dalla mia vista!
Adriana si dilegu nei corridoi, Giovanni usc, umiliato, sotto
lo sguardo ironico delle guardie.
Posso tenere l'asino? domand Cesare.
Allora la collera di suo padre si rivolse contro di lui.
Silenzio! Alla mia morte sar Giovanni il capo della famiglia...
Va', prendi contatto con i cardinali de' Medici e Grimani.
Firenze e Venezia devono venire in nostro aiuto!
Cesare usc, di nuovo d'umore tetro, Rodrigo si volt verso
Gacet.
Fate fortificare le mura di Roma, specialmente attorno al nostro
palazzo, dobbiamo essere pronti, se gli Orsini ci attaccassero
prima dei francesi.


19.

Rodrigo Borgia sapeva che bisognava sempre sorprendere i propri
avversari. I suoi lo credevano sconfitto, lui li disilluse dando
una festa. Gacet spieg questa strategia a Cesare che non la capiva:
far suonare le viole quando ci si attende i cannoni. Sebbene
non del tutto convinto, Cesare ammir suo padre.
Quanto a Giovanni sperava di tornare nelle grazie del genitore
presentandosi con la moglie. L'aveva pregata di essere elegante
quanto la cognata e quanto Giulia e l'aveva assillata affinch arrivassero
per primi. Convinto che suo padre lo considerasse ormai
un imbecille, sperava, senza nemmeno sapere come, di provargli
che si sbagliava.
Nella galleria che portava alla sala delle Sibille dove aveva
luogo la festa, Giulia prese sotto braccio Rodrigo con fare soave.
Ho appreso oggi da una lettera di Alessandro, molto afflitto, che
avete nominato Cesare governatore di Orvieto.
Rodrigo pens che Giulia si impicciava troppo dei suoi affari,
ma lei non si lasci scoraggiare tanto facilmente.
Il solo desiderio di mio fratello  di dedicarsi interamente al
vostro servizio!
Basta! tuon Rodrigo, vi comportate come se il papato
fosse concepito al solo beneficio di Alessandro Farnese!
Giulia si arrest e lo guard dritto negli occhi. Quando entrerete
nella sala delle Sibille, Rodrigo, guardatevi intorno e contate
i cardinali ancora leali, mentre il vostro potere  indebolito,
replic. Non  il momento di ignorare i veri amici dei Borgia.
Questo screzio tra Cesare e Alessandro aumenter e ci uccider
nel momento stesso in cui avrete pi che mai bisogno di un gruppo
unito intorno a voi. Cos dicendo, lo lasci e si diresse da
sola verso la sala delle Sibille.
Il saltarello napoletano, leggero e gioioso, si danzava in tre
tempi e prevedeva un salto, da cui prendeva il nome. Quella sera
Alfonso d'Este, promotore di moda ed eleganza, lo stava insegnando
a Lucrezia. Lei si divertiva enormemente: si mostrava
maldestra e lui ne approfittava per tenerle le mani sulle anche,
facendola volteggiare sempre pi veloce. La coppia era al centro
dell'attenzione e Lucrezia era raggiante.
Giovanni Sforza, messo in disparte da quando Lucrezia l'aveva
cacciato dal suo letto, non lo sopportava e fece una scenata.
Ehi, vecchio mio! Non toccate mia moglie o vi spedisco in
paradiso! grid.
Scherzate? ribatt Alfonso d'Este, irritato da quello zotico.
Giovanni sguain il pugnale.
Certo che no!
Alfonso d'Este sfoder a sua volta il pugnale e indietreggi
provocandolo. Forza, allora!
Attorno a loro si form una cerchia di persone e Lucrezia,
sovreccitata per la disputa, si domand fin dove volessero arrivare.
Giovanni Borgia si intromise tra i due. Mettete via la vostra
arma, Sforza! intim.
Con quale diritto? insorse Sforza.
Come prefetto di Roma vi ordino di riporre le armi.
Si sfidarono con lo sguardo, poi Giovanni Sforza cedette.
Gettando un'occhiata furibonda a Lucrezia, and imbronciato in
un angolo. Giovanni aveva sperato di dare prova di autorit davanti
al padre, ma gli and male: suo padre arriv qualche istante
dopo conversando con Cesare; il prelato ascoltava il primogenito
con la testa reclinata, concentrato. Giovanni si avvicin discretamente.
Se la Francia entrasse in guerra, disse Cesare, Firenze sar
con noi, de' Medici me l'ha confermato. Il duca Piero, il fratello
di Giovanni, difender l'Italia del Nord. Si pu sperare che li
respinger.
Giovanni si un alla conversazione. E Venezia? Sei riuscito
a convincerli?
Non prender posizione.
Forse, santissimo Padre, potrei parlare con l'ambasciatore
veneziano?
Rodrigo non lo degn di uno sguardo, aveva gli occhi bassi, le
mani incrociate, attento solo alle parole di Cesare.
Ho altre novit per te, fratello, poich hai rifiutato di pagare
il riscatto per Guidobaldo da Montefeltro, la sua famiglia e la
popolazione di Orvieto hanno fatto una colletta. Il duca  libero
e grida vendetta! Ha giurato di strapparti il cuore per vederlo
cessare di battere nelle sue mani!
Giovanni trasal e si allontan. Rodrigo mise una mano sulla
spalla di Cesare.
Dobbiamo parlare di Orvieto, disse.
Una processione di servitori carichi di piatti e pietanze annunci
l'ora della cena e tutti si spostarono verso la grande tavola
imbandita di arrosti, cosciotti in piatti sontuosamente decorati,
insalatiere di verdure, salsiere colme di leccornie e cesti
di frutta. Approfittando del momento Maria Enriquez bisbigli
qualche parola all'orecchio di Giovanni che si illumin: finalmente
una buona notizia. Cesare e Rodrigo continuavano a tenersi
a distanza.
Non  giusto! si sent gridare Cesare.
 necessario, rispose Rodrigo.
Non torner a Santa Maria Nuova per passare il tempo a
benedire le vacche e discutere di gronde ostruite!
Oh, s, ci andrai e sarai contento.
Cesare sospir, non poteva che obbedire agli ordini di suo
padre.
Come volete, gemette. Poi si sedette, immusonito, all'estremit
della tavola; Rodrigo prese posto all'altra estremit e con
sguardo complice fece capire a Giulia che aveva ceduto alla sua
richiesta. Lei gli restitu un sorriso smagliante. Quando tutti ebbero
preso posto, Giovanni si alz con un bicchiere in mano reclamando
il silenzio.
Vostra santit, padre! Ho una meravigliosa notizia: avr un
figlio!
Ci furono degli evviva e degli applausi, il viso di Rodrigo finalmente
si rischiar e sollev il calice.
Al mio primo nipotino!
Poi not Cesare tormentato dalla gelosia.
Rodrigo amava lavorare di notte nel suo ufficio, quando tutti
a palazzo dormivano, con Gacet seduto davanti alla sua porta. A
quell'epoca Roma era ancora una citt di campagna, con notti silenziose,
giusto un abbaiare di quando in quando, tranquilli canti
d'uccelli dai giardini. In quei momenti di solitudine ritrovava la
serenit.
Insolitamente sul tavolo di lavoro, la tiara pontificia luccicava
al bagliore delle fiammelle delle candele. Ud bussare alla porta
ed entr Cesare. Con un gesto Rodrigo gli indic una piccola
mensola con una brocca di vino e due calici. Cesare serv entrambi.
Rodrigo termin la sua lettura, poi allung le braccia,
bevve un sorso e guard il figlio. S, ne aveva uno solo che fosse
affidabile e fedele, lui! Cesare, il suo primogenito, il suo sangue.
Della Rovere mi vuole morto, disse Rodrigo e, indicando la
tiara, aggiunse: Solo per portare quella!
Dovr tenere le mani pulite, osserv Cesare, per la tiara
dovr persuadere i francesi a uccidervi.
Rodrigo scosse la testa. Lo spirito di Cesare avanzava al suo
stesso ritmo.
Io sono e sar sempre uno straniero per questi italiani. Parlo
la loro lingua, conosco la loro storia, pure meglio di loro; riporto
l'ordine nei quartieri pi selvaggi delle loro citt, nutro i loro
figli. Tuttavia per loro non sono niente, nient' altro che un catalano.
Padre, ora avete l'occasione di far loro cambiare opinione e
dimostrare che i loro pregiudizi sono infondati.
In tutti i Paesi le persone amano i loro vicini e odiano gli
stranieri, non contesto questo. E sai perch? Perch tu, Giovanni,
Lucrezia e Goffredo, siete i miei quattro reami, le mie ricchezze
pi sontuose. I miei quattro veri alleati. Non ti umilierei mai figliolo,
capisci?
S, esit Cesare.
Tu non vuoi essere un sacerdote, la strada che avevo scelto
per me stesso. Hai sempre pensato che favorissi tuo fratello Giovanni
a tuo discapito. E tuttavia, come prete, posso elevarti sopra
a lui, metterti questa.
Rodrigo prese la tiara con entrambe le mani e la porse a Cesare
che esitante se la mise in testa.
Un giorno, prosegu Rodrigo, mi succederai: diverrai papa.
Cesare seduto, la tiara indosso, rimase sbalordito da questa rivelazione,
Rodrigo non gli lasci il tempo di riflettere, aveva pianificato
il prossimo futuro: avrebbe sostenuto il principe Alfonso
d'Aragona sul trono di Napoli contro Carlo ottavo. Cesare sarebbe
andato a Napoli a incoronarlo da delegato del papa. Rodrigo
sapeva che, giunti a quel punto, Alfonso non sarebbe riuscito a
tenere il regno, ma avrebbe guadagnato tempo.
Ma perch non fare una cosa pi semplice e scegliere Carlo?
chiese Cesare.
Ho letto, ho riflettuto, ho pregato, Alfonso  il legittimo erede.
Incoronarlo  la via onesta e dritta. Ma so anche che qualunque
cosa possa dire l'ambasciatore de Basche al suo re, Carlo
invader l'Italia. E che Dio sia con noi il giorno in cui arriver.
Cal un lungo silenzio. Cesare si tolse la tiara e la appoggi
sul tavolo.
Andr a Napoli per l'incoronazione e il matrimonio di Goffredo,
dichiar.
Bene, disse Rodrigo, porta con te Giovanni, voglio che i
miei due figli siano presenti.
Not il disappunto di Cesare e aggiunse: Fai pace con tuo
fratello, Cesare.
I fratelli Borgia partirono in compagnia di Burcardo e una
scorta di uomini a cavallo e a piedi. A Napoli il ciambellano, che
aveva organizzato la cerimonia sacra e quella del matrimonio di
Sancia e Goffredo, trascorse lunghe ore a spiegare, addestrare,
istruire i vescovi, i cardinali e lo stesso principe Alfonso su tutti
i dettagli del protocollo. Alfonso lo trov un tantino pignolo
quando si sent in dovere di "mostrargli come si doveva salutare,
inginocchiarsi, scoprire le braccia e le spalle, prestare giuramento,
e via dicendo"(1).
La festa a Napoli dur un'intera settimana: il matrimonio civile
di Sancia e Goffredo, cui segu la lettura del contratto, fu
celebrato in una sala di Castel Nuovo. Sancia port in dote sei
principati e contee - tra cui il principato di Squillace e la contea
di Cariati - oltre a una rendita di quattromila ducati l'anno.
Goffredo si impegn a donare alla moglie quindicimila ducati
e gioielli per un valore di diecimila ducati. Il punto culminante
della cerimonia si ebbe all'apertura dei regali: numerose stoffe di
broccato e velluto, gioielli tra cui tre collane d'oro impreziosite
da pietre preziose e perle, anelli, un astuccio con l'occorrente per
cucito e preziosi oggetti per la toeletta.
L'indomani, giorno dell'Ascensione, ebbe luogo l'incoronazione
di Alfonso e, tre giorni dopo, il matrimonio religioso di
Goffredo e Sancia, al quale segu un banchetto che si protrasse
fino a tarda notte. Vi presenziarono il re e tutta la sua famiglia, gli
sposi, i cardinali, l'ambasciatore di Spagna, Giovanni e Cesare
e una folla di invitati. Alfonso d'Aragona non mangi nulla e si
content di bere. Nessun intralcio turb il corso della cerimonia,
con suo grande sollievo. Alla fine della cena si rivolse ai due
fratelli.
Riferite a vostro padre che ho deciso, d'ora in avanti, di pagare
la decima che mio padre ha ignorato negli ultimi dieci anni.
Non dimenticate, rispose Cesare, che la vostra incoronazione
avr delle conseguenze, la Francia  sul punto di attaccare
l'Italia...
Sua santit conta sull'esercito napoletano per difendere lo
Stato pontificio, precis Giovanni.
Le nostre truppe sono pronte, assicur Alfonso. Bevve un
sorso di vino. Giovanni, vi nomino principe di Tricarico. Cesare
a voi dono le diocesi degli Abruzzi, del Molise e della Terra di
Lavoro.
Cesare guard Giovanni. Eccoti principe!
E tu, cardinale Borgia, hai condotto questa incoronazione
come un papa!
Quando la festa si concluse e il palazzo torn silenzioso, Cesare
risal nella sala a passo felpato. Prese la corona reale dal suo
sostegno e se la mise sulla testa: nel riflesso di una finestra si vide
re. Un re, di certo non un papa.
Goffredo si addorment appena mise la testa sul cuscino, aveva
il sonno pesante degli adolescenti e non sent Sancia lasciare
la camera per recarsi, a piedi nudi, in quella di Giovanni.
Sancia aveva quattordici anni e il fascino di una donna, Giovanni
non poteva mancare di sedurla. D'altronde lei non aspettava
altro. L'attir a s, le sfil la lunga camicia bianca e le scopr
la pelle bianca come madreperla e il ventre perfettamente piatto.
Si buttarono sul letto e lui si gett su di lei senza esitare. Lei disse
che sarebbero sicuramente bruciati all'inferno e scoppiarono a
ridere.
* * *
Dalla fuga di Migliorati, Adriana viveva costantemente nel
terrore: quello di essere denunciata e quello di vedere suo figlio
ucciso. Lui era sempre al sicuro dietro le alte mura di Bracciano.
Nella testa di Adriana stupidit e testardaggine si mescolavano e
lei insist perch Lucrezia le giurasse di non rivelare a nessuno il
suo ruolo nella vicenda. Lucrezia, per niente una Borgia in questo,
le propose un accordo: lei sarebbe stata muta come una tomba,
di contro Adriana non avrebbe fatto parola della sua condotta
libertina e scioccamente Adriana rifiut.
Sono desolata mia cara, sono al servizio di sua santit e la
sua parola  la parola di Dio.
Capisco, ribatt Lucrezia. La parola di Dio si applica
quando vi fa comodo, mentre io ne devo subire il peso fino alla
morte.
Poi, improvvisamente, il volto le si apr in un sorriso.
Cara Adriana, dovete sapere che esistono i miracoli, talvolta
le tombe parlano!
Abbandon la sua governante e and a cercare il padre, lo
strapp dalle braccia di Giulia e gli raccont tutto.
Adriana De Mila, cugina del papa e nientemeno che madre
di Orsino Orsini Migliorati, fu arrestata e gettata in una cella
nel carcere di Terranova. Il papa stesso, accompagnato da Gacet
and a farle visita.
Appartengo alla vostra famiglia, non potete lasciarmi in queste
condizioni, protest.
Con voce glaciale il papa le fece notare che suo figlio era riuscito
a fuggire grazie alla sua complicit. Lei abbandon tutta la
sua fierezza e, con le parole in tumulto, cerc di ottenere la sua
indulgenza.
 vero. Ho aiutato mio figlio, il mio solo, unico figlio. Un
figlio che ho abbandonato per anni. Quando mio marito  morto,
sono rimasta al vostro fianco, Rodrigo, non ho fatto altro che
servirvi. Voi avete allontanato Orsino per prendervi sua moglie,
e io non ho detto nulla. In trentanni sono stata devota solo a voi,
un solo errore in trentanni!
Uno di troppo, rispose il papa, sarete condotta al confino a
Carbognano, l resterete fino alla morte, siete bandita da Roma.
Io vi maledico Rodrigo, voi, la vostra puttana Giulia e quelle
carogne dei vostri figli! grid Adriana, mentre se ne andava.
Rodrigo non la sent neppure.
A Bracciano, nel castello di famiglia, Migliorati si sentiva
perfettamente al sicuro: nessuno riusciva a espugnare questa
roccaforte, Giovanni Borgia ne aveva fatta l'amara esperienza.
Quando entr nella sua camera, un colpo di vento spalanc la finestra,
gonfi le tende e spense le candele. Al chiarore della luna
Migliorati cominci a slacciarsi la giubba. Un presentimento lo
colse. Chiam il valletto e apr la porta. Tommaso non rispose,
chiam pi volte, avanz di due passi nel corridoio e inciamp
nel corpo di Tommaso. Si chin, lo tast, con le dita tocc qualcosa
di appiccicoso e tiepido: sangue! Si alz urlando, di fronte a
lui un'ombra enorme, mascherata e vestita di nero. L'uomo brandiva
un corto pugnale e con un unico gesto preciso gli tagli la
gola, pronunciando una sinistra orazione.
Buon viaggio nelle tenebre dell'inferno. Da parte dei Borgia!
Nello stesso momento nell'ufficio di Rodrigo, Giovanni faceva
ammenda.
Padre, ho fallito a Bracciano, ma ora mi sono ripreso e voi
mi perdonerete. Ho reclutato un uomo in Spagna: fedele, rapido,
discreto, senza piet. Non rimpiangerete di avermi dato fiducia.
Ho risolto il problema Orsini.
Rodrigo cap. Prese il viso di Giovanni tra le mani e lo guard
dritto negli occhi.
Figlio mio, mormor.
Poi usc, and nella sua camera e si lasci cadere su una poltrona.
Muto. Giulia pass dietro di lui e gli mise le mani sulle
spalle.
Orsino  uscito dalla nostra vita!
S.
Non siete contento?
Un'ondata di questioni pi gravi assillava Rodrigo. Quella
sera la sua vita aveva preso una direzione che non aveva previsto.
Tent di definire questo sconvolgimento. Giulia con il suo cinismo
e la sua avidit frenetica non lo capiva, parl dunque per s.
Nel nostro nome, degli uomini sono morti sul campo di
battaglia, sono state distrutte famiglie, tutto ci che abbiamo incontrato
sul nostro cammino l'abbiamo annientato. Ora questo
sangue versato in seno alla nostra famiglia, questo atto di rappresaglia,
questo... inciamp sulla parola, quindi riprese, questo
assassinio cambia tutto.

Note.
1. Giovanni Burcardo, op. cit.


20.

Dal ritorno a Roma dei due fratelli, un uomo misterioso accompagn
Giovanni come un'ombra. Sempre vestito di nero con una
maschera dello stesso colore, Michelotto Corella, venuto dalla
Spagna e al servizio di Giovanni, gli obbediva ciecamente. Cesare
lo reputava l'immagine stessa della morte. Domand ad Agapito
di informarsi sul suo conto, dato che il fratello si era rifiutato di
fornire la bench minima informazione sul suo nuovo servitore.
La situazione nella penisola era minacciosa per i Borgia e lo
stesso Stato pontificio. Gli Sforza avevano lasciato la Citt Eterna
per tornare nel loro ducato di Milano in attesa dei francesi.
Della Rovere tornava dalla Francia come bagaglio di Carlo ottavo.
Tutti ignoravano ancora quale sarebbe stato l'atteggiamento
dei Colonna e degli Orsini, tradizionalmente nemici giurati.
L'odio verso i Borgia li avrebbe alleati? No di certo, pens
Rodrigo. I Colonna avrebbero fatto i propri interessi, in questo
caso quelli dei francesi, ma fino a che punto? Quanto agli Orsini
avrebbero fatto diventare prioritaria la loro alleanza con Napoli.
Fino a quando? La domanda restava senza risposta.
Giovanni e Cesare trovarono il papa nel suo ufficio in compagnia
di Alfonso d'Aragona. I due sovrani avevano dispiegato una
mappa della penisola e la stavano studiando.
Io lascerei met delle mie truppe al confine con gli Abruzzi,
disse Alfonso. Mio figlio Ferdinando diriger il resto su Milano
e si ricongiunger con l'esercito fiorentino. Obiettivo, cacciare lo
Sforza e preparare la difesa contro Carlo.
E la vostra flotta? s'inform Rodrigo.
Mio fratello Federico fa capo a Genova e attaccher la citt
mettendo in sicurezza la baia delle Meraviglie e la baia del Silenzio.
Tutte queste preoccupazioni e... mormor il papa, domani
il caos e il sangue!
Per precauzione, riprese Alfonso, io manterrei un'unit di
mille uomini qui a Roma...
No, lo interruppe Giovanni, sar io a difendere la Civitas
Dei. Si rivolse poi al genitore: Avere delle truppe napoletane a
Roma indurrebbe a credere che siamo deboli.
Noi siamo deboli, ribatt Cesare, le diserzioni tra le guardie
pontificie si moltiplicano di giorno in giorno!
Giovanni, assumendo un'espressione umile, supplic il padre:
Padre, ho imparato dai miei errori! Datemi solamente un'altra
occasione, vedrete che avr successo! Ve ne prego.
Rodrigo accett e benedisse Giovanni e Alfonso d'Aragona.
Gacet annunci il cardinale Giambattista Orsini che stava pregando
nella cappella Sistina. Il primogenito di Rodrigo si stup.
Abbiamo chiesto al cardinale Orsini di venire a Roma per
discutere un armistizio, spieg Rodrigo.
Padre, non  uno sforzo inutile?
No. I francesi non hanno superato il Monte Bianco, c' ancora
una possibilit...
La gravidanza di Giulia Farnese giunta all'ottavo mese esaltava
la sua bellezza. Il bambino che scalciava dentro di lei le assicurava
definitivamente il favore di Rodrigo. Ufficialmente vedova
dalla morte di Migliorati, evitava di farsi vedere in pubblico
e portava severi abiti neri, si annoiava un po'. Improvvisamente
inizi a interessarsi di pi a Lucrezia.
La figlia di Rodrigo, da quando Adriana era stata bandita da
Roma, era sprofondata in un languore silenzioso. Giulia, incuriosita,
escogit uno stratagemma: assunse per Lucrezia una dama
d'onore, una giovane spagnola di sedici anni, Pantasilea, cui diede
semplici istruzioni: assecondare Lucrezia e incoraggiarla a
soddisfare le sue fantasie e le sue passioni. E soprattutto riferire
a Giulia tutto quello che sarebbe venuta a sapere.
Pantasilea, che non era mai stata dama di compagnia, promise
che avrebbe fatto tutto quello che volevano. Donna Giulia la turbava
per il suo atteggiamento autoritario e la terrorizz quando la
prese per il collo, stringendo forte e sibilando con voce glaciale:
Questa conversazione non ha mai avuto luogo, chiaro?
La fanciulla, il viso vicino al suo, non pot fare a meno di
fissare la cicatrice mascherata dal trucco.
Guardami negli occhi o ti troverai ancora pi sfigurata di
me!
Quindi la spinse verso gli appartamenti di Lucrezia. Con voce
entusiasta Giulia present la nuova dama di compagnia alla figliastra,
poi torn nelle sue stanze. Le due donne rimasero sole,
poi Lucrezia, sfaccendata, decise di accettare la compagnia di
Pantasilea.
Rodrigo, trovato Orsini nella cappella Sistina, si sistem vicino
a lui e giunse le mani. Orsini non lo degn di uno sguardo.
Noi Orsini abbiamo un accordo con Napoli, sibil tra i denti,
e vi ci atterremo per respingere un attacco francese.
Tutti i buoni cristiani dovrebbero fare altrettanto, rispose
Rodrigo.
Tuttavia, Rodrigo, non aspettatevi alcuna lealt da parte
mia, voi avete perduto la mia fiducia con l'attacco di Bracciano.
Quanto alla morte di mio nipote Orsino... solleva seri dubbi. I
Borgia non hanno nulla da offrire a Napoli o al mio casato.
Potremmo obbligarvi a obbedire, noi siamo il papa.
Ah, s, gemette Orsini, per quanto tempo ancora?
Prima che Rodrigo potesse rispondere a questa provocazione,
Cesare e Gacet entrarono portando brutte notizie.
Il sacro imperatore germanico sta morendo in seguito a
un'operazione!
Possa Dio avere misericordia dell'anima di Federico il Pacifico!
Orsini squadr Rodrigo con gravit.
L'avvenire si faceva sempre pi incerto. Fin qui il sacro impero
aveva deciso di ignorare i conflitti italiani. Massimiliano, il
successore di Federico, da che parte si sarebbe schierato? Si poteva
sperare, nel migliore dei casi, in uno spostamento delle truppe
a nord dell'Italia che avrebbero frenato le ambizioni francesi.
In queste condizioni un'armata forte rappresenta l'unica soluzione.
Poich combatteremo dalla stessa parte, non credo di
chiedere troppo nel raccomandarvi un vero soldato alla testa delle
truppe e non un bambino viziato e irresponsabile come vostro
figlio Giovanni.
E con queste parole lasci la Sistina.
Rodrigo guard Cesare. Doveva senza dubbio fare affidamento
su di lui.
Lucrezia era paralizzata. Amava il bell'Alfonso d'Este ma
non si sentiva abbastanza forte da disattendere gli ordini di Rodrigo
e divenire la sua amante. Il giorno seguente il suo arrivo,
Pantasilea le stava spazzolando i lunghi capelli biondi, quando Alfonso
si fece annunciare ed entr nella stanza. Lucrezia divenne
radiosa in un istante, Alfonso invece aveva un'aria grave.
Ebbene Alfonso? Dov' finito il vostro sorriso disinvolto?
Sono stato richiamato a Ferrara, annunci lui.
Lucrezia domin la voglia di gettarsi tra le sue braccia e gli
appoggi una mano sul petto. Lui la trattenne parlando sottovoce:
Mio padre ha deciso di allearsi con la Francia contro Napoli
e vostro padre, e siccome io sono un figlio e un cittadino fedele
devo partire.
Andrete a combattere? chiese Lucrezia spalancando gli occhi
per l'orrore. Ma siete solo un ragazzino.
Cos mi innervosite.
Oh, no, alla sola idea di sapervi in pericolo mi angoscio per
voi.
Bene, rispose Alfonso prendendola tra le braccia, almeno
non sar dimenticato!
Le prese il mento tra le mani.
Rinuncio a tutto, io vi ho scelta, voi... mormor.
Lei lo ferm, baciandolo con foga. Alfonso si stacc da lei e
fugg, non vide nemmeno Pantasilea occupata nella sua missione
di spionaggio.
Cesare e Giovanni si trovavano nell'ufficio del papa, ancora
una volta con Corella a presidiare la porta. Gli avvenimenti stavano
precipitando: Marcantonio Colonna aveva ripreso Ostia e lo
stendardo con il giglio sventolava sulla porta della citt.
L'esercito di Napoli  diretto a Roma per difenderci, annunci
Rodrigo. Preghiamo Dio che arrivino prima dei francesi.
Cesare prese l'iniziativa: bisognava arruolare una truppa, reclutare,
se necessario mercenari tedeschi, addestrarli. Giovanni
non ebbe nulla da dire. A lui toccava seguire.
Giovanni, Cesare, vi benedico figli miei. Ordineremo a Marcantonio
Colonna di renderci Ostia.
Rifiuter, osserv Gacet. Che farete allora?
Lo scomunicheremo.
Cesare approv con un cenno del capo: era quella l'arma fatale
che restava nell'arsenale del papa.
Dopo la partenza di Alfonso, Lucrezia trascorse tutta la notte
a riflettere. Al mattino aveva preso la sua decisione: sperando in
un rapido ritorno di Alfonso, voleva annullare le nozze e sposarlo.
I conflitti dichiarati dall'Italia, le minacce contro Roma, la sua
famiglia e suo padre, non le importavano. Si diresse senza esitare
alla scrivania del papa e annunci tutto d'un fiato che contava su
di lui per un annullamento rapido.
Fu rispedita abbastanza brutalmente alle sue occupazioni. La
sua totale assenza di logica rasentava l'insolenza.
Prima esigi di andare a letto con tuo marito, l'istante dopo
vuoi sbarazzartene...
Lucrezia sent la sua baldanza indebolirsi.
Allora inviate Giovanni a Pesaro!
Impossibile. Abbiamo bisogno del casato degli Sforza.
Quando Milano sostiene i francesi contro di voi?
Una frase di troppo!
Non provare a darmi lezioni di diplomazia o peggio a manipolarmi!
Sono io il capo! E adesso fila, non voglio vederti pi e
ricorda: sei sempre sposata!
Rodrigo sbuff. Decisamente le donne erano il suo punto debole.
I sogni matrimoniali di Lucrezia, la sua fedelt di sposa, le
sue stesse pulsioni sessuali vigorosamente proclamate un tempo
lo avevano divertito. Ma ora stava esagerando. Indugi sull'immagine
della figlia, dibattuto dalle sue pulsioni contraddittorie.
 molto bella... mormor a voce bassa.
E per un fugace istante la desider.
Entr Gacet e si scaten la tempesta.
Notizie dal Nord, annunci di punto in bianco, la flotta
francese ha preso Genova prima dei napoletani. Carlo sta passando
le Alpi, gli svizzeri...
Gli svizzeri sono mercenari...
Molto ben pagati da Carlo.
Un uomo coperto di stracci e polvere, claudicante per la debolezza
e scortato dalle guardie fece il suo ingresso. Gacet lo present
come Giacomo Palazzi proveniente da Rapallo. Con voce
roca e il fiato corto spieg che malgrado la bandiera bianca, gli
svizzeri avevano fatto irruzione nel villaggio e avevano passato
tutti a fil di spada, bestiame compreso. Avevano incendiato le
case, i granai, la chiesa e le riserve di legna.
Mio figlio, singhiozz, mostrando le mani, hanno ammazzato
il mio bambino, gli hanno tagliato la gola. Io ho provato a
salvarlo... ad arrestare il sangue.
Rodrigo si alz inorridito.
E i francesi la chiamano guerra, questa? Una citt si arrende
e allora la si massacra? Dove sono le regole della cavalleria?
Del rispetto dell'uomo? Carlo  un re cristiano o un discepolo di
Maometto?
Aiut Palazzi ad alzarsi.
Come ne siete uscito vivo?
Hanno detto che mi risparmiavano, cos che il mondo intero
avrebbe saputo di cosa sono capaci, a Rapallo come a Roma!
Le guardie lo sostennero accompagnandolo alla porta. Rodrigo
esal un lungo grido di furore.
Alla locanda del Leone, l'ambiente si stava scaldando. I Borgia
pagavano da bere a decine di tedeschi, robusti come boscaioli
e con il cranio rasato, che non si tiravano indietro. Giovanni, appollaiato
su uno sgabello, si lanci in un discorso sull'onore di
unirsi alle truppe delle guardie pontificie, di difendere San Pietro
e la culla della cristianit e...
Un corpulento giovane tedesco con un fisico da lottatore,
esclam: Ce ne fottiamo dell'onore. Papa Alessandro non ha
fatto niente per noi tedeschi. Tu, Borgia, che cosa offri?
Un clamore si lev nella sala mentre tutti approvavano vigorosamente.
Cesare si alz e gett per terra una borsa che si apr
spandendo denari. Gli uomini si calmarono nel guardare i ducati
rotolare sul pavimento.
Se raggiungete le nostre truppe e respingete gli invasori,
dichiar Cesare, ciascuno di voi diventer ricco come un banchiere
fiorentino.
Ah! Questo s che  parlare! Forza eminenza, vi ascoltiamo,
grid il piccoletto tarchiato.
Allora sappiate che c' pi da guadagnare che da combattere!
I francesi e i loro selvaggi svizzeri non si preoccupano di
sapere se le loro vittime sono romani, ebrei o tedeschi, se sono
ricchi o poveri. Raderanno al suolo le vostre case, bruceranno le
botteghe come a Rapallo. Accetterete di vedere le vostre mogli e
le vostre figlie violentate prima che venga loro tagliata la gola?
Ci fu un lungo silenzio, seguito da un baccano infernale. I tedeschi
si gettavano sui denari sparsi per terra e firmavano il loro
arruolamento.


21.

In quei giorni di incertezza e angoscia a Cesare mancava una
cosa sola: Alessandro Farnese. Dall'adolescenza avevano condiviso
tutto, Alessandro era stato sempre al suo fianco anche nei
momenti peggiori. Cesare soffriva di una sorta di mal d'amore
nell'amicizia. Fin quindi per far visita a Giulia. Non l'aveva
mai amata molto e lei non lo apprezzava un gran che, tuttavia era
l'unica che poteva farli riconciliare. Per accattivarsela port un
regalo per il bambino. Poi la preg di scrivere al fratello. Voleva
fare ammenda. Giulia finse di esitare.
Datemi dell'inchiostro e una pergamena, decise poi, scrivo
subito ad Alessandro.
L'ufficio di Alessandro sesto aveva l'aspetto di un quartier generale:
carte perennemente spiegate su un grande tavolo, guardie
reclutate da Gacet, e la luce accesa giorno e notte. Chierici e
messaggeri recapitavano e spedivano missive. Tutto questo movimento
non turbava Rodrigo, solo l'ingresso precipitoso del cardinale
Colonna lo fece reagire.
Il prelato si piant davanti al papa.
Un Borgia non pu condannare l'anima di un Colonna!
url.
Cadde un silenzio pesante. Colonna negava letteralmente
l'autorit del papa, riconducendo la sua linea d'azione a un conflitto
sul piano umano.
Marcantonio, vostro cugino, ci sfida? chiese Rodrigo con
calma. Bene. Allora noi accettiamo la sfida!
Si gir verso Gacet.
Fate ci che  necessario alla Sistina, e inviate il cardinale
Piccolomini da re Carlo.
Re Carlo se ne infischia, butt l Colonna.
E sua moglie? La regina Anna, devota e fedele alla Chiesa,
riconosce ancora la nostra autorit divina. Sua maest non gradir
vedere suo marito alleato a uno scomunicato. Dite a Marcantonio
di gustare la brezza invernale, il clima sar molto pi caldo
all'inferno.
La principessa Maria Enriquez de Luna adorava giocare a carte.
Lucrezia le insegn la bassetta e trascorrevano interi pomeriggi
a giocare. Maria Enriquez, incinta di cinque mesi, soffriva,
tutta sola nel palazzo: Giovanni, quando lasciava il campo di battaglia,
le preferiva la compagnia di servette o meretrici. Lucrezia
si annoiava nell'attesa di Alfonso e viveva, secondo la volont
del padre, come sposa ufficiale di Giovanni Sforza.
Noi e voi siamo votate a un'esistenza fatta di lunghe notti solitarie
e giochi frivoli! riassunse Maria. Per le donne del nostro
rango l'amore  un lusso.
Pantasilea seguiva la loro conversazione distrattamente, non
ci trovava nulla da riferire a Giulia.
Serviva da bere bevande calde perch il freddo si faceva sentire,
metteva i ceppi nel camino e attendeva in un angolo un cenno
delle padrone. Lucrezia mescolava le carte, le tagliava, le distribuiva.
Vinceva abbastanza spesso e un pomeriggio in cui raccolse
la posta dal tavolo per la terza volta di seguito, si scopr a dire:
La fortuna mi sorride... che sar? Giovanni potrebbe morire improvvisamente.
Poi, accortasi di aver detto un'enormit, guardando Maria
Enriquez farsi il segno della croce, le sorrise alzando le spalle e
raccolse le carte.
Abbiamo giocato abbastanza e abbiamo detto sciocchezze a
sufficienza, che ne pensate?
Rodrigo si prepar per la scomunica. Gacet lo raggiunse nella
sala delle Lacrime.
Nessuna novit dalla Spagna o dalla Germania, in compenso
re Carlo ha rifiutato di ricevere il cardinale Piccolomini e ci invia
monsignor Brionnet come emissario.
Abbiamo impedito a Innocenzo terzo di elevarlo al cardinalato,
inviarlo qui  un ulteriore insulto!
Mise intorno al collo di Rodrigo una catena da cui pendeva un
crocifisso d'oro.
Fatelo entrare, prima di scomunicare l'anima di Marcantonio,
possiamo affrontare questa umiliazione.
Il vescovo di Saint-Malo, Guillaume Brionnet, ostentava una
certa alterigia verso il pontefice. Era evidente che ricordava a chi
doveva la sua mancata ascesa nella gerarchia. Rodrigo tese la
mano, Brionnet si inginocchi e baci l'anello.
Santissimo Padre, re Carlo ottavo domanda di poter passare
per lo Stato pontificio nel suo cammino verso Napoli.
Sapete molto bene che abbiamo proclamato Alfonso d'Aragona
legittimo erede al trono napoletano, non possiamo dunque
accordare questa autorizzazione.
Allora, rispose Brionnet, sua maest insiste per avere un
incontro personale qui a Roma; il re declina di primo acchito
tutte le responsabilit per le conseguenze dovute al rifiuto del
passaggio ch'egli domanda.
Osate minacciare il santo Padre nel luogo in cui indossiamo
i nostri abiti pontifici? Noi siamo il vicario di Cristo. Potr Carlo
salvare le vostre anime, se noi scomunichiamo voi e il vostro re?
Fuori di qui!
Non potete scomunicare tutti! osserv Gacet, sconvolto,
dopo l'uscita di Brionnet.
Rodrigo si strinse nelle spalle, occorreva chiamare in aiuto
il regno cristiano. Si doveva rabbonire l'imperatore Massimiliano
invitando suo nipote, Ferdinando d'Asburgo, a essere padrino
del bambino che stava per nascere. Inoltre occorreva mettere
sull'avviso la Spagna informandola sul trattamento che i mercenari
svizzeri riservavano agli italiani. Maria Enriquez, moglie
di Giovanni e nipote del re cattolico, correva il rischio di essere
disonorata.
Rodrigo controll il crocifisso sul petto e si diresse verso la
cappella Sistina.
Nel palazzo di Santa Maria Nuova, Cesare rifletteva sul modo
migliore di garantire la difesa alla citt. Cem, molto ansioso,
and a fargli visita. Dal suo appartamento sentiva il panico crescere
nelle strade, la fuga dei romani. Carri sovraccarichi circolavano
giorno e notte, si inchiodavano assi di legno alle finestre.
Roma sarebbe stata invasa?
Strategia, spieg Cesare. Mi domando se non sia meglio
lasciar entrare i francesi nello Stato pontificio e poi isolarli dalla
loro retroguardia per privarli di viveri e munizioni. Il nostro
nuovo esercito potrebbe nascondersi nella foresta e fare irruzione
nella notte!
Come i migliori cacciatori di orsi tedeschi! Un piano degno
di Giulio Cesare!
Il principe turco abbozz un sorriso enigmatico, poi cambi
discorso.
Stando alle voci, il papa scomunica la famiglia Colonna.
Soltanto Marcantonio.
Cem chiese cosa sarebbe successo durante questa cerimonia.
Cesare gli descrisse lo svolgimento della scomunica. Nello stesso
momento il papa la stava iniziando insieme con undici celebranti.
 il rituale del Libro, del cero e della campana. Il papa comincia
la cerimonia chiudendo la Bibbia posata su un grosso leggio.
Significa che lo scomunicato non ha pi accesso al sacro
Libro.
Nello stesso istante, riecheggiante sotto le volte della cappella
Sistina, risuon lo schiocco del Libro. Poi Alessandro sesto prese
un cero e lo gett a terra spegnendo la fiamma sotto il piede. In
seguito gli undici sacerdoti fecero altrettanto con gli undici ceri
rimasti accesi.
Vuol dire, spieg Cesare a un Cem interessato e attento,
che quest'anima cos scacciata va a dimorare nelle tenebre della
disperazione. Poi il rintocco funebre... Ascoltate!
Cesare alz la mano, l'orecchio teso. Effettivamente il suono
lento e doloroso di una campana rintoccava di lontano.
Questa campana suona generalmente per la sepoltura dell'anima
dei morti. In questo caso suona per annunciare la condanna
all'oblio spirituale.
Cem rabbrivid. Poi torn al mondo reale.
Deve essere uno spettacolo strabiliante. Francamente mi
chiedo, a cosa serve il simbolo, se non c' alcun effetto pratico?
Marcantonio  escluso dalla comunit dei santi. Tutti devono
evitarlo.
A ogni modo, lo evitano gi in molti! Continuo a non vedere
il senso di tutto ci.
C' eccome! Dover rendere alla Chiesa tutti i propri beni
materiali.
Neppure questo ha senso, a meno che glieli si possa strappare!
Non mancher molto. Per ora devo strappare Roma al fuoco...
I tedeschi erano stati radunati nello stadio di Domiziano. Per
molti giorni di seguito impararono a camminare in fila, a schierarsi
in formazione a testuggine sotto gli scudi, come le truppe
romane, un'idea di Cesare. A questi uomini semplici dava
consigli che non avrebbero pi dimenticato, per esempio di non
temere il corpo a corpo, perch, quando il nemico  molto vicino,
 pi facile pugnalarlo. Quanto alla spada, aveva una lama e
un'impugnatura di cui bisognava servirsi. Cesare univa il gesto
alla parola.
Quando le due spade si incrociano, serrate, spingete l'impugnatura,
utilizzatela per rompere il muso a questi cani di francesi.
L'addestramento si concluse e Cesare si congratul con loro.
I francesi grideranno di terrore quando si scontreranno con
voi sulle mura leonine!
E questa sera si beve! irruppe Giovanni saltando su un cippo.
Cesare guard il fratello, un sorriso ironico sulle labbra. Dopo
tutto, pens, i campi di battaglia in cui eccelle sono le taverne!
Bere e far bere potrebbe essere il suo motto.
Se ne and a piedi, solo nelle strade, riflettendo sui giorni a
venire. Pass davanti al palazzo di Santa Maria in Portico, le finestre
di Giulia erano illuminate. Suo padre era con lei? No, doveva
essere ancora nel suo ufficio.
Gacet portava notizie di giorno in giorno pi nefaste: Carlo ottavo, accolto in trionfo a Ferrara, si dirigeva verso Firenze. I
de' Medici restavano l'ultima speranza di arrestare questa marcia
invincibile. Rodrigo non dormiva pi. Seduto alla scrivania,
aspettava, rifletteva, modificava la sua strategia al momento.
Pure Cesare non riusciva a dormire. Spunt l'alba ed entr nella
sua chiesa, Santa Maria Nuova. Curiosamente, da quando il suo
mondo era stato gettato nel caos, quando l'indomani avrebbe forse
dovuto affrontare la violenza delle armi, per la prima volta in
vita sua sentiva l'anima in pace e pronta ad andare serenamente a
Dio. Si inginocchi davanti all'altare e cominci a pregare. Alle
sue spalle una porta cigol lentamente. Trasal e port la mano
sul pugnale. Si volt e, nel bianco chiarore del sole che si levava
illuminando le pietre, vide Alessandro avanzare verso di lui. Il
suo cuore sussult e lui si precipit verso l'amico.
Avevi ragione tu a Orvieto, esord Cesare.
Si abbracciarono a lungo, ridendo. La loro vita riprendeva.
Alessandro! Non voglio pi mancarti di rispetto, sei il mio
miglior amico.
E tu il mio. Abbiamo permesso ai nostri orgogli di prevalere
sulla logica. Il nostro vecchio Decio ci rimproverebbe!
Decio  morto, lo sai? chiese Cesare.
Alessandro si rabbui.
Pisa  in mano ai francesi, prosegu Cesare. L'esercito di
Napoli batte in ritirata. Tra Roma e la devastazione c' solo una
manciata di sempliciotti tedeschi!
E Firenze? Non dimenticherai il nostro amico de' Medici?
Ignoravano che Giovanni de' Medici, fuggendo dalla citt, era
arrivato a Roma. Suo fratello Piero si era rifugiato a Venezia, la
popolazione aveva profanato la tomba del loro padre e Savonarola
aveva rivoltato la citt contro la famiglia.
Giulia affascinava Pantasilea che se ne stava in piedi nell'ampia
camera dove l'amante del papa si cambiava dietro un paravento
di seta. La luce si riversava dalle alte finestre e la figura
tonda si disegnava sul paravento. La spagnola, a bocca aperta,
ammirava il petto appesantito dalla gravidanza e il ventre sporgente.
Una serva le passava la biancheria in fine batista bianca,
ornata di pizzi e merletti. Pantasilea, ferma in mezzo alla stanza,
non osava sedersi. La voce di Giulia le giunse attutita dalla quantit
di sottogonne che stava infilando.
Allora Lucrezia vorrebbe vedere il marito morto?
Pantasilea si dispiacque di aver rivelato un segreto tanto inquietante.
Giulia riapparve, indossava un abito rosso a vita alta
con un corsetto bianco che accentuava le forme.
Bene, hai mai sentito parlare di arsenico? Sa di mandorla.
Negli occhi di Giulia danzava una luce malefica.
* * *
L'indomani Pantasilea condusse Lucrezia da uno speziale.
Lucrezia non comprese nulla, fino al momento in cui la sua dama
di compagnia cominci a spiegare al commerciante che dovevano
uccidere una bestia della taglia di un uomo. Impallid e,
tirando la manica della giovane, la ritenne folle. L'altra voleva
aiutarla. Lucrezia non esit a lungo... Acquist un flaconcino
per addormentare definitivamente il vecchio cavallo. Il liquido
odorava di mandorla!


22.

La vita doveva continuare, gli affari di stato andavano sistemati
e i progetti realizzati, e cos Rodrigo studiava con una grossa
lente una medaglia appena incisa da un artigiano. Il laboratorio
odorava di metallo fuso e legno. Alcuni apprendisti all'erta scrutavano
il santo Padre con la coda dell'occhio. Era indeciso fra tre
clich con la sua effigie.
Il primo conio che riprendeva il disegno del suo profilo non
gli piacque e cos fin per optare per una di quelle.
Trovate che mi assomigli? domand a Gacet.
Vostra santit, ho sempre trovato il vostro profilo sinistro pi
maestoso, intervenne il cardinale Ascanio Sforza incorniciato
nella porta del laboratorio.
Rodrigo si volt sorpreso.
Signor vicecancelliere?
Sforza fece un sorriso disinvolto. Aveva delle novit e una
proposta. Suo fratello Ludovico era appena stato incoronato duca
di Milano, il suo predecessore era morto assassinato e i Colonna
volevano tornare a Roma come alleati, ma a una condizione.
Quale? Che vuole Colonna? si innervos Rodrigo.
Vostro figlio Cesare.
Una mano glaciale strinse il cuore di Rodrigo fino a soffocarlo.
Tuttavia, ai suoi occhi, contava solo la sopravvivenza di Roma
e del papato. And da suo figlio per chiedergli di fare questo
sacrificio. Dapprima Cesare si rifiut.
A Marino? Dovrei essere schiavo di Marcantonio? Mi odia!
No, non andr.
Il prezzo per negoziare la pace con gli Sforza e i Colonna 
la tua libert, devo metterti sotto la sua custodia.
Rodrigo non riusciva a guardare Cesare.
Te lo ordino come sommo pontefice, aggiunse il papa.
Come padre spero che tu disobbedisca.
Il suo primogenito cedette, pronto a dare la vita per il genitore,
e con un sospiro disse: Non torner mai pi a Roma.
La tua...
Rodrigo annasp... Cesare, lo sapeva, agiva per amore e niente
altro. Prefer una parola differente e decise di passare al voi.
La vostra devozione porta la pace nel mio cuore lacerato.
Perch non Giovanni? si domand Cesare.  stato a letto
con la moglie di Fabrizio, ha creato problemi fin dall'inizio. Dei
due fratelli il maggiore era di maggior valore e i Colonna, come
tutti i principi d'Italia, lo sapevano. Tutti consideravano Giovanni
un impostore. Rodrigo torn in Vaticano per sottoporsi a un'altra
prova. Lui, che non poteva fare a meno di Giulia Farnese, aveva
deciso che Roma non era pi sicura per lei. Sarebbe stato meglio,
finch era possibile, mandarla da suo fratello a Orvieto, a un
giorno di carrozza dalla Citt Eterna. Giulia protest, non aveva
voglia di essere esiliata a poche settimane dal parto, ma Rodrigo
non cedette e lei fece i bagagli.
Lucrezia, appena rientrata da Santa Maria in Portico, ordin
a Giovanni di venire nel suo appartamento. Lui si gett ai suoi
piedi e lei gli confess che la sua asprezza era dovuta al fatto che
l'amava e gli offriva una nuova occasione di ricominciare. Aveva
bisogno del suo aiuto: lui avrebbe dovuto implorare suo cugino
Ascanio Sforza di intercedere presso i Colonna: occorreva liberare
Cesare. Giovanni non esit un minuto, per Lucrezia sarebbe
andato a chiedere pure al diavolo la libert di Cesare. Ma il giorno
successivo torn con le pive nel sacco. Ascanio Sforza non
voleva domandare nulla ai Colonna. Lucrezia stava per alzarsi,
ma Giovanni si butt sul letto, implorando il suo perdono. Lei
non si mosse, ma guard fredda il marito disteso accanto a lei.
Improvvisamente si alz, con fare sicuro, senza tentennamenti,
riemp due coppe di vino, vers il veleno in una delle due e la
porse al marito.
Se, attaccando Marino, potessi salvare Cesare, lo farei, sospir
Giovanni, e se dovessi morire, allora morirei felice, sapendo
che muoio per compiacerti.
A quelle condizioni, lei riprese la coppa: lui era pronto a morire
per lei e lei, che non si sentiva l'animo di un'avvelenatrice,
lo mand a combattere, augurandosi che morisse sul campo di
battaglia.
Giulia lasci Roma su una carrozza per nulla confortevole.
Sballottata qua e l, si domandava se avrebbe partorito prima di
raggiungere Orvieto, quando la vettura si ferm bruscamente.
Lei sollev una tendina e si affacci, alcuni soldati francesi la
circondavano.
La notizia giunse a Roma qualche ora pi tardi. Gacet si incaric
di avvertire Alessandro sesto che conversava con Ascanio Sforza
nella sala del Trono. Temeva molto la reazione del pontefice.
Per Giulia, per di pi incinta, il papa avrebbe dato met della sua
vita. Gacet gli si avvicin e per la prima volta da molti mesi lo
chiam per nome.
Rodrigo!
Sorpreso il papa sollev lo sguardo.
Rodrigo?
Il viso di Gacet faceva presagire un dramma.
Oh, Ges, che  successo?
Giulia! I francesi l'hanno catturata sulla strada per Orvieto.
Cosa?
Rodrigo rest qualche secondo pietrificato, poi balz in piedi.
Lasciatemi solo. Uscite tutti! grid poi.
I due obbedirono, urtandosi reciprocamente, ma alla porta li
richiam. Gacet avrebbe ricordato a lungo lo sguardo profondamente
turbato del pontefice in quel momento. Sforza e Gacet
tornarono da lui.
Bene! Bene! Molto bene!
Il tono di Rodrigo era calmo, addirittura dolce.
 cos che vogliono giocare! Bene. Ma se la toccano, allora...
Cambi di nuovo registro e con voce tagliente ordin: Gacet,
arrestate i cardinali Orsini e Colonna. Trascinateli qui per i
capelli, anche noi avremo i nostri ostaggi, e trovatemi quel cane
di Brionnet: risponder personalmente dei metodi del suo re.
Attenzione Rodrigo, la vostra passione per questa donna vi
far perdere la testa, lo ammon Ascanio Sforza.
A quelle parole Rodrigo indic Ascanio e, senza lanciargli
neanche un'occhiata, con voce stridula grid: Anche lui! Anche
lui!
Non oserete!
Non solo oso, lo ordino!
In tutto il palazzo pontificio si comprese la gravit della situazione.
Il pontefice non avrebbe smesso di cercare Giulia. I
tedeschi di Giovanni si riversarono anche nel palazzo Colonna
e, senza riguardi, prelevarono il cardinale nel suo ufficio. Si avventarono
su Orsini e, avendolo trovato in procinto di pisciare,
non gli lasciarono nemmeno il tempo di chiudersi i calzoni. I tre
membri del sacro collegio furono rinchiusi in Castel Sant'Angelo.
Quanto a Brionnet, Giovanni lo trascin legato dinanzi a
Rodrigo. Egli si lament che lo trattavano senza ragione come un
volgare ladro. Rodrigo percorreva a grandi passi la stanza come
un leone furioso. Rugg, gesticol, quindi si ferm davanti ai suoi
prigionieri.
Voi prendete donna Giulia in ostaggio.  cos che la Francia
conduce la guerra? sibil a denti stretti.
Il cardinale Della Rovere non la reputa innocente! replic
perentorio il francese.
Il furore di Rodrigo aument dinanzi a questa scusa incoerente.
Afferr Brionnet per il collo, lo sollev, i visi alla stessa
altezza.
Sarete imprigionato a Castel Sant'Angelo con gli altri, finch
Giulia non sar liberata! url. Se le sar torto un capello,
voi, Orsini, Colonna e Sforza sarete giustiziati ! Anche se questa
condanna fosse l'ultimo atto che compio da papa. Mandate questo
messaggio al vostro re. Vedremo come reagisce.
E gett violentemente il vescovo per terra. Gli uomini li condussero
via.
Rodrigo scosse la testa come un lottatore per riprendersi dopo
un colpo particolarmente violento.
Gacet annunci Alfonso d'Aragona, tornato dagli Abruzzi
dove le sue truppe non avevano resistito all'orda del re di Francia.
Disfatto, il volto tumefatto, entr e si gett ai piedi del papa:
Ho fallito, vostra santit, ho mancato davanti al mio popolo! Ho
perduto il mio potere e il mio esercito  sconfitto.
Rodrigo squadr il sovrano decaduto, a terra davanti a lui.
Quanti uomini vi restano? chiese in tono glaciale.
Non lo so, si sono dispersi, forse un migliaio.
Io ne ho trecento, calcol Giovanni.
Carlo ottavo ne ha trecentomila, annunci impietoso Gacet.
Rodrigo si sentiva stranamente combattuto. Tutto il suo corpo
soffriva come se Giulia gli fosse stata strappata fisicamente, il
cuore gli batteva tanto da squarciargli il petto, aveva il respiro affannoso
e le spalle stanche, tuttavia il cervello era perfettamente
lucido. Analizz la situazione e decise rapidamente.
Quanto tempo abbiamo prima dell'arrivo dei francesi?
Ci sono alle calcagna. Qualche giorno, una settimana al massimo.
Rodrigo, impassibile, si rivolse a Gacet.
Organizzate immediatamente il nostro trasferimento a Castel
Sant'Angelo. Laggi saremo al sicuro e ci prepareremo. Poi
rivolto a Giovanni: Raduna i tuoi uomini. Questa volta non puoi
deludermi.
Alfonso gemeva reclamando l'assoluzione, si credeva destinato
all'inferno. Rodrigo lo mand a Gaeta dopo aver ottenuto la
sua abdicazione, spiegandogli che questa mossa avrebbe salvato
Roma e il suo trono. Il sovrano ne dubitava, ma non vedeva altra
soluzione.
I tedeschi reclutati da Cesare appresero che il loro comandante
prediletto era stato fatto ostaggio. Rimaneva il fratello pi
giovane. A lui obbedivano solo davanti a una bottiglia di vino...
Nella locanda del Leone non usarono le buone maniere per far
capire a Giovanni che non avrebbero combattuto sotto la sua guida.
N il denaro n la minaccia dei francesi li smossero. Thaddeus,
il loro capo, svel il raggiro.
Il vescovo francese Brionnet ci ha assicurato che le nostre
case e le nostre botteghe non saranno saccheggiate, rifiutandoci
di combattere guadagneremo due volte l'oro che ci hai dato. Ce
lo dar il nuovo papa. Borgia, combatterai senza di noi!
Poi fece un cenno ai compagni e uscirono tutti.
Luridi traditori! Maledirete il giorno in cui avete tradito Giovanni
Borgia! grid invano Giovanni.
I tedeschi uscirono, poi uno di loro torn sui suoi passi.
Lurido sarai tu!
E gli lanci un boccale di birra, che fer Giovanni in fronte
e il sangue gli col sul viso. Si lasci cadere sulla panca per il
colpo e il senso di abbandono. Corella gli pul il viso con il suo
fazzoletto, Giovanni piagnucol come un bambino.
Michelotto, cosa dir a mio padre?
Pantasilea cap che Giovanni Sforza aveva fretta di lasciare
Roma alla volta di Pesaro. Diceva di voler arruolare una legione
e morire per Roma, per il papa e per Lucrezia. And a raccontarlo
alla sua padrona, mentre preparava i bagagli, poi trovarono
Rodrigo nel suo alloggio dove i domestici impacchettavano i suoi
effetti personali sotto la sorveglianza di Gacet.
Anche mia madre ci raggiunger a Castel Sant'Angelo?
chiese Lucrezia al padre.
No, figlia mia, rispose distratto. I francesi non faranno alcun
male a Vannozza. Non  per lei che vengono. Qualcuno ha
visto Giovanni?
Improvvisamente risuon la voce alta e cristallina che gli era
pi cara.
Dov'? Qualcuno ha visto Giulia?
Si precipit e la prese tra le braccia, la baci appassionatamente
per la paura che aveva avuto di perderla.
Come hai fatto? le chiese passando al tu.
Non lo so, rispose Giulia arzilla, improvvisamente mi
hanno messa su un carro alla volta di Roma!
La mia minaccia di uccidere Brionnet ha spaventato il loro
sovrano.
Ordin a Gacet di liberare immediatamente i cardinali.
Vostra santit, si precipiteranno da Carlo ottavo.
Che ci vadano! Almeno non saranno pi a Roma.
Allora, sorprendendo in modo inaudito Rodrigo, Gacet perse
per la prima volta il controllo.
Che il diavolo vi porti! Carlo  alle porte di Roma, url.
Si riprese. Per qualche secondo lui e Rodrigo si affrontarono
con lo sguardo, poi il pontefice gli fece un cenno.
Avete le vostre disposizioni. Uscite.
Una volta solo con Giulia, strinse forte l'amante, l'immensa
tenerezza sul suo viso contrastava con la gravit dei minuti precedenti.
La baci e le accarezz il ventre.
Il mio cuore si  fermato quando sei scomparsa, ti hanno
fatto del male?
Affatto, rispose Giulia con allegria. Il generale francese
mi ha trattata come una regina.
Sollevato, la port sul letto.
* * *
A Marino, dove era sotto il giogo del severo Marcantonio,
Cesare fin per accettare ogni cosa. Nella sua cella ripeteva
continuamente le parole pronunciate da Cristo nel giardino del
Getsemani, ai piedi del monte degli Ulivi, e queste preghiere gli
infondevano calma. Si accorse appena quando si apr la porta e
apparve Marcantonio, inquadrato nel vano della porta.
Correggetemi se sbaglio, curato, gli disse. I tre doveri della
carit consistono nel visitare i prigionieri, vestire gli ignudi e
nutrire gli affamati. Io li rispetto.
A un suo cenno Cesare fu portato via, fu lavato, rasato, vestito
con abiti puliti. Fu condotto in una sala del castello dove fu fatto
accomodare senza cerimonie a una tavola di fronte a Marcantonio.
Questi, gi ebbro, si lanci in un discorso confuso. Il maggiore
dei Borgia l'osservava, lo sguardo vuoto.
Questa sera celebriamo la nostra prossima vittoria: i francesi
entreranno a Roma. Sono accompagnati da Della Rovere, dai
miei cugini Colonna e dagli Orsini, tutti uniti come le dita della
mano. A mio padre, grande artigiano dell'unit!
Alz la coppa prima di proseguire: Ha portato la pace tra i
Colonna e gli Orsini, un miracolo!
Mi hanno portato qui in cambio del sostegno dei Colonna al
papa! intervenne Cesare in tono mesto.
L'unione tra i Colonna e i Borgia! lo derise Marcantonio.
Ci credo come all'abbraccio tra Cristo e Ponzio Pilato.
Un servo port un bicchiere di vino e un piatto con carne e
orzo, e lo pos davanti a Cesare, il quale non si mosse.
Avete paura di essere avvelenato?
Marcantonio bevve un sorso di vino e prelev un boccone di
carne e di orzo dal piatto. Cesare si gett allora sul cibo, incapace
di nascondere la fame.
 sensuale il cibo, eh? Il corpo risponde a tutti gli stimoli,
aggiunse poi, grattandosi il dito amputato. Talvolta penso di
avere ancora il dito.
Brand il moncherino come un segnale. I suoi uomini si gettarono
su Cesare, lo costrinsero a stendersi sul tavolo a pancia in
gi e lo tennero fermo. Non pot opporre resistenza. Marcantonio
gli pass dietro e con un colpo di pugnale gli tranci la parte
superiore delle braghe, denudandogli il deretano.
Creperai all'inferno per questo! grid Cesare.
Vostro padre mi ha scomunicato, ci andr in ogni caso! Vi
ricordate quando mi avete detto di non puntarvi contro l'indice?
Uno degli uomini prese Cesare per i capelli e lo costrinse a
girare la testa, cos che si trov faccia a faccia con Marcantonio.
Ora ti far veramente male, cane di un catalano!
Cesare gli sput in faccia. Con uno sforzo sovrumano cerc di
svincolarsi a calci e respinse Marcantonio. Questi cadde seduto
su una sedia che si sfasci sotto il suo peso. Si rialz, pi rabbioso
che mai, impugn una delle gambe di legno, assest dei colpi
alle ginocchia e alle reni di Cesare che rantol dal dolore. Poi si
cal le brache, raccatt un pugno d'orzo dal piatto e lo infil tra
le natiche di Cesare.
C' troppo rispetto per voi, non siete che un bastardo del
papa avvelenatore! grid.
E sodomizz Cesare, lentamente, a fatica, dando spettacolo di
s, sforzandosi esageratamente. Cesare urlava, gli occhi dilatati
dal dolore e dalla rabbia.
Nel sottosuolo di Castel Sant'Angelo, le vecchie prigioni erano
state sistemate per i funzionari pontifici e le loro famiglie.
L'enorme piano era stato diviso in lunghi e tortuosi corridoi, armerie,
segrete, celle e cantine di diverse dimensioni. Non restava
un centimetro quadrato libero. Il pi piccolo ripostiglio proteggeva
gli umani: umili preti come nobili, tutti si erano rifugiati l
con i bambini, i domestici e gli animali. Da una settimana questa
gente si disputava lo spazio. Sudore, piscio, merda, intingoli e
vino impestavano l'aria. I topi, i ragni, le pulci non avevano abbandonato
il campo, tutt'altro.
Rodrigo percorreva quello spazio con Gacet, benedicendo
e salutando le persone che si prostravano al suo passaggio. Lo
seguiva un drappello di cardinali, tra loro, Alessandro Farnese,
Oliviero Carafa, il legato di Napoli, e John Morton, un inglese di
sessantacinque anni, dritto come un fuso. Il morale di Alessandro
Farnese era basso e ne parl con Morton.
Adriano costru Sant'Angelo per farne un mausoleo. Nel vedere
la violenza mostrata dai francesi, temo che questo luogo
possa ritrovare la sua vocazione primaria da qui a qualche ora!
Eminenza, fatevi coraggio! Suvvia, non arrendetevi!
L'indignazione di Alessandro era al massimo e rispose violentemente
al prelato.
Farmi coraggio? E come? Con il vostro rispetto, cardinale
Morton, l'esercito di Napoli, uomini forti e coraggiosi, imputridiscono
nei campi a nord di Roma. Il re ha abdicato ed  fuggito
a Gaeta.
Il gruppetto prosegu il suo cammino e inizi a salire una scala
a chiocciola. I preti dovevano scavalcare i corpi di chi dormiva,
resti di cibo, sacchi di vestiti o di oggetti. Gatti e cani correvano
loro tra le gambe, un fortissimo odore di urina li soffocava, altre
volte dovevano saltare per evitare gli escrementi. Quelle tracce
di umanit in pieno sfacelo non disturbavano la discussione tra
Alessandro e Morton. Il primo rimuginava sui suoi rovesci: a Orvieto
i francesi erano passati senza che fosse riuscito a fermarli.
Nessun altro sembrava curarsi della Citt Eterna. Alessandro raggiunse
Rodrigo.
Dove sono passati i tedeschi e gli spagnoli?
Pazientate, giovane Farnese.
Alessandro sesto pos una mano sulla spalla del suo cardinale
preferito - dopo suo figlio - e cos proseguirono.
Alessandro interpret il gesto come il permesso di parlare.
Santo Padre, il sacro collegio  andato a pezzi come una
tavola marcia. Cesare  prigioniero. De' Medici si nasconde a
Venezia, Colonna, Sforza, Orsini, Riario Sansoni si sono alleati
di nuovo con i francesi. Della Rovere  in grado di impossessarsi
del trono di San Pietro.
Dietro di loro si fece sentire la voce di Carafa, dalle inflessioni
cantilenanti dei napoletani: voleva raggiungere il suo re in esilio.
Il santo Padre si volt verso di lui.
Cardinale Carafa, il sacro collegio fuggir?, rugg. Senza
difendere il nostro Paese? Fratelli miei, ricordatevelo! Lo zucchetto
rosso simboleggia il vostro consenso a versare il vostro
sangue per la santa Chiesa, quale che sia il nemico, il nostro o il
vostro.
Allora ripropongo la domanda, si ribell Carafa, dov' il
prefetto di Roma? Nessuno ha pi visto Giovanni Borgia dalla
diserzione dei tedeschi. Quell'uomo  una bolla! Si gonfia, si
gonfia e poi, puff!
Fece un gesto esaustivo con le mani.
Svanito!
Attenzione, cardinale Carafa, l'ammon Rodrigo, non voglio
pi sentire allusioni sgradevoli su mio figlio.
Il papa, seguito dai cardinali, sal un'altra scala per raggiungere
i piani superiori del castello. I gradini, pi ampi, erano vuoti.
Quanto al re di Francia, prosegu, rimpianger ci che ha
fatto, non temete!
Come? volle sapere Morton.
L'et del vecchio ecclesiastico lo autorizzava a porre domande
imbarazzanti.
Da inglese, sono intrinsecamente ottimista. Tuttavia, vostra
santit, non vedo pi quali quisquilie vi restano per negoziare.
Una corrente d'aria soffi quando il concistoro arriv al piano,
nella sala di Apollo dove gli affreschi della leggenda di Apollo,le dimensioni della stanza e i mobili gli ricordarono il loro
rango. Borgia guard i cardinali.
Noi abbiamo il potere di rimettere la corona del re di Napoli,
dichiar. Carlo ottavo lo desidera. In pi, ci che non si ha
si rivela pi utile di ci che si possiede. Roma non offre alcuna
difesa, quindi, non potranno combattere, Carlo sar costretto a
parlarci.
Rodrigo apr le mani come per iniziare un sermone. La sua
voce era pregna di una serenit e di un distacco che contrastavano
con la situazione e i cardinali lo ascoltarono a bocca aperta.
Quando non resta che il rischio, occorre dare prova di audacia,
tentare il tutto per tutto. Se i negoziati fallissero, ci presenteremo
sui bastioni del castello, impugnando la Santa Eucaristia
nell'ostensorio, sfidando il re di Francia a venire a distruggere il
corpo di Cristo.
Poi si rivolse a Gacet. Per prima cosa inviamo un messaggio
a Carlo: sar il benvenuto quando passer da Roma, diretto a Napoli
e al suo legittimo trono. In cambio nostro figlio deve essere
immediatamente liberato.
Le circostanze sconvolsero Rodrigo Borgia: Pantasilea interruppe
la discussione, ma nessuno la biasim.
Vostra santit!  nato il bambino di Giulia.  una femmina!
Rodrigo emise un sospiro di sollievo. Questa neonata arrivata
nel caos era una promessa di pace. Condivise questa certezza con
i cardinali.
Vivr una lunga vita a Roma, tornata a essere una citt in
pace e libera da tutte le dominazioni straniere.
Poi li abbandon per andare a vedere sua figlia.
Lo stupro e le percosse lasciarono Cesare inerte per lunghe
ore. Incosciente poi delirante, se la fece addosso e perse la nozione
del tempo. Trascorsero molti giorni. Quando riprese conoscenza,
le ferite psicologiche inflitte l'avevano distrutto. Dopo
aver ricevuto l'ordine di liberarlo, Marcantonio Colonna mise
alla porta del castello di Marino un altro uomo, un altro spirito.
Coperto di cenci, sporco, puzzolente e pelle e ossa, si trascin
lungo le strade, rubando di che mangiare. Quando arriv a Roma
era irriconoscibile. Era avvolto nella vergogna dell'oltraggio subito.
Vag per le strade dove la popolazione terrorizzata non sapeva
se restare o partire. In questa situazione da fine del mondo
pass inosservato, mendicando e dormendo per terra. Non se la
sentiva di tornare a casa sua.


23.

Alessandro sesto trascorreva, di notte, lunghi momenti sulla terrazza
pi alta del castello, scrutando la citt.
Nel cielo tormentato dove il vento dava la caccia alle nuvole,
credeva di vedere degli eserciti. Delle urla salivano dalle strade
e sentiva le anime dei soldati massacrati gridare vendetta. In uno
di quei momenti, tra meditazione e visione, Gacet gli port la
notizia della liberazione di Cesare. Il re accettava la sua offerta,
promettendo di non causare disordini, se i romani si fossero
mostrati docili. Carlo ottavo garantiva, inoltre, una volta a Napoli
il passaggio di Goffredo e Sancia a Ischia. In pi, il re di Francia
si impegnava a fare professione di obbedienza al sommo pontefice,
riconoscendolo come capo unico della Chiesa, prima di ogni
udienza.
Rodrigo ascolt tutte queste proposte senza dire nulla, quindi,
dopo un attimo di silenzio, domand: Ditemi, Gacet, non sarei
come il re Priamo che apr le porte di Troia a un immenso cavallo
di legno?
Il papa lasci la terrazza, voleva riprendere fiato. Dimenticare
tutto. Per farlo non conosceva che un luogo: il letto di Giulia.
Entr nella camera in cui la sua amata e la loro figlioletta, Laura,
dormivano. Si spogli senza fare rumore e scivol contro Giulia.
Addormentata, raggomitolata, gli voltava le spalle.
Lui le baci la nuca, odor i suoi capelli e, sentendo il desiderio
crescere, le carezz i seni. Quando le strinse un seno, una
perla di latte spunt da un capezzolo. Sorpreso fece scendere la
mano tra le gambe della giovane donna e cominci ad accarezzarla.
Lei cambi posizione e gemette. Lui, credendo di risvegliare
il suo piacere, accentu le carezze. Improvvisamente, Giulia
apr gli occhi, si scost violentemente, si raddrizz e si rivolse
a Rodrigo furiosa.
Ho appena partorito e tu vieni a strofinare quelle tue grosse
dita maldestre come se volessi aprirti un varco!
Rodrigo si raddrizz stupefatto e si asciug la mano sul lenzuolo.
Non se ne era reso conto. Le sue scuse accrebbero il nervosismo
di Giulia.
No, certo che no! Sai quanti oppiacei devo prendere per addormentarmi?
Scusa, scusa! Il mio spirito  cos...
Laura cominci a strillare, Giulia agit un campanello e una
balia venne a prendere la bambina e gliela consegn.
L'allatter, visto che sono sveglia, borbott Giulia, stizzita.
Vedendola slacciare la camicia e tirare fuori il seno per offrirlo alla bambina, Rodrigo si stup nel constatare come quel gesto
fosse privo di erotismo. Turbato per il cambiamento di Giulia, si
rivest e usc dalla stanza senza dire una parola.
Un brontolio calava su Roma come un temporale sempre pi
vicino. Cesare intu subito che erano i francesi. E riprese a vivere.
Almeno per il momento. Si diresse al palazzo pontificio, in piazza
San Pietro stava entrando la cavalleria di Carlo ottavo. Cesare
la vide allinearsi in modo impeccabile. Lungo il viale che conduceva
alla basilica, si era ammassato un fiume di torce portate
da uomini a cavallo. Salendo i gradini dello scalone a quattro a
quattro, giunse nella sala delle Lacrime. Burcardo sistemava in
alcuni bauli vestiti, libri e altri oggetti preziosi.
Dov' mio padre? domand Cesare.
Burcardo sobbalz. Alla vista dell'ex ostaggio, lo spavento
appesant il suo accento tedesco.
A Castel Sant'Angelo, per proteggersi dall'invasione.
E voi ne approfittate per rubare.
No! Io sono il ciambellano. Ogni volta che un papa muore
questi oggetti tornano a me.
E ritenete la morte di sua santit imminente?
Burcardo aveva la coscienza tranquilla dell'uomo che si trova
nel suo pieno diritto e si rimise al lavoro, ignorando Cesare che
and alla finestra e osserv l'insediamento dei francesi. Il loro
generale, Yves d'Algre, in sella, gridava ordini. Gli uomini si
disposero a quadrato nella piazza, bloccandone l'accesso. D'Algre
dimostrava trent'anni, un bell'uomo, sicuro di s, elegante,
tratteneva il cavallo e nello stesso tempo sorvegliava le truppe e
impartiva ordini.
Proprio l'immagine del gentiluomo francese di alto rango,
pens Cesare. Dietro di lui Giovanni Burcardo sbatt il coperchio
del baule.
Adesso vado a raggiungere la mia famiglia. Eminenza? Che
Dio vi protegga! lo salut.
Con un gesto della mano Cesare lo conged senza voltarsi.
Il fracasso delle truppe francesi nella piazza gli risuonava nelle
orecchie come la fine di Roma e quella dei Borgia. Dopo la
cavalleria ci fu la fanteria e l'artiglieria. Soprattutto l'artiglieria:
Cesare non aveva mai visto n immaginato un esercito di tali
proporzioni. Fu la volta di enormi cannoni di bronzo montati su
ruote e tirati da cavalli. Questi ordigni devono misurare almeno
tre metri di lunghezza, valut a voce alta. Not anche delle
colubrine e dei falconetti, cannoni pi piccoli e pi maneggevoli,
ma meno potenti.
Alcune trombe segnalarono la fine dell'insediamento delle
truppe. Ora stavano facendo il loro ingresso gli ufficiali e i generali,
salutati da Yves d'Algre. Cesare osserv i cinque cardinali
nemici di suo padre: Sforza, Colonna, Orsini, Riario Sansoni e
Della Rovere. Quest'ultimo indossava un vestito a met strada
tra l'abito talare e la tenuta da guerra: la porpora con sopra una
corazza e un elmo a sostituire la berretta cardinalizia. I cardinali
schierarono le loro cavalcature. Davanti a loro i soldati di fanteria
aprirono un largo passaggio. In sella a un cavallo bianco,
Carlo ottavo avanz nella piazza, acclamato dalle truppe. Cesare
non pot distinguere il viso del re. Al chiarore delle torce che illuminavano
la notte a giorno, non vide che una grossa testa rossa
e una barba su un corpo minuscolo.
All'alba di un giorno grigio, Cesare si ritrov nel vicolo che
andava dal palazzo pontifcio a Castel Sant'Angelo. La porta segreta
non era chiusa ermeticamente. Ispezion il muro, la base e
i contrafforti delle mura, dove spuntavano delle erbacce e vi si
aggrappavano alcuni alberelli. Si lanci e risal agilmente. Giunse
sulla prima terrazza, oscill sopra il muro e rest disteso un
lungo momento sulla pietra fredda, per riprendere fiato. Scese
poi nei piani inferiori. I decori e l'ambiente gli ricordavano la
cella di Marino e, nel giro di pochi istanti, si mise a tremare, poi
si sdrai sul pavimento e si addorment di un sonno febbrile e
frammentato.
Fu svegliato dalla voce di Alessandro Farnese che distribuiva
viveri ai rifugiati. Appena gli pass davanti, Cesare afferr
un pezzo di pane e cominci a divorarlo. Con quel movimento
il cappuccio gli cadde all'indietro, rivelando il viso coperto di
polvere, la barba ispida e gli occhi rossi, infiammati. Sconvolto,
Alessandro si accucci davanti a Cesare che mise il dito avanti
alla bocca. Posando il cesto, Alessandro lo strinse forte, poi, aiutandolo
ad alzarsi, lo condusse via. Dopo avere attinto per molti
giorni a tutte le sue riserve nervose, Cesare croll. I due amici si
diressero verso un angolo tranquillo sotto le scale, Alessandro
lo incalz con molte domande: perch si trovava in quello stato?
Perch era tornato di nascosto? Erano tutti cos preoccupati.
Mi vedi? rispose soltanto Cesare.
Certo che ti vedo.
No, guardami da vicino. Mi vedi veramente?...
Alessandro fiss gli occhi di Cesare, si squadrarono a lungo.
Alessandro comprese di colpo e dalla gola gli sal un singulto di
rabbia e dolore al pensiero di quanto avessero potuto distruggere
quell'uomo.
Yves d'Algre era coraggioso e pieno di s. Pensava di aver
ragione d'esserlo: generalissimo delle forze francesi a trent'anni,
bello, intelligente, eccellente cavaliere, ottimo soldato, pure
ascoltato dal re. Le donne gli gettavano sguardi innamorati, gli
uomini lo invidiavano. Ricevuto in udienza dal sommo pontefice,
ebbe l'onore di essere ammesso nell'intimit della camera
papale, dove Rodrigo, con sua figlia tra le braccia, gustava senza
ritegno il piacere della paternit. Giulia riposava su alcuni cuscini
bianchi che mettevano in risalto la carnagione rosa e il petto florido.
L'ufficiale apprezz tanto di pi lo spettacolo, e gli sembr
che le poche ore passate in sua compagnia quando l'aveva detenuta
qualche settimana prima, fossero trascorse troppo velocemente
tra risa e occhiate. Non aveva mai avuto in suo potere una
donna cos bella, affascinante e piena di spirito. Baci l'anello
papale e rivolse i suoi omaggi a Giulia. Il baciamano prolungato
e lo scambio di sguardi complici non sfugg a Rodrigo. D'Algre,
che non era uno sciocco, sent che si stava spingendo troppo
oltre e si affrett a giustificarsi.
Ho avuto il piacere di ospitare questa donna quando  stata
fatta prigioniera qualche settimana fa...
Quali affari vi portano qui generale? tagli corto Rodrigo.
Vostra santit, vi porto una direttiva del re di Francia Carlo
ottavo, annunci il generale, rettificando mentalmente la sua posizione.
Il papa sollev le auguste sopracciglia e replic con serena
ironia: Una direttiva?
Il re richiede la vostra presenza a palazzo. Subito! aggiunse
poi in francese.
Rodrigo, si chin sulla figlia, le solletic il mento e, ignorando
d'Algre, disse: Saremo felici di ricevere sua maest.
Lui... vuole che siate voi ad andare da lui.
Rodrigo lo guard dritto negli occhi.
E noi diciamo che lo riceveremo qui. Avete sentito la nostra
direttiva, generale? Potete andare!
D'Algre si inchin cortesemente, salut Giulia, chiamandola
per nome, e scomparve.
Alessandro cur, medic, nutr il suo amico e gli ridiede il suo
splendore principesco. Lucrezia, Pantasilea, il cui cuore batteva
fino a perdere i colpi ogni volta che lo vedeva, Cem e lo stesso
Rodrigo, nessuno di loro si accorse del cambiamento avvenuto in
Cesare, solo la magrezza e la brutta cera. Evitava le domande e
lasciava che sua sorella lo coprisse di baci, poi si divincolava per
parlare con il padre e Alessandro dei problemi relativi alla difesa
di Castel Sant'Angelo. Lui era riuscito a entrare senza essere notato,
un fatto per lo meno preoccupante. Il papa lo incaric subito
di organizzarne la difesa. E alla sua domanda su chi fosse il responsabile
della sicurezza, in questo caso Giovanni, Rodrigo rispose
senza specificare che era in missione. Cesare comprese che
con ogni probabilit il fratello si nascondeva da qualche parte.
Secondo la promessa del re di Francia, le sue truppe si sarebbero
mostrate irreprensibili, se i romani avessero accettato di
essere accondiscendenti. Non furono n gli uni n gli altri. A
Roma nascevano continuamente tafferugli che opponevano forze
ineguali - pietre e daghe contro moschetti e spade - e i francesi
giustificarono cos i massacri e la messa a ferro e fuoco della
citt. Burcardo ne fece l'amara esperienza, come confid al suo
diario: Per alloggiare, il metodo dei francesi consiste nell'aprire
casa, cacciare gli abitanti, i cavalli e tutto il resto, bruciare la legna,
mangiare e bere senza pagare...(1).
Giovanni Brionnet, ufficiale francese, amava chiamare i suoi
uomini, i suoi dragoni. Li voleva cos, terribili e invincibili. Loro
vedevano in quell'appellativo una licenza: vincere e poi ricompensarsi
direttamente, cio saccheggiare, violare e uccidere i superstiti.
E Brionnet non era l'ultimo arrivato. Non era tanto per
l'educazione che aveva ricevuto dal padre, il vescovo Guillaume
Brionnet, vicino al re e suo emissario presso il papa. Pur essendo
di alto lignaggio si pu diventare una canaglia, come quel galletto
di ventotto anni. Voleva parlare della propriet di Vannozza
Cattanei e delle sue ricchezze. Fece irruzione e trov Vannozza,
che avrebbe potuto essere sua madre, di suo gusto. I suoi uomini
svuotarono la casa mentre lui si occup della proprietaria. Ella
tent invano di resistergli e lo minacci: suo marito era direttore
del carcere di Terranova.
No,  lui a esservi imprigionato, ora, rispose lui ghignando.
Poi scaravent Vannozza su un tavolo e, sfilandole la veste,
le spieg: Siete stata l'amante del papa, mi pare, anch'io voglio
assaggiarvi.
E la violent, per vendetta. Il Borgia non aveva forse rifiutato
la berretta cardinalizia a suo padre?
Quando fu liberata, Vannozza lasci la casa saccheggiata e
fugg a Castel Sant'Angelo, dove fu condotta subito dalla figlia
davanti alla quale croll, senza poter nascondere la sua esperienza
drammatica. Terrorizzata Lucrezia and a cercare il fratello.
Cesare stava organizzando la difesa del castello, disponendo le
truppe e le armi. Informato dalla sorella, abbandon tutto. Prese
la madre ancora tremante tra le braccia.
Gli uomini sono tutti porci, gemette lei.
Cesare sent che si divincolava, cercando di respingerlo.
Madre! Avete tutte le ragioni di rifiutare la vicinanza di un
uomo, ma sono vostro figlio. Voi mi avete consolato sovente, lasciate
che sia io a consolare voi. Conosco bene la vostra sofferenza!
A poco a poco lei si rilass contro Cesare, entrambi riuniti nel
dolore e nell'umiliazione, mescolando le loro lacrime.
Giunse al fine una buona notizia: l'imperatore tedesco del sacro
romano impero aveva attraversato le Alpi. Rodrigo domand
a Cesare e a Morton di andare a intercedere presso re Carlo, affinch
ritirasse le sue truppe.
Nel frattempo comunic a Lucrezia che accettava l'annullamento
del suo matrimonio. Alessandro Farnese, che si era incaricato
del fascicolo, rese il suo verdetto.
La procedura dell'annullamento, accordato da nostra madre
Chiesa,  complessa. Richiede due circostanze: l'impotenza del
marito o l'infedelt della moglie.
Impotenza, rispose Lucrezia senza esitare. Non sono mai
stata infedele.
Occorreva parlarne subito a Giovanni, che, secondo Lucrezia,
stava reclutando nuove truppe per il papa a Pesaro. Frattanto era
stato visto anche a Milano da suo cugino Sforza. Rodrigo ordin
che rientrasse immediatamente a Roma.
Attraversando piazza San Pietro, Morton constat le devastazioni
perpetrate dai soldati francesi: cadaveri di uomini, donne e
bambini, prigionieri spinti a colpi di bastone. L'inglese perse la
flemma e urt Cesare che stava esaminando di nascosto i cannoni
nemici.
Nel palazzo pontificio era stato installato un trono per il re
di Francia, accanto a quello del pontefice e alla stessa altezza.
Quando Cesare e Morton entrarono, scorsero, raggruppati in un
angolo, i cardinali passati ai francesi che parlavano tra loro.
Improvvisamente fu annunciato l'arrivo del re. L'apparizione
di questo piccolo uomo deforme, che camminava male appoggiandosi
a un bastone, lasci Cesare stupefatto. Il sovrano si abbandon
sul suo trono con un grugnito. Il viso, con occhi gonfi e
lacrimanti di un blu slavato, era fregiato da un naso carnoso che
ricadeva verso una bocca dalle labbra grosse. Il pi grande sovrano
d'Europa era straordinariamente sgraziato.
Allora? borbott osservando con attenzione Cesare e Morton.
Pretendo di incontrare il sovrano della cristianit e mi mandano
il suo figlio illegittimo e un cane d'inglese?
Devo cacciarli, sire? chiese sollecito Brionnet.
Carlo gli fece cenno d'allontanarsi.
Voi siete Cesare Borgia, presumo, l'altro  troppo vecchio!
Perch il papa non  venuto? aggiunse poi in italiano per Cesare.
Cesare si sent incoraggiato da questo cambiamento di lingua:
Vostra maest! Le vie sono sotto assedio e piene di sangue. Papa
Alessandro sesto si aspettava che un sovrano che aveva ricevuto
l'unzione divina trattasse la Citt Eterna con pi rispetto. Egli
esige che tutte queste violenze termino immediatamente.
Esige...
Carlo ottavo sogghign con voce stridula. Era tornato al francese
e prosegu indicando i cardinali.
Vostro padre ha infranto le sacre leggi, conduce un'esistenza
depravata. Ho la loro testimonianza!
Sollev la testa.
Annuncio un concilio per deporre papa Alessandro sesto,
esclam rivolto a tutti.
Vostra maest!
Morton, intervenuto con fare pacato, tradiva la tensione solo
per l'accento pi marcato. Questi sedicenti cardinali che ora attaccano
il pontefice, avevano accettato ogni corruttela per farlo
eleggere! sottoline.
Oltraggiati da tale accusa, i prelati attaccarono un coro stonato
di proteste.
Non lasciatevi ingannare, vostra maest! sbrait Della Rovere
che non sopportava n la vista n la voce di un Borgia. La
tiara non  una corona di spine, Alessandro sesto non ha alcuna
fretta di imitare Cristo.
Allora Cesare scopr le carte. Vostra maest, voi avete recentemente
firmato un trattato con il sovrano inglese; che direbbero
Enrico settimo e gli altri sovrani cristiani quando in Europa si sparger
questa notizia? Voi, il re di Francia, assediate il vicario di Cristo
e proclamate la vostra intenzione di giudicarlo? Quest'uomo,
lo stesso cui Dio ha affidato il giudizio di tutte le anime umane?
E quale sar l'opinione della regina Anna?
I prelati ribelli si accalcavano, mormorando, attorno al re.
L'accenno alla sovrana sort il suo effetto. Carlo ottavo adorava
la sua regina tanto quanto la temeva. Molto devota, non avrebbe
sopportato che si maltrattasse il papa, e suo marito lo sapeva.
Carlo ottavo sospir e, con uno scintillio indisponente negli occhi,
si rivolse soprattutto ai cardinali, suoi alleati.
Bene, cambio parere, rendo a Dio ci che  di Dio e faccio
atto di obbedienza a questo papa Borgia!
Cesare si inginocchi, il cuore martellante. Della Rovere tent
un'ultima protesta, ma Carlo ottavo lo ferm con un gesto.
Pongo tre condizioni: primo, sua santit mi renda visita di
persona; secondo, Castel Sant'Angelo sia messo sotto la mia autorit;
terzo, il pasci Cem mi appartiene.
Morton e Cesare riaprirono i negoziati, questa volta con il
pontefice. Rodrigo non fece molto caso a Cem e l'avrebbe consegnato,
malgrado tutti i suoi impegni. Per Morton era probabilmente
l'unica concessione. Era fuori discussione cedere Castel
Sant'Angelo. Rodrigo riteneva che avrebbe cos corso il rischio
di venire assassinato e gettato nel Tevere. Infine, non avrebbe mai
accettato di diventare un ospite nel palazzo pontificio.
Quel tanghero dorme nel mio letto, brontol.
La discussione era senza fine; dal canto suo il re di Francia
non rinunciava alle sue condizioni.
Quei due! Due blocchi di granito, tuttavia uno dei due dovr
ben cedere, disse Morton, disilluso.
Il re voleva Cem e voleva la visita del papa. Brionnet fece
da intermediario e andava e veniva tra Castel Sant'Angelo e il
palazzo. Non si procedeva e Roma non si placava. Cesare ebbe
un'idea, una commedia fatta d'azzardo organizzata al millimetro.
L'indomani Rodrigo fece una passeggiata solitaria nei giardini
pontifici. A qualche metro di distanza, Carlo ottavo odorava
una rosa. Not il pontefice, si tolse il cappello e lo salut. Il papa
non lo vide o fece finta di non vederlo (era concordato, il pontefice
non doveva vedere Carlo inginocchiarsi!); poi, come Carlo
mise il ginocchio a terra, lo not (avvertimento di Carlo:  fuori
discussione che baci il piede di quello sporco catalano). Occorreva
dunque che nello stesso momento gli tendesse la mano per
rialzarlo senza lasciargli il tempo di inchinarsi pi profondamente.
In quel momento, ci fu un leggero sfasamento: Rodrigo fece
una pausa molto corta e Carlo si trov con la testa china senza
volersi abbassare di pi. Per guadagnare tempo tossicchi. E nel
momento in cui tutto andava cadendo nel ridicolo, Rodrigo tese
la mano e alz il sovrano.
Fino a quel punto il piano si svolse perfettamente: i due uomini
passeggiarono per i viali, seguiti a distanza da una piccola folla,
fuori portata di voce: da un lato d'Algre e Giovanni Brionnet,
con qualche soldato francese, dall'altro diaconi e sacerdoti
con in testa Cesare e Morton. Carlo avvi la conversazione con
un dettaglio inedito.
Il vescovo Brionnet sogna di essere cardinale... Voi avete
agitato la croce pettorale sotto il suo naso, non pensa che a questo.
La reazione di Rodrigo fu tanto istintiva quanto inattesa.
Brionnet? Cominciate parlandomi di Brionnet?
Strinse i denti per reprimere la collera che tratteneva da tanto,
ci vide una macchinazione, vera o presunta, del suo vecchio
nemico.
Vedo l'influenza di Della Rovere nelle nostre trattative! disse
quindi.
Il sovrano per poco non si strozz. Scusate? esclam, in
francese, riprendendosi dalla sorpresa.
Esasperato, Rodrigo decise di tagliare corto la conversazione;
improvvisamente barcoll, simulando una vertigine, e si aggrapp
al sovrano che era pi alto di due teste. I francesi reagirono
con un tintinnio d'armi, subito smorzato da un gesto di Carlo.
Dobbiamo riposare un istante...
Sostenuto da Cesare e Morton il papa si allontan, lasciando il
re stupefatto dalla brevit della loro conversazione.
Il sommo pontefice torn a Castel Sant'Angelo furioso: la
carriera di Brionnet non era mai figurata nel programma dei
negoziati. Disprezzava quel verme. Morton fece risuonare il linguaggio
della saggezza.
Con questo falso malessere, avete mostrato quale disagio vi
provoca il vescovo di Saint Malo! Vi siete fatto prendere all'amo
e non potete pi liberarvi, spieg Morton che amava la metafora
alieutica. Della Rovere e Sforza vogliono continuare a far pressioni
su Carlo perch non abbandoni la linea di condotta.
Rodrigo fin per dare ragione a Morton, per progredire occorreva
distaccarsi dalla questione Brionnet.
Come vescovo, ha finito per essere legato come un salame
nel dongione, l vicino. Immagino che si debba concedergli la
nomina, almeno saremo i pescatori e non il pesce!

Note.
1. Giovanni Burcardo, op. cit.


24.

Alessandro istru la procedura per l'annullamento del matrimonio
di Giovanni Sforza e Lucrezia Borgia. Lo sposo, rientrato a
Roma a spron battuto, non capiva il motivo della convocazione.
Alla fine Lucrezia confess la verit: Si tratta di un atto d'annullamento,
disse con fermezza.
Volete annullare il nostro matrimonio?
Eh s, intervenne Alessandro, in questa situazione  l'unico
rimedio.
Quale situazione? Quale rimedio? Il mio amore per Lucrezia
 troppo grande?
Sul suo viso tutto d'un tratto paonazzo, brillavano perle di
sudore. Guard la moglie.
Non chiedetemi di infliggere una tale macchia sul nostro
nome!
Alessandro si mostr pragmatico.
Non  una questione di macchia! Leggete questo documento,
abbiamo trovato una faglia nella sacra legge che offre un motivo
valido: il contratto di matrimonio di Lucrezia con Gaspare
non  stato annullato ufficialmente; ci vi permette di recidere i
vostri vincoli.
 una menzogna, protest Giovanni, un peccato mortale!
Lucrezia  mia moglie agli occhi di Dio e del papa.
Si alz.
Informer il santo Padre, non firmer un atto sacrilego, dichiar
con solennit.
Molto bene, disse Alessandro, se questa  la vostra decisione,
faremo un'udienza.
Per quale ragione sarebbe necessaria un'udienza?
Per la vostra impotenza.
Un fulmine si abbatt su Giovanni, che guard Alessandro
piegare i documenti e uscire. Nella sua innocenza non comprendeva
tale manovra. Si avvicin a Lucrezia e le domand con voce
piena di tenerezza: Amore mio, come siamo arrivati a questo
punto?
Quando le cose non seguivano il corso atteso, Lucrezia poteva
esplodere. Non amava pi Giovanni e non sopportava pi le sue
profferte d'amore. Glielo fece comprendere con tono esasperato:
Tu! Non noi. Sei un fallito. In amore. In guerra. Sei un fallito
come uomo! Non c' posto per te nella famiglia Borgia, e non ce
n' nel mio cuore.
Brionnet voleva la berretta cardinalizia? L'avrebbe avuta. La
voleva alla svelta? Cos sia. La cerimonia fu organizzata in tutta
fretta. Cesare dovette prestare la sua cappa, un altro prelato il
cappello. D'altra parte i cardinali erano tutti presenti, e Burcardo,
riprese le sue funzioni, riemp il suo uffizio. Prov, tuttavia,
un certo imbarazzo quando Cesare disse: La vostra casa  stata
derubata dai francesi, non  vero? Vi hanno preso quello che ci
avevate rubato?
Burcardo conosceva i Borgia a fondo, sapeva come rientrare
nelle grazie di Cesare e non attese.
Vedete il figlio di Brionnet? disse, indicando discretamente
Giovanni Brionnet in tenuta da ufficiale francese.  quello
l'uomo che ha violentato vostra madre.
Dopo la cerimonia Rodrigo ebbe la sorpresa di scorgere Colonna,
Orsini e Riario Sansoni che arrivavano da lui, in fila. Ciascuno
a turno baci l'anello papale: erano tornati all'ovile e, saggiamente,
Alessandro sesto apr loro le braccia.
Quella sera Cesare Borgia indoss il farsetto nero e usc in
citt con alcuni uomini. Cercava Giovanni Brionnet. Lo trov a
Campo dei Fiori, dove stava discutendo la tariffa con una prostituta
con cui era appena stato. Gli uomini lo circondarono.
Avete una madre, Brionnet? gli domand semplicemente
Cesare.
Come lui rispose affermativamente, Cesare aggiunse: Allora
sapete il motivo per cui morite!
E gli piant la daga nel ventre, girando la lama per farla penetrare
pi profondamente. Il giovane Brionnet ebbe il tempo di
urlare e di accorgersi di morire.
Lucrezia fece affrettare l'udienza destinata a formalizzare
l'annullamento. Giovanni Sforza testimoni davanti ad Alessandro
e Morton, seduti a un grande tavolo; un cancelliere prendeva
nota. Lucrezia, accompagnata da Pantasilea, gli stava dietro. Giovanni
non cedette senza combattere, inizi citando l'interdizione
papale a consumare il matrimonio, al che gli si ricord che aveva
avuto un'occasione per disobbedire e che aveva fallito. Dolorosamente
sorpreso, si volt verso Lucrezia, che, occhi bassi, gli
mostr un viso impenetrabile. Aveva fornito ad Alessandro tutti
gli argomenti possibili contro il consorte, compresa la dote di
trentamila ducati che Giovanni doveva rendere in caso d'annullamento.
L'uomo tocc il fondo dell'umiliazione.
Non ho ricevuto che un terzo della dote, e voi vorreste che
restituissi l'intera somma che non ho mai ricevuto?
L'assurdit di questa pretesa finanziaria gli restitu la sua dignit.
Tutta questa storia di denaro  senza importanza. Si parla
della mia reputazione! L'impotenza! Tutta l'Italia mi getter nel
ridicolo.
Improvvisamente Lucrezia si alz per prendere la parola.
Propongo una soluzione, potremmo fare l'amore di nuovo...
Giovanni si volt verso di lei pieno di speranza, ma Lucrezia
continu senza guardarlo.
... in presenza di un osservatore, il papa, vostro cugino, una
cinquantina di testimoni intorno al letto.
Giovanni, inorridito, rifiut, e Lucrezia torn a sedersi, allargando
le braccia: aveva tentato il tutto per tutto. Infine Giovanni
lanci l'ultimo argomento convincente.
Come potrei essere impotente? La mia prima moglie, la mia
cara Maddalena,  morta di parto.
Allora Alessandro assest il colpo definitivo.
C' un testimone che menziona una relazione tra vostra moglie
e uno stalliere...
Sforza arross, scatt e colp con tale forza il tavolo che fece
saltare i documenti e l'inchiostro del cancelliere.
Aggiungete ferite agli insulti!
Si volt verso Lucrezia e la prese per il collo, e occorsero
le forze congiunte di Morton e Alessandro per strappargli dalle
mani la giovane.
Una sera riapparve Giovanni, tanto improvvisamente come
era scomparso. Questa volta Cesare parl fuori dai denti e insult
il fratello cadetto: quando era tenuto in ostaggio a Marino, suo
fratello si nascondeva a Ischia. L'odio tra i due raggiunse il punto
di non ritorno, a ci si aggiungeva il disprezzo da parte di Cesare
e l'invidia da parte di Giovanni. Per quanto coccolato dal padre,
il cadetto sapeva confusamente di non poter mai essere all'altezza
delle sue responsabilit. Cesare era amato e rispettato da tutti,
Giovanni riusciva solo a farsi detestare, anche dalle truppe reclutate
dal fratello maggiore. I due finirono per battersi, e la zuffa
avrebbe preso una piega drammatica, se Rodrigo non fosse intervenuto
in tempo per separarli. Nello spirito di Giovanni nacque
allora un desiderio di vendetta: Cesare con tutti i suoi rimproveri
l'aveva umiliato, lui avrebbe umiliato Cesare a sua volta.
La sera in cui Giovanni Sforza accett l'annullamento, Lucrezia,
senza attendere un istante, lo annunci ad Alfonso d'Este, di
cui era sempre perdutamente innamorata. Dett una lettera a Pantasilea,
raccontandogli tutto, affermando che era ancora vergine e
facendo progetti sull'avvenire.
Oh, Alfonso, concludeva, mi struggo per voi. Quando
questa assurda guerra terminer, il nostro banchetto di nozze sar
il pi straordinario che si sia mai visto a Ferrara o a Roma, poi
fuggiremo in un grande letto sotto lenzuola di seta cinese. Rifiuto
tutto e vi scelgo...
Esultante di gioia, consegn la lettera a Pantasilea con l'incarico
di trovare un modo di far pervenire la missiva a Ferrara,
senza che la sua famiglia lo venisse a sapere. La lettera attravers
il palazzo, stretta nelle mani di Pantasilea, e atterr nella camera
di Giulia.
Il giuramento d'obbedienza di Carlo ottavo al sommo pontefice
doveva aver luogo in piazza San Pietro, su un palco protetto da
un baldacchino. Le orifiamme con i simboli del pontefice e quelli
del re con i gigli, schioccavano al vento. Sotto il baldacchino due
troni attendevano il papa e il sovrano francese. La folla affluiva
nella piazza per assistere all'evento.
Carlo ottavo non amava molto l'idea di questo giuramento, ma
cosa promessa, cosa dovuta. Oppure, si pu essere un grande re
e praticare delle piccole meschinit. Era il caso di Carlo. Ben
conoscendo l'impazienza e il sangue caldo dei Borgia, fece attendere
il pontefice fino al punto di rottura. Rodrigo era gi seduto
sul suo trono e Carlo pranzava. Si vest con cura particolare, e
questo lo fece ritardare ancora di pi; quando il re finalmente usc
dal palazzo pontificio, scortato da Della Rovere e da d'Algre,
il papa stava pensando di tornarsene a casa. Accolse il sovrano
chiedendogli se si fosse smarrito. Carlo ottavo addusse il pretesto
della morte del giovane Brionnet, il dolore del padre costretto a
tornare in Francia dietro il feretro del figlio. Poi, allorch andavano
a sedersi, Della Rovere ricord a sua maest che restavano
alcuni dettagli da regolare.
Ah s, si ricord Carlo, temo che occorra aggiungere due
emendamenti al nostro accordo!
Carlo ottavo voleva vedersi attribuire un titolo identico a quello
del re di Spagna, di re cattolico. Rodrigo rifiut, la denominazione
era unica, tuttavia il pontefice non si lasci ostacolare da
simili bazzecole. Propose senza esitare a Carlo ottavo di essere il
re molto cristiano, lui e la sua discendenza. Sorpreso da un accordo
tanto rapido, Carlo acconsent. Rimaneva il secondo punto:
Rodrigo doveva accompagnarlo a Napoli e incoronarlo.
Bene, disse Rodrigo, mi avete messo alla prova, ora tocca
a me mettere alla prova voi: da dove viene quest'idea?
Questo diavolo d'uomo mi sorprende sempre, pens Carlo. Si
affrontarono con gli sguardi per qualche secondo, Carlo cedette
per primo, indicando Della Rovere.
Allora? Verrete? insist, tornando alla domanda.
Saremmo venuti di buon grado se non fosse stata una sua
richiesta, rispose Rodrigo, additando il cardinale traditore.
Porco, mugugn Della Rovere tra i denti.
Poi grid:  il momento, ora, vostra maest!
Si mosse, d'Algre avanz di due passi.
Un ordine, vostra altezza, e spazzo via questo Borgia dalla
faccia della Terra, minacci.
Le armi tintinnarono: Gacet estrasse una spada da sotto il trono,
Giovanni e Cesare sguainarono le loro. I tre circondarono
Rodrigo. Ci fu qualche secondo di tensione mortale, gli uomini
si squadrarono, una voglia incoercibile di squartarsi stampata sui
loro volti. La folla vide questi movimenti, i gesti e gli sguardi.
Un mormorio si diffuse, si gonfi, rumoreggi cupamente in crescendo.
Carlo agit la mano e attenu la tensione.
Uccidere un papa? Trasformare un Borgia in un martire e
farne un santo?
Si lasci sfuggire un risolino sprezzante, poi si rivolse al pontefice.
Bene, non mi accompagnate. Fatevi sostituire allora da qualcuno
di fiducia.
Il suo sguardo sfior Giovanni, poi si ferm sul primogenito.
Cesare! esclam.
Rodrigo si riprese a stento da quell'attacco a sorpresa, lo choc
lo colp come una frustata. Cesare divenne livido.
Voi mi domandate troppo Carlo. Mio figlio non far da
ostaggio una seconda volta!
Allora addio! La risposta di Carlo risuon come un colpo
di frusta.
Vostra santit, Napoli  affascinante in primavera, partir
con il re, stava gridando Cesare con voce chiara.
Rodrigo guard il figlio i cui occhi erano fissi al di l dell'orizzonte.
E sia! si lasci sfuggire in un sospiro. Andr liberamente.
Cesare Borgia, noi vi nominiamo qui legato del papa alla corte di
Avignone con tutta l'immunit afferente.
Sono io il legato del papa, grid Della Rovere in tono rabbioso.
Il legato del papa ci rappresenta, voi ci avete mai rappresentati?
Vostra altezza! lo supplic in lacrime Della Rovere voltandosi
verso il re di Francia.
Carlo tese la mano con indulgenza, questa volta era deciso a
farla finita e l'inimicizia estrema tra i due prelati non lo riguardava.
Alti e bassi della guerra, cardinale Della Rovere, bisogna saper
donare per ricevere!
E si inginocchi laboriosamente, minuscolo di fronte al sommo
pontefice.
Santissimo Padre, sono venuto a rendervi omaggio e rispetto,
come prima di me il mio imperiale antenato Carlo Magno.
Chin la grossa testa fino ai piedi di Rodrigo, che la baci.
Squillarono le trombe: questo duello vinto a viva forza da Rodrigo
gli costava caro.
Rimaneva da annunciare a Cem che sarebbe partito con i francesi;
ci avvenne la sera stessa durante una cena molto mesta con
Rodrigo, i suoi due figli e il giovane turco. Giovanni mangiava
con buon appetito, gli altri tre guardavano i loro piatti senza toccare
nulla, e bevevano appena. Se Cem accettava il suo destino,
tollerava a fatica la sorte di Cesare e lo disse a Rodrigo.
Volete sapere a fondo i miei pensieri, santissimo Padre? Tradite
non soltanto me, ma vostro figlio! Il vostro sangue! Se dovessi
consegnare mio figlio al nemico ne morirei mille volte!
E dov' adesso vostro figlio? domand Rodrigo.
La crudezza della domanda ridusse Cem al silenzio. I quattro
uomini rimasero per un po' in silenzio. Cesare, preoccupato per
il suo amico, gli offr da bere, lo serv.
Un giorno, padre, si dir che Cesare non  pi vostro figlio,
intervenne improvvisamente Giovanni, con voce flautata.
Cesare sar sempre mio figlio, rispose Rodrigo.
No, ribatt Giovanni sempre con lo stesso tono, sotto il
vostro tetto avete una figlia, Lucrezia, e una seconda, la piccola
Laura. E adesso, dopo il soggiorno di Cesare a Marino, ne avete
una terza!
Se Cesare avesse avuto un'arma, avrebbe ucciso il fratello.
Come sarebbe a dire? Rodrigo, affranto, fin per comprendere.
Come?  vero?
Cesare si era gi gettato su Giovanni, rovesciando la sedia,
spazzando via i piatti. I due si batterono con odio furioso, si menarono
colpi senza ritegno. Giovanni riusc a immobilizzare Cesare
con una presa al braccio.
I tuoi capelli! Non avevo mai notato quanto fossero morbidi,
come quelli di una donna, gli sussurr.
Con un colpo di ginocchio all'inguine, Cesare si divincol.
Giovanni mugol dal dolore e lasci la presa. Cesare lo tir per
una gamba e lo fece crollare sul pavimento.
Basta! Basta! Cesare, lascialo! ordin il padre.
Ma Cesare non lo sentiva. Rapido come un fulmine agguant
il fratello, lo sollev e lo sbatt a terra, la schiena di Giovanni
urt il pavimento. Poi, messosi a cavalcioni su di lui, gli prese la
testa e cominci a batterla furiosamente.
Attento, fratellino, grid Giovanni che rideva come un demente,
sei teso, lo sento!
Questo rese Cesare ancora pi violento, i suoi colpi raddoppiarono,
il sangue cominci a colare lungo il viso di Giovanni, si
sparse attorno alla testa e solo allora Cesare si alz soddisfatto.
Rodrigo lo fiss, senza parole.
Mi ha rotto il naso, gemette Giovanni.
Rodrigo si chin su di lui.
Te lo sei meritato, sussurr. Non lo dirai a nessuno, mai,
capito? A nessuno racconterai la disgrazia di tuo fratello.
Si volt verso Cem.
E nemmeno voi, Cem!
Questi annu e usc, si sentiva di troppo.
Rodrigo si avvicin al primogenito che tremava di collera e
di imbarazzo.
Mi sono battuto, padre, ho lottato con tutte le mie forze...
fremette.
La prova della qualit di un uomo, un vero uomo, non sono
le sofferenze che sopporta, ma solamente quelle dalle quali riesce
a cavarsela, disse dolcemente Rodrigo.
Il papa mise la mano sulla spalla del figlio e aggiunse con
tono accorato: Ti giuro, come padre, come vicario di Cristo, che
arriver il momento della nostra vendetta.
* * *
In piazza San Pietro Lucrezia e Vannozza attendevano la partenza
delle truppe francesi; in ordine di marcia avevano alla testa
Carlo ottavo, affiancato da d'Algre e Della Rovere. Cem e Cesare
li raggiunsero. Alcuni palafrenieri guidavano un gruppo di cavalli,il tributo di Cesare al re.
Vostra maest, ecco un dono: sei cavalli di Cappadocia.
Sua maest valut il regalo da intenditore.
Sapevo che siete un amante dell'equitazione, disse gentilmente.
Lo sono anch'io. Vi ringrazio.
Furono condotte le cavalcature e Carlo invit Cesare a cavalcare
con lui. Nel vederlo mettersi dietro, grid: Ah, no! Accanto
a me, vi voglio vicino a me.
Il lungo corteo si avvi: Carlo ottavo, attorniato da Cesare e
Cem, d'Algre e Della Rovere appena dietro.
Cesare not Lucrezia e Vannozza che agitavano le mani in
segno d'addio...
Sulla terrazza Rodrigo e Giovanni osservavano la partenza di
Cesare. I domestici avevano iniziato a riordinare il palazzo pontificio.
Padre, vi chiedo perdono per la mia condotta di ieri sera,
disse Giovanni timidamente.
Rodrigo lo ignor. Guardava la citt: gli abitanti stavano pulendo
le strade e spostando i morti, alcune case ancora fumavano,
e le rovine grigie si estendevano fino all'orizzonte. Gacet
annunci l'ambasciatore spagnolo Lopez de Haro. L'inviato della
regina Isabella capitava a sproposito, tanto pi perch era venuto
per una questione che Rodrigo avrebbe qualificato come un
dettaglio insignificante. Il confidente e confessore di sua maest
cattolica, Francisco de Cisneros, doveva sostituire il Cardinal
Mendoza, deceduto. Orbene egli rifiutava la porpora cardinalizia,
se ne reputava indegno...
Sapete una cosa, de Haro? articol Rodrigo con un tono di
fredda collera, me ne infischio. Carlo ottavo di Francia ha appena
terminato di devastare Roma, ha preso nostro figlio e marcia alla
volta di Napoli, senza che nessuno al mondo glielo impedisca.
Se esiste un re potente su questa Terra,  quell'uomo deforme,
non il vostro Ferdinando! Quanto a Cisneros, non vuole essere
cardinale? Tanto meglio per lui, che vegeti nel confessionale!
La situazione era seriamente sfavorevole, ma de Haro non se
ne preoccup. Pretese una bolla papale per obbligare Cisneros
ad accettare. In cambio la regina Isabella si sarebbe fatta carico
di persuadere suo marito a intervenire in Italia. Rodrigo non era
ancora a quel punto. Promise una bolla papale contro le truppe
spagnole.
Poi and a ispezionare il palazzo pontificio e a fare l'amaro
inventario dei danni provocati dai francesi: avevano bivaccato
nelle sale con il pavimento in legno, alcuni bracieri improvvisati
ne avevano bruciato le lamine, si erano divertiti a imbrattare gli
affreschi con il carbone, le candele erano colate lasciando dappertutto
strisce di sego, avevano usato il vestibolo come bagno e
avevano rubato tutto ci che era possibile arraffare. Nel cuore del
papa, l'indignazione bisticciava con lo scoraggiamento. Camminando,
dett una lettera all'imperatore Massimiliano.. E parl
fuori dai denti.
Voi dovete comprendere, Massimiliano: il successo della
Francia in Italia riduce l'influenza dell'impero. La Spagna 
pronta a combattere in nome di Dio. Lascereste far baldoria alla
vostra tavola due Paesi di nessuna importanza? Voi avete il titolo
di imperatore del sacro romano impero germanico. Non limitatevi
alle Alpi, siate sovrano, secondo il vostro titolo...
Firm la lettera e raccomand a Francese Gacet di depositarla
nelle mani dell'imperatore.
La sala del Trono era pressappoco intatta. Rodrigo riun il primo
concistoro ufficiale dalla partenza dei francesi. Vi parteciparono
venti cardinali, compresi i suoi nemici di ieri. Mancavano
Della Rovere e Sforza, che era tornato a Milano.
Verbum incarnatum, inizi Burcardo in qualit di ciambellano.
Sua santit il papa Alessandro sesto ha convocato la riunione
del sacro collegio cardinalizio.
Rodrigo prese la parola e fu ascoltato nel pi grande silenzio:
Siamo qui oggi, cari fratelli, per separarci subito: Farnese, voi
partite oggi stesso per Siena; Colonna, per Ferrara; Morton, voi
andrete a Venezia; Orsini, a Mantova; e Riario Sansoni, a Firenze.
Dovete convincere i duchi e i dogi, i mercanti e il clero di
ogni citt e ducato a unirsi a noi per salvare l'Italia. La Spagna si
alleer a noi, l'imperatore Massimiliano la seguir, ne siamo persuasi.
Insieme formeremo la Santa Lega per annientare i francesi
e mettere Della Rovere in ginocchio.
Riario Sansoni, bench cugino di Della Rovere, approv senza
riserve. Burcardo port la lancia di Longino. Rodrigo la brand.
Come per Costantino il Grande, Giustiniano e Carlo Magno,
la lancia di Longino accorder la vittoria a chi la detiene.
Rodrigo sollev la lancia sopra la testa, i cardinali si alzarono
e, unanimi, acclamarono lungamente il loro pontefice.


25.

Un cavaliere dotato di una buona cavalcatura raggiunge Napolida Roma in quattro giorni. Per il viaggio di numerose truppe
francesi, pesantemente equipaggiate, ne occorreva il doppio. Orbene,
quell'anno piogge torrenziali avevano trasformato le strade
e i percorsi in pantani e i campi in paludi. I soldati di fanteria
sprofondavano nel fango appiccicoso, e spesso ci perdevano le
calzature. La loro marcia sembrava uno spintonarsi. I carri di
viveri, di attrezzature, soprattutto quelli che portavano i grandi
cannoni di bronzo scavavano delle buche e ci si impantanavano,
slittando. Bisognava fermarsi, sollevare le ruote, assillare i cavalli.
Sbuffavano, scivolavano, talvolta si schiantavano a terra.
Schiaffeggiati dagli acquazzoni, gli uomini non ne potevano pi.
Siccome i rifornimenti giungevano con ritardo fino alle truppe di
testa, si decise per una sosta prolungata, sperando che le piogge
cessassero. L'avanzamento poteva allora riprendere accelerando.
Alla testa del corteo, accanto al re e Cesare, Cem tremava. Dalla
partenza da Roma non aveva potuto scaldarsi, i suoi abiti inzuppati
gli si incollavano al corpo. La pausa gli aveva permesso di
scaldarsi, ma si era ugualmente ammalato.
Cesare e Cem giocavano a scacchi nella loro tenda. Cesare
perdeva con grazia: Cem era un maestro a questo gioco e amava
vincere, dava dei punti a Cesare, per altro ben meritati. Due servi
entrarono portando delle torce, preceduti dal re. I due amici si
alzarono in piedi. Il sovrano francese portava brutte notizie, per
rispetto dei suoi ospiti ci teneva ad annunciarle di persona a Cem:
Monsignore, vostro figlio  morto. Le mie condoglianze.
Il re porse una pergamena al pasci, poi senza attendere oltre
usc dalla tenda.
Cem trasal per il colpo e cadde seduto sul suo letto da campo.
Srotol il documento; alcune grosse lacrime gli solcarono le
guance.
Mio figlio... assassinato da mio fratello! Bayezid l'ha decapitato.
Lui ha... Ogushan non aveva che due anni!
Cesare si sedette accanto a lui, gli pass un braccio attorno
alle spalle, ammutolito.
Dio, Allah, quale che sia il nome che diamo a Dio, vostro
figlio  sotto la sua protezione, egli lo accudisce.
Il piccolo Ogushan  in paradiso.
Cem non lo ascoltava. Dolore e collera gli serravano i denti.
Che l'arcangelo Malik, guardiano del regno delle tenebre,
pieghi Bayezid sotto il suo giogo, lo trascini per l'eternit tra le
acque bollenti e le fiamme dell'inferno. L'assassino di un bambino
non  un uomo.
Cesare, brutalmente catapultato nel suo passato, sent il cuore
gelarsi e fu totalmente incapace di proferire una sola parola di
conforto.
Gacet annunci a Rodrigo che l'armata di Massimiliano aveva
appena conquistato Feltre e Belluno, citt appartenenti al Vaticano.
Rodrigo ebbe un moto d'impazienza.
Feltre e Belluno? E a che cosa ci servono? I francesi non si
sono avvicinati a queste regioni.
In verit Massimiliano non entr in Italia che per suo tornaconto.
Le novit non erano poi tutte cos negative, tuttavia esigevano
una controffensiva. Gli spagnoli erano pronti a spingersi
fino al Nord Italia, a condizione che Roma fosse purgata degli
ebrei romani e spagnoli, a richiesta esplicita della regina Isabella.
Siena aveva accettato di entrare nella Lega, come pure Ferrara e
Milano, sotto riserva che vi aderisse Venezia.
Rodrigo ascolt tutto questo e le sue conclusioni furono semplici:
s, noi purgheremo quando gli spagnoli si sbarazzeranno
dei francesi. Quanto ai veneziani, ci giocheremo i tedeschi contro
di loro: Massimiliano non voleva spostarsi oltre il Nord, la minaccia
delle sue truppe che marciano su Venezia, anche in modo
fittizio, far pendere il doge in favore della Lega.
Lucrezia passeggiava nei giardini del Belvedere abbozzando
dei passi di danza: aveva appena ricevuto un messaggio di Alfonso
d'Este. Trascin Maria Enriquez facendola volteggiare. Ella
protest: la sua gravidanza non le permetteva pi di sgambettare!
Perch sua cognata era cos giuliva? Alfonso d'Este le aveva
scritto e le parlava d'amore... Maria Enriquez era stranamente
silenziosa. Lucrezia fin per accorgersene. Not anche che la sua
amica aveva i capelli calati sul viso. Gioiosa cerc di scostarli ma
Maria si nascose.
Maria, noi siamo pi che cognate, siamo anime gemelle.
Parlatemi!
Allora la spagnola scopr il viso e la gola chiazzate di segni
blu scuro viranti al giallo.
L'opera di vostro fratello!
Ogni pudore fu dimenticato, sollev un lembo della camicia,
esibendo seno e ventre: brutti lividi si disegnavano sulla pelle
bianca. Una decisione si imponeva a Lucrezia: togliere Maria
dalle grinfie di Giovanni. Il pomeriggio stesso incontr l'ambasciatore
di Spagna, Lopez de Haro, e gli chiese di portare sua
cognata con grande urgenza in Spagna. Il diplomatico dapprima
si stup che la principessa spagnola non avesse informato n lui
n la corte spagnola delle violenze che subiva da parte del marito.
Lucrezia ribatt che ella aveva appreso la regola d'oro in vigore
a Roma:le donne devono rassegnarsi a soffrire. De Haro non si
commosse; obbediva agli ordini del suo re, nient'altro. Lucrezia
tent la via della corruzione, agitando un braccialetto di diamanti
sotto il suo naso, suggerendo che una buona quantit di denaro
poteva aiutarlo. Egli prov quasi piet per la fanciulla e rimase
impassibile. Allora Lucrezia tent il metodo Borgia.
Cosa succederebbe a Maria se il suo bambino morisse? Cosa
succeder se la regina Isabella lo scopre, quando si accorger che
voi sapevate e non avete fatto nulla? Poich ne sar informata!
De Haro la guard stupito.
Immagino che la regina, prosegu Lucrezia, sospetter che
vi siete fatto comprare dal duca di Gandia! Si porr dubbi sulla
vostra lealt verso la Spagna! Le donne fanno presto a insospettirsi
circa la lealt degli uomini!
Questa volta de Haro divenne serio.
Voi non siete ancora una donna, non siete all'altezza di vostro
padre. Non mi minacciate!
Lucrezia non si aspettava un tale sgarbo, abbandon l'ambasciatore,
contrariata e amareggiata, ma non si rassegn: avrebbe
salvato Maria Enriquez. Accanto a lei Pantasilea annotava mentalmente
per fare rapporto a Giulia: che Lucrezia si immischiasse
nella vita di coppia di suo fratello la faceva impazzire. Tanto
meglio.
Il battesimo della figlia del papa rappresentava un evento
mondano tanto pi significativo, considerato che Roma usciva da
un periodo tetro. Segnava il ritorno a una vita normale e gioiosa.
Tutta la citt era stipata dunque nella Sistina, nobili, diplomatici,
curia. Bisognava osservare ed essere osservati. Alessandro
Farnese officiava davanti al fonte battesimale, Rodrigo e Giulia
in piedi dietro al padrino, Ferdinando d'Asburgo, in un pianto
dirotto. Il nipote di Massimiliano, di otto anni, era arrivato da
Vienna alla vigilia. Quanto alla madrina era Rosalina Della Mirandola.
Gli abiti sontuosi e i gioielli di questa fanciulla di tredici
anni, non potevano mascherare la sua pinguetudine e i suoi tratti
pesanti e irregolari.
Laura, cominci Alessandro, tu non sei pi una straniera,
tu appartieni alla comunit dei santi, membro della casa di Dio,
di cui gli apostoli sono le fondamenta della Chiesa e Ges Cristo
la pietra angolare...
Non si sentiva nulla: il giovane Asburgo ragliava a pieni polmoni,
deciso a rendersi odioso. Alessandro esit, poi prosegu la
cerimonia. Prese un po' di saliva dalla sua bocca e la mise sulle
orecchie e il naso di Laura.
Apriti ai profumi della dolcezza e tu, demonio, lascia questa
bambina...
A questo punto Ferdinando, senza temere di rovinare tutto,
batteva il tallone sulle lastre di pietra, ogni colpo risuonava sotto
le volte. Grid che detestava Roma... Alessandro domand alla
madrina se ella rifiutava il diavolo, padre di tutti i peccati e principe
delle tenebre. A ci la fanciulla, cosciente delle proprie responsabilit,
rispose s. Il padrino, di contro, scoppi di nuovo
a frignare, le mani sul viso. Giulia, seccata, si chin verso di lui:
Caro principe, se questo chiasso continua, far di voi un eunuco.
Taglier i vostri piccoli testicoli e satana sar l'ultimo dei
vostri problemi.
Ferdinando comprese perfettamente la minaccia e grid: Lo
rifiuto, satana, lo respingo.
Non gli si domand nient'altro e lo lasciarono piagnucolare
mentre Alessandro battezzava ufficialmente la bambina.
Rispedite Ferdinando a suo zio, mormor Rodrigo a Gacet.
Pensavo contaste di utilizzarlo come moneta di scambio.
Perdo la mia tiara piuttosto che sopportare i suoi gemiti un
giorno di pi, fu la risposta del papa.
Lasciatemi chiamare un medico, chiese Cesare a Cem.
Giaceva nel suo letto da campo, avvolto in una coperta. La
morte del figlio gli fu fatale, si lasci morire. Pi nulla contava
nella sua vita. Aiutato dalla febbre dette libero sfogo ai rimpianti:
Questa guerra contro mio fratello!... A che pr? Un titolo? Una
corona? Io volevo disperatamente dimostrare a mio padre, vivo o
morto, che dovevo governare io, non il suo favorito Bayezid. In
questo momento sfilerei in parata su un elefante, vestito di seta, il
mio popolo si accalcherebbe per vedermi... Invece cos'ho? Marcisco
nel fango. Mio figlio  morto. Ditemi Cesare, le mie ambizioni
valevano un tale prezzo?
Lasciatemi chiamare un medico, insist Cesare.
Il turco non aveva pi fiato.
No. I medici francesi valgono poco pi dei guaritori, i soli a
conoscere veramente la medicina sono gli ebrei e gli arabi.
Cem ricominci a tossire, sput sangue. Una tosse rauca caus
un rombo di temporale nel petto. Gir le spalle a Cesare, il
quale si alz e si posizion all'ingresso della tenda. La pioggia
era cessata, il cielo trasportava pesanti nuvole grigie. Dietro di lui
Cem si mise a rantolare, stava soffocando. Cesare si avvicin in
fretta, lo sollev sui cuscini, lo sostenne, asciug il sangue che gli
colava dalle labbra. Cesare lo vide morente. Gli parl di progetti,
di crociate, di riconquistare il suo trono. Il giovane principe si
accasci, il suo sguardo si perse, mormor parole senza senso,
il nome di suo figlio, di Allah. Un accesso di tosse pi violento
lo fece drizzare seduto, poi ricadde di botto. Aveva reso l'anima.
Cesare gli chiuse gli occhi e incroci le mani sul suo petto.
Perdonatemi caro amico! Non conosco le preghiere rituali per inviare un'anima musulmana ad Allah! Che il vostro Dio
possa riservarvi un posto accanto a vostro figlio.
Cesare chiam due guardie, spieg che Cem era appena morto.
Poi usc nella notte.
La notizia della morte di Cem giunse in Vaticano qualche ora
dopo. Rodrigo and nella Sistina, accese i ceri lungo il corridoio.
Era solito andare alla cappella di impegnarsi in quest'occupazione:
gli piaceva vedere nel corso dei suoi passi le candele accese
l'una dopo l'altra, tutta la chiesa illuminarsi a poco a poco.
 morto per la febbre? domand Rodrigo a Gacet.
I francesi sono persuasi che sia stato avvelenato. Accusano
Cesare.
Idioti!
Rodrigo non credeva a una sola parola. Dov' il corpo? domand
brusco.
Il re di Francia l'ha fatto seppellire a Velletri.
Peccato, disse Rodrigo. Suo fratello offre trecentomila
ducati per le sue spoglie.
Invecchiando diveniva sempre pi cinico.
Grazie a Dio, Cesare ha dovuto evadere! aggiunse poi.
Sono certo che ha offerto i cavalli di Cappadocia a Carlo ottavo in
previsione di un'evasione!
Rodrigo conosceva bene il figlio maggiore. Immediatamente
dopo l'annuncio della morte di Cem una lunga ombra incappucciata
si intrufol tra le tende. I Cappadoci erano tenuti in un recinto
sorvegliato da due lancieri. Un tenente si avvicin. Voleva
ammirare le bestie che il catalano aveva offerto a re Carlo. Gli
avevano raccontato che erano i cavalli pi veloci d'Italia.
Il nero in particolare, il pi bello... approv uno dei lancieri.
Non ebbe tempo di aggiungere altro, si trov bloccato contro
il muro, con un pugnale nel cuore. Il secondo corse in suo soccorso
e ricevette la stessa morte.
Rodrigo immaginava suo figlio correre come il vento nella
notte, ne immaginava la destinazione. Non verr a trovarmi,
poich sa che i francesi si precipiteranno in Vaticano. No,
 pi astuto. Si sar defilato discretamente prima che abbiano
potuto notare la sua scomparsa, disse. Su quest'ultimo punto si
sbagliava: Cesare prima di partire aveva dato fuoco al campo. Il
danno fu minimo, poich la pioggia era ripresa. L'incendio non
ritard minimamente la marcia di Carlo ottavo su Napoli. Cesare si
ferm brevemente a Roma, a villa Cattanei, dove sua madre gli
diede degli abiti puliti e lo rifocill. Non si attard oltre, un'ora
pi tardi galoppava diretto a nord.
Lucrezia stava adempiendo ai suoi doveri aiutando Maria a
fuggire da suo marito. Aiutata da Pantasilea, aveva acquistato un
passaggio su un carretto di agricoltori diretti a Ostia. Da l l'attendeva
un caicco per riportarla in Spagna. Maria fu pettinata
e vestita come una serva. Lasci i suoi gioielli a Lucrezia che
le don una manciata di erbe contro la nausea per il viaggio. Si
salutarono sui gradini della porta sul retro vicino alla piazza San
Pietro. Nel momento in cui Maria perdeva di vista le coste italiane,
e Cesare, lottando contro il sonno, arrivava in vista di Orvieto,
Rodrigo ricevette due notizie: l'avanguardia francese, con Carlo
ottavo in testa, faceva il suo ingresso a Napoli senza sparare un
colpo di fucile e Venezia accettava di unirsi alla Lega. Non ebbe
il tempo di riflettere: d'Algre irruppe come un uragano nel suo
ufficio senza salutare il pontefice.
Chi ? grid.
Il papa non si mosse, tese invece la mano con l'anello. D'Algre si inchin e lo baci, poi si rialz, sicuro di s.
Quando si ha l'onere dell'umanit,  difficile distinguere
l'uno dall'altro, disse Rodrigo, con tono tranquillo, riportandolo alla realt.
Poco avvezzo a negoziare, d'Algre sentiva che Rodrigo faceva
il furbo. Cesare era fuggito dopo aver ucciso Cem, il re di
Francia e di Napoli lo reclamava.
Re di Napoli? ripet Rodrigo. Dunque mio figlio assente,
Della Rovere ha assunto il compito di incoronare Carlo?
D'Algre spazz via l'osservazione con un gesto e ripet la
domanda. Il santo Padre reclam delle prove determinanti che
potessero accusare il figlio di qualcosa.
Se il cardinale Borgia  partito all'improvviso, temeva probabilmente
per la sua vita. Cem  morto, che certezza avete che
il cardinale Borgia sia vivo?
D'Algre si piant in piedi per un discorso che aveva rimuginato
lungo tutta la strada.
Per prima cosa Cesare Borgia uccide il nostro ostaggio e
scompare nella notte. Poi, voi fate appello alla Spagna perch ci
attacchi a Napoli malgrado il sentimento d'amicizia che vi lega
a re Carlo. La vostra parola, vostra santit,  merda! Ridateci vostro
figlio o ve ne pentirete, le nostre truppe torneranno a Roma,
e questa volta i nostri cannoni non risparmieranno i preziosi appartamenti
dei Borgia.
La minaccia non impression affatto il pontefice.
Voi dovete comprendere, d'Algre, che tutta l'Europa cattolica
sa che il cardinale Borgia godeva di ottima salute quando 
stato nominato legato in Francia. Se  scomparso, allora tutti, re,
dogi, duchi, imperatori fedeli alla Chiesa, accuseranno il vostro
sovrano. La vostra stessa regina Anna chieder una spiegazione.
Oppure tutti crederanno che l'avete assassinato. Questa fuga'
non  che una menzogna per confondere le tracce. Un consiglio,
d'Algre, trovatelo e mantenetelo al sicuro in vita!
D'Algre, esasperato, lo fulmin con uno sguardo e lanci la
sua arma fatale.
Lo trover, grid, quando gli avr messo le mani addosso
lo tratter come la vostra beneamata Giulia, avendo gi penetrato
un membro della famiglia, sar una gioia per me violarne un
altro!
Se ne and senza aspettare. Rodrigo esplose letteralmente di
rabbia, lasci l'ufficio, si lanci, come un toro furioso, nei suoi
appartamenti. La nutrice aveva Laura tra le braccia, scapp come
un fulmine quando lo vide entrare con lo sguardo cos cupo. La
porta era chiusa e lei ud i ruggiti del sommo pontefice.
Ti sei presa gioco di me! Tu sei stata liberata dai francesi,
senza riscatto, senza negoziato, senza alcun pericolo. Hai giaciuto
con lui per liberarti!
Menzogne, nient'altro che menzogne, url Giulia altrettanto
forte. Non vedi che questo botolo francese cerca di distruggere
la nostra famiglia?
Noi non siamo una famiglia! Io qui vedo un padre, sua figlia
e una puttana infedele. Tu mi hai tradito Giulia. Hai aperto le
cosce per un altro uomo con un bambino in grembo, non  forse
questa la descrizione di una puttana? Come potr fidarmi ancora
di te?
Giulia sperava, come sempre, che Rodrigo finisse per calmarsi
e per cedere. Stavolta si sbagliava.
Tu non hai che una scelta: andartene o rimediare.
Rimediare a cosa? Non ho fatto niente di male.
Singhiozzava. Rodrigo non si commosse affatto, la scans e
and a prendere in braccio Laura.
Rosalina Della Mirandola aveva conosciuto Lucrezia da bambina,
poi si erano perse di vista, suo padre l'aveva mandata in
Francia, poi nell'Italia del Nord. Le due amiche si rividero con
piacere, bench Lucrezia trovasse Rosalina puerile e smorta. Venne
a trovarla nei suoi appartamenti, strizzata nei suoi abiti, camminava
dondolando; Lucrezia non aveva mai visto un elefante
per pensava che Rosalina dovesse somigliare a un pachiderma.
La fanciulla portava, come un trofeo, il cameo di un giovane che
esib. Il suo fidanzato, lord Jaches, segretario del vicecancelliere
Sforza, l'accompagnava a fare delle passeggiate, camminavano
fianco a fianco senza dire una parola. Talvolta si tenevano per
mano. Rosalina ci vedeva la prova di un folle amore. Lucrezia
disse che, nel suo caso, le conversazioni con Alfonso erano interminabili,
che volevano sapere tutto l'uno dell'altra...
Non avete potuto parlarvi da molti mesi, non  cos? osserv
Rosalina. D'altra parte non combatte forse contro vostro
padre?
Lucrezia giudic perfido averglielo ricordato; si accontent
di affermare con tono leggero: Oh! La politica  cos complicata...
* * *
Gacet non pot reprimere un sorriso ironico raccontando a
Rodrigo ci che aveva saputo. D'Algre aveva subito un terribile
infortunio. La notte precedente qualcuno gli aveva ... hmmm,
tagliato i testicoli!
Rodrigo pos il bicchiere di vino e guard Francese Gacet
con aria meravigliata.
Che donna notevole! mormor.
Gacet evidentemente non comprese. Il misfatto fu attribuito a
Rodrigo, questi conosceva, se non l'animo umano, almeno quello
di d'Algre.
Ha il suo orgoglio di soldato. Non si lagner con nessuno di
questa castrazione e soprattutto non con il suo re, afferm. No,
credetemi, non dir una parola!
Rodrigo si ritir per la notte. Sul suo letto trov un piatto d'argento
coperto con una campana sempre in argento. Un cartello
posato sopra annunciava: tutto  riparato. Giulia. Rodrigo sollev
il coperchio. In un guazzabuglio di carne sanguinolenta e peli,
vide dei testicoli e un pene. Cominci a sorridere, poi scoppi a
ridere cos forte che gli vennero le lacrime agli occhi.


26.

La sera stessa Lucrezia entr in camera sua e trov Giovanni seduto
alla sua scrivania che leggeva una lettera di Alfonso.
Ah! Le moine d'Alfonso... si lasci sfuggire un sogghigno
stridulo.
Giovanni si alz, gett la lettera a terra e piroett verso Pantasilea,
senza riuscire a ricordarsi il suo nome.
Samplitipea, lasciateci vi prego, ordin. Poi si rivolse alla
sorella. Dobbiamo discutere di un importante affare di famiglia,
disse, una volta rimasti soli. Siediti.
Le prese le mani, le incroci le dita lasciando gli indici giunti.
Un gioco d'infanzia, spieg.
Poi gliele torse perfidamente. Sorpresa, Lucrezia lanci un
grido di dolore.
Hai fatto partire mia moglie per la Spagna! Confessa.
In lacrime, tent di sfuggire al fratello.
No, non ho fatto niente! grid.
Corella sostiene il contrario!
Tu credi a quella creatura senz'anima piuttosto che a me?
Preso da una fredda rabbia, Giovanni la spinse cos forte che
lei cadde a terra. Si slacci la fibbia ed estrasse il suo sesso in
erezione. Lucrezia corse verso la porta, lui la afferr per i capelli.
Senza mia moglie, mi occorre qualcun altro che me lo succhi.
Sarai tu che lo farai, sorellina!
Lucrezia url, Giovanni ridacchiando le fece notare che nessuno
poteva udirla. Corella ci fa la guardia. Voleva lo stesso trattamento
di loro padre, aggiunse ancora pi sarcastico.
Le tue perversioni fanno belle le serate nelle taverne in citt!
Il tuo ex marito, Giovanni Sforza, l'ha detto a tutti. Secondo lui,
tu e pap scopate. Dimmi, quale preferisci, la posizione del missionario
o alla pecorina?
La gente crede a Giovanni? Quel buffone cerca di farmi del
male per colpire la nostra famiglia, per mascherare la sua mancanza
di virilit, un problema che condividete! Solo un vigliacco
picchia la moglie incinta di suo figlio!
Giovanni la lasci andare. Lucrezia si rialz e squadr il fratello
con ritrovata arroganza.
Conosco le tue perversioni, e non sono maldicenze di ubriachi,
fratellino.
Giovanni si rivest senza una parola, Lucrezia non desistette.
Tra cinque giorni Maria Enriquez sbarcher in Spagna, Ferdinando
e Isabella sapranno tutto. Quale sar la reazione del santo
Padre quando sapr che hai distrutto per sempre la sua ambizione
di vedere un Borgia sul trono di Spagna? Per colpa tua,
inoltre, Ferdinando pu ritirare le truppe dalla Lega...
Giovanni usc senza dire una parola, meditando vendetta.
L'indomani, Rodrigo troneggiava sulla seggetta, quando Gacet
entr con lo Sforza alle calcagna che indietreggi alla vista
del papa con le brache alle caviglie. Il papa vide il vicecancelliere.
Eminenza! Siete tornato? Vi credevamo a Milano. Il vostro
cavallo deve ormai conoscere bene la strada con tutti i vostri andirivieni!
L'altro, che avrebbe voluto ritirarsi discretamente, propose di
attendere in anticamera. Rodrigo vagliava da tempo tutte le umiliazioni
da infliggere al suo vicecancelliere.
Restate! Ricorderemo cos come ho ottenuto il vostro voto
al conclave.
Parlando, cagava rumorosamente, con sforzo.
E ricevete tutto il rispetto che vi  dovuto!
Lo Sforza, che non riusciva a ignorare la puzza che invadeva
la stanza, fece una smorfia di disgusto. Rodrigo si lasci andare a
peti a raffica, prendendoci un innegabile gusto.
Mio fratello, il duca Ludovico, si augura che torniate al fianco
di Spagna, Venezia, Mantova, Siena e del sacro romano impero
germanico.
Che coincidenza! esclam Rodrigo. Proprio nel momento
in cui trentamila soldati marciano d'intesa con il re di Spagna
per attaccare i francesi, arrivate all'improvviso per annunciare
il cambio di alleanza di Milano. I francesi saranno sconfitti, 
sicuro. Dio lo sa! Milano si schiera sempre al fianco del vincitore
quando la vittoria  alle porte.
Rodrigo si asciug lungamente, gestendo bene la tensione.
Infine in tono magnanimo disse: Informate il duca che  il benvenuto.
E io? domand Sforza, sono il benvenuto?
Non si pu mai conoscere il seguito della storia, eminenza,
baciate il mio anello e andate.
Rodrigo e Giulia finirono per riconciliarsi: lei gli aveva dato la
prova che attendeva: il bel d'Algre non contava per lei. Inoltre,
quando lui decise di partire per raggiungere Cesare a Orvieto,
avendo appreso che i francesi marciavano di nuovo verso Roma,
port con s Laura e sua madre. Confid a Giovanni di voler
ammaliare il re di Francia per lasciare il tempo alla Spagna di
arrivare e assediare Napoli. A Roma rimase anche Lucrezia.
Non comprendeva questa fuga davanti ai francesi. Le spiegazioni
del padre la lasciarono perplessa.
Quando vi sentite debole, rimanete, e quando vi sentite forte,
fuggite. Fino a quando dei Borgia sono a Roma, la nostra non
sar una fuga. La vostra presenza costituisce la miglior prova
della nostra intenzione di tornare.
Lucrezia si preoccup, avrebbe preferito partire piuttosto che
restare con Giovanni, e Rodrigo si disprezz.
Non temere. Carlo non ti far alcun male.
Sal sulla carrozza con Giulia e Laura e part. Lucrezia si sent
abbandonata.
A Orvieto Alessandro Farnese aveva organizzato un'accoglienza
degna del pontefice: le guardie sull'attenti in tenuta da
parata, i notabili della citt raggruppati davanti alla porta, dei
musicanti. Cesare si gett in ginocchio ai piedi del padre, scusandosi
di aver preferito Orvieto a Roma. Rodrigo lo abbracci e
anzi si congratul con lui. La sua saggezza, la capacit da stratega
lo rendevano fiero.
Nonostante una cena sontuosa, Rodrigo decise di partire il
giorno seguente. Appena avesse saputo che era a Orvieto, Carlo ottavo lo avrebbe snidato e lui non voleva mettere in pericolo
Giulia e Laura. Rodrigo avrebbe proseguito verso nord, attirando
cos il re di Francia che l'avrebbe inseguito, fino alle armate
spagnole e tedesche. Affid i due esseri pi cari alle cure di
Alessandro e l'indomani all'alba lasci la fortezza dell'Albomoz
in compagnia di Cesare e di una piccola guarnigione. La sera
stessa, mentre attraversavano una foresta non lontana da Perugia,
un drappello di uomini in armi li ferm, Savelli di pattuglia con
un distaccamento. Accolse il papa e suo figlio calorosamente e li
condusse in citt. In quel momento, arrivato a Roma, Carlo ottavo
aveva fatto risistemare il suo trono accanto a quello di Rodrigo e
aveva posto la stessa domanda di d'Algre. Questa volta si trattava
del padre e non del figlio.
Dov'?
Lucrezia e Giovanni ripeterono che lo ignoravano, facendo
venire a Carlo ottavo una gran voglia di gettare fratello e sorella
in cella per farli confessare. Ma non ci fu bisogno di ricorrere
a questa soluzione estrema. Della Rovere aveva i suoi informatori...
Poco dopo i francesi ripartirono in direzione di Orvieto.
Giovanni e Lucrezia li videro allontanarsi con sollievo. Giovanni
dichiar che aveva tenuto fede ai suoi impegni verso il papa e
meritava una ricompensa. Non trov che disprezzo da parte della
sorella che gli consigli di andare a pregare per ringraziare il
cielo per un esito cos felice. Si rec nella cappella Sistina dove
incontr Rosalina che pregava. Colto dal capriccio di divertirsi a
sue spese, le mormor paroline dolci. Rosalina aveva la testa piena
di romanticherie e sentimentalismi, e quando lui le sussurr
di incontrarsi discretamente nel suo quartier generale, lei accett
senza esitare. Ignorava tutto di lui: i pettegolezzi sul suo conto
non erano arrivati alle orecchie della famiglia Della Mirandola.
Quando lei entr nella sua stanza, lui stava facendo ginnastica
a torso nudo. A eccezione delle statue romane, non aveva mai
visto un uomo nudo in vita sua e pot constatare che, fino alla
cintola, le sculture erano realistiche. Lui si dichiar innamorato e
quest'anima semplice gli credette. Con gli occhi bassi lo ascolt
deliziata. Lui fece scorrere le dita sulle sue labbra e quel semplice
contatto la fece venire meno. In seguito fu tutto facile: lui le
guid la mano fino al pene, che lei sent attraverso il tessuto, duro
e teso. Si spogli e tenendole la mano la forz ad accarezzarlo e
lei lo lasci fare, incapace di resistere. Poi lui le sollev la gonna,
frug fino al suo sesso e lo trov umido, le disse, cosa che lei non
comprese. Quindi la sollev e la prese in piedi. Lei si abbandon
completamente a lui, gridando prima di dolore, poi di piacere.
Qualche giorno dopo, Lucrezia si stava truccando sotto lo
sguardo attento di Pantasilea, quando Rosalina entr nella sua
camera. Viso sconvolto, tracce di lacrime, panico negli occhi,
l'amica di Lucrezia si lanci sul sof, mettendo in mostra il corpo
grasso, ansimando per aver corso.
Lucrezia aiutami! Lord Jaches mi ha restituito la dote e annulla
il nostro matrimonio, mio padre mi rinnegher! gemette.
Che  successo?
Non sono pi vergine, tuo fratello Giovanni... mi ha presa...
Ti ha violentata? grid Lucrezia.
Rosalina abbass lo sguardo e scosse negativamente la testa.
Lucrezia non poteva crederci.
Tu l'hai lasciato fare? Non ti avevo raccontato come aveva
trattato sua moglie?
Oh, gemette la fanciulla, non  il momento di farmi la
predica. Aiutami. La mia vita  a pezzi!
Questa ragazzona in lacrime disgustava Lucrezia che non capiva
come avesse potuto concedersi a Giovanni.
Era cos tenero... Sono morta, Lucrezia, sono morta.
Una tale sciocchezza esasper la figlia del papa che ricominci
a truccarsi.
No, idiota, non sei morta, finch non sei morta, borbott.
Lucrezia le parl come a una bambina ritardata.
Per prima cosa devi convincere lord Jaches a non ascoltare
pettegolezzi da taverna. Poi devi impiegare il metodo inglese:
intingi un lembo della tua biancheria nuziale nel sangue di pollo
e lo metti nel letto...
Oh! Menzogne su menzogne!
Lucrezia alz le spalle.
Se preferisci, attieniti alla verit.
Rosalina si sent totalmente abbandonata. Tanto poco sostegno
da parte di Lucrezia, che altre volte era stata molto partecipe,
la sciocc. Ebbe un guizzo d'energia per muoversi. And a sedersi
sul davanzale della finestra aperta.
Siete tutti uguali, voi Borgia, una banda di mentitori! protest.
Qualcosa nel tono o nella postura allarm Lucrezia che ebbe
giusto il tempo di alzarsi.
Rosalina!
Non si  morti, finch non si  morti, ripet la fanciulla, poi
si gett nel vuoto senza un rumore.
Pantasilea grid, le due si precipitarono alla finestra e videro
in basso, sul suolo, il corpo disarticolato di Rosalina.
Rodrigo aveva stabilito il suo quartier generale nel castello di
Monterone a Perugia. La situazione volgeva a suo favore. Il marchese
di Mantova, Francesco Gonzaga, con trentamila veneziani
ai suoi ordini, aveva sconfitto i francesi a Fornovo. Re Carlo aveva
perduto un numero impressionante di uomini. Gli restavano
tremila cavalieri francesi, smarriti, che tentavano di riadunarsi.
Quanto a Napoli, Gilberto di Borbone-Monpensier, il vicer, si
era arreso agli spagnoli. Cesare aveva ricevuto un messaggio dal
generale Cordova che gli proponeva di pagare tutti i mercenari
rimasti nella citt, a meno che sua santit avesse deciso altrimenti...
Rodrigo camminava avanti e indietro nella sala delle Armi,
ascoltando i messaggi che Gacet o Cesare gli leggevano man
mano che arrivavano.
Quell'imbecille e presuntuoso d'un francese! esclam il
papa, fermandosi di botto. Si  ubriacato con la propria arroganza,
credendo di dividere per conquistare. Si  spinto troppo
oltre e ha vinto la guerra per noi. Dite a Cordova di giustiziare un
terzo degli uomini e di inviare il resto a Lione. E poi, ordin a
Gacet, andate dal re molto cristiano' con questo ammonimento
del papa: Carlo deve, quello stesso giorno, riattraversare le Alpi
e non turbare pi la pace in Italia.
Gacet si ritir. Rimasto solo con il padre, Cesare sent montare
in lui un impeto d'ammirazione e affetto per quell'uomo che
l'aveva generato e che regnava sul vasto popolo di Dio.
Padre! Siete riuscito in un'impresa impossibile: unificare la
penisola da un capo all'altro!
No, rispose Rodrigo. Dio ha voluto questa unificazione.
Noi non siamo che i suoi umili servitori. Rendiamo grazie al Signore.
Rodrigo si inginocchi e recit una preghiera le cui parole
stupirono Cesare. Ringraziava Dio di questo miracolo.
Con il Vostro intervento, Signore, avete dimostrato al mondo
che noi siamo il Vostro popolo eletto!
In serata, Lucrezia ud dalla sua camera delle urla risuonare
nella piazza San Pietro davanti al palazzo pontificio. Il padre di
Rosalina, Antonio Della Mirandola, reclamava il responsabile
della morte della figlia, gridando il suo odio contro Giovanni.
Vigliacco, sbrait. Voi l'avete violentata, disonorata e assassinata!
Aprite quelle porte!
Le guardie tentarono di impedirgli di entrare, mentre lui si dibatteva
maledicendo la famiglia Borgia. Lucrezia scese le scale,
il viso rigato di lacrime. Esit, poi usc e affront il dolore del
padre. Non sapeva come condividerlo, non trovava le parole. Lui
non chiedeva che una cosa.
Consegnatemi vostro fratello! Vivr solo per spedirlo all'inferno!
Allora, disse Lucrezia, ucciderete anche me.
Condivideva la colpa con il fratello.
Ogni volta che tornava a Roma, Alessandro sesto sentiva il cuore
battere pi forte. Per qualche secondo, imboccando la via Flaminia
e superando le mura leonine, ebbe l'impressione di rivivere
nella pelle del giovane vescovo spagnolo, chiamato da suo zio
Callisto III in Vaticano, fremente di ambizioni e speranze.
Accompagnato da Giulia e Laura, scortato dalle sue truppe,
con a fianco Cesare, Alessandro e Silvia Ruffini, Alessandro sesto
fece un'entrata trionfale: Roma liberata, e il suo trono che non
veniva pi messo in discussione. Si inaugurava un periodo finalmente
pacifico? In ogni caso Rodrigo aveva voglia di festeggiare
questo ritorno. In citt le truppe spagnole, che erano state accolte
con fiori da una folla festante, avevano rimpiazzato quelle
francesi. Come quelle francesi, si erano raggruppate in piazza
San Pietro, in un considerevole dispiegamento di cavalieri e
fanti. Giovanni marciava alla loro testa. Il papa, la sua scorta, e
l'ambasciatore Lopez de Haro, assistettero al loro insediamento.
Rodrigo non pot esimersi dal felicitarsi con il figlio preferito
per avere vegliato tanto bene sulla Citt Eterna nell'attesa delle
truppe alleate. Quanto a de Haro, ricord a Rodrigo il suo impegno
preso con la regina Isabella: cacciare tutti gli ebrei da Roma,
romani o spagnoli.
La promessa mise in imbarazzo il papa. Per guadagnare tempo,
disse che stava studiando una strategia per sbarazzarsene in
tutto lo Stato pontificio. De Haro soddisfatto, propose di partecipare
a una grande festa a Campo dei Fiori. Pi che una festa era
un vero baccanale. Gli spagnoli avevano portato le loro bota, le
borracce di cuoio che vuotavano sopra la bocca aperta dirigendovi
un getto di vino. Gli italiani non erano da meno. L'alcol scorreva
a barili, non si contavano le portate di cibo disposte sui lunghi
tavoli e dappertutto torce illuminavano la notte mentre musicisti
spagnoli e italiani facevano danzare la folla. Le prostitute erano
numerose e procaci. Tra le truppe spagnole reclutavano un buon
numero di nuovi clienti.
Il santo Padre, in un sobrio abito nero, pass inosservato tra la
folla. In mezzo ai suoi connazionali, ringiovaniva. Quando uno
spagnolo, mezzo ubriaco, gli porse la sua bota, l'accett e bevve
gioiosamente. Da quanti anni non aveva gustato questo piacere?
Giovanni camminava al suo fianco, il giovane sapeva che aveva
molto da farsi perdonare: la partenza di Maria Enriquez, i motivi
di quella fuga e ora Antonio Della Mirandola che reclamava vendetta!
Giovanni, quindi, doveva comportarsi in modo esemplare.
Propose al papa di negoziare con il generale Cordova l'invio di
un'unit speciale assegnata alla caccia degli ebrei. Rodrigo voleva
godersi la serata e non parlare di affari. La folla, avendolo
riconosciuto, l'acclamava selvaggiamente, e lui la salutava con
un immenso sorriso che gli rischiarava il viso, radioso.
Fa' chiudere le botteghe del quartiere ebraico, questo dovrebbe
dare un po' di soddisfazione alle loro maest, e va' a cercare
tua moglie, dovrebbe essere qui, con i suoi compatrioti,
disse infine a Giovanni.
Giovanni biascic qualcosa, Rodrigo non lo ascoltava, guardava
alcune donne che danzavano al suono delle chitarre...
A eccezione di Giulia e Laura, ancora neonata, Lucrezia si
trov a essere la sola donna ammessa nel circolo dei membri pi
intimi della sua famiglia. Con i maschi Borgia condivideva l'impetuosit,
la violenza, l'arroganza e l'intelligenza. Tuttavia non
somigliava per nulla n a suo padre n ai suoi due fratelli. Astuta
e ostinata, non amava n i complotti n i tradimenti in cui erano
implicati; aveva, contrariamente agli altri, compresa Giulia,
il senso del bene e del male. Fu senza dubbio per questo che,
dopo aver visto Antonio Della Mirandola, and a pregare nella
cappella Sistina. La perfidia dei crimini di suo fratello, il modo
in cui la trattava il padre, facendola fidanzare prima con uno, poi
con un altro, mandandola in sposa a un terzo, tutto ci pesava
enormemente sul suo cuore. Era, tuttavia, maturata. Nulla ormai
sarebbe stato d'intralcio ai suoi desideri.


27.

Mentre suo padre prendeva parte ai festeggiamenti, Lucrezia
apprese una notizia che la fece sobbalzare. Alfonso d'Este era
all'ospedale Santo Spirito! Si precipit da lui. Nel vederlo ebbe
uno choc: Alfonso era ingabbiato fino al collo in una scatola di
legno dalla quale emergeva solo la testa, circondato da vapore,
coperto di pustole. La sua vista la ripugn, egli marinava in un
mare di mercurio. Aveva contratto la sifilide e si faceva curare a
Roma dove i trattamenti sortivano buoni risultati. La delusione di
Lucrezia fu immensa.
Avete preso il mal francese! Mi hanno detto che questa malattia
si prende dalle prostitute!
Alfonso cerc una scusa che non fece che accrescere il risentimento
di Lucrezia.
Lucrezia! La guerra rende l'uomo solitario. Non facevo che
pensare a voi.
Anch'io mi sentivo sola! Malgrado ci sono rimasta sola!
Evidentemente voi siete una donna, borbott lui.
Per Lucrezia non soltanto gli uomini erano dei vili, ma non
capivano niente delle donne.
S, conferm Lucrezia, sono una donna e rendo grazie a
Dio per questo.
Alfonso cerc di liberarsi dalla sua gogna per prenderla tra le
braccia, chiam una monaca infermiera, si contorse inutilmente,
ma Lucrezia era gi fuggita. Con il cuore a pezzi, aveva appena
cancellato Alfonso dalla sua vita.
Raggiunse Campo dei Fiori, si fece largo tra la folla sempre
densa e avvinazzata, trov suo padre con la scorta. Negli occhi
rossi e il viso teso, si leggeva una vera angoscia. Il padre, sebbene
l'avesse accolta gentilmente, non si trattenne con lei. Lucrezia
voleva attirare la sua attenzione, gli si par davanti alzando la
voce per farsi sentire.
Voglio entrare in convento, voglio consacrare la mia vita a
Dio, mi accordate la vostra benedizione?
Non avete affatto bisogno di entrare in convento per essere
devota al nostro magnifico Salvatore, rispose lui discreto. Poi,
visto che non sembrava soddisfatta della risposta aggiunse: Ne
parleremo, Lucrezia.
No, ho atteso troppo! In tutto questo tempo sono stata fidanzata
a troppi porci sotto i vostri ordini!
Questa volta si era spinta oltre. Rodrigo era furibondo con
sua figlia che gli rovinava la festa per degli idioti. La prese per
un braccio serrandoglielo forte e la trascin in un vicolo scuro e
tranquillo.
I tuoi pretendenti venivano tutti da famiglie della pi alta
nobilt, le sibil a denti serrati, scuotendola con violenza.
Lucrezia si divincol.
Mia madre aveva ragione. Gli uomini sono tutti porci, compreso
voi! sput, rialzando la testa. Voi mi avete venduta a
famiglie per stringere alleanze utili, e ogni volta che non lo erano
pi mi facevate sciogliere il vincolo.
Tu hai voluto questo annullamento, la tua felicit  il mio
solo pensiero!
No, ribatt Lucrezia, Voi mi avete prostituito in nome di
Cristo esattamente come avete prostituito Cesare ai Colonna!
Questa volta l'aveva toccato sul vivo, afferr la giovane per il
collo, un bagliore mortifero negli occhi. La spinse contro il muro.
Che non si parli pi in questi termini di questa storia, articol
il pontefice scandendo ogni parola. Non credere di essere
cos importante, ho un'altra figlia adesso, Laura!
Lucrezia indietreggi, non riconosceva pi Rodrigo come suo
padre. Egli lesse nel suo sguardo orrore, un immenso disgusto e
ne fu raggelato. Lucrezia fugg a gambe levate.
Quella notte il convento di San Sisto, in un sobborgo di Roma,
fu risvegliato da alcuni colpi alla porta. Le monache, in un primo
momento turbate, si prodigarono di buon grado. La madre superiora
stessa and ad aprire lo spioncino. Due giovani donne, riccamente
abbigliate chiedevano rifugio, con voce supplichevole.
Da chi fuggite? domand la monaca.
Da mio padre, rispose una delle due.
Chi  vostro padre?
Papa Alessandro sesto.
Allora la monaca apr il portone a Lucrezia e Pantasilea.
Rodrigo non si era mai preso cura dei suoi figli. Laura era probabilmente
la sua ultimogenita, voleva gustare con lei tutti i momenti
possibili. Quella sera le fece il bagnetto e la sua goffaggine
intener Giulia. Tuttavia lo sentiva preoccupato, da sei settimane
Lucrezia, rifugiata al convento di San Sisto, sfidava la sua autorit,
i giorni passavano e questa vocazione, alla quale non credeva,
persisteva. Per piegarla aveva proibito a chiunque di renderle
visita senza sua autorizzazione. Giulia indovin i suoi pensieri.
Gli propose di andare a trovare sua figlia e lui accett sollevato.
Contava su Giulia per persuadere Lucrezia a fare ritorno a casa.
Orbene la sua amante aveva altre cose per la testa: una volta rinchiusa
Lucrezia dentro alle mura di un convento, Laura sarebbe
rimasta la sola figlia del papa, Giulia non voleva che nessuno
fosse d'ostacolo alle ambizioni che nutriva per la sua eredit.
A San Sisto Lucrezia aveva indossato l'abito dei postulanti e
pregava molto. Pantasilea le teneva compagnia, sperando anche
lei che la vocazione della sua padrona finisse presto. Un giorno,
in preghiera in cappella, sorella Lucia Di Narni, una monaca di
sedici anni, ricevette le stigmate di Cristo alle mani e ai piedi, Lucrezia
chiam aiuto e la monaca fu portata nella sua cella. Per il
momento la superiora decise di non parlarne a nessuno. Entrando
nella cella di Lucrezia, nel momento in cui si stava guardando
nello specchio tenuto da Pantasilea per ammirare la sua veste
religiosa, Giulia si disse che la giovane non era affatto pronta per
la clausura definitiva. Lucrezia l'accolse con aria glaciale.
Se venite inviata da mio padre, potete andarvene...
Giulia non si lasci impressionare, le assicur che veniva
all'insaputa di Rodrigo, Lucrezia si disse animata da un gran desiderio
di purezza e verit. Da quando aveva visto il miracolo di
sorella Lucia, si sentiva vicina a Dio e non voleva pi cambiare
vita. Questo rassicur Giulia.
Per la gestione dei suoi affari politici Alessandro sesto aveva
qualche principio strategico semplice. Per esempio, stimava che
niente valesse pi di una cena piacevole per sondare i cuori e gli
spiriti. Bei scenari, buona tavola, grandi vini, belle donne, musica
armoniosa, avevano ragione sui convitati pi restii. Durante
l'occupazione francese aveva rinunciato a questi ricevimenti. In
seguito aveva fatto mettere a nuovo gli appartamenti papali e riprendere
in mano la casa. Era finalmente giunto il momento del
ricevimento per organizzare l'avvenire della famiglia Borgia.
Invit dunque Oliviero Carafa, cardinale di Napoli, Alessandro
Farnese e Giovanni de' Medici. Erano presenti i suoi due figli.
Giulia, padrona di casa dalla disgrazia di Adriana, aveva invitato
qualche graziosa fanciulla tra cui Silvia Ruffini, di cui Farnese
era sempre innamorato. Nel corso della cena luculliana, si parl
di tutto, di filosofia e di arte. Si ricordarono i momenti difficili
attraversati dal Vaticano. Poi si arriv ad argomenti pi seri.
Giulia invit le sue amiche a trasferirsi in un'altra sala per
terminare tranquillamente la serata, lasciando gli uomini da soli.
Oliviero Carafa ricord la vacanza del trono di Napoli dalla partenza
di Carlo ottavo. Per il suo ricollocamento sugger Federico
d'Aragona, giovane fratello di Alfonso, detronizzato dai francesi.
A Napoli, secondo Carafa, speravano nel suo arrivo. La sua
proposta ricevette un'accoglienza modesta. Rodrigo si lasci
sfuggire una smorfia.
Qualcuno ha un'altra idea per il trono di Napoli? chiese,
quindi.
Tutti lo conoscevano abbastanza da sapere che ne aveva una
lui, fin dal principio.
Suggerisco il principe Tricarico, duca di Gandia, Giovanni.
Un silenzio glaciale cadde intorno alla tavola. I convitati conoscevano
il passato di Giovanni che non deponeva in suo favore.
Nondimeno, egli sorrideva gi.
Dopotutto, prosegu il pontefice, Giovanni  imparentato
con la famiglia d'Aragona per matrimonio. Suo fratello Goffredo
 principe di Squillace...
Carafa si schiar la voce prima di parlare.
Non ravvisatevi un'offesa, vostra eccellenza, dico a Giovanni.
Solamente, voi siete stato sconfitto a Bracciano dagli Orsini,
la guardia pontificia ha disertato allora... Tali fatti presagiscono
male sulla vostra capacit di governare un regno.
Vessato, Giovanni si raddrizz a met sulla sedia, suo padre
con un gesto gli intim il silenzio.
Se non bastasse Carlo minaccia una nuova invasione, con
forze pi numerose, mise in guardia Giovanni de' Medici.
Finalmente! si spazient Giovanni. Se posso provare le mie
qualit in battaglia sar accettato come re di Napoli?
Ci fu nuovamente silenzio.
Vostra santit, riprese Carafa rivolto a Rodrigo, vostro zio
Callisto, di beata memoria, aveva provato a mettere vostro fratello,
Pedro Luis, sul trono di Napoli. I baroni del regno demonizzano
ancora il nome Borgia!...
Mio caro Carafa, conto su di voi per esorcizzare il demonio!
Era detto. Non demordeva.
L'indomani, nella sala del Trono, il papa ricevette de Haro e
il generale Cordova. Erano presenti quasi tutti i cardinali, come
pure Burcardo e Gacet. Giovanni si rese irreperibile. Oltre a qualche
soldato, Guidobaldo da Montefeltro, vecchio prigioniero a
Bracciano, accompagnava Cordova. Conservava un ricordo amaro
di Giovanni e dei Borgia in generale. Rodrigo accolse il vecchio
soldato con grazia.
Noi comprendiamo, Guidobaldo, che voi avete servito come
comandante in seconda, sotto gli ordini del generale Cordova con
grande coraggio. Noi vi lodiamo per la sconfitta dei francesi e la
restaurazione della pace nella Citt Eterna, lo lusing Rodrigo
mentre gli baciava l'anello papale.
Il papa not, nel drappello, un soldato d'aspetto marziale.
I piani di battaglia sono pensati dai generali, le battaglie vinte
dai soldati. Avvicinatevi dunque, giovanotto, invit il soldato.
Come vi chiamate?
Pietro Caldes, di Valencia, santissimo Padre, biascic lo
spagnolo, stupito di essere improvvisamente apprezzato.
Il papa allora si esib in un numero di incanto incomprensibile
per l'uditorio. Ricord suo fratello e un figlio che avevano lo
stesso nome, morti entrambi. Ravvis una somiglianza con Pietro
e suo fratello: il naso, il mento, gli stessi capelli, aggiunse una
nota d'emozione affermando che aveva l'impressione di vedere
suo fratello alla stessa et per terminare con una domanda inattesa:
Siete sposato Pietro?
L'amore  una guerra che non ho mai vinto, disse con aria
modesta il ragazzo.
Questo fece ridere il papa e tutti intorno a loro. Il pontefice
lo conged augurandogli di trovare meno resistenza presso le
romane. Una volta archiviato questo piccolo numero, Rodrigo
attacc Cordova su un problema che gli stava a cuore. Rimaneva
un baluardo di resistenza francese a Marino, dove i Colonna e
gli Orsini si erano rifugiati, sfiduciando la sua autorit. Il papa
desiderava terminare la guerra. Marino ne era la conclusione. De
Haro e Carafa sollevarono una riserva: il papa aveva promesso
alla regina Isabella di ripulire Roma da tutti gli ebrei, o niente
sarebbe stato fatto, Rodrigo non cedette cos facilmente.
Noi amministriamo questo problema ebraico, disse con
voce ferma, discutiamo piuttosto di un piano di battaglia contro
le truppe francesi.
Su ordine di sua maest cattolica, discuteremo di Marino
dopo aver regolato il problema ebrei a Roma, si dispiacque Cordova.
Molto bene! Allora Marino diventer l'ordine del giorno
molto presto, concluse Rodrigo con voce seria.
Poi tolse la seduta. Gacet interrog il papa sui suoi progetti
concernenti il quartiere ebraico e questi non rispose, ma sorrise.
Pietro Caldes... ha detto.
Il soldato? Cosa?
Rodrigo aveva un sorriso da sfinge.
Voi avete un progetto per lui!
Gacet comprese.
Dio  un mistero che si rivela improvvisamente!
Il sorriso da sfinge si allarg.
Cesare conosceva a fondo gli autori greci e latini, si appassion
anche di scavi archeologici. Quando un giorno un romano
cadde in un pozzo, scoprendo anche la Domus Aurea o la Casa
Dorata, cos battezzata da Nerone, Cesare si precipit sul luogo.
Occorreva, per accedere alle prime sale, scendere in un buco profondo,
aggrappato a una corda. Giovanni, che accompagnava suo
fratello, si lamentava che aveva l'impressione di scendere in una
tomba e non in una casa dorata.
Al chiarore delle torce gli affreschi abbagliarono Cesare.
Come spieg pazientemente al suo cadetto, Nerone aveva costruito
alcune sale unicamente per le orge. Erano decorate con foglie
d'oro con soffitti intarsiati d'avorio e le pareti di pietre preziose.
Nei soffitti c'erano delle feritone attraverso le quali le schiave
gettavano piogge di fiori sugli invitati. L'aveva letto da Tacito e
Gaio Svetonio.
Quello che ritroviamo  un dono di Dio, un dono di ricchezza
e bellezza. Ci riporta ai gloriosi giorni dell'impero romano.
Questa scoperta  un presagio di grandezza futura.
Queste ultime parole risvegliarono un'eco in Giovanni che
non si interessava affatto all'archeologia ma molto a se stesso.
Per esempio, io re di Napoli?
Ecco, a proposito! Perch non eri l ad accogliere il generale
Cordova? Paura di affrontare Montefeltro eh?
Giovanni ignor la domanda e sospir che occorreva che la
guerra tra loro finisse.
Anche la speranza che io ti aiuti a salire sul trono di Napoli,
ribatt Cesare.
Esattamente! Devo trovare il modo di affermarmi. Cordova
rifiuta di mettere delle truppe ai miei ordini. Aiutami a organizzare
una nuova guardia pontificia.
Cesare non era pronto ad arruolare altri uomini da mettere
agli ordini di un capo che diserta alla prima occasione. Inoltre gli
spagnoli avendo autorit sulla citt, non gli avrebbero permesso
di trascinarsi dietro un esercito. Da fratello maggiore ricord al
minore le sevizie inflitte a Maria Enriquez. Sua moglie era senza
dubbio gi sbarcata in Spagna e aveva informato la famiglia
reale.
Tu credi veramente che in queste condizioni il re Ferdinando
ti permetter di accedere al trono di Napoli? Non  improbabile
che ti ritiri anche il ducato di Gandia, concluse Cesare.
Giovanni non voleva sentire altro. Abbandon suo fratello
alle sue ricerche archeologiche.
Rodrigo rifiut di cacciare gli ebrei da Roma. Le sue motivazioni
non avevano nulla di caritatevole. Tra le loro fila c'era
un'alta percentuale di commercianti. Pi ebrei, pi commercianti,
pi soldi. Giovanni ebbe un'idea. Sono un genio, pens. Il suo
piano gli consentiva di riguadagnare la stima del padre e il trono
di Napoli in un colpo solo. Glielo espose senza perdere tempo,
il papa lo approv immediatamente. Suo padre pretese che tutte
le domeniche Giovanni andasse a confessarsi. Quando il sommo
pontefice invitava a confessarsi, si obbediva.
L'idea di Giovanni era semplice: se gli ebrei erano battezzati,
non erano pi ebrei e sempre a Roma. Rimaneva da trovare un
battistero sufficientemente capiente per questa vasta operazione;
delle truppe per convincere con fermezza gli ebrei ad arrendervisi,
un tronco per versare il premio del sacramento e un sacerdote
per accoglierli in seno alla Chiesa versandogli dell'acqua benedetta
sulla testa... Propose a Giovanni de' Medici di incaricarsi
di questo battesimo a catena, gli assicur che vi avrebbe trovato
la gloria. Il giovane prelato si domand quale gloria ci fosse ad
amministrare questo sacramento sotto l'intimidazione. Tuttavia
accett. Era molto difficile contraddire un Borgia.
Lucrezia rifiut tutte le visite, soprattutto quelle inviate da suo
padre. Rodrigo affid una lettera a Pietro Caldes da consegnare
nelle sue mani, fatica sprecata. Peggio, Pantasilea trov il ragazzo
di suo gusto e glielo disse. Lucrezia prese questo pretesto per
congedarla. Pietro riport il suo insuccesso al papa.
Ecco il problema quando si  un Borgia: anche i vostri figli
sono dei Borgia, comment il papa.
In fondo non gli dispiaceva che sua figlia gli avesse tenuto
testa con tanta fermezza. Contava sul bel portamento, l'aria
schietta e l'avvenenza di Pietro per mettere fine alla vocazione
di Lucrezia. Rodrigo domand a Pietro se avesse avuto qualche
idea. In quel momento Gacet aveva aperto un pacchetto, ne aveva
estratto un piccolo calice tempestato di pietre preziose. Rodrigo
maneggiandolo con noncuranza aveva fatto luccicare le gemme i
cui riflessi attirarono lo sguardo di Pietro.
Mi ha detto che c' al convento una sorella Lucia che porta
le stigmate. Lucrezia  stata testimone delle sue sofferenze. Ne 
uscita fortificata nella sua decisione di prendere il velo.
Ah, be', disse il santo Padre. Un medico andr a esaminare
questa donna. Quando Lucrezia constater che le ferite di
Lucia sono puro artificio, cambier avviso.
Pietro non aveva solamente l'aria onesta, lo era.
Che succeder se le stigmate sono veramente di origine divina?
Rodrigo spieg il suo piano con cautela per non spaventare il
ragazzo.
Il medico diagnosticher ci che gli si dir di diagnosticare.
 una verit. Sotto, ce n' un'altra, pi profonda, pi vera! Mia
figlia non ha bisogno di palme sanguinanti e discorsi sublimi. Ha
bisogno di amicizia. Volete essere suo amico?
Pietro Caldes aveva avuto il tempo di intravedere la figlia del
papa. A suo avviso non si disdegnava una tal missione. Il papa gli
tese il calice scintillante... Il ragazzo non credeva ai suoi occhi.
Un viatico, insist sua santit.
La scoperta della Casa Dorata inaugur una moda. I giovani
nobili si abbigliavano come i romani: toghe, pettinature ricciolute,
sandali. Giovanni non si lasci sfuggire alcuna tendenza, and
a confessarsi alla Sistina vestito da senatore romano. Cesare ebbe
voglia di giocare un bel tiro al fratello la cui confessione rappresentava
una tappa verso il trono di Napoli. Si sostitu al confessore,
fratel Giacomo, e scopr cos tutte le scappatelle di Giovanni.
Alessandro obiett che Cesare non era sacerdote. Senza contare
il talento dialettico di Cesare.
Per essere completamente perdonato, occorre promettere di
non rifare mai pi il male. Giovanni cesser mai di fare del male,
soprattutto se  incoronato re?
Alessandro approv.
Beneditemi padre perch ho peccato. Non mi confesso da...
Una pausa di esitazione, non si ricordava.
... una settimana, disse a caso. Ho mentito, rubato, barato,
sotto il nome del sommo pontefice allora...
Allora, complet Cesare, questi non sono peccati. Avrai
ben dovuto peccare almeno una volta per te stesso!
Giovanni cambi posizione, era a disagio. In ginocchio, con
la sola toga, il legno gli entrava nella pelle, aveva freddo. Quando
parl la sua voce era cambiata.
In verit, fratello Giacomo, ecco un momento che ho peccato,
un peccato mortale che mi ossessiona. Non ne ho mai parlato...
Dimmi, il segreto della confessione, voi lo rispettate? Vero?
Altrimenti perdete la vostra anima.
Cesare tentenn il capo, grugn qualcosa come Mai... e
Giovanni prese un respiro prima di proseguire.
Mio fratello Pedro Luis... l'ho ammazzato. S, Ho preso accordi
con quattro uomini mascherati da arabi. Poi li ho ammazzati
per coprire il primo crimine. Giovanni fu consapevole che
la figura dietro la griglia trattenne il fiato.
Lo confesso,  orribile, prosegu. Domando perdono a Dio
delle mie offese. Prometto di non commettere mai pi fratricidio...
Siete perdonato, come penitenza voi lo confesserete a vostro
padre.
Ah, questo mai! grid Giovanni.
Allora non sarete mai perdonato.
Contrariato, Giovanni ritrov istantaneamente le sue cattive
abitudini.
Va' a farti fottere! abbai a fratel Giacomo.
Va' a farti fottere anche tu, rispose quello con la voce di
Cesare.
Giovanni balz fuori dal confessionale e pass dall'altra parte,
sollev la tenda che protegge il sacerdote.
Sei tu! Lo sapevo! disse con tono leggero. Ti ho riconosciuto
subito.
Bugiardo! lo accus Cesare freddamente. Bugiardo, assassino!
Avvezzo all'arte di fingere, Giovanni ostent una noncuranza
che era lontano dal provare. Decise che aveva fatto la sua confessione.
Ehi, curato! Vienimi a trovare quando sar re di Napoli, lo
salut da sopra la spalla, andandosene.


28.

Vannozza si sentiva sola. Le mancava soprattutto Lucrezia e non
capiva come mai fossero passate pi di sei settimane senza ricevere
notizie di sua figlia. Stava ricamando quando una serva le
annunci che una fanciulla desiderava vederla. Pantasilea entr,
il volto smunto. Vannozza si preoccup immediatamente.
Lucrezia  malata?
La dama di compagnia la rassicur e le raccont gli ultimi
eventi. In conclusione, era stata congedata da Lucrezia e da
Giulia, che minacciava di spedirla in un bordello. Detto questo,
scoppi in lacrime. Vannozza stava per rispondere, quando arriv
Cesare. Pantasilea lo salut con tutta la seduzione possibile, ma il
giovane cardinale le rispose a malapena. Senza dubbio, pens sua
madre, perch lei fa il doppio gioco e Cesare lo intuisce. L'istinto
di suo figlio era prodigioso!
Vannozza mand Pantasilea ad attenderla nella sala della
Musica e rimase con Cesare. Gli rimprover il suo silenzio e il
suo primogenito obiett che erano stati obbligati dal loro padre.
I Borgia avevano l'abitudine ad avere segreti! La sua preoccupazione
era ben altra. Le raccont la confessione di Giovanni. La
madre dapprima rifiut di credergli, poi pretese che le fornisse
delle prove.
E se fosse vero? domand fissando intensamente la madre.
Giovanni deve morire! rispose senza esitazione.
Vannozza prese la mano del figlio e lo contempl con uno
slancio di infinita tenerezza. Tu sei il migliore, meriti di pi...
Tu pi di tutti gli altri.
Giovanni usc dalla topaia in cui abitavano Maacah e la sua
famiglia rivestendosi. Aveva le sue abitudini nella casa della giovane
donna e baciarla davanti a tutta la famiglia non lo infastidiva.
Non comprendeva quei miserabili: erano stati cacciati da
ogni luogo, erano stati torturati sotto l'inquisizione spagnola e,
quando gli si offriva rifugio a Roma alla sola condizione che si
facessero battezzare, trovavano il modo di rifiutare. In ogni caso
Maacah l'aveva letteralmente sfidato: non sarebbero andati a farsi
battezzare la domenica successiva, n lei, n la sua famiglia,
n i suoi amici...
Come ci obbligherai? aggiunse, rigirando il coltello nella
piaga. Con quali truppe? La tua manciata di teppisti contro un
migliaio di ebrei? Vattene!
Giovanni si trovava con un problema che doveva essere risolto
nel pi breve tempo possibile. Uno di quei problemi che Corella
eliminava alla sua maniera.
Ascolta, disse Giovanni senza guardarlo, mio fratello ha
delle informazioni pericolose per me. Cesare deve morire.
Corella si inchin e si allontan, Giovanni lo richiam.
 per il bene di Roma, aggiunse.
Lasci andare l'uomo mascherato. Inquietante quella maschera,
pens, non sai mai cos'abbia in testa. Poi scacci quei
pensieri con una scrollata di spalle. Sarebbe stato molto pi preoccupato,
se avesse udito la conversazione che si svolgeva nello stesso istante nei giardini pontifici tra suo padre e il generale
Cordova. Questi pretendeva che Giovanni porgesse le sue scuse a
Montefeltro per la vigliaccata di Bracciano.
Questione d'onore! stava gridando Cordova.
Ah! L'onore, aveva ammesso Rodrigo con un lungo sospiro,
 una merce molto rara al giorno d'oggi... Dite al duca d'Urbino
che ricever le sue scuse.
Giovanni sarebbe stato pi che ansioso, se avesse seguito Corella.
Questi and dritto filato a casa di Cesare e gli offr i suoi
servigi. L'assassino era un'anima semplice e sapeva quali limiti
non superare: la morte di Cesare gli sembrava inutile, addirittura
pura follia.
La lealt si d ai pi valorosi, non a chi offre di pi, spieg
con semplicit. Siete dunque voi che servir, siete voi che andrete
pi in alto.
Cesare accett a una condizione: lo spagnolo gli avrebbe fornito
tutti i dettagli concernenti l'assassinio di Pedro Luis. Corella
s'impegn a farlo.
La sorte di Lucrezia interessava a due donne, le pi amate da
Rodrigo: Vannozza e Giulia. La prima voleva che la figlia trovasse
la felicit, fosse pure in convento, la seconda voleva che
la sua diventasse la preferita e l'ereditiera di Rodrigo. Per due
motivi diversi perseguivano lo stesso scopo. Giulia invit Vannozza
a casa sua per discuterne, fu d'accordo con lei: occorreva
convincere Alessandro sesto a lasciar vivere Lucrezia in convento,
se quella era la sua scelta. Vannozza si incaric della negoziazione,
ma pose una condizione: Pantasilea avrebbe lavorato a casa
sua a spese di Giulia, che non rifiut.
Per esaminare sorella Lucia, Rodrigo, non fidandosi che dei
suoi, aveva scelto un medico spagnolo: Gaspare Torella. Questi
si rec al convento in compagnia di Pietro Caldes. Il medico esamin
la pelle e ispezion le ferite della suora. Terminato l'esame
Torella si alz e si volt verso la superiora e Lucrezia con aria
preoccupata.
Queste ferite... Come scienziato sono perplesso. In quanto
credente, vivo nel timore di Dio e lo rispetto. Onestamente, non
posso fare alcuna diagnosi: non so se si tratta di un miracolo o di
un problema medico.
Il santo Padre si arrabbier, avvert Pietro.
Torella annu: s, il papa gli aveva espressamente raccomandato
di non vedere che una manifestazione isterica, ferite per nulla
miracolose. Quanto a Lucrezia, era sconvolta ed esclam, con
le mani serrate contro il petto: Se solamente potessi ricevere
un messaggio tanto chiaro! Ho bisogno di sapere se la mia via 
quella vera. Ho in me la fiamma della purezza, per quanto mi si
contrasti!
Pietro ne fu commosso.
Perdonatemi, senorita! Non c' bisogno delle stigmate per
riconoscere la purezza del vostro cuore.
Fece un gesto galante e si inginocchi, spalancando le braccia.
Voi avete congedato la vostra dama di compagnia, io non conosco
l'arte della conversazione, ma so ascoltare. Se aveste mai
bisogno di un amico che semplicemente vi ascolti...
Lucrezia lo fiss con uno sguardo altezzoso.
E perch dovrei aprire il mio cuore a uno sciocco come voi?
Rodrigo aveva accettato d'incontrare Vannozza. Quando la
sua ex amante gli comunic la decisione di Lucrezia, il pontefice
si mostr irremovibile. Sua figlia non poteva scegliere la sua strada
ma obbedire. L'idea di felicit o di indipendenza per Lucrezia
non sfiorava minimamente suo padre. Si trattava di una ribellione
infantile dalla quale sarebbe uscita in breve tempo. Vannozza non
ottenne nemmeno l'autorizzazione di parlare con sua figlia. Il
papa aveva un piano, se non avesse avuto successo, avrebbe potuto
stringerla tra le braccia. Come spesso in casi simili Vannozza
perse la pazienza.
Rodrigo, voi non siete Dio! La vostra parola non  mai definitiva.
Il papa si era gi dileguato e Vannozza ebbe l'impressione di
aver parlato al muro.
Per il sommo pontefice l'urgenza adesso era far s che Giovanni
porgesse le sue scuse in buona e dovuta forma a Guidobaldo
da Montefeltro. Il cadetto dei Borgia dapprima si rifiut, e
il papa, furioso e disperando di fargli entrare in testa la nozione
di onore che gli era completamente avulsa, dovette spiegargli la
situazione nel dettaglio.
A noi manca cos poco, fece un gesto, avvicinando d'un
centimetro indice e pollice, per ripulire l'Italia dal resto dei
francesi e il papato dai suoi nemici. Abbiamo bisogno di Cordova
e dei suoi uomini per farlo e per domare gli ebrei. In pi, senza il
suo sostegno, tu non hai la minima possibilit di diventare re di
Napoli. Andrai a scusarti, capito?
Di malavoglia, Giovanni si scus davanti a Montefeltro e Cordova,
oltre che a Carafa, Rodrigo e Gacet. Il duca d'Urbino gli
prest un'attenzione distratta, non si illudeva sulle ragioni della
nuova attitudine di Giovanni. In seguito giur che avrebbe servito
la causa del vicario di Cristo e si ritir senza aggiungere una
parola.
Il battesimo degli ebrei fu organizzato nella basilica di San
Pietro. Avanzarono in fila, passando davanti a un tavolo dove un
diacono annotava i loro nomi su un registro e mettendo due ducati
dentro la cassetta delle elemosine. Poi al fonte battesimale Giovanni
de' Medici pronunci le parole sacramentali, versando un
filo d'acqua benedetta sulla loro fronte. Erano circondati e sorvegliati
in silenzio da numerosi distaccamenti di truppe spagnole.
Quando Maacah giunse al tavolo, disse il suo nome e mise i
ducati nella cassetta delle elemosine, poi si diresse verso il battistero
e inton le preghiere ebraiche a voce alta. Si present davanti
a Giovanni de' Medici che le vers l'acqua sulla testa e la
battezz. Lei continu a pregare. Gli altri la guardarono. Alcuni
avevano paura della reazione dei soldati e abbassarono la testa,
altri, al contrario, la imitarono. Cordova fece segno a Giovanni,
intimandogli di far tacere quella donna inopportuna. Lui trascin
fuori la ragazza sempre in preghiera, la picchi fino a quando non
tacque. Svenuta.
La cerimonia termin, gli spagnoli soddisfatti presero la strada
per Marino. Su insistenza di Cordova, Montefeltro aveva accettato
che Giovanni facesse parte degli ufficiali. Niente di pi,
niente di meno.
Cesare, rimasto a Roma, si interrogava sull'atteggiamento di
Corella nei suoi confronti. L'uomo mascherato sembrava certo
della responsabilit di Giovanni nella morte di Pedro Luis, ma
non poteva portare alcuna prova. Agapito, il segretario di Cesare,
che si occupava affettuosamente del suo padrone, vedeva
nell'alleanza con Corella il primo passo di un complotto ordito
da Giovanni contro di lui. Tutto il mondo spia tutto il mondo,
pens Cesare, cos va il nostro mondo!
Cesare incroci Alessandro e Silvia Ruffini in piazza San Pietro;
ogni volta che li vedeva insieme, gli pareva che lui respirasse
una boccata d'aria fresca. Perch, si domandava a bassa voce,
io non posso avvicinarmi alla stessa semplice felicit? La coppia
era radiosa.
Abbiamo una buona notizia da darti! disse Alessandro,
dando una pacca sulla spalla all'amico.
A Cesare fu sufficiente uno sguardo a Silvia.
Aspettate un bambino, non  vero?
S, s, conferm Silvia raggiante.
Li abbracci e si congratul. La perdita del suo bambino pesava
ancora enormemente sul suo cuore, ma non lo lasciava trasparire.
Alessandro sar un padre meraviglioso!
E tu sarai un padrino meraviglioso! disse lui di rimando.
* * *
Le truppe tornarono a Roma in pochi giorni. Cordova e Montefeltro,
vecchio militare con esperienza, avevano conquistato
Marino con una semplice operazione di polizia. Arrivarono al
palazzo apostolico, Montefeltro trascinava, incatenato il comandante
in capo francese e Marcantonio Colonna. Il solo a essere
sfuggito pareva essere Virginio Orsini. Non avrebbero tardato a
mettergli le mani addosso. Giovanni si comport male come al
solito, si attribuiva tutti i meriti alla faccia di Cordova e Montefeltro.
I due ingoiavano la loro esasperazione. Odiavano mortalmente
quella nullit.
Giovanni si present al convento di San Sisto e domand di
vedere sua sorella. Assunse una posa arrogante e porse una lettera
ricevuta il giorno prima dalla Spagna. Lucrezia lesse la missiva
e si sent la terra crollare sotto i piedi.
Mia moglie non  sopravvissuta al viaggio in mare! annunci
Giovanni con tono soddisfatto. Questo fa di me un vedovo e
di te un'assassina!
No, no! gemette Lucrezia.
Giovanni le prese la lettera dalle mani e lesse a voce alta:
... morta partorendo durante una tempesta. Tu non hai potuto
esimerti dall'impicciarti in ci che non ti riguardava, e adesso, la
morte  entrata nella mia famiglia! Sei contenta, razza di un'idiota?
E il bambino?
Due bambini! Due gemelli! Sono sopravvissuti. Con l'ultimo
respiro, Maria Enriquez ne ha chiamato uno Giovanni, come
me. Mi amava, checch ne pensi! Tu non devi fare altro che pregare
Dio che ti perdoni e ti redima per il male che hai fatto!
La notizia prostr Lucrezia che passeggi nel chiostro piangendo,
totalmente perduta. And a inginocchiarsi accanto a sorella
Lucia che pregava e soffriva per le ferite. Lucrezia le parl
della sua visione, della convinzione di obbedire a un ordine divino,
dell'opposizione del padre. La monaca fece un commento
sibillino.
L'essenza della fede  accettare l'inconoscibile.
Lucrezia continu: aveva peccato, mentito, assistito a uccisioni
e qualcuno che amava era morto a causa delle sue manipolazioni.
Sorella Lucia sospir. Non capiva nulla e questa fanciulla
la scombussolava. Improvvisamente sobbalz.
Volete pregare per me, la supplicava Lucrezia, e domandare
a Dio le stigmate anche per me? Per avere un segno dell'amore
divino, per sapermi scelta!
La suora che soffriva il martirio, deplorando, a volte di essere
stata eletta da Dio, trasal, perdendo completamente la pazienza:
Io... Io! Egoismo e orgoglio! Mendicare una tale prova! Queste
ferite non sono una ricompensa o un diploma di santit! Voi non
meritate la grazia di Dio! La prova? Voi la reclamate!
Lucrezia scoppi di nuovo in lacrime. Lucia torn alle sue
preghiere, non senza un verdetto definitivo.
Il vostro posto non  qui, Lucrezia Borgia!
Lucrezia usc dalla cappella, barcollando. Si vide come va
cacciata dal paradiso, e soprattutto non sapeva pi che fare...
Corella assassin Marcantonio Colonna non senza averlo prima
castrato. Esegu anche la vendetta di Cesare. And a rendergli
conto ai giardini pontifici, dove il cardinale Cesare si esercitava
al tiro all'archibugio. Non si accorse di Pantasilea che osservava
Cesare languidamente. In compenso, uscendo in piazza San Pietro,
fu avvicinato da Giovanni che gli chiese a bruciapelo: Perch
mio fratello  ancora vivo?
Non ho trovato il momento propizio, rispose Corella. Cesare
non abbassa spesso la guardia.
Giovanni guard Corella con aria pensosa.
Mi domando se dovrei rimandarti in Spagna. Oppure potrei
mandare al generale Cordova un certo documento in cui si menziona
la tua partecipazione a un tentativo di omicidio contro il
beneamato sovrano, re Ferdinando...
Sotto la maschera, gli occhi di Corella fiammeggiarono di odio
mortale. Giovanni non se ne accorse, aveva gi girato i tacchi.
Lucrezia si tolse la veste da postulante e, in abiti civili, si
rec nella cappella dove trov Pietro Caldes. Questi compiva con
sollecitudine tutta la missione assegnata dal sommo pontefice.
Lucrezia lo invit a sedersi accanto a lei e gli confess il suo fallimento:
non trovava la via di Dio. Lui si mostr desolato e cerc
di consolarla. Inaspettatamente lei si gett su di lui e lo baci
sensualmente sulla bocca. Non voleva un amico ma un amante.
Si spogli e si offr senza ritegno al giovane che non esit un
minuto. Nel giro di pochi secondi erano sdraiati, nudi, in una navata
laterale della cappella e facevano l'amore. Pietro si innamor
definitivamente, Lucrezia si rese conto che si era sbarazzata
della verginit; gli uomini erano dei porci e fare l'amore era la
cosa pi bella del mondo. Poi si rese conto che l'aveva fatto in
una cappella; l'idea del sacrilegio la fece scoppiare a ridere stretta
al suo amante. Torn con Pietro al palazzo pontificio e and
direttamente da suo padre. Rodrigo fu sopraffatto dalla gioia, la
figlia maggiore gli era mancata pi di quanto avesse mostrato.
L'abbracci a lungo con le lacrime agli occhi. Poi si accorse della
presenza di Pietro.
Ah, Pietro Caldes! Come ringraziarvi di avermi riportato
mia figlia?
Lucrezia afferr il braccio di Pietro con una familiarit che
non sfugg allo sguardo paterno e disse, con voce carica di sottintesi
che il padre prefer ignorare.
Ci sono un sacco di ricompense...
Eh, ecco, s, immagino, abbozz Rodrigo, che potrei dire
due parole al generale Cordova e considerare un beneficio in
Spagna...
E perch non una tenuta in Spagna? chiese una voce gioiosa.
Giulia entr con la figlia in braccio.
Ci sei mancata, disse abbracciando Lucrezia.
Mentre la giovane giocava teneramente con la sorellina, Giulia
cominci a escogitare nuove strategie per allontanare Lucrezia.
Cesare bevve un bicchiere di vino con Corella nella locanda
del Leone. Aveva portato a termine la sua missione con Marcantonio,
ma non riusciva a fornire le prove della colpevolezza di
Giovanni. La sua parola non era sufficiente contro il figlio del
papa.
Trover...
Lo disse con voce risoluta, si alz e usc con passo deciso,
lasciando Cesare perplesso.
Nel seguirlo con lo sguardo, not una donna con un uomo
sulle scale che conducevano alle camere della taverna. La osserv
attentamente, incredulo. Dovette arrendersi all'evidenza,
era Fiammetta. Gli si strinse il cuore. Dopo tanto tempo, ritrovare
questa donna teneramente amata prostituirsi nella locanda
del Leone, una propriet di Vannozza! Fiammetta accompagn il
suo cliente e risal. Balz in piedi, attravers la sala e la raggiunse
nella sua stanza.
Lei si stava lavando davanti a un catino, senza la gonna. In
fondo alla stanza c'era un letto sfatto e davanti alla finestra giocava
un bimbo di circa un anno. Fiammetta lo guard a lungo, poi
gli si avvicin, sistemandosi.
Di' buongiorno! invit il piccolo.
Cesare fiss l'infante. Aveva riccioli bruni e occhi neri profondi
che gli sembravano famigliali.
Di chi  quel bambino? domand incuriosito.
Tuo!
Sgualdrina, menti! Sai benissimo che nostro figlio  morto!
No, no, eminenza!  vivo e vegeto, salvato dalla morte dal
tuo amico Alessandro Farnese.
Cesare, sconvolto, si appoggi alla porta.
Non ti credo, mormor.
Me ne infischio se mi credi o no! strill Fiammetta che non
aveva perso il carattere aggressivo. Il suo nome adesso  Gerolamo.
Cesare rimase un momento pietrificato.
Puttana! ripet poi.
Sono la donna che avete creato voi, cardinale Borgia!
Cesare non l'ascoltava, aveva sollevato il bambino e, tenendolo
a distanza, lo esaminava. Il piccolo lo guardava dritto negli
occhi, senza muoversi. Cesare ebbe la fuggevole impressione di
guardarsi in uno specchio e prov una specie di vertigine. Pos il
piccino a terra e fugg.
Oliviero Carafa entr con passo rapido nella sala del Trono e
baci l'anello pontificio. Il pontefice intu che stava per ricevere
una brutta notizia. Il prelato effettivamente rifer che baroni e vescovi
napoletani avevano rigettato unanimemente Giovanni Borgia
come pretendente al trono; preferivano Federico d'Aragona.
Il doge di Venezia, i duchi di Milano, Ferrara, Savoia, Mantova
oltre al re di Spagna, approvavano questa scelta. Carafa aspettava
la benedizione di sua santit... Rodrigo doveva cedere. In cambio
ottenne una promessa di matrimonio tra Giovanni e Carlotta
d'Aragona, la figlia del re. Su quel punto de Haro pose un'altra
condizione: Federico sarebbe stato incoronato a Napoli dal papa.
Con generale sorpresa Rodrigo sorrise, approv e disse: Figuratevi
che mi struggo per Capri...  cos tanto tempo!
L'anima di Cesare dava talvolta sulle tenebre, il suo spirito
camminava per sentieri scuri e tortuosi. C'era una malinconia
in lui che lo faceva disperare, e tuttavia se ne compiaceva. La
vista di Fiammetta che si prostituiva l'aveva dapprima turbato,
poi aveva destato rabbia e odio. Non era pi la donna che aveva
amato e quel bambino che aveva creduto morto...
Cammin tutta la notte per Roma. Aveva un figlio, si ripeteva
ho un figlio, ma ci non risvegli in lui lo stupore provato
alla sua nascita, piuttosto il dolore e il rimorso per tutto il tempo
in cui l'aveva creduto morto. Ho un figlio, sussurrava febbrilmente.
L'immagine del bimbo gli appariva come coagulata dietro
una parete di vetro. Quando spunt l'alba si domand se il suo
cuore fosse stato definitivamente congelato, il solo sentimento
che riusciva a provare scaturiva dalla sua parte d'ombra: collera,
odio.
Niente amore.
Nemmeno Alessandro Farnese sfugg al suo risentimento:
Alessandro aveva agito alle sue spalle, gli aveva mentito. Gli
mentiva da pi di un anno. Ne era strabiliato: il buono, l'onesto,
l'affidabile Alessandro, capace di una tale finzione. Non trovava
scuse, non giungeva ad alcun perdono.
Prese appuntamento con il suo amico alla Domus Aurea, perch
si giudicava mostruoso come Nerone e l'oscurit si confaceva
al suo stato d'animo. Si incontrarono in una grande sala
rotonda, sormontata da una cupola sul fondo della quale le loro
ombre, disegnate dalle torce, si ingrandivano. Cesare girava intorno
ad Alessandro e la sua ombra, movendosi, scopriva talvolta
degli affreschi cancellati per met. Giocava con la rivelazione
da fare gustando la perplessit di Alessandro. Poi finalmente gli
gett in faccia la verit.
Ho assistito a un miracolo a Perugia. Una suora aveva risvegliato
un bambino morto. Tu hai fatto lo stesso Alessandro: tu hai
riportato in vita mio figlio dai confini della morte!
Afferr Alessandro che indietreggi di un passo e si irrigid.
Cesare avvicin il viso al suo.
Cesare, esit Alessandro, temendo il suo imprevedibile
amico.
No! No! Ti sono riconoscente! Hai agito bene, la tua azione
era giusta, di contro, io...
Cesare sguain il pugnale e lo punt alla gola di Alessandro,
schiacciato contro il muro.
Non mi uccidere, Cesare, ansim Alessandro.
Supplicami!
Ti supplico, Cesare, non mi uccidere!
Smettila. Io non ho piagnucolato quando Marcantonio mi
ha sodomizzato! Mi sono battuto come nessun altro. Tu sei un
uomo, Alessandro? Quel feto nel ventre di Silvia deve essere di
qualcun altro! Tu non hai gli attributi, non li hai mai avuti!
Improvvisamente Alessandro ebbe un sussulto.
Allora fallo! Fallo se ti fa sentire meglio! Poi so cosa succeder,
Cesare. Un'ora dopo nuoterai in un oceano di rimorsi,
piangendo le mie spoglie! Il mio gesto  stato maldestro, ma 
stato un gesto d'amore. Tu agivi per orgoglio, il pi grande peccato
davanti a Dio...
Cesare indietreggi di un passo e malmen Alessandro con
pugni e calci. Questi lo lasci fare, cadde a terra e l'altro continu.
D'ora in avanti, tu e io siamo nemici, disse poi.
E scomparve, lasciando Alessandro in lacrime, sommerso dal
dolore e la sofferenza.


29.

Vicino alla Domus Aurea, gli scavi avevano riportato alla luce
una statua di marmo bianco, rappresentante un padre con i suoi
due figli mortalmente abbracciati da un gigantesco serpente. Si
trattava di Laocoonte. Gran sacerdote di Troia, al tempo assediata
dai greci, era stato il solo a opporsi all'ingresso dell'immenso cavallo
di legno, inviato sotto le mura dai nemici. L'avvertimento ai
suoi concittadini, immortalato da un verso di Virgilio, si trasmette
attraverso i secoli: Temo i greci anche quando portano doni.
La dea Atena, che desiderava la vittoria dei greci, tir fuori dal
Mediterraneo un mostruoso serpente che soffoc Laocoonte e i
suoi figli. Agli occhi dei troiani, la morte atroce del gran sacerdote
e dei suoi figli fu la prova del suo errore. Secondo altri autori,
come Sofocle, Laocoonte fu punito da Apollo per essersi sposato
e aver trasgredito al voto di celibato. Rodrigo conosceva le due
versioni e, in entrambi i casi, si sentiva vicino a Laocoonte. Al
padre mancava un braccio, a uno dei figli una gamba, per cui
Alessandro sesto consegn la statua a degli artigiani per farla restaurare.
Desiderava presentarla intatta al popolo di Roma. Ma
non and esattamente cos.
Per la prima visita a Roma di Goffredo Borgia e di sua moglie
Sancia da che si erano sposati, Rodrigo volle mostrare il fasto
delle grandi cerimonie. Arriv in piazza San Pietro arroccato
maestosamente su una sedia gestatoria, preceduto dalla guardia pontificia
in alta uniforme, circondato da quattro flabelli portati da
alcuni dignitari romani. Degli stendardi schioccavano al vento. Si
sedette su un palco, circondato dal sacro collegio. Cesare e Alessandro
l'avevano preceduto. Dietro i vescovi, in piedi, Giovanni,
in uniforme militare accompagnato da Cordova e Montefeltro. Di
fianco, un altro palco accoglieva gli invitati di riguardo abituati a
queste celebrazioni; tra loro Lucrezia e Giulia che teneva Laura
in braccio. Il corteo dei napoletani scortato da guardie a cavallo
fece il suo ingresso nella piazza e and a fermarsi ai piedi del
palco su cui sedeva il papa.
Goffredo e Sancia scesero dalla carrozza e salirono a presentarsi
al santo Padre che, mantenendo ancora una certa distanza
con suo figlio, si limit a felicitarsi di vedere la sua unione benedetta
da Dio; abbracci calorosamente la nuora, incinta di circa
sei mesi. Cesare, invece, salut Sancia con freddezza. Al contrario,
Giovanni scambi con lei un sorriso che la diceva lunga
sulla loro intimit. La folla applaud, i giovani sposi agitarono la
mano, il papa diede la sua benedizione... Curiosamente il ritorno
di Goffredo segn l'inizio di eventi che avrebbero offuscato la
fine del regno di Alessandro sesto.
Nell'anticamera il tono della conversazione tra il papa e il
vicecancelliere, Ascanio Sforza, si inaspr. Gacet, allarmato, tese
l'orecchio. Rodrigo ripiomb nelle sue vecchie idee: voleva offrire
il ducato di Benevento, Terracina e Pontecorvo a Giovanni,
depauperando la Chiesa per ricavargli un piccolo regno. Ascanio
Sforza si risent, a ragione. Alessandro sesto, intrattabile quando si
parlava del suo preferito, fece capire allo Sforza che gli avrebbe
ritirato il titolo. Dopo di che entr nella sala del Trono dove l'attendeva
il concistoro. Lo Sforza, con la rabbia nel cuore, tramando
vendetta, lo segu.
Il pontefice annunci la sostituzione di Della Rovere come
decano del sacro collegio con Oliviero Carafa e la nomina di
Raffaele Riario Sansoni a camerlengo. A quel punto entrarono
Giovanni, Cordova e Montefeltro, trascinando ai piedi del sommo
pontefice Virginio Orsini in catene. Il papa si congratul con
loro, poi Giambattista Orsini usc dalla fila e baci l'anello papale.
Vi supplico, santissimo Padre, risparmiate a mio fratello gli
spasimi della morte!
Quale altra scelta abbiamo?
L'esilio!
Un sorriso ironico affior sulle labbra del papa.
Si torna dall'esilio, spesso nei bagagli di un esercito nemico...
Giovanni fece un passo in avanti e preg il papa di lasciargli
l'iniziativa del castigo di Orsini. Suo padre, si sa, non gli rifiutava
mai nulla. Il prigioniero fu condotto fuori. Giovanni sorrise. Il
santo Padre, desideroso di riconciliarsi con Cordova che intuiva
esasperato dal comportamento del figlio cadetto, gli annunci
che gli accordava la Rosa d'oro. Era un'onorificenza rara, la sola
accordata dalla Chiesa a un militare, che per non fece sorridere
Cordova che si inchin rigido. Rodrigo avvert nell'assemblea,
senza saperselo spiegare, una strana tensione. La mise in conto a
Virginio Orsini: dopotutto era la prima volta che consegnavano
al papa un capitano della guardia pontificia in catene in pieno
concistoro.
Alessandro sesto voleva assegnare a Cesare la carica di vicecancelliere,
lui stesso aveva ricevuto quella carica da suo zio Callisto III
a ventisette anni, Cesare aveva appena qualche anno di meno.
Lo disse a Carafa, Farnese e Riario Sansoni nel corso di una riunione
nel suo ufficio. Riario Sansoni la sostenne con precauzione.
Malgrado la sua energia, la sua passione, la sua intelligenza,
Cesare possiede la fermezza incrollabile unita alla dolcezza del
cuore richieste da tale incarico?
Il camerlengo sapeva che la causa era persa: quando Rodrigo
proponeva una disposizione era perch aveva gi deciso. Fece
entrare Cesare. Voleva annunciargli di persona che rinunciava al
viaggio a Napoli per incoronare Federico d'Aragona e che conferiva
a lui quella missione.
Avete gi incoronato Alfonso, cardinale Borgia, questa non
sar una novit; regolerete i negoziati per il matrimonio di Giovanni
e Carlotta d'Aragona. Metteteci una fermezza incrollabile
e tutta la dolcezza di cui siete capace, aggiunse con un sorriso
soddisfatto indirizzato a Riario Sansoni.
Gacet si avvicin, formando la parola "Cem" sulle labbra.
Ah, s, riprese il pontefice. Il corpo di Cem verr riesumato
a Velletri, invieremo i suoi resti a Istanbul, deve ricevere una
sepoltura musulmana, secondo la prassi.
E sua santit potr cos recuperare i trecentomila ducati promessi
da Bayezid, osserv Alessandro.
Avreste l'audacia di affermare che sua santit agisce per cupidigia,
cardinale Meretrice? l'aggred Cesare.
La forza di Alessandro faceva s che gli insulti non lo colpissero
mai. Soprattutto quelli. Rispose con un sorriso.
Tutti i ragazzi Borgia cenarono dalla madre, Cesare sarebbe
partito subito dopo per Napoli, cogliendo l'occasione. Fu cos
che Giovanni entr nelle ultime ore di vita...
Fu un pasto strano. Goffredo aveva il broncio, sua moglie, annoiata,
scambiava sguardi faceti con il cognato Giovanni. Cesare
taceva, Vannozza andava e veniva dalla sala alla cucina da cui
Lucrezia si rifiutava di uscire. Carlo Canale, il padrone di casa,
serviva da bere. Giovanni faceva il buffone; indossava una giacca
ornata con campanelli tintinnanti che gli permetteva di pensare
meglio in ogni attivit, diceva. Scambi qualche punzecchiatura
con il fratello maggiore e vennero quasi alle mani. Giovanni era
decisamente di buon umore; port all'attenzione di Sancia il fatto
che in questa famiglia, si poteva dire e fare qualsiasi cosa senza
paura del rimprovero. E su quelle parole baci brutalmente sulle
labbra Cesare, che lo respinse altrettanto bruscamente. Vannozza
li rimprover come bambini e si misero a tavola.
Si separarono tutti subito dopo la cena. Giovanni, gi ebbro,
avendo trovato una nuova pensionante della locanda del Leone,
voleva provarla. Cesare part dopo di lui nella stessa direzione.
Corella li segu da lontano su un cavallo bianco. E la notte prosegu.
La cerimonia di assegnazione della Rosa d'oro al generale
Cordova ebbe luogo nella cappella Sistina il giorno seguente. Si
concluse rapidamente con disappunto di Burcardo che si era fatto
in quattro per organizzare tutto in un tempo lunghissimo. Fu
notata l'assenza dei due figli del papa. Cesare, avendo abusato
delle vigne del Signore, si era imbattuto in Pantasilea all'alba,
nei corridoi del palazzo pontificio, e lei, vedendolo finalmente
alla sua merc, l'aveva accompagnato a letto. Giovanni rimaneva
introvabile. Suo padre suppose con indulgenza che avesse terminato
la nottata tra le braccia di qualche cortigiana ammaliatrice e
si attardasse con lei per non essere visto mentre la lasciava. Nessuno
si preoccup della scomparsa di Giovanni fino al momento
in cui fu trovato il suo cavallo che vagava per piazza San Pietro,
sellato ma con le staffe tagliate. Il papa, improvvisamente preso
dall'angoscia, pretese che si organizzassero delle ricerche: se
necessario, avrebbero dovuto perlustrare Roma palmo a palmo,
botteghe, bordelli, senza tralasciare nemmeno i conventi. Cesare
ordin ad Agapito di mettere le mani su Corella, quindi si spost
nel quartiere ebraico. And direttamente a casa di Maacah dove
sapeva che Giovanni era solito recarsi.
Spero che sia morto, quel mostro, gli rispose lei, sfidandolo.
Tutti i giorni prego perch avvenga.
Cordova e un distaccamento avevano seguito Cesare. Perquisirono
il quartiere ebraico, radunando la popolazione davanti al
portico d'Ottavia. Cesare si rivolse alla folla con una calma spaventosa.
Se mio fratello fosse stato ferito, se il colpevole avesse il
minimo legame con voi ebrei, questo quartiere sar raso al suolo
e voi sarete gettati in mare. E questa volta non ci sar Mos ad
aprire le acque. La vostra razza sar sterminata per sempre.
Al confine del quartiere ebraico trovarono un corpo inerte.
Cesare riconobbe Nini, la guardia del corpo di Giovanni. Ordin
che lo si portasse a palazzo per rianimarlo. Nini era il solo, per
ora, che poteva spiegare la scomparsa di Giovanni.
A Roma era di dominio pubblico. Quando ci si vuole sbarazzare
di un oggetto o di un cadavere, lo si getta nel Tevere. La
riva era vicina, cos ci andarono. Cesare, Cordova e gli uomini di
pattuglia interrogarono pescatori e passanti. Giorgio Degli Schiavoni
abitava l da pi di vent'anni su una barca; dormiva poco e
sentiva tutto. Parl senza farsi pregare. La notte precedente non
aveva notato nulla.
Nessuna zuffa? Nessun cadavere? insist Cesare.
Un cadavere? S! Un uomo su un cavallo bianco  venuto
sulla riva dirimpetto, ha controllato a destra e sinistra, poi ha fatto
cenno ad altri quattro che hanno buttato un corpo nell'acqua, pi
in alto, l, dove depositano le immondizie, vicino a San Girolamo.
Per impedirgli di galleggiare lo avevano attaccato a un grosso
masso, e allora gi, gi, gi... Non si  pi visto! concluse
Giorgio Degli Schiavoni, soddisfatto dell'effetto.
Perch avete detto di non aver notato nulla? domand Cesare.
Non ho mentito, monsignore! Di cadaveri nel Tevere ne vedo
a centinaia ogni anno, nessuno viene mai a reclamarli!
Aiutati da alcuni pescatori, i soldati scandagliarono le acque
fangose. Ripescarono due corpi gonfi e lividi: una donna e una
bimba. Pi lontano una sagoma coperta di fango. Spostando il
cadavere, sentirono risuonare i sonagli...
Giovanni era imbavagliato, le mani legate dietro la schiena.
Le sciolsero e Cesare si inginocchi accanto a lui, gli ripul la testa.
La gola era squarciata e delle sanguisughe brulicavano nella
ferita; gli apr l'abito, vide delle ferite. Cordova fece notare che
aveva ancora i guanti nella cintura e che la scarsella, attaccata sul
fianco, conteneva trentasette ducati.
Non  una rapina! afferm.  una vendetta!
Quando Cesare entr nella stanza del papa, egli era seduto,
le mani sulle ginocchia, lo sguardo assente. Non pot non notare
le occhiaie e il viso scavato del padre. L'angoscia l'aveva invecchiato
in poche ore. Si chin e sussurr la notizia alle orecchie
del pontefice, che non batt ciglio. Cesare si domand se avesse
capito. Poi Rodrigo si alz e conged Cesare con un gesto.
Era il mio occhio destro, disse.
Poi richiuse la porta e la sprang.
Trasportato a Castel Sant'Angelo, nella sala di Apollo, la spoglia
di Giovanni riposava nuda su un tavolo di marmo. Cesare
lav il corpo del fratello minore. Scopr nove ferite sul busto.
Lasci il pene nella crosta di fango come un oggetto maledetto.
Vennero portati biancheria e abiti da parata. Cesare lo vest, mascher
la gola con una sciarpa bianca, gli pos la spada sul corpo
e giunse le mani sull'elsa. Nel compiere questi gesti minuziosi,
non prov alcuna emozione. Ma il suo cuore batteva tanto da
rompergli il petto. La sua indifferenza lo faceva impazzire.
Tutta la mia anima  stretta in una morsa di ghiaccio, pens.
Quando ebbe terminato, dei monaci vennero a prendere il corpo
per deporlo nella bara nella cappella di Callisto nella basilica
di San Pietro. Cesare baci le labbra del fratello, si rialz, lo contempl
un istante, poi gli sput addosso. I monaci lo guardarono
andarsene inorriditi, incapaci di muoversi.
Dal momento in cui Rodrigo chiuse la porta, Gacet si preoccup
per lui. Rimase l. Dopo qualche minuto ud un gran grido,
un urlo di dolore venuto dalle viscere che si ripeteva.
Vostra santit! lo chiam Gacet.
Per tutta risposta ud un fracasso di vetri infranti e oggetti
buttati a terra. La crisi continu, accompagnata dal rumore di
mobili spostati e colpi sui muri. Il baccano cess bruscamente e
si lev la voce di Rodrigo... Parole, frasi incoerenti, mescolavano
il nome del figlio a parole delle Scritture, a imprecazioni. E continu.
Confusione di mobili distrutti, oggetti fracassati, tessuti
strappati e lacerati, che si alternavano a preghiere e frasi senza
senso.
Al mattino Giulia, che aveva tentato di parlargli a pi riprese
senza risultato, lo inform dei funerali di Giovanni. Non ottenne
altro che il rimbombo di oggetti scagliati contro la porta. Gacet si
era installato su una poltrona in corridoio, temendo che Rodrigo
finisse per uccidersi.
Dopo i funerali, celebrati da Riario Sansoni, il carro funebre,
attorniato dalle guardie pontificie, seguito dai cardinali e da una
folla attirata dalla curiosit morbosa, costeggi il Tevere, dirigendosi
alla chiesa della Madonna del Popolo, dove si trovava
la cappella dei Borgia. Alessandro, per un momento accanto a
Cesare, volle dirgli una parola di conforto, ma questi volt verso
di lui un viso di marmo pieno di crudelt. Erano ormai estranei.
Vannozza seguiva il corteo con Lucrezia. Carafa si accorse che
teneva la mano della figlia e le sorrideva.
Che si pu dire di un uomo di cui nemmeno la propria madre
piange? confid Carafa a due colleghi.
Fu la sua unica orazione funebre.
Si imponeva un'inchiesta, questa fu la conclusione di Riario
Sansoni, Carafa e Gacet, dopo che Cesare ebbe riassunto le informazioni
a sua disposizione. Si trattava probabilmente di un
incontro con persone che Giovanni conosceva, nulla l'aveva insospettito.
Era sceso da cavallo, aveva tolto i guanti. L'avevano
colpito dietro la testa, ma il motivo per cui avevano tagliato le
staffe restava un mistero. Dopo qualche discussione decisero che
Cesare, molto vicino alla vittima, e Riario Sansoni si sarebbero
occupati dell'inchiesta. I due uomini si stabilirono nella sala di
Apollo a Castel Sant'Angelo. Sedevano a una grande tavola, lo
stendardo con lo stemma dei Borgia dietro di loro, un monaco
fungeva da cancelliere e alcuni soldati spagnoli montavano la
guardia all'ingresso.
Il primo a essere interrogato fu Ascanio Sforza, che non ebbe
alcuna difficolt ad ammettere che gli sarebbe piaciuto aver ammazzato
Giovanni, come molti altri a Roma. Si erano incontrati
cinque giorni prima a Palazzo Vecchio dove lo Sforza aveva organizzato
un colloquio tra il conte Della Mirandola, lord Jaches e
Giovanni. Ai pianti del padre di Rosalina, Giovanni aveva reagito
con un cinismo insultante, aveva negato ogni responsabilit nel
suicidio della fanciulla e aveva ricordato come lord Jaches avesse
annullato il matrimonio e Della Mirandola rinnegato sua figlia.
Aveva accusato gli altri due di omicidio. La disperazione conduce
al suicidio, reagendo come avete fatto, l'avete spinta alla
morte, aveva aggiunto con uno sbalorditivo falso candore: Io
le ho dato amore, voi odio. Il padre di Rosalina si era gettato
sul giovane e avevano dovuto separarli. Cesare not che Della
Mirandola avrebbe potuto reclutare degli sgherri per giustiziare
Giovanni. Lo Sforza prese le sue difese: Il conte  un uomo
giusto e rispettoso delle leggi, non avrebbe mai compiuto un atto
simile. La notte del crimine si trovava a Ostia, per affari. Quanto
a lord Jaches questo matrimonio era di pura convenienza, lui preferisce
gli uomini.
Rimaneva lo stesso Ascanio Sforza. Avrebbe potuto desiderare
di uccidere il papa che lo aveva privato del titolo di vicecancelliere.
Sono un vecchio volpone della politica. Niente mi tocca personalmente.
E suo nipote, Giovanni Sforza, il vergognoso annullamento
che gli avevano imposto, non forniva forse un buon motivo? Di
nuovo Sforza cancell il sospetto.
Vi sar sufficiente trascorrere qualche ora con Giovanni
per constatare che, nato bastardo, era un uomo privo di energia.
Come ha giurato davanti a Dio,  impotente. In tutti i sensi del
termine.
Tocc poi a Giambattista Orsini che ingiuri Giovanni. Questi
gli aveva domandato una forte somma per liberare suo fratello
e aveva accettato di riscuoterla. Orbene, appena arrivato davanti
alla segreta di Virginio, Giovanni aveva deciso che il denaro
non era sufficiente. Virginio era prigioniero nel sottosuolo della
prigione Terranova, in una cella cos piccola che non poteva n
stendersi n stare in piedi.
L'ho visto curvo come un mendicante sotto la pioggia, rifer
Orsini, ancora sconvolto.
Giovanni aveva anche preteso che Virginio gli fosse fedele.
Questi, ombroso e fiero, aveva risposto con un proverbio.
In tempo di guerra, un buon combattente si comporta come il
nemico, anche se  un vigliacco, insolente e senza grazia.
Morirai in questa galera dopo aver dimenticato l'idea stessa
di poter stare dritto! aveva promesso a Virginio.
Io almeno andr in paradiso, tu brucerai all'inferno! gli
aveva gridato Virginio, come Giovanni si era allontanato.
Curiosamente, eminenza, concluse Giambattista Orsini,
quelle parole spaventarono Giovanni che impallid e fugg. Credo
che, nonostante il suo atteggiamento, temesse l'inferno.
I due cardinali fecero notare che un tal comportamento gli
dava motivo per volere la morte di Giovanni.
Io sono un sacerdote, non un soldato, rispose Orsini. Io
non desidero la morte di nessuno.
Dopo avere pronunciato quelle parole, propose che lo rinchiudessero
con il fratello, era pronto a comparire davanti a Dio.


30.

Dagli appartamenti pontifici risuonavano, a intervalli regolari, le
grida del papa. Per via della stanchezza, non rompeva pi oggetti.
Pregava gemendo per la maggior parte del tempo. Gacet non
lasciava il corridoio, dove si alternava con Giulia. Lucrezia venne
pi volte e insieme lo implorarono con voce forte e chiara, senza
ottenere la minima reazione dal santo Padre, sopraffatto dalla
pena. Malgrado le richieste di Giulia, Cesare non venne, and
invece a Campo dei Fiori a trovare Cordova e Montefeltro. Al
primo parl del fratellastro Pedro Luis, un ufficiale che il generale
aveva conosciuto e apprezzato. Quando Cesare gli disse che
Giovanni aveva fatto assassinare Pedro Luis, il militare scosse la
testa. Di Giovanni, nulla poteva sorprenderlo. Di contro, la confessione di Cesare lo stup.
Non mi preoccupo dell'integrit del nome dei Borgia, ma
della verit, rispose Cesare, se Giovanni meritava di morire,
non ci sar castigo. Sua santit accetter validi motivi.
I due uomini lo guardarono con compassione ironica.
Noi siamo soldati, non assassini, Borgia! dichiar Cordova.
Montefeltro giur la sua innocenza sulla testa dei suoi figli,
quindi, rivolgendosi a Cesare, gli chiese se lui poteva dimostrare
la sua innocenza. Cordova sugger a Cesare di andare piuttosto a
controllare i nemici: i francesi.
Seguendo questo consiglio, Cesare and a interrogare Guillaume
Brionnet. Il vescovo di Saint-Malo la prese alla lontana
e si rifiut di rispondere a qualunque domanda. Senza avere la
minima prova, sospettava che Cesare avesse pugnalato suo figlio,
Giovanni. E per buona misura ricord a Cesare le voci di incesto
tra i fratelli e la sorella che correvano dalla Sicilia a Notre-Dame.
Cesare gli mostr il pugno.
Perch non avreste potuto uccidere vostro fratello per gelosia?
incalz noncurante Brionnet. Credetemi, simili pettegolezzi
sulla vostra famiglia potranno circolare a lungo.
Poi gir sui tacchi. Bench lo odiasse, non era un assassino.
Cesare torn a Castel Sant'Angelo per sentire i fratelli Colonna.
Un sospetto pendeva su Fabrizio, sua moglie l'aveva tradito
con Giovanni e aveva pagato con la vita. Fabrizio disse che portava
ogni giorno il peso di questa morte, che aveva fatto ammenda
e promesso di non uccidere pi. Tutto ci lasci Cesare alquanto scettico.
Voi Borgia, credete che tutte le famiglie siano come la vostra?
grid Fabrizio. Io deploro profondamente il mio crimine,
temo eternamente per la mia anima. E ricordatevi: quando tutti
si erano legati alla Francia abbandonando il papa, io ero forse assente?
Il maggiore dei Borgia torn alla carica. Marcantonio era
morto dopo che Corella era passato dalla sua prigione. I Colonna
desideravano sicuramente la morte di Giovanni per vendetta!
Il cardinale Colonna prese la parola, estremamente calmo.
Eminenza, se qualcuno ha desiderato la morte di mio nipote,
questo siete voi. Sappiamo a quale gesto ignobile si  abbandonato
contro di voi...
Cesare sobbalz. Senza dire una parola, usc, corse in una latrina
e vomit. La sola allusione a quei ricordi lo faceva stare
male. Quando usc, pallido, asciugandosi la bocca con il dorso
della mano, trov ad attenderlo Riario Sansoni.
Ci sono dei segreti che non dovrebbero mai essere rivelati...
gli sussurr con fare amichevole. Non abbiamo nulla di serio in
mano, nessuna prova, nessuna risposta, nessun sospetto.
Cesare fece qualche passo per riprendersi.
E vostro cugino Giulio Della Rovere? gli domand poi.
Potrebbe aver commissionato il delitto dalla Francia.
L'accusa era gratuita, inoltre non aveva alcun legame con Della
Rovere.
Invece di sospettare gli altri, i Colonna e gli Orsini, controllate
la vostra cerchia! ribatt, ferito Riario Sansoni. Voi stesso!
Caino si  sollevato contro Abele e l'ha massacrato. Allo stesso
modo Romolo uccise Remo!
L'accusa fece effetto. Agapito si sarebbe ricordato a lungo
l'espressione di Cesare in quel momento. Vi si leggeva un'angoscia
mortale in quegli occhi neri spalancati e cerchiati. Era dovuta
all'alcol? Cesare faceva uso di oppiacei?
La verit era ben pi terrificante: nella memoria di Cesare la
notte dell'assassinio di Giovanni, era stata cancellata, non ricordava
nulla. Domand notizie di Corella. Stando alle ultime informazioni,
l'uomo mascherato era stato visto allontanarsi da Roma
al galoppo sulla via Flaminia.
Allora sono perduto, era l'unico che potesse dire dov'ero
quella notte! lo sent mormorare Agapito.
Cesare ebbe bisogno di essere lasciato solo nel caos della sua
vita. And a riflettere nei giardini del Belvedere. Davanti alla
stanza di Rodrigo, tutti l'attendevano per prendere una decisione:
forzare o no la porta del sommo pontefice. Tra i cardinali, la
domanda ricorrente si trasform in pettegolezzo: non si trovava
l'assassino di Giovanni, non sar forse Cesare? A Roma si bisbigliava
che il papa fosse impazzito dal dolore. Il primogenito
dei Borgia sapeva di essere l'unico a poter rimettere a posto la
situazione. Cammin a lungo, i passi soffocati dalla sabbia. Il
giardino, le fontane zampillanti, le statue, il riparo dei boschetti e
soprattutto la solitudine, gli restituirono la calma.
Decise di riprendere la caccia. Prima di ammettere la sua
colpa voleva eliminare tutte le possibilit. Torn al palazzo pontificio
ed entr con discrezione negli appartamenti del principe
e della principessa di Squillace. Agapito, che lo seguiva come
un'ombra, lo vide entrare nella stanza e poco dopo uscire Sancia,
l'aria tormentata. I due fratelli ebbero un colloquio di circa un
quarto d'ora. Cesare trov Agapito sulle scale.
Mio fratello non ha carattere.  innocente, gli rifer semplicemente.
Cadde la notte. Fecero sellare i cavalli e galopparono diretti
a villa Cattanei. Agapito si sedette con Carlo Canale nel salone.
Quell'uomo, sempre gentile, era talmente preoccupato che lo salut
appena. Cesare si ritrov bloccato vicino alla madre. I due
uomini sentirono spezzoni di conversazione senza capire nulla.
Gli arrivarono le parole confessione... Medea... Poi la voce di
Cesare tuon: Lo devo sapere per me!
Un breve silenzio, poi fu la volta di Vannozza.
Tu e io siamo diventati degli estranei...
Cesare usc in strada senza dire una parola, mont a cavallo
e si allontan. Il suo compagno di viaggio lo segu e rispett il
suo silenzio. Cavalcarono per le strade deserte immersi nella luce
lattiginosa della luna. Arrivati in prossimit di piazza San Pietro,
Cesare emise un grido bestiale. Il suo compagno vi sent la pi
straziante disperazione. Si martellava il viso con i pugni e urlava.
Trascorse qualche minuto, poi smontarono entrambi da cavallo.
Mentre camminavano affiancati, Cesare confess che era perseguitato
da brandelli di memoria: Giovanni e lui che si rotolavano
a terra, uno scambio di colpi violenti, forse dei coltelli. Non
sapeva pi se queste immagini si riferivano alla notte fatale o a
un altro episodio notturno. Di recente si era battuto spesso con
Giovanni. La tortura dell'ignoranza era peggiore della colpevolezza.
Dopo un po' prese la sua decisione: dire tutto a suo padre
e accada quel che accada.
Di ritorno al palazzo pontificio, Cesare sal direttamente negli
appartamenti del padre. Trov Giulia addormentata davanti alla
porta e Gacet che pisolava in piedi, appoggiato al muro. Il silenzio
regnava sovrano. Tutti erano in ascolto.
Che sia morto? azzard Cesare.
Ho paura di ci che potremmo trovare, rispose Gacet, esitante.
Basta! Tutto questo  durato troppo a lungo. Una vita  giunta
al termine, le altre continuano, intim il primogenito dei Borgia.
Not Giulia chiamare le guardie, forzarono la porta che si
spalanc di colpo. Un uragano aveva devastato la stanza: letto,
tavolo, sedie rovesciate, vasi, vetri, specchi infranti; dinnanzi al
camino, il blasone dei Borgia era nascosto da tracce di carbone.
Al centro Rodrigo, nudo, coperto di fuliggine e sangue, il corpo
venato di blu, braccia e gambe tagliuzzate. Il cuoio capelluto
sanguinava da ferite aperte, il cranio era visibile nelle zone dove
erano state strappate ciocche di capelli che adesso giacevano sul
pavimento. Cesare, impassibile, avvolse il padre nel suo mantello.
Giulia singhiozzava dietro di loro.
Chi ha ucciso mio figlio? chiedeva Rodrigo con voce arrochita,
ma calma.
Dio! rispose Cesare.
Dio non  cos crudele, rispose Rodrigo con lo stesso tono.
Cesare raddrizz una sedia e lo fece sedere.
Dio ha ucciso suo figlio, perch pensate che non possa uccidere
il vostro?
Il santo Padre non intendeva ascoltare una sola parola sull'uccisione
di Giovanni, Cesare decise di tacere. Gacet gli offr da
bere, Giulia lo condusse nei suoi appartamenti e la servit cominci
a rassettare.
Negli archivi fu ritrovato il testamento di Giovanni. Lasciava
la sua armatura bianca al fratello maggiore, che si rifiut anche
solo di toccarla. Lucrezia si ritrov con quarantamila scudi in
ducati e gioielli per la dote e il suo dolore si tramut in gioia in
un istante. Disse a Pietro che si sarebbero sposati senza attendere
oltre. Il pi sorpreso fu Alessandro Farnese che Giovanni nomin
legatario universale, nonostante non fossero mai stati intimi.
L'assenza di sua santit ai funerali del figlio aveva fatto nascere
parecchi interrogativi a Roma. Gacet si confid con Cesare; la
debolezza del papa risvegliava gli appetiti e, con un termine pi
o meno prossimo, minacciava il papato. Occorreva che il sommo
pontefice parlasse, si mostrasse in pubblico. Orbene, Giulia aveva
il suo bel daffare a curarlo, nutrirlo, parlargli, lui restava sprofondato
nel suo abisso di dolore, incapace di rispondere anche
alla pi piccola sollecitazione. Cesare ebbe un'idea che, secondo
lui, poteva risvegliare lo spirito del padre. Approfittando di un
incontro, gli rivel che Giovanni aveva assassinato Pedro Luis.
Come osi proferire tali menzogne su tuo fratello che non pu
pi difendersi? fu la reazione immediata del papa.
E quando Cesare gli rispose che il generale Cordova aveva
verificato tutte le prove, Alessandro sesto replic con una voce ferma
come mai in passato: Noi seppelliamo il passato nel ricco
terriccio del futuro.
La strategia di Cesare aveva funzionato. Scoprendo la vera
natura di Giovanni, il papa parve riprendersi e il suo spirito autoritario
riemerse. Convoc un concistoro. Vi si rec con il viso
truccato per mascherare le ferite e con una parrucca. Si muoveva
a fatica e Cesare lo sosteneva. Il suo stato come il suo discorso
impression i partecipanti. A parte Della Rovere, era presente
tutto il sacro collegio. Il papa ricord la tragedia che l'aveva colpito.
Noi l'amiamo pi di qualunque uomo nel regno di Dio.
Un'infinita sofferenza  entrata nella nostra anima, la vita ha perduto
tutto l'interesse. Dio ci punisce, mi punisce per i miei peccati.
Giovanni non aveva fatto nulla per meritare un destino tanto
brutale e io darei sette tiare pontificie per riportare mio figlio in
vita...
I cardinali sembravano commossi e osservavano il viso privo
di espressivit di Cesare. La preferenza del papa cos fortemente
dichiarata li turb.
Noi ignoriamo da chi sia stato commesso il crimine. Noi assolviamo
le famiglie Orsini, Sforza, Colonna. Che Dio perdoni
il colpevole.
Le vesti purpuree si agitarono. Questo implicito sospetto, con
quale diritto lo esprimeva senza la minima prova? Il papa prosegu,
fiero delle sue parole.
Abbiamo deciso di porre senza indugi i bisogni della nostra
santa madre chiesa al centro dei nostri pensieri e delle nostre
azioni. Mai pi saremo interessati a noi stessi o alla nostra felicit,
poich, d'ora in avanti, nessun piacere terreno ci porter consolazione.
Vogliamo istituire la riforma promessa quando siamo
saliti sul trono di San Pietro. Giuriamo di conformarci alla sacra
lancia di Longino.
Si lev un'ovazione unanime. Poi l'accompagnarono in piazza
San Pietro, dove benedisse la folla che l'accolse con Viva il
papa e parole d'affetto che lui accett con umile gratitudine.
Alessandro sesto sembrava rinvigorito dal nuovo obiettivo della
sua vita. And direttamente nella camera in cui Giulia dirigeva i
lavori di restauro. Senza neppure attendere che domestici e operai
uscissero, le ordin di lasciare Roma entro un'ora e di portare
con s Laura. Giulia, dapprima incredula, tent ogni metodo di
persuasione, dalla tenerezza alla collera. Lui non l'ascolt. Alla
fine lei invoc un rinvio e lui usc borbottando con voce rotta:
Fuori dalla mia vita!
Qualche ora pi tardi Alessandro Farnese abbracci sua sorella,
che partiva per il Nord, per Bolsena, dove avrebbe trovato la
madre e Silvia Ruffini. Giulia, che aveva dei rapporti difficili con
la madre, si prefigur un avvenire mesto e fece giurare ad Alessandro
di fare di tutto per accelerare il suo ritorno. Gli domand
come avrebbe fatto. Avrebbe trovato dei nuovi alleati, rispose.
Sei stato il mio angelo custode fino a ora, aggiunse teneramente,
adesso devo spiegare le ali per diventare il tuo.
Non disse che Sforza e Colonna l'avevano gi preso in carico,
che intendevano trarre profitto dalle nuove disposizioni del papa.
Nel frattempo il santo Padre si era recato da Lucrezia e l'aveva
ascoltata snocciolare i vari motivi per cui amava sinceramente
Pietro e voleva sposarlo. Con molta delicatezza di fronte alla disarmante
dolcezza della figlia, il papa rifiut questo matrimonio
e le annunci la sua decisione.
Lucrezia, partirai domani per la Spagna. Prenderai il velo e ti
occuperai dell'educazione degli orfani di tuo fratello.
Lei si ribell e insist: si sarebbe sposata e basta. Il papa sorrise
con calore a Pietro.
Le ragazze sono notoriamente disobbedienti, ma voi, voi siete
un soldato!
Il ragazzo cap. Era fuori discussione opporsi al papa. Lasci
la mano di Lucrezia, si inchin e scomparve, nonostante le grida
della sua innamorata.
Rimaneva da regolare la sorte di Cesare. Convoc il primogenito
nel suo ufficio. Gli ordin di riaccompagnare Goffredo e
Sancia a Napoli, dove avrebbe incoronato il nuovo re, Federico.
Quindi avrebbe raggiunto la sua diocesi a Valencia.
Non ci hai mai messo piede da quando sei stato nominato
vescovo. Adempirai ai tuoi doveri pastorali, decret il papa.
Cesare si era rassegnato a fare a meno dell'amore paterno,
quando aveva sentito suo padre proclamare la sua preferenza per
Giovanni davanti a tutti. E cos, finalmente liberato, si ribell.
E se vi dicessi, caro padre, che non voglio essere vescovo,
che non voglio pi indossare l'abito cardinalizio?
Noi vi guarderemmo come un sordo, vedremmo le vostre
labbra muoversi senza udire le vostre parole.
La conversazione fin l. Carafa e Riario Sansoni portarono
una gran quantit di lettere di condoglianze, tra cui due inaspettate:
una di Savonarola e una di Della Rovere. Quest'ultimo sentiva
la perdita come quella del proprio figlio. Il papa, sopraffatto da
un turbinio di emozioni, dolore, desiderio di pace e perdono, si
accarezz le labbra con la punta delle dita, poi disse qualcosa
che, fino al giorno prima, sarebbe stata, inconcepibile.
Invitate Della Rovere a tornare. Tutto gli  perdonato.
Cesare non pot trattenere un'esclamazione di collera.
Voi rinnegate il vostro sangue per circondarvi dei vostri nemici!
E se ne and senza indugio. Le decisioni del padre lo colpivano
come un castigo divino. Dio lo puniva perch non riusciva a
mettere le mani sull'assassino di Giovanni. And a pregare nella
basilica di San Pietro, torturato dalla sua incapacit di ricordare
minimamente gli eventi e i gesti della notte del crimine. Perch
doveva essere lui l'assassino? Perch non un altro? Gli ufficiali
delle guardie pontificie, due dei quali Giovani aveva fatto assassinare?
Farnese, per vendicarsi del loro screzio? Gacet? Per lui non
trov motivi. Queste ipotesi assurde non lo confortarono affatto.
L'autore del crimine era un famigliare, un parente stretto di cui
Giovanni si era fidato.
Agapito venne a cercarlo e andarono alla locanda del Leone,
dove il cardinale al culmine della malinconia bevve molto,
vomit, giacque con una prostituta, ruppe il naso di un mercante
veneziano e bevve ancora fino all'alba, nonostante i rimbrotti
del segretario. Poi, al sorgere del giorno, rientr a palazzo con
un'idea in testa: Tutti a Roma credono che sia stato io! Solamente
Lucrezia non mi accusa, perch? Un po' pi sobrio and
dalla sorella. Il suo fedele compagno l'attese davanti alla porta,
andando su e gi nervosamente.
Traditore! Anche tu, traditore! ud Cesare sbraitare, dopo
quello che a lui parve un'eternit.
La porta si apr e ne usc Pietro Caldes, praticamente nudo,
che scese le scale a quattro a quattro. Alle sue calcagna, sempre
urlando, Cesare roteava la spada. Lo segu dallo scalone alla
cappella Sistina, poi nell'anticamera e in fine Pietro trov rifugio
nella sala del Trono dove era riunito il concistoro.
I prelati stavano ascoltando Riario Sansoni delineare un programma
per istituire una commissione di riforma. Burcardo e
Gacet erano seduti ai lati del santo Padre. La sacra lancia era
posata su un cuscino di velluto blu accanto a lui. Caldes si infil
tra le due file di cardinali.
Vostra santit, salvatemi! url.
Poi si prostr ai suoi piedi, nascondendo il viso nella sua veste.
Cesare si precipit dietro di lui, fendendo l'aria con la sua
arma, terrorizzando i cardinali che, come pecore, si raggrupparono
attorno al santo Padre che alz la mano.
Colui che tocca il nostro abito sacro gode di una protezione
sacra! Lascia andare la spada! grid al figlio.
Cesare obbed e lasci andare la spada che cadde a terra con
il suono di un gong.
Domandate a questo verme cos'ha fatto!
Pietro si raddrizz, negando tutto.
Menti al sommo pontefice? url Cesare.
Si avvicin lentamente a Pietro, sempre inginocchiato e, con
un gesto veloce, si impossess della sacra lancia e la affond nella
schiena del giovane soldato con tale veemenza che gli usc dal
petto nudo, schizzando sangue fino al viso del pontefice. Cesare
alz le braccia con aria trionfante.
Un figlio esiste per glorificare la vita di suo padre, anche se
priva di significato e valore, proclam con voce alta e chiara,
rivolto a tutta l'assemblea, per poi riprendere diretto a Rodrigo,
quando il figlio diventa uomo, deve glorificare se stesso e rendere
il suo nome pi grande di quello del padre. Un nome che si
ricorder nella storia! Io sono Cesare Borgia!
Per la prima volta nella loro vita Gacet, i cardinali, e tutti
quelli vicino a Rodrigo, lo videro spaventato. Spaventato dal figlio.
Cesare si gir e and con aria serena a raccogliere la sua
spada, quindi usc. Dietro di lui cadde un silenzio opprimente.
...
.
...
Conclusione.
...
.
...
Parecchi decenni dopo questi eventi, Francesco Borgia, pronipote
di Rodrigo, lasci la Spagna per visitare Roma. Chiese
un'udienza con il papa. Bench i ricordi lasciati dai Borgia in
Vaticano fossero tragici, il loro discendente fu ricevuto dal santo
Padre. La richiesta di Francesco era stata accetta tanto pi facilmente
dato che il pontefice altri non era che Alessandro Farnese,
che l'accolse con emozione e and a passeggiare con lui nei
giardini del Belvedere. Era ormai piuttosto vecchio e si appoggi
alla spalla del giovane visitatore. Questi non osava domandare
se sapesse la verit sulla fine di suo nonno Giovanni. Alessandro
immagin fosse venuto per quello. E glielo raccont.
In verit, non ho certezze, solo supposizioni. Dopo aver parlato
con alcuni testimoni degni di fiducia, e messo gli elementi
uno accanto all'altro, credo siano fondate. Dovete sapere una
cosa, figliolo: nella vostra famiglia albergavano odio, violenza,
ma, soprattutto, amore. Amore cieco, forse addirittura pazzo. La
fine di Giovanni, come il gesto di Cesare, ne sono la conseguenza.
E cos Alessandro Farnese rifer i fatti della notte in cui Giovanni
aveva reso il suo ultimo respiro.
Dopo aver trascorso la serata alla locanda del Leone, Giovanni
stava tornando, ubriaco, verso il palazzo pontificio. Da
qualche tempo anche se lo dissimulava attentamente, era oppresso
dal peso delle sue turpitudini, dei suoi crimini, della sua
vigliaccheria.  probabile che non lo sopportasse pi, e cos, imbattendosi in Lucrezia e Pietro, fece una confessione completa: fin dall'infanzia amava uccidere. Odiava Pedro Luis e l'aveva
fatto uccidere. Maria Enriquez non era morta di parto, come aveva
fatto credere a sua sorella, ma assassinata durante uno scalo
a Marsiglia, perch non potesse raccontare i suoi misfatti alla
corte di Spagna. Era lunga la lista di coloro che aveva fatto sparire
perch non gli piacevano o perch avrebbero potuto tradirlo!
Nello scoprire la nefandezza della sua anima, Lucrezia gli rifiut
ogni comprensione, ogni clemenza. Ella vide in Giovanni il male
assoluto. Si potrebbe aggiungere che lui era testimone del suo
legame con Pietro, e questo amore era stato proibito da suo padre.
Chi diede il primo colpo? Lucrezia? Pietro? Erano complici
l'uno dell'altra? E perch Giovanni fu legato e imbavagliato?
Alessandro Farnese riflett un istante, poi propose al suo ospite
di andare a sedersi. Rivangare tutti questi ricordi, tanto a lungo
tenuti nel segreto della sua anima, lo sconvolgeva.
Il seguito degli eventi, cos come ve li racconter, non  che
frutto di mie deduzioni, prosegu, nonostante tutto. Pietro stordisce,
lega e imbavaglia Giovanni. Questi si sveglia e, come un
condannato, ascolta la sentenza di morte per tutti i suoi misfatti.
Avr forse implorato clemenza, non avr, forse, creduto che Pietro
lo avrebbe veramente ucciso e lo avr schernito, scatenando
la sua collera. Da soldato abituato ad assestare colpi, Pietro
avrebbe dovuto uccidere Giovanni, senza bisogno di colpirlo a
pi riprese. Nove ferite! Quanta rabbia, quanto accanimento! E
poi la gola tagliata... Non sono certo che Lucrezia abbia assistito,
ma non l'ha certo ignorato. In seguito Pietro fece venire tre amici
fidati che hanno trasportato il corpo fino al Tevere. L'amante di
Lucrezia non ha toccato n gli abiti n la borsa. Il corpo fu gettato
accanto all'immondizia, un gesto che indicava il castigo inflitto a
un uomo ignobile. Quanto alle staffe tagliate, Pietro avr voluto
in qualche modo intorbidare le tracce. Poi Lucrezia e Pietro tornarono a casa insieme.
Alessandro Farnese scrut il passato, e fu il volto tanto amato
del suo amico d'infanzia che tornava dalla notte dei tempi.
Quando, il giorno seguente, Cesare and a trovare Lucrezia
per interrogarla, Pietro ebbe il tempo di nascondersi dietro le
tende lasciando che fratello e sorella discutessero. Che Lucrezia
avesse rassicurato Cesare, ammettendo tutto e provocando la reazione
di Pietro? Cesare, molto probabilmente, non vide che un
solo colpevole: l'amante della sorella. Perch viol la sacra legge
che vieta di attaccare un uomo protetto dal santo Padre? Per il
suo delitto? Senza dubbio. Ma Cesare amava appassionatamente
Lucrezia. Nel suo gesto estremo si possono ravvisare due motivi:
la rabbia amorosa, forse, ma soprattutto il desiderio di proteggere
Lucrezia. Uccide l'unico testimone che avrebbe potuto coinvolgere
sua sorella.
Alessandro Farnese guard il giovanotto, silenzioso al suo
fianco. Assomigliava a Cesare pi che a Giovanni, con lo sguardo
cupo, intenso dei Borgia che aveva amato e ammirato, Rodrigo e
Cesare. Alessandro non aveva terminato il suo racconto.
Perch Cesare era ossessionato dal senso di colpa quando
non aveva ucciso il fratello? Di fatto confondeva la vittima, perch
quella notte Cesare aveva realmente commesso un crimine
per il quale non fu mai perseguito. Svegliandosi, aveva trovato
Pantasilea che, fiera e felice di aver finalmente sedotto l'uomo
che desiderava da tempo, doveva aver avuto una riflessione, un
gesto... non saprei. Conoscendo la violenza di Cesare, immagino
come, ancora sotto l'influenza dell'alcol, avendo compreso la sua
debolezza e proprio di fronte a una donna che disprezzava, avesse
avuto una reazione mortale. In seguito il corpo di Pantasilea
fu ritrovato nel Tevere. Chiss se, questa volta, Agapito non fu
complice. Alla fin fine, sono tutte supposizioni...
Farnese sospir.
Cesare era un uomo notevole, di un'intelligenza superiore e
di gran coraggio. Lo testimonia la sua carriera dopo la partenza
dal Vaticano e molti uomini di talento lo ammiravano. Avete letto
Il Principe di Machiavelli? Non gli si sarebbe potuto rendere miglior
omaggio. Il suo peggior nemico era lui stesso. La sua anima
era racchiusa in abissi da cui talvolta scaturivano dei mostri. Ha
lottato tutta la vita contro di essi...
Il sole apparve al di sopra dei giardini e illumin le statue, una
delle quali attir lo sguardo del prelato.
Guardate il Laocoonte! Il vostro bisnonno l'aveva scoperta
poco prima della morte di Giovanni; in seguito, dopo avere
deciso di trasformare con una riforma la vita del Vaticano, era
venuto con Gacet e me nel laboratorio dove degli scultori stavano
restaurando la statua. L'aveva ammirata a lungo, poi aveva
detto: Come siamo stupidi ad amare una cosa tanto breve e fragile
come la vita! Preso un martello aveva spezzato il braccio
di Laocoonte e la gamba di uno dei figli. La statua torn cos
a essere come quando era stata rinvenuta. Aveva poi ordinato a
Gacet di seppellirla in un luogo dove sarebbe stata dimenticata.
Orbene, a Roma, lo sapete senza dubbio, gli scavi non cessano
mai. Giuliano Della Rovere, il suo vecchio nemico, una volta
eletto papa con il nome di Giulio II, l'aveva fatta restaurare. Ed
eccola! Suppongo di avervi raccontato tutto, concluse Farnese.
Tornarono verso il palazzo a piccoli passi. L Alessandro Farnese
augur buon rientro al giovane Borgia, poi improvvisamente
aggiunse: Mia sorella Giulia non ha mai pi ritrovato Rodrigo
che ha concluso la sua vita molto solo. Pregava molto, volevo che
lo sapeste.
Quindi rientr nel palazzo. Francesco Borgia lo guard allontanarsi,
pensieroso. Il sommo pontefice sembrava portare nella
sua scia la polvere dei tempi passati.
Era una polvere di sangue.
...
.
...
FINE.